Messico: mercurio killer

di David Lifodi

Negli stati messicani di Veracruz e Jalisco il mercurio si respira a pieni polmoni, contamina l’acqua e la fauna sottomarina, la sua polvere sottile si infiltra nelle coltivazioni di mais e sul suolo dove i contadini portano il bestiame a pascolare. Nella conca del Río Coatzacoalcos, collocata nello stato veracruceño (zona sud-orientale del paese), la concentrazione del mercurio sui capelli degli abitanti è 1,7 volte superiore rispetto al normale, rileva l’Agenzia di Protezione Ambientale statunitense.

Questi dati non sorprendono. Tutto lo stato di Veracruz, e in particolare la conca del Río Coatzacoalcos, è piena di raffinerie e industrie petrolchimiche che rilasciano le sostanze tossiche sprigionate dal mercurio nell’atmosfera. Di recente si sono svolti dei negoziati che dovrebbero portare alla firma di un Tratado Internacional sobre el mercurio, ma, come spiega l’organizzazione internazionale Mercury Watch, il Messico ha sempre sottovalutato il problema e disatteso gli accordi. Nel 2006 aveva preso vita l’Alianza de América del Norte para la Prevención de la Contaminación con Productos Electrónicos Limpios tra Canada, Stati Uniti e Messico, la triade da cui nel 1994 era scaturito il Trattato di Libero Commercio (Nafta): il progetto intendeva eliminare o comunque ridurre piombo,cadmio e mercurio,  prodotti dall’attività estrattiva a cielo aperto, dall’utilizzo dei fertilizzanti e nell’assemblaggio di prodotti medici ed elettronici, ma nessuno di questi obiettivi è stato raggiunto.  Di fronte al sostanziale immobilismo delle istituzioni (lo stato di Veracruz ha finanziato uno studio sulla velocità e la direzione dei venti per giustificare l’emanazione dei fumi tossici di una fabbrica che riciclava radiografie), sono sempre più le persone che hanno cominciato ad alternare ricerche indipendenti sugli effetti nocivi prodotti dal mercurio alla loro reale occupazione. In dodici dei trentadue stati del Messico è sorta la Asamblea de Afectados Ambientales, che presto si è coordinata con l’Unión de Científicos Comprometidos con la Sociedad (Uccs), un gruppo di studiosi impegnati a verificare le ripercussioni sull’ambiente derivanti dall’estrazione mineraria  e petrolifera, dalla costruzione di centrali idroelettriche e dallo smaltimento dei rifiuti sanitari. Nella conca del Río Coatzacoalcos ci sono cinquecento pozzi petroliferi, quattro complessi petrolchimici e una raffineria: il risultato è che le comunità della zona si trovano quotidianamente avvolte in una nube tossica. Ad esempio, la raffineria General Lázaro Cardenas produce circa 285mila barili di greggio al giorno e contamina tutto ciò che trova sulla sua strada. Questa zona, abitata da quasi due milioni di abitanti, rischia di andare incontro ad un dramma umano e ambientale di proporzioni inimmaginabili: il mercurio, infatti, può creare danni permanenti al sistema nervoso e immunitario, all’apparato digestivo, alla pelle e ai polmoni. Inoltre, il mercurio può essere letale per lo sviluppo dei bimbi appena nati. Nonostante questo, l’impegno del Messico resta molto debole. Uno studio elaborato dalla Commissione per la cooperazione ambientale nordamericana stima che nel 2011 il Messico abbia prodotto quasi ventisette milioni di tonnellate di rifiuti tossici e materiali di scarto mercuriali provenienti dalle miniere e dall’industria cloroalcalina. La devastazione ambientale del mercurio si è riversata anche sulla fauna marina, ad esempio sui pesci del río Coatzacoalcos e dei suoi affluenti (Uxpanapa e Coachapa) che ogni anno, tra novembre e dicembre, migrano dalla parte più alta del fiume verso il mare per la riproduzione: il 31 dicembre del 2011 dall’oleodotto Nuevo Teapa-Poza Rica (di proprietà del colosso petrolifero statale Pemex), fuoriuscirono millecinquecento barili di petrolio che si riversarono sulla riva sinistra del corso d’acqua inquinandolo in maniera quasi irreparabile. Nello stato di Veracruz si trova il 30% delle infrastrutture petrolifere del paese e, nonostante l’istmo veracruceño abbia per questo un potenziale sviluppo economico e industriale, tutta la zona continua ad essere depressa e la sua popolazione è diminuita drasticamente, soprattutto nel tentativo di evitare una convivenza con il mercurio che potrebbe rivelarsi letale. La situazione di Veracruz è riscontrabile anche nello stato di Jalisco, situato nella parte occidentale del paese: anche in questo caso l’esposizione prolungata della popolazione al mercurio ha causato problemi respiratori, casi di cancro, bruciori alla pelle, alterazioni nel ciclo riproduttivo, aumento degli aborti. L’associazione “Un salto de vida” racconta che il Río Santiago (nel municipio di El Salto) è stato inquinato dalla crescita progressiva (a partire dagli anni ’70) di industrie metal meccaniche e farmaceutiche, da imprese produttrici di solventi e da vere e proprie maquiladoras nel settore petrolchimico. Gli studenti dell’Universidad de Guadalajara (la capitale dello stato) hanno analizzato il livello di mercurio nel fiume ed eseguito biopsie sugli animali che fanno parte della normale catena alimentare degli esseri umani: i risultati sono stati sconvolgenti. Il mercurio si è trasformato nel pasto quotidiano del bestiame e, di conseguenza, degli abitanti dello stato, al pari del cadmio, anch’esso tossico e impiegato soprattutto in prodotti industriali come le batterie e le pile ricaribili, ma anche in giocattoli e fertilizzanti. Il Messico produce almeno milleseicento tonnellate di cadmio all’anno, denuncia la Red Mexicana de Manejo Ambiental de Residuos de Baja California. Anche in questo caso, la popolazione ingerisce il metallo nella catena alimentare, e il mercurio causa danni irreparabili ai reni (dove si accumula), provoca ipertensione arteriosa e anche casi di cancro. Infine, il Messico non si è mai preoccupato di informare la cittadinanza sui reali pericoli derivanti dai metalli pesanti.

Il Programma Onu per l’Ambiente ritiene che l’esportazione e l’utilizzo di prodotti che emanano o contengano piombo, cadmio e mercurio rappresenterà una delle sfide più ardue per i paesi in via di sviluppo  e con economie emergenti, ma ancora non in grado di gestire adeguatamente i metalli in maniera equilibrata e ambientalmente sostenibile: il Messico è uno di questi, ma non sembra ancora aver capito che sta giocando con la vita delle persone e distruggendo un paradiso della biodiversità quale è buona parte del suo territorio.

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