Matheson, eutanasia e dintorni

di Fabrizio (Astrofilosofo) Melodia
« “Se prendo 36 centesimi del vostro dollaro, quanti spiccioli vi restano?”. Erano domande cui bisognava rispondere per iscritto entro un dato tempo, e Les dovette cronometrare suo padre. Regnava un tranquillo silenzio,

nella casa, un senso di tepore. Tutto sembrava molto normale: la scena, loro due seduti al tavolo e Terry intenta a cucire in salotto, non aveva nulla di straordinario. Questo era l’orrore. La vita continuava come al solito. Nessuno parlava della morte. Il governo mandava le lettere di convocazione, gli interessati si presentavano a sostenere l’esame, chi non lo superava veniva pregato di passare al Centro governativo per l’iniezione. La legge funzionava perfettamente, il tasso di mortalità si manteneva costante, il problema della sovrappopolazione era contenuto – tutto ufficialmente, impersonalmente, senza un grido o un fremito. Ma erano pur sempre persone care che venivano uccise». Così scriveva Richard Matheson nel racconto «L’esame» (“The Test”, del 1958, pubblicato in Italia nella famosa antologia «Le meraviglie del possibile») mostrando come la fantascienza potesse entrare direttamente nel cuore di un problema che allora come oggi è ben lungi dall’essere risolto; e forse mai potrà esserlo in maniera definitiva.
Nel racconto di Matheson “l’eutanasia” era prevista – ovvero imposta – come sistema di controllo “scientifico” della sovrappopolazione (ma anche dei “fondi pensione”) con conseguente riduzione della fame del mondo e della disoccupazione. Non era più necessario favorire i licenziamenti per permettere un “ricambio”… Forse la signora Fornero e altri “scienziati” della politica ne potrebbero trarre ispirazione.
L’eutanasia come forma di controllo demografico non nasce dalla fantascienza: durante il periodo nazista, la Germania la praticava a scopo eugenetico, ovvero per ripulire “la razza” da quelle tipologie di individui che ne minavano “la perfezione e la purezza”. Fu concretamente realizzato con il programma Aktion T4 (che Marco Paolini ha da poco portato sulle scene in una ricostruzione storica impeccabile quanto sconvolgente) che mirava all’eliminazione dei bambini affetti da paralisi cerebrale infantile o disabili in genere. C’era anche una specie di ambulanza/camera a gas, dove la morte veniva sistematicamente praticata. Si stima che tale provvedimento costò la vita a più di 200.000 persone.
«Sparta va considerata come il primo stato Völkisch. L’esposizione dei bambini malati, deboli, deformi – in breve: la loro distruzione è stata più decente ed in verità migliaia di volte più umana della miserevole follia dei giorni nostri, che protegge i soggetti più patologici a qualsiasi costo, e ciò nonostante toglie la vita – mediante la contraccezione o l’aborto – a centinaia di migliaia di bambini sani, solo per poi nutrire una razza di degenerati carichi di malattie»: queste furono le parole di elogio pronunciate da Adolf Hitler, il quale non nascondeva le sue simpatie per una deformata visione del darwinismo che venne promulgata da Ernst Haeckel, il quale vedeva in modo positivo le politiche d’infanticidio selettivo praticate da Sparta.
Nella Germania di oggi, l’eutanasia attiva – ovvero quella praticata a esempio con l’introduzione di sostanze che provochino la morte del paziente – è proibita dalla legge ma l’eutanasia passiva di morte assistita è tollerata.
Ma stiamo parlando di scelte diverse che spesso vengono confuse (per ignoranza o in malafede) sotto lo stesso nome. Con ogni evidenza l’imposizione o la pianificazione dello Stato sulla morte di cittadine/i è cosa ben diversa dal riconoscere, attraverso una legge, a chi voglia il diritto di mettere “un termine” alla propria vita (con tutti i necessari controlli per evitare i molti abusi possibili).
Il racconto di Matheson, scritto appunto nel 1958 – chiaramente sotto lo choc per la barbarie nazista – era ambientato nel 2003. E invece nel 2015 l’eutanasia attiva e passiva come viene regolata dagli Stati?
