Lombino (McBain) , Markaris, Stout, Varesi, Vesco

cinque recensioni di Valerio Calzolaio virate sul giallo-noir 

Isola. 1926-2005. Dall’adolescenza il mio scrittore preferito del genere che in Italia si chiama “giallo”, poliziesco criminale negro nero noir che dir si voglia, si fece spesso chiamare Ed McBain. Quando nacque, a Manhattan il 15 ottobre 1926, era Salvatore Lombino, originario della profonda Lucania, figlio di un postino, tre nonni italiani su quattro. Dopo vari racconti firmati rifiutati, nel 1952 cambiò ufficialmente nome e scelse lo pseudonimo Evan Hunter, col quale aveva pubblicato le prime quattro “prove” pulp e noir con piccole case editrici e col quale scrisse nel 1954 il magnifico “Il seme della violenza” e altri romanzi per la sempre più rara letteratura “alta” .Adottò altri pseudonimi per i libri di genere giallo, che lo resero ricco e famoso, soprattutto Ed McBain, quello della celeberrima serie dell’87° distretto di Isola. Ci ha lasciato il 6 luglio 2005. Viene ora pubblicata una seconda raccolta di testi (Ed McBain,Vite a perdere. I racconti neri”, Einaudi 2011, pagine 459, euro 15,50). Una bella raccolta, pubblicata per il gusto della nostra lettura, senza amore o cura per i lettori. Non ci sono le date originarie dei 22 racconti; non si capisce cosa significhi “perlopiù inediti”; non credo che per tutti la firma fosse McBain; nessuna nota a margine, ordine, contesto, tanto meno presentazione; i racconti “gialli” o “neri” saranno 3 o 4, gli altri sono da Hunter, comunque non di genere; non c’è scritto nemmeno che è morto. Leggeteli comunque: cortissimi e medi; in prima (9) o in terza (12) con una memorabile “intervista”; molti su navi “pacifiche” (era stato in marina), altri in città (non sempre New York), ma anche in Sardegna e ai Caraibi. Innamorati delusi leggano “Di nuovo viva”, i memori di Richard Dadier “La breccia”. Si mangia di tutto, si preferisce Glenn Miller (non Glen).

 

Parma (e Levanto Moneglia Framura). Dicembre 2009.

Nebbia, buio, umidità, pioggia, allagamenti, al solito. Il commissario Soneri già lo conoscete, dopo l’antica morte di Ada incinta del loro figlio, ama e fa tutto con Angela ma risiedono separati, vive la città antropologicamente, si sposta per poter tornare, gira con la vecchia Alfa ma rimpiange la tribù della Vespa, preferisce la morte mediatica e indaga troppo bene per essere scavalcato da questore e magistrato. Ora sul probabile suicidio di un giovane sconosciuto e sul rabbioso accoltellamento di un bel passato protagonista del ’68 e del Movimento. E’ costretto a superare il passo della Cisa, a frequentare l’ambivalente mare spezzino, a rimuginare sul passato (anche proprio) e sulle passioni politiche. Alla fine raccoglie i cocci. Sempre di buon livello le storie padane del bravo giornalista Valerio Varesi (“E’ solo l’inizio, commissario Soneri”, Frassinelli 2010, pag. 276, euro 17,50), in terza fissa, premio centenario Scerbanenco. Segnalo il fottersene e il solipsismo maniaco-ossessivo, a pag. 127 e 163. Mangiano al Milord di Alceste, spesso panini al bar. Musica acquosa.

