Manuel Zelaya: “L’Honduras ha toccato il fondo”

di David Lifodi

Lo scorso 17 luglio Miriam Miranda, dirigente di Ofraneh (Organizaciòn Fraternal Negra Hondureña), è stata attaccata e sequestrata insieme ad un gruppo di garifuna a Vallecito, dipartimento di Colón, nel nord dell’Honduras. Fortunatamente, alcuni prigionieri sono riusciti a scappare e hanno dato l’allarme, ma, come scrive la stessa Ofraneh, è lo stato ad essere responsabile di questa situazione poiché “promuove la criminalizzazione della protesta sociale e apre allo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali e dei beni comuni”.

Il sequestro, avvenuto ad opera di un gruppo di uomini armati e con il volto coperto alle dipendenze di Miguel Facussé, il maggior produttore di palma africana del paese e tra i sostenitori del colpo di stato del 28 giugno 2009, rappresenta purtroppo la normalità in un paese dove attentati e minacce nei confronti delle comunità indigene, di sindacalisti e militanti di Libre (Libertad y Refundación), il partito dell’opposizione, avvengono quotidianamente. È per questo che il Consejo cívico de organizaciones populares e indígenas de Honduras (Copinh), il 23 luglio ha promosso una massiccia mobilitazione per denunciare le responsabilità del governo e la sua svendita delle risorse naturali del paese, che avviene attraverso progetti idroelettrici (ad esempio quello di Agua Zarca, promosso dall’honduregna Desarrollos Energeticos e messo in pratica dai cinesi di Sinohydro in territorio lenca) e di estrazione mineraria senza alcuna attenzione alle comunità che abitano in quelle zone. Secondo il Copinh, in Honduras ci sono almeno venti conflitti di carattere ambientale in cui il presidente Juan Orlando Hernandez sostiene apertamente le imprese. Ogni volta che indigeni e contadini reclamano il loro diritto alla terra, la presenza dei militari a tutela dello sfruttamento idrico-minerario delle multinazionali aumenta. È in questo contesto che William Jacobo Rodriguez, militante del Copinh e attivista impegnato a  difendere il fiume Gualcarque dal progetto idroelettrico di Agua Zarca, è stato assassinato, non si sa se dall’esercito o dalle guardie armate. Quello che è certo, invece, è la continua regressione dell’Honduras nel campo dei diritti sociali, civili e politici. “L’Honduras ha toccato il fondo”, ha dichiarato l’ex presidente del paese Manuel Zelaya a Giorgio Trucchi in un’intervista esclusiva pubblicata su Peacelink. Juan Orlando Hernandez, spiega Zelaya, adesso deputato di Libre al Congresso, è stato “il presidente eletto con il minor numero di voti (36,80%) in più di trent’anni di governi costituzionali” e, probabilmente, con una gigantesca frode ai danni di Xiomara Castro, candidata alla guida del paese sotto le insegne di Libre. Nota ancora Zelaya: “L’Honduras è diventato il paese più povero e più violento della regione, con livelli altissimi di corruzione, un’economia al collasso, un debito pubblico e un deficit insostenibili. In questi anni, più di 200 militanti della resistenza sono stati assassinati”. Date queste premesse, è facile capire come i sequestri, a partire da quello che ha coinvolto Miriam Miranda e i suoi compagni, siano un gioco da ragazzi per i latifondisti e l’oligarchia che, in pratica, determina l’andamento e la vita politica e sociale del paese. Secondo i latifondisti, i garifuna non avrebbero dovuto stare a Vallecito, né tantomeno, reclamare quelle terre, nonostante siano state assegnate loro dall’Istituto nazionale agrario nel 1997. Solo un anno dopo, Dinant Corporation, l’impresa di Miguel Facussé, ha invaso quel territorio, che il crimine organizzato e lo stesso produttore di palma africana, hanno trasformato in aeroporto privato senza che la giustizia osasse intervenire. A seguito di una dura lotta, i garifuna riuscirono a conquistare di nuovo quelle terre che spettavano a loro legalmente, prima che lo stato si schierasse apertamente dalla parte degli occupanti. Resistere e far valere i propri diritti in Honduras resta molto difficile, eppure, proprio qualche giorno prima del sequestro di Miriam Miranda e dei suoi compagni, nella città di Siguatepeque l’assemblea nazionale della Plataforma del Movimiento Social y Popular de Honduras aveva decretato, per il 31 agosto, una giornata di solidarietà con Chabelo Morales, il prigioniero politico simbolo della lotta dei campesinos. Allo stesso modo, l’assemblea del Copinh dello scorso maggio, aveva come motto un titolo profetico: “Rafforzando l’unità, la lotta e la speranza”. In realtà l’attuale oligarchia honduregna sembra poter fare il bello e il cattivo tempo, criminalizza le proteste sociali e agisce secondo la logica estrattivista gradita alle grandi corporations . Il colpo di stato del giugno 2009, sostenuto attivamente anche dagli Stati Uniti per scongiurare la Quarta Urna, un referendum non vincolante promosso da Zelaya per capire quale fosse l’umore della popolazione in merito alla necessità e all’urgenza di una riforma costituzionale, ha promosso un modello economico escludente che è a beneficio dei soliti noti. “Volevano cacciare Chàvez dall’Honduras”, spiega ironicamente Zelaya nel corso della sua intervista, ma hanno distrutto il processo democratico in corso nella giovane democrazia honduregna.

Di tutto questo, anche il premio Nobel per la Pace Obama è pienamente responsabile.

David Lifodi
Sono nato a Siena e la mia vera occupazione è presso l'Università di Siena. Nel mio lavoro "ufficioso" collaboro con il sito internet www.peacelink.it, con il blog La Bottega del Barbieri e ogni tanto pubblico articoli su altri siti e riviste riguardo a diritti umani, sindacalismo, politica e storia dell’America latina, questione indigena e agraria, ecologia.

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