La scienza dei mostri

Zombies e calamari giganti. Lupi cattivi e minotauri. Orchi e baba-jaga (una strega russa). Draghi e il golem. Vampiri e la Medusa. La “timida” Nessie del lago e Frankenstein, creatura che per errore chiamiamo col nome del creatore. Mummie e lebbrosi. Gnomi e diavoli. Alieni e grifoni. Ma c’è anche Pantagruele, il comico, insaziabile e scurrile gigante di Rabelais: «Non appena fece un peto, la terra tremò per 9 leghe all’ingiro e da essa, insieme alla corruzione dell’aria, nacquero subito più di 53mila omettini, tutti nani e contraffatti». E ancora la nostra metà oscura, il doppio, il mister Hyde che portiamo dentro di noi.

Si trova di tutto in «La scienza dei mostri» (192 pag illustratissime per 16,50 euri) curato da Massimo Polidoro per Cicap edizioni. Un utile ripasso per chi è appassionato del genere; per tutti gli altri c’è qualche scoperta sulle radici (dunque dei perché) dell’immaginario che – grazie a cinema, tv, videogiochi – è ampiamente globalizzato e miscelato in ogni salsa.

Sono in tanti a sapere che il conte Dracula si ispira al signore medioevale (1431-1476) Vlad III: un crudelissimo impalatore di umani, se dobbiamo credere alle storie raccontate dai suoi nemici ma un eroe dell’unità nazionale secondo la tradizione rumena (cancellata con Ceaucescu; come dire? Due vampiri in meno) che nel 1976 – 500° anniversario della morte – gli dedicò persino un francobollo.Al di là della assai dubbia verità storica, qui interessano da un lato la semina nell’immaginario e dall’altro le grandi epidemie di vampirismo in Europa le quali in questo libro vengono esaminate da diversi studiosi con tanto di analisi medico-legali su cadaveri in Slesia, Vienna o a Venezia – per la precisione all’isola del Lazzaretto Nuovo – dove riposavano i resti di una studiatissima “vampira” morta (a 61 anni) intorno al 1630. Assai interessanti anche le ricerche sugli esperimenti medici del dottor Andrew Ure che probabilmente ispirarono il Frankenstein (o meglio la creatura che oggi viene erroneamente chiamata così) di Mary Shelley.

Di licantropi ho parlato di recente in codesto blog e dunque non mi ripeterò. Anche le invenzioni letterarie-filmiche dell’uomo lupo o dello zombie haitiano ovviamente affondano le radici in acque agitate da malattie, paure e antiche tradizioni… ma anche nelle apparentemente più calme acque di altri usi, di normalità differenti. Forse la storia più imprevedibile del libro è proprio quella del tranquillo licantropo delle campagne pugliesi raccontato da Armando De Vincentiis. L’uomo soffre di un delirio «zoo-antropico» ovvero crede davvero di trasformarsi durante la notte in un lupo ma è assolutamente innocuo: in famiglia tutti sono fieri di lui e anche la sua ragazza lo accetta, pur consapevole di quei suoi «disagi notturni».

Se fate, gnomi e folletti (o magari le mummie) vi appassionano poco, allora fatevi prendere all’amo da Joe Nickell che racconta i «freaks» ovvero gli umani mostruosi nei lunapark e nelle fiere che imperversarono sino a pochi anni fa. Deformazioni autentiche (come i gemelli siamesi), disabili sfruttati e volgari trucchi in un mix che lo showman Ward Hall riassunse così: «Oh, è tutto vero. Qualcosa è veramente vero, qualcosa è veramente falso, ma è tutto veramente bello».

Naturalmente l’esistenza e la natura dei mostri sono da sempre al centro di grandi dispute scientifiche, teologiche e filosofiche.

Un oggi dimenticato medico del Cinquecento in un suo trattato suddivise “mostri e prodigi” in modo minuzioso indicando anche 13 cause: «La prima è la gloria di Dio. La seconda è la sua ira. La terza è una sovrabbondanza di seme. La quarta una quantità insufficiente di seme» e così via. Strambe opinioni. Ma la quinta effettivamente non è contestabile visto che si tratta della «immaginazione».

Altro esperto di mostruosità fu Ulisse Aldrovandi (una via a lui dedicata la trovate in quasi tutte le grandi città) che nel 1642 scrive un bestseller – ricco di illustrazioni e povero di scienza – sulle mostruosità, mescolando draghi e feti deformi, confondendo vaghe nozioni di anatomia e fantasie sfrenate.

Un breve capitolo di «La scienza dei mostri» è dedicato «ai luoghi inquietanti». Se a esempio siete nei pressi di Torino o di Rimini (ogni 5 anni, il 21 giugno) il libro vi consiglia alcuni luoghi magici (o presunti tali) da visitare. Per il celebre palazzo dei mostri invece, fatto costruire dal principe – un pazzo, secondo Goethe – di Palagonia, nella piana di Bagheria, conviene affrettarsi: ormai cade a pezzi, quasi peggio di Pompei e per le stesse ragioni (scarsa manutenzione, controlli sotto zero).

«Chi sarebbe san Giorgio senza drago? Solo un cavaliere come tanti altri». Insomma non c’è eroesenza mostro, spiega Aldo Carioli nell’introduzione. Ricordando che la parola latina «monstrum» deriva da «monere», dunque ammonire.

Il mostro però attira. O così sembra. Il successo del film horror non è infatti ricerca di autentico terrore ma solo di «paura sicura»: lo dice l’esperto regista («La cosa» e «Halloweeen») John Carpenter. Morire di paura parrebbe un buon modo per sentirsi vivere. Suggerirei comunque di non dimenticare un particolare tipo di succhia-sangue che «La scienza dei mostri» cita solo di sfuggita, con le parole di Marx: «Il capitale è lavoro morto che si ravviva come un vampiro succhiando il lavoro vivo».

BREVE NOTA

Questo spazio toccava (come ogni mercoledì) a Mam, Mauro Antonio Miglieruolo o Milland se preferite. Però oggi Mam sta tentando di dormire per svegliarsi (come certi illustri precedenti letterari) in un domani mooooolto diverso. Per ora mi ha solo dichiarato: “ronf”; sospetto un acrostico, un medssaggio cifrato o magari un triceratopo. Perciò stavolta lo sostituisco io. Appena riceverò  notizie da Mam, non mancherò. Probabilmente (mancanza di sonno?) lo leggerete qui presto. Larga la foglia, stretta la via…. (db)

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