 

Cannaria, Sicilia. Ottobre-novembre 2009. Muore il 90enne marchese Scaduto, nonno (conosciuto solo pochi giorni) della bella 27enne Martina Berni, lingue alla Statale e editor di manuali a Milano, occhi allungati, naso piccolo, broncio capriccioso, capelli lucidi. Lei si convince che qualcosa non quadra, eredita la splendida villa sulla spiaggia di Valduci e pure l’avversione per il losco imprenditore Iraci, che stava costruendo un residence abusivo proprio fra la casa e il mare. Marina incontra il solitario Giuliano ecologista del paese e si innamora dell’ingegnere 36enne Paolo Santamaria, bel tipo scuro alto, conterraneo ma parigino d’adozione. Paolo è in contatto con una ricercatrice genetica che forse ha scoperto batteri che corrodono il cemento. Le passioni si intrecciano, l’ecoterrorismo incombe, la scoperta funziona. Non è fantascientifico il primo libro con pseudonimo italiano di due dotate versatili amiche di medicina e giornalismo, Francesca Vesco (“Cedimenti”, Verdenero 24, Edizioni ambiente 2011, pag. 269 euro 15, appendice illustre), in terza varia, noir d’ecomafia. Segnalo i libri di don Ignazio, a pag. 32. Queen e brociolone.

 

Atene. Luglio 2010. Il mite goffo coriaceo commissario Kostas Charitos evolve: dopo l’attacco cardiaco, la figlia Caterina si sposa con il medico Fanis (entrambi tifosi e ci sono i mondiali), cambia auto (dalla Fiat 131 alla Seat Ibiza con navigatore da psicoanalisi), la casalinga moglie Adriana si ammala (dopo aver visto un suicidio), subisce le manovre che ben conosciamo su stipendio e pensione, per orizzontarsi continua a citare frasi in latino e a leggere il dizionario di greco Dimitrakos (regalatogli dalla nonna). Gli servono proprio: dopo il matrimonio cominciano a decapitare banchieri, difficile che siano terroristi, indaga ovunque gli capita. E’ molto caldo e le strade sono sempre intasate non solo dal traffico. Scioperi, manifestazioni, cortei, code, accattonaggio, disperazione, …la crisi e l’Euro incombono! Dietro i delitti c’è un partigiano anti-banche che riempie giornali e strade di testi e autoadesivi sovversivi (ma veritieri) contro i finanzieri. Alla fine cadono almeno quattro teste, i condannati saranno di più. Di grande attualità (purtroppo permanente) il nuovo noir mediterraneo del 75enne Petros Markaris (“Prestiti scaduti”, Bompiani 2011, pag. 328 euro 18,90; originale 2011, traduzione di Andrea Di Gregorio), sempre in prima su un protagonista mai descritto e immaginabile ciascuno come vuole, con pietas, comunque. L’autore è figlio di un imprenditore armeno, ha studiato economia mitteleuropea, ha tradotto Brecht e Goethe e militato a sinistra, sceneggia spesso per Angelopoulus (presto uscirà “L’altro mare” con Toni Servillo), ha iniziato la serie nel 1995 e nel dicembre 2011 ottenuto un meritato Premio Chandler (con Camilleri). Al centro della crisi piazza il doping finanziario, mettendolo in parallelo a quello sportivo. Si gustano ghemistà e souvlakia. Musica di prammatica.

Rex Stout

Fer-de-lance

Beat 2011

pag. 288, euro 9 (traduzione di Clara Vela, aggiornata; originale 1934) introduzione di Goffredo Fofi

 

Manhattan. Anni Trenta, giugno. Il pachidermico Nero Wolfe vive fra le orchidee che coltiva e i buoni piatti di Fritz, nella lussuosa casa di arenaria sulla 35°. E’ Archie Goodwin a girare, in genere con la lunga spider nera. Insieme, mente e corpo, cominciano a scoprire per denaro criminali e assassini. Si rivolge loro la linda piccola quarantenne Maria Maffei, il fratello Carlo è scomparso, in realtà è morto, inizia l’avventura… e continua per una 40ina di romanzi e quasi altrettanti racconti della famosa serie del grande (1886-1975) Rex Stout, qui in “Fer-de-lance”; ma eraLa traccia del serpente” il titolo scelto dal Giallo Mondadori decenni fa. Da fine novembre in libreria la prima delle 10 avventure ora opportunamente rieditate da Beat.

UNA BREVE NOTA

Appuntamento con le recensioni giallo-noir di Valerio Calzolaio che in prima battuta escono su “Il salvagente“.

 

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