Multinazionali: la neutralità climatica solo a parole

Secondo un rapporto di Carbon Market Watch, H&M, Google, Apple e le altre si riempiono ancora di parole roboanti sul clima ma condite da pochi fatti.

di Claudia Vago (*)

 

Impegno. Secondo il dizionario della Treccani, significa «obbligo, assunto nei riguardi di altre persone, con cui ci si impegna a fare, a consegnare, a corrispondere qualche cosa, a eseguire una prestazione, ecc.». O, anche, «cura attenta e diligente, impiego di tutta la propria buona volontà e delle proprie forze nel fare qualche cosa». Quando si parla di multinazionali e neutralità climatica gli obblighi, sulla carta, ci sono. A mancare, però, sembra essere l’impiego di tutta la buona volontà e delle proprie forze. È quello che emerge dalla lettura del nuovo Corporate Climate Responsibility Monitor redatto dalla Ong belga Carbon Market Watch e dal think tank tedesco New Climate Institute.

 

Da 24 aziende il 4% delle emissioni globali

Il rapporto analizza gli  impegni e le azioni compiute delle 24 più grandi multinazionali globali per la neutralità climatica. Colossi che, da soli, rappresentavano il 4% delle emissioni globali nel 2019 e un fatturato dichiarato nel 2021 di oltre 3mila miliardi di dollari. Circa il 10% dei ricavi totali delle 500 aziende più grandi al mondo. Dieci di queste aziende erano state analizzate anche nel 2022, il che permette di valutare i progressi compiuti nel corso dell’ultimo anno. Aziende che si definiscono “leader” nella lotta ai cambiamenti climatici.

Ciò che emerge è che nessuna di queste 24 multinazionali è ancora allineata con gli obiettivi fissati dall’Accordo di Parigi. Gli impegni climatici a breve e lungo termine, le riduzioni delle emissioni previste così come l’uso di sistemi di compensazioni sono valutati dagli autori del rapporto in base a criteri di integrità e trasparenza. Nessuna azienda ha ottenuto il punteggio massimo. Come lo scorso anno, solo una, il colosso delle spedizioni danese Maersk, si è classificato con un punteggio di “integrità ragionevole”. Seguono Apple, ArcelorMittal, Google, H&M Group, Holcim, Microsoft, Stellantis e Thyssenkrupp con un punteggio di “integrità moderata”. Mentre le altre 15 aziende si trovano in fondo alla classifica. Chiusa da American Airlines, Carrefour, JBS e Samsung Electronics.

 

Promesse vaghe e poco credibili sulla neutralità climatica

Quasi tutte le aziende analizzate hanno annunciato obiettivi di carbon neutrality o riduzione delle emissioni al 2030. Ma, sottolineano gli autori della ricerca, sono target che non possono essere presi sul serio. Per molte aziende questi obiettivi riguardano solo le emissioni dirette (scope 1) o quelle relative all’energia acquistata (scope 2), ma solo alcune categorie di emissioni indirette (scope 3). Che rappresentano però il 90% delle emissioni di gas climalteranti per la maggior parte di queste aziende. Per altre, i target sono ritenuti dagli analisti fuorvianti, perché dipendono fortemente da piani di compensazione.

Promesse vaghe e poco credibili che porterebbero a una riduzione delle emissioni del 36% entro il 2050. Mentre l’obiettivo net zero imporrebbe un calo del 90-95%. «In modo fuorviante, la metà delle aziende valutate – tra cui Apple, DHL, Google e Microsoft – dichiara già la neutralità delle emissioni di biossido di carbonio, ma queste dichiarazioni coprono solo il 3% delle emissioni delle aziende», affermano gli autori del rapporto. «E, cosa ancora più preoccupante, tre quarti delle aziende prevedono di compensare o azzerare una parte significativa delle loro emissioni con carbon credit provenienti da progetti di silvicoltura e di altri usi del suolo».

«Non soltanto si tratta di soluzioni temporanee, ma servirebbe un secondo Pianeta Terra per poter consentire di assorbire le emissioni globali, se tutte le aziende adottassero la strategia della compensazione», sottolinea Sam Van den plas, dirigente di Carbon Market Watch.

Leggi qui tutto l’articolo ripreso da valori.it

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