Muhammad che fu Cassius: «pungi come un’ape e…

vola come una farfalla»

Gianluca Cicinelli parte da lui per riflettere sulla violenza (diffusa e rimossa) e sulla necessità di ribellarsi

Ogni tanto mi scappa di chiamarlo Cassius Clay, non per mancanza di rispetto ma perchè così lo chiamavano nella mia famiglia e in quelle dell’Italia di fine anni 60 in cui sono cresciuto, quando chi era nero veniva chiamato “negro”.

Muhammad Alì è più grande di un simbolo. La retorica (mai così giustificata) intorno alla sua figura la trovate sviluppata altrove, per esempio nell’iconica intervista a Gianni Minà. Qui volevo parlare del combattimento e della violenza.

Perchè nella vita che tu voglia o non voglia sei sempre costretto a fare a botte: in maniera metaforica o concreta vieni sfidato da uno o più prepotenti che vogliono importi le loro regole, la mafietta tribale (compagni compresi, purtroppo) e spesso fai fatica a trovare un’ispirazione che ti permetta di sopravvivere.

Mohammed Alì, la cui foto campeggia anche in molte palestre di arti marziali come forma di estremo rispetto, è l’ispirazione giusta contro la prepotenza e la prevaricazione nella società. 

Nelle famiglie piccolo-borghesi, che sono l’ossatura del conformismo di massa italiano, quasi sempre si dice ai figli che devono rifuggire ogni forma di violenza. Ed è giusto, per carità, ma così facendo sembra che la violenza dipenda da un solo soggetto. Però succede che ti ritrovi circondato da quattro stronzi (di qualsiasi ceto) usciti di casa soltanto per menare il primo che passa; o peggio ancora dai consueti quattro stronzacci in un posto preciso, la scuola è quello privilegiato. Tu finisci per prenderle senza fare niente, continuando ad avallare coscientemente o no, il principio che nella società chi è debole deve comunque soccombere: da giovane con le mani, da grande con il sistema di leggi e leggine che ti fanno guadagnare 3 euro l’ora per un lavoro e poco più di niente per la pensione.

La violenza viene demonizzata in maniera stupida, con la rimozione, come se non farla conoscere, non parlarne e non insegnare a difendersi potessero contribuire a eliminarla. Ma la violenza è la chiave del mondo in cui viviamo: oggi in una forma molto più viscida e sottile di ieri; basti pensare al revenge porn, ai ricatti digitali, alla diffamazione incontenibile a mezzo social. 

So che è un ragionamento pericoloso, soprattutto per quelle generazioni in cui la violenza politica divenne un mito. Però non è rimuovendo i problemi che li risolviamo; anzi, andando avanti come se il problema non esistesse … diamo un grande contributo al diffondersi della violenza come modello di vita sociale ed economica. Nella società del «politicamente corretto», a dimostrazione dell’origine piccolo-borghese di questa visione ipocrita, chi mena per primo mena tre volte: sia che ti colpisca con un pugno che con il ricatto economico (se ne trova un altro ad accettare per 50 centesimi l’ora in meno il lavoro che a te ormai fa schifo). Dopo che è stata usata violenza a te – che sei una persona “perbene” – viene insegnato che non puoi reagire con la forza ma usare la legge, cioè passare 10 anni in tribunale senza stipendio e senza lavoro.

Non sto incitando nessuno a usare la violenza – se non per salvarsi la pelle – ma a ribellarsi sì. L’ipocrita esecrazione della violenza tout court porta a un mondo dominato esclusivamente dalla violenza dei forti contro i deboli. E nessuna “brava persona” deve accettarlo come ineluttabile. 

Muhammad Alì nato esattamente 80 anni fa si ribellò. Prima alla dislessia poi ai bulli razzisti di Louisville, infine al governo degli Stati Uniti e anche – purtroppo – al morbo di Parkinson. E ha vinto. Mentre si ribellava non era un idolo dei media con un largo seguito di fedelissimi: era una persona (quasi) sola, ma aveva fatto una scelta di campo precisa. Dopo – solo dopo – è diventato un “eroe” di massa.

Nessuno è sconfitto finchè combatte: questo ci ha insegnato ed è la lezione fondamentale. Noi, gli sconfitti del XX secolo, i cittadini di serie b del XXI secolo basato su apparenza, soldi, successo e fregnacce: noi gli invisibili del lavoro nero, gli increduli delle morti per freddo, i “sensibilizzatori” del cambiamento climatico non dobbiamo smettere di combattere perchè siamo stati sconfitti in passato; ma al contrario insegnare – a chi verrà – a combattere meglio. La violenza non si combatte nel dire che “no, non devi mai scendere al loro livello”, sperando che a te e ai tuoi cari non accada niente. Si paga un prezzo, certo; non accettare di pagarlo fa parte della pantomima finto buonista di non accettare la violenza. 

Il mondo che io amo e che mi piacerebbe anche voi amaste è tutto racchiuso nel cazzotto all’impossibile di quella magica notte a Kinshasa, in quella semplice combinazione di uno due uno due con destro finale, uscendo dall’angolo dopo otto round e 24 lunghissimi minuti di continue mazzate, terribili, micidiali per chiunque, prese al volto e al corpo – ma non nell’animo – dall’uomo fino ad allora più forte del mondo e imbattuto, vedendolo crollare a terra. Fate caso al filmato: scelse di non dare un ultimo colpo mentre l’altro cadeva a terra ormai indifeso. Questa è la differenza tra violenza e ribellione.

In “bottega” cfr ricordo di Muhammad Ali, splendido disertore ma anche Scor-data: 28 aprile 1967 e due film di pugili

MA COSA SONO LE «SCOR-DATE»? NOTA PER CHI CAPITASSE QUI SOLTANTO ADESSO.

Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà.

La redazione – abbastanza ballerina – della bottega

 

ciuoti

Un commento

  • Anche la violenza di volerlo spedire in Vietnam, alla quale lui si ribello’ pubblicamente rufiutandosi di partire e il cui costo fu per 4 anni , nel periodo migliore di un ‘atleta, la sottrazione del titolo mondiale. Ottimo articolo.

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