Nulla di simile ovviamente a quello immaginato da Matheson…
Se guardiamo le statistiche del Belgio, dove l’eutanasia è stata legalizzata nel settembre 2002, coloro che ne hanno fatto ricorso erano soprattutto giovani affetti da neoplasia (tumore maligno del cervello): è stata praticata in casa con assistenza medica. Minore il ricorso per malattie terminali. La legge belga permette di redigere una dichiarazione anticipata “di trattamento” davanti a testimoni al fine di appurare la precisa volontà del richiedente: è stata legalizzato con un regio decreto del 2003, ma comunque i medici sono lasciati liberi di scegliere se applicarla o fare obiezione di coscienza. Il Partito Socialista Belga, in questi ultimi anni, ha richiesto la possibilità di estendere tale legge anche ai minori e alle persone in progressiva perdita dello stato di coscienza, come pure per i malati di Alzheimer.
Voliamo in Francia; il presidente Francois Hollande, come programma di punta della sua campagna elettorale, promulgò una legge per la depenalizzazione dell’eutanasia attiva e passiva, nonostante la violenta opposizione del “Comitato etico nazionale” che tuonava contro la permissività eccessiva di Svizzera e Olanda, e quella dei partiti conservatori sostenuti dalla Chiesa Cattolica. Hollande non si è arreso nonostante le la dura opposizione che fra l’altro ha del tutto arbitrariamente “mescolato” questo problema con l’approvazione dei “matrimoni gay”.
Veleggiamo in Spagna: l’eutanasia attiva e passiva è stata invece ampiamente depenalizzata fin dal 1995 e le statistiche positive invogliano ad ampi miglioramenti per ogni trattamento.
Fiore all’occhiello dell’Europa è sicuramente l’Olanda. La progressiva legalizzazione dell’eutanasia inizia nei Paesi Bassi intorno al 1973, quando un caso giudiziario fece grande scalpore: un medico venne condannato per aver favorito la morte di sua madre, a seguito di pressanti e ripetute richieste esplicite da parte di lei per farla morire. Il tribunale lo condannò ma sentenziò sulle modalità in cui un medico non sarebbe stato più tenuto a mantenere in vita un paziente contro la sua volontà e si arrivò così alla formalizzazione legale a tali linee guida dopo una serie di casi giudiziari negli anni ’80. Nel 2002 l’Olanda proclamò la legalizzazione dell’eutanasia in ogni sua forma, attiva e passiva. Questa legge codifica in modo ufficiale la vecchia convenzione ventennale di non perseguire i medici che hanno commesso eutanasia in casi e circostanze molto specifiche: il ministero della Salute pubblica, del benessere e dello sport sostiene che questa pratica «permette a una persona di porre fine alla propria esistenza con dignità, dopo aver ricevuto ogni tipo disponibile di cure palliative».
Il Comitato per i Diritti Umani dell’Onu ha analizzato e discusso questa legislazione, arrivando a sviluppare il «Protocollo di Groningen», che stabilisce le linee guida che una legislazione dovrebbe seguire per quanto riguarda l’eutanasia infantile senza che il medico possa essere perseguito penalmente.
Nel piccolissimo granducato del Lussemburgo il Parlamento approvò la legge che legalizza l’eutanasia nel 2008, ri-approvata l’anno seguente in seconda lettura. I malati terminali possono scegliere di concludere la propria esistenza, previa approvazione preventiva di un team medico di esperti.
La Svizzera non è famosa solo per le banche, gli orologi a cucù, i formaggi e la xenofobia. Il celebre articolo 115 del Codice Penale elvetico recita: «Istigazione e aiuto al suicidio. Chiunque per motivi egoistici istiga alcuno al suicidio o gli presta aiuto è punito, se il suicidio è stato consumato o tentato, con una pena detentiva sino a cinque anni o con una pena pecuniaria». Quel “per motivi egoistici” differenzia la legge svizzera da molte altre. In sostanza il medico può prescrivere farmaci mortali a fini d’eutanasia purché il paziente in questione abbia un ruolo attivo o, in caso di suicidio assistito, sia provato che non vi siano fini egoistici.

In Finlandia viene tollerata l’eutanasia passiva mentre è oggetto di feroce dibattito il suicidio assistito.
E i Paesi di lingua anglosassone? In Inghilterra l’eutanasia è assolutamente illegale e coloro i quali vengono sorpresi ad attuarla possono essere immediatamente incriminati per istigazione al suicidio. Fra il 2003 e il 2006 il barone Joel Joffe della Camera dei Lord ha tentato a più riprese di introdurre 4 progetti di legge che avrebbero legalizzato l’eutanasia volontaria, ma finora sono stati tutti respinti. Fino a ora nel Regno Unito, è stato condannato (nel 1992) solo un medico per eutanasia, il reumatologo Nigel Cox; 12 mesi di reclusione ma pena fu sospesa.
Negli Usa l’eutanasia è vietata ampiamente, tranne che negli Stati dell’Oregon, del Vermont, di Washington e del Nuovo Messico. Per tutti gli altri Stati rimane illegale… anche se viene rispettata la volontà del paziente, previo consenso informato: cioè il paziente mantiene il diritto di rifiutare in ogni momento di continuare a ricevere le cure e il supporto medico, anche se tali scelte possono affrettarne il decesso. Inoltre i trattamenti considerati inutili o eccessivamente onerosi, come le macchine di supporto vitale, possono essere ritirate in determinate circostanze, ai sensi del diritto federale, soltanto con il consenso informato del paziente o, in caso di sua incapacità, con quello del suo “surrogato” legale.
In Australia l’eutanasia resta illegale, tranne che per gli anni dal 1995 al 97, in cui è stata legale nel territorio del Nord. Per ora, il Parlamento ha escluso con un provvedimento legale ogni possibile applicazione dell’eutanasia attiva e passiva. In quel periodo, il dottor Philip Nitschke ha aiutato tre o quattro persone a morire utilizzando il proprio dispositivo chiamato “Deliverance machine”: un computer, facendo al paziente una serie di domande, gestisce automaticamente un’iniezione letale di barbiturici se vengono date le risposte corrette.
In Canada le leggi riguardanti il testamento biologico e l’eutanasia passiva sono a tutt’oggi una questione legale aperta; i documenti che definiscono le linee guida per il «trattamento di mantenimento in vita tramite procedure mediche» si trovano sotto il controllo delle province; in Ontario a esempio c’è una legge sul consenso di fine-vita dal 1996. Tuttavia la questione rimane in un “limbo” legale e pare non esserci la volontà di mettervi mano.
In Italia – come si sa, una provincia del Vaticano – l’eutanasia è illegale in ogni sua forma e duramente perseguita; pur se talvolta ipocritamente si “chiude un occhio”.
Proprio domani 10 dicembre l’«Associazione Luca Coscioni per la campagna Eutanasia legale» presenterà un video senza precedenti per la politica italiana e unico al mondo nel suo genere: un appello di malati, medici, cittadini e personalità del mondo della scienza, della cultura, del giornalismo e dello spettacolo per sollecitare un dibattito sul tema dell’eutanasia e del testamento biologico, discutendo in particolare la proposta di legge di iniziativa popolare promossa dall’Associazione Luca Coscioni e dal Comitato Eutanasia legale e depositata alla Camera dei deputati* il 13 settembre 2013. Da allora «non è stata mai calendarizzata nelle commissioni competenti» rende noto Marco Cappato.
Il racconto di Matheson citato all’inizio è uno degli scenari possibili. La società che non permetta una morte dignitosa non può essere di certo definita civile, anche se persegue idealmente un “Bene Comune”. Ma è vero anche il contrario: è uno Stato barbaro quello che decide di imporre esami o regole da superare … per poter continuare a vivere.
E’ un intreccio di questioni che fa davvero paura, sia a livello filosofico che giuridico; fors’anche perché non si sa cosa ci aspetta dopo la morte, partendo dal presupposto che qualcosa vi sia davvero. Ma la paura è una brutta guida, genera mostri che non esistono se non nell’inconscio. E’ necessario dunque dotarsi di leggi, espressioni della volontà collettiva, a salvaguardia della libertà di scegliere – nel bene e nel male – come poter finire la propria vita.

UNA BREVISSIMA NOTA

Con ogni evidenza questo post di Fabrizio Melodia si muove (più del solito) fra martedì (universi fantastici) e il resto della settimana (cioè il cosiddetto mondo reale con tutte le sue complessità e complicazioni). Di “fine vita” in blog si è già parlato; in particolare segnalo il post La buona morte in pratica una ricca bibliografia – con riflessioni, giudizi, esperienze intorno alle tematiche dell’eutanasia attiva e passiva e del testamento biologico – preparata da Bim, Biblioteca comunale di Imola.

 

Redazione
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