Narrator in Fabula – 30

dove Vincent Spasaro incontra Giorgio Raffaelli (*)

GiorgioRaffaelli

Oggi chiacchieriamo con Giorgio Raffaelli, editore di una giovanissima e molto dinamica casa editrice di fantascienza, Zona 42 (http://www.zona42.it). Stiamo parlando dunque di un esemplare ormai raro, un po’ come intervistare un panda. Giorgio è inoltre un blogger (http://iguanajo.blogspot.it) che da anni recensisce ed esplora gli infiniti vicoli del fantastico. La parola all’Iguana!

Come ti sei avvicinato alla lettura?

«Non ricordo quando ho iniziato a leggere, ma a cinque o sei anni un libro mi colpì tanto da ricordarlo ancora oggi. Narrava di una pentola magica da cui usciva cibo a ciclo continuo, cibo che finiva per sommergere il paese in cui era usata (o qualcosa di simile). Hai presente Heinlein e il suo “Non esistono pranzi gratis”? Ero piccolino, ma la letteratura fantastica mi ha colpito da subito».

Com’era l’atmosfera a Bolzano, dove sei cresciuto? Vivere in una zona considerata progredita del nostro Paese ti ha aiutato a coltivare i tuoi interessi?

«Da Bolzano sono scappato appena ho potuto. Ora ci tornerei immediatamente: vedi ben come cambiano le cose nel corso degli anni… Il fatto è che a Bolzano negli anni della mia adolescenza (gli anni ’80 dello scorso secolo) non c’era assolutamente nulla dal punto di vista culturale che potesse destare un qualche interesse. Al tempo Bolzano era tenuta in animazione sospesa dalla politica di separazione che ha contraddistinto la storia altoatesina di quegli anni. Oggi mi pare che le cose siano migliorate di molto. Ora a Bolzano c’è l’università e in generale quando torno a trovare la famiglia mi pare di cogliere una vitalità che era solo un sogno 30 anni fa. Ma come si sa, la distanza aiuta a cogliere gli aspetti migliori di un posto cui sei affezionato».

Da altoatesino di etnia italiana, come ti sei trovato nel profondo nord? Fino a qualche anno fa i conflitti separatisti parevano all’ordine del giorno.

«Nah… A Bolzano non ho mai vissuto alcun tipo di tensione separatista. Gli unici episodi più o meno gravi sono avvenuti negli anni ’60. Da allora le cose sono cambiate parecchio e mi pare di poter dire in meglio. Ma forse vista da fuori la situazione sudtirolese può apparire più tesa di quanto non sia per chi in Alto Adige vive. Ci sono sicuramente ampi margini di miglioramento (ci sono sempre!) ma guardando come si è evoluta la vita nella mia città dagli anni della mia infanzia a ora direi che le cose sarebbero potute andare decisamente peggio».

Com’è avvenuto il tuo trasferimento a Modena? Come consideri l’atmosfera anche culturale di questa città?

«Arrivai a Modena nel 1985 per frequentare l