Migranti, invasori, schiavi o cosa? Umani… forse

«Ci manca(va) un Venerdì», puntata 102: torna Fabrizio Melodia – detto Astrofilosofo – provando a verificare se Salvini sia all’altezza di un ex calciatore; se Fusaro e Cantone parlino d’altro: se Fiorella Mannoia la canti giusta…

«Immigrazione, altri 22 morti affogati nel Mediterraneo. Altri morti sulla coscienza di Renzi e dei buonisti. I RESPINGIMENTI sono l’unica via per salvare vite, e per evitare una invasione dei nostri territori che non porterà nulla di buono» afferma con facile populismo Matteo Salvini.
A codesta affermazione sembra rispondere con altrettanto veemenza il filosofo “neomarxista” (così dice lui)  Diego Fusaro: «Chi lotta contro l’immigrazione senza lottare contro il capitale è un criminale che non ha capito nulla del mondo in cui vive».
Arriva poi il magistrato Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione: «Dietro l’attività di certe cooperative che si presentano per l’accoglienza e l’inserimento nel lavoro degli immigrati si nascondono gli interessi della criminalità organizzata. Gli immigrati rappresentano un grande ‘affare’ per mafia, camorra e ‘ndrangheta».
Una fetta (larga?) degli italiani la pensa – o meglio: rutta – proprio come Matteo Salvini. Gli immigrati sono una feccia criminale che sporca, porta criminalità e malattie; le “nostre Istituzioni” dovrebbero come minimo respingerli a cannonate, prima che infettino il giardino di casa.

Molti italiani hanno dimenticato la propria Storia recente, quando erano emigranti in cerca di riscatto: una lunga complessa storia. All’inizio gli Usa accolsero a braccia aperte i flussi migratori degli italiani come degli scandinavi: arrivava nuova forza lavoro (da sciavizzare?) dopo l’atto di emancipazione emanato dal presidente Abramo Lincoln. Gli italiani erano feccia subumana, per i grandi imprenditori dunque usabili e consumabili a piacimento.

Molta acqua – sia pulita che sporca – è passata sotto i ponti.
La presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini si sente di affermare: «L’immigrazione va regolata, gestita, non subita. Ma non va neppure vissuta come una minaccia. Abitiamo un mondo globale, in cui circolano liberamente i capitali, le merci e le informazioni. I migranti sono l’elemento umano della globalizzazione, l’avanguardia del mondo futuro. Presto sarà normale nascere in un Paese, crescere in un altro, lavorare in un altro ancora. Non dobbiamo avere paura di questo. Dobbiamo aprirci al futuro». Buon senso.
E ppure il neoliberismo, ultima feroce espressione del capitalismo, sembra dunque avere attecchito ovunque, minando dalle fondamenta la democrazia e i diritti civili. Se ogni cosa è diventata merce, come farfuglia con candore Umberto Bossi, allora ”import e immigrazione sono due facce dello stesso problema, così bisogna quotare sia gli immigrati in entrata sia le merci, altrimenti è il caos sociale”. Ma altre voci spostano il discorso sul “prima fare il socialismo poi accogliere i migranti” in sintonia con l’ambiguo Diego Fusaro.
Fiorella Mannoia le canta per le rime: «Il problema dell’immigrazione è grande e forte. Ci dicono che lo fermeranno ma ci raccontano bugie. Non si interromperà mai. La spinta alla vita dell’essere umano, contro la fame e le guerre, è molto più forte. Quale essere umano si mette in attesa della morte?».
Di certo “noi occidentali” dovremmo smetterla di esportare la “democrazia” neoliberista e tardocapitalista a suon di bombe, per soddisfare le esigenze di Mercato e impoverendo ancor più il 90 per cento della popolazione mondiale.
Da che parte stare? Don Lorenzo Milani non nutriva dubbi: «Se voi avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri». Gli dà ragione a Bibbia, nel “Levitico” per l’esatteza:: «Quando un forestiero dimorerà presso di voi nel vostro paese, non gli farete torto. Il forestiero dimorante fra di voi lo tratterete come colui che è nato fra di voi; tu l’amerai come te stesso perché anche voi siete stati forestieri nel paese d’Egitto».
Speculare sulla pelle dell’immigrato è fargli torto? Sparare a zero sui barconi è far loro torto? Usarli come comodo capro espiatorio per ogni male dell’ Italia (come Berlusconi ha insegnato a odiare la sinistra) è far loro torto?
Martin Luther King, prima di finire assassinato, lanciò un grido di speranza per l’umanità intera: «Mi rifiuto di accettare l’idea che l’umanità sia incatenata con nodi tragicamente indissolubili alla notte senza stelle del razzismo e della guerra al punto che l’alba luminosa della pace e della fratellanza non possa mai diventare realtà …. credo che la verità disarmata e l’amore incondizionato avranno l’ultima parola».
Sarà forse ora che noi tutti si prenda atto – agendo poi con responsabilità – che un mondo di schiavismo e di guerre fra poveri è destinato a non avere un futuro?
Il filosofo Miguel De Unamumo consiglia un ottimo rimedio: ”Il fascismo si cura leggendo e il razzismo si cura viaggiando”. Forse non basta ma è un buon inizio.
Persino un ex calciatore e ora allenatore, Siniša Mihajlović, al riguardo ha qualcosa da insegnarci: «C’è un dramma che esiste da tanti anni e che negli ultimi giorni è diventato sempre più pressante: quello dei migranti. Uomini, donne, bambini, moltitudini di disperati che fuggono da guerre, da genocidi, dalla fame, dalla povertà. È un problema che mi sta particolarmente a cuore perché l’ho visto con i miei occhi e vissuto nel mio Paese, quando la guerra civile stravolse la ex Jugoslavia. Anche i miei genitori e tanti miei familiari sono stati migranti in fuga dalla guerra. Loro nella tragedia sono stati fortunati ad avere un figlio o un parente in grado di aiutarli, ospitarli, farli trasferire. Ho aiutato, per quanto mi quanto mi è stato possibile, tanta gente che non avevo mai visto prima, non ricordo più i loro nomi ma ricordo benissimo gli occhi di ognuno di loro e la sofferenza che c’era dipinta dentro».
L’ immagine è del pittore statunitense di origini olandesi Charles Frederic Urlich; si intitola “Nella terra promessa” (1884)
L'astrofilosofo
Fabrizio Melodia,
Laureato in filosofia a Cà Foscari con una tesi di laurea su Star Trek, si dice che abbia perso qualche rotella nel teletrasporto ma non si ricorda in quale. Scrive poesie, racconti, articoli e chi più ne ha più ne metta. Ha il cervello bacato del Dottor Who e la saggezza filosofica di Spock. E' il solo, unico, brevettato, Astrofilosofo di quartiere periferico extragalattico, per gli amici... Fabry.

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