Melilla: come si è arrivati alla carneficina

di Rocco Orsini (*)

Almeno 18 persone sono morte e 63 sono rimaste ferite a Melilla, controllata dal Marocco, venerdì scorso, 24 giugno. “Una carneficina” l’ha definita Ammar Bellani, inviato speciale del Ministero degli Esteri algerino per il Maghreb e il Sahara occidentale. Bellani ha anche chiesto che gli organismi internazionali e in particolare l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati conducano indagini indipendenti e trasparenti per determinare le responsabilità. Le persone morte, provenienti dall’Africa Occidentale, stavano tentando di oltrepassare le barriere dell’enclave iberica di Melilla. Venerdì oltre duemila migranti, in prevalenza sudanesi, hanno provato a superare le recinzioni che dividono i due territori, scontrandosi con le forze di sicurezza marocchine. Circa 130 migranti sono riusciti a varcare il confine. L’Unione Europea si è limitata a porre l’attenzione sul diritto della Spagna a proteggere i propri confini.

Facciamo un passo indietro e ricostruiamo gli sviluppi geopolitici di questa carneficina, per capire come si è arrivati all’attuale situazione.
Migliaia di persone hanno festeggiato nelle piazze di Ceuta e Melilla, questo 17 aprile, la riapertura delle frontiere tra Spagna e Marocco.
Molti lettori, dopo aver gioito di una notizia finalmente positiva, si chiederanno perché fossero chiuse e perché siano state riaperte, dal momento che questa grave crisi diplomatica è passata del tutto inosservata ma ebbene sì: la Spagna e il Marocco hanno interrotto i rapporti per tre anni e la tanto decantata riapertura pesa come un macigno sulle spalle del popolo saharawi, oppresso da decenni ad opera del governo di re Mohammed VI.
Tutto è cominciato quando Brahim Ghali, leader del Frente Polisario, l’organizzazione che dal 1975 lotta per l’indipendenza del Sahara occidentale dal Marocco, andò in Spagna per le cure mediche dal Covid-19.
Il regno alauita ha allora colto la palla al balzo per chiudere le relazioni con quello iberico. Un pretesto, in quanto la crisi diplomatica tra le due sponde dell’antica Al-Andalus è in corso da molto prima ed è forse il caso di fare un po’ di cronologia degli eventi.

Durante l’estate del 2018 Rabat procede alla chiusura unilaterale della frontiera tra Melilla e il Marocco mentre l’anno seguente, con la scusa di intensificare i controlli contro il contrabbando, ottiene lo stesso risultato con Ceuta. Arriviamo così al 2020, assistendo al tragico spettacolo del riconoscimento della sovranità marocchina sul Sahara occidentale da parte dell’allora presidente statunitense Donald Trump, all’interno della sua dissennata politica mediorientale, con tanto, in regalo, di mappa del Marocco “aggiornata” che comprendeva anche il Sahara occidentale, di cui ricordiamo il regno alauita occupa l’80% con la forza dal 1975, dopo l’abbandono definitivo delle truppe spagnole della ex colonia e la successiva invasione e annessione da parte di Rabat. Allo stesso anno risale anche l’ultima rivendicazione ufficiale del Marocco sulle enclavi spagnole.Con tale preparazione e col casus belli di Ghali, si arriva al 17-18 aprile 2021 quando, con la connivenza delle autorità marocchine, entrarono a Ceuta 10.000 migranti in 48 ore; quando l’ambasciatrice del Marocco portò a Rabat le proteste del Ministero degli Esteri spagnolo non fece ritorno a Madrid decretando la fine delle relazioni ufficiali.

Ma torniamo alla festa per la riapertura delle frontiere e poniamoci una seconda domanda: perché sono state riaperte? La risposta purtroppo non è rassicurante: la Spagna ha ceduto a quello che i suoi servizi segreti chiamano “discorso aggressivo del Marocco riguardo il Sahara occidentale” che consiste nell’usare l’immigrazione clandestina come arma di pressione politica e umanitaria. L’obiettivo di questa politica era portare la Spagna ad abbandonare la tradizionale neutralità ed appoggio alla risoluzione ONU nei confronti della causa saharawi, che prevede dal 1991 un referendum per l’autodeterminazione, mai concesso dal Marocco, per appoggiare invece, come infine è successo a marzo di quest’anno, la soluzione marocchina definendola come “la più credibile”: una concessione di autonomia come parte integrante del Regno di Mohammed VI.

Naturalmente il sacrificio di un popolo per il ristabilimento delle relazioni con un vicino prepotente e senza scrupoli ha portato alla riprovazione generale nei confronti del governo Sanchez che ha anche dovuto subire la smentita, purtroppo solo di valore simbolico e non legale, del Parlamento spagnolo che ha dichiarato il cambio di rotta come di “una parte del Governo” e “preso alle spalle del Parlamento”. Lo stesso governo ha dovuto ammettere le intercettazioni subite dal Presidente, il Primo Ministro e quello degli Esteri, attraverso il sistema israeliano Pegaso, da parte del Marocco nei giorni intorno all’entrata di massa a Ceuta. L’ultima umiliazione, ma certamente non per importanza, è quella ricevuta invece questo stesso mese: la riapertura dei rapporti con Rabat è costata la rottura di quelli con Algeri. Infatti un paio di settimane fa l’Algeria, storico difensore del popolo saharawi e rivale del Marocco, ha rescisso il trattato di amicizia con la Spagna giudicando la nuova posizione del regno iberico come “in violazione dei propri obblighi legali, morali e politici”.
Ancora una volta servono le decine di morti degli ultimi giorni a ricordarci che il Mediterraneo arde e che ci sono crisi tanto poco visibili quanto vicine a noi.

(*) articolo in origine pubblicato su https://diogeneonline.info/come-si-e-arrivati-alla-carneficina-di-melilla/

ciuoti

3 commenti

  • Sul sito di ALTRECONOMIA reportage dal muro tra Marocco e Spagna, accanto agli attivisti che supportano le persone in transito. Nei giorni della tragedia di Melilla, quando il 24 giugno sono morti almeno in 37, eravamo a Nador, una piccola città portuale sulla costa del Paese Nord-africano, a pochi chilometri dalla barriera con l’enclave spagnola.
    https://altreconomia.it/muro-tra-marocco-e-spagna-reportage-tra-gli-attivisti-alle-porte-delleuropa/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=296NANS

  • In numerose città italiane, con la partecipazione di decine di organizzazioni solidali ed antirazziste e sulla base di un appello di padre Alex Zanotelli e delle “Veglie contro le morti in mare”, si sta manifestando in questi giorni per chiedere verità e giustizia per i migranti uccisi a Melilla. Elenco in calce.
    Norma Bertullacelli

    Numerose iniziative in tutta Italia, in risposta ad un appello di padre Zanotelli, per esprimere tutto lo sdegno per l’ennesima strage di migranti, questa volta a Melilla.

    STRAGE DI MELILLA – 24 giugno 2022

    ORRORE E SGOMENTO
    Il 24 giugno scorso nell’enclave di Melilla, al confine tra Marocco e Spagna, è avvenuta l’ennesima strage di innocenti! Orrore e morte alle frontiere dell’Europa nascono da una politica razzista e criminale che l’Europa ha adottato e che è conosciuta con il nome di “ esternalizzazione delle frontiere.”

    All’alba del 24 giugno circa duemila profughi africani (in buona parte sudanesi, costretti a fuggire dal Sudan e dal Sud Sudan (in guerra civile) hanno tentato di superare la rete metallica di confine, alta dieci metri! Solo 500 di loro sono riusciti a raggiungere il valico di confine ed hanno assaltato l’ingresso. La polizia è subito intervenuta con il lancio di lacrimogeni, generando una spaventosa calca. Si parla di 37 profughi morti e numerosi feriti gravemente. Solo 130 sono riusciti ad entrare all’interno dell’enclave spagnola, ma purtroppo numerosi sono stati forzatamente costretti a ritornare in Marocco, in violazione della legge internazionale. Molti feriti anche tra i poliziotti marocchini e spagnoli. E’ questo il frutto amaro dei recenti accordi tra Spagna e Marocco in attuazione della cosiddetta politica di “esternalizzazione delle frontiere” che prevede lauti finanziamenti da parte dell’Europa ai governi del Marocco, Libia, Tunisia, Turchia perché trattengano sul loro suolo i profughi in fuga da guerre, da fame e cambiamenti climatici. Sono i disperati della storia che premono alle nostre frontiere e che noi respingiamo. Questo è un genocidio strutturale. Questa è l’evidente negazione dei diritti umani e, primo tra tutti, del diritto alla vita.

    Sappiamo che le frontiere europee sono altamente ‘permeabili’ al traffico di armi, di organi, di bambini, di donne, di esseri umani, di animali e di sostanze illecite. Ma le stesse frontiere europee sono quasi totalmente ‘impermeabili’ per coloro che, vittime di questo nostro sistema economico finanziario-militarizzato, fuggono e cercano riparo da guerre, povertà, torture e carestie.

    E’ un crimine contro l’umanità perpetrato in nostro nome.

    Non possiamo tacere ma abbiamo il dovere di testimoniare e di opporci ad un genocidio che il nostro mondo occidentale commette legalmente contro decine di migliaia di disperati in cerca di speranza (quasi 50.000 sono sepolti nel Mediterraneo).

    “E’ inaccettabile che il negriero di ieri sopravviva nei governi che oggi tornano a incatenare la libertà degli africani, subordinandola agli stessi interessi e allo stesso potere” così scriveva il vescovo Angelo Agrelo, vescovo di Tangeri (Marocco) quando, il 6 febbraio 2014, 15 profughi furono uccisi nel tentativo di scavalcare le rete metallica dell’enclave di Ceuta.

    Per questo invitiamo tutti gli individui e tutte le realtà associative di volontariato e attivismo civile, sensibili a quanto sta accadendo ai nostri fratelli profughi, a scendere nelle piazze d’Italia per dichiarare il nostro No all’esternalizzazione delle frontiere e per chiedere il rispetto del diritto alla libera circolazione dei migranti e a garantire percorsi sicuri e legali di movimento.

    Iniziative e presidi

    Genova mercoledì 29 ore 18 gradini del palazzo ducale ora in silenzio n. 1048

    Caltanissetta giovedì 30 giugno ore 11 davanti al CPR

    L’Aquila giovedì 30 giugno ore 18.30 Quattro Cantoni/ Sabato 2 ore 8.30 corteo dall’Aquila a Collebrincioni

    Milano venerdì 1 luglio ore 18.30 concolato del Maroco via Martignoni 10

    Napoli venerdì 1 luglio ore 18.30 da via Toledo alla Prefettura

    Bergamo venerdì 1 luglio ore 18.30 piazza Vittorio Veneto

    In corso di organizzazione un’iniziativa a Rabat.

    ADERISCONO:

    ANPI Codè Montagnani Marelli (MI)

    Associazione Energia per i Diritti Umani

    Associazione dei Senegalesi di Napoli

    BAOBAB Experience

    Centro Sociale ex Canapificio

    Digiuno di giustizia in solidarietà con i migranti

    Donne in Nero Napoli

    Donne in Nero Bergamo

    Gruppo Porti Aperti Milano

    Le Veglie contro le Morti in Mare

    Mai più lager Milano

    Mediterranea SH Napoli

    Mediterranea SH Milano

    Movimento demA Luigi de Magistris

    Movimento Migranti e Rifugiati di Caserta

    Ora in silenzio per la Pace Genova

    Refugees Welcome Napoli

    Rete Antirazzista Catanese

    Rete Femminista No muri No recinti

    Rete Milano Senza Frontiere

    UDI

  • Le necropolitiche dello Stato spagnolo e dell’Europa hanno ucciso almeno 37 persone che cercavano di attraversare la recinzione di Melilla…
    UN ARTICOLO della rete spagnola Ongi Etorri Errefuxiatuak-Bizkaia
    ripreso da Comune-info
    CFR https://comune-info.net/il-massacro-di-melilla/?utm_source=mailpoet&utm_medium=email&utm_campaign=Ho+paura%2C+ma+non+taccio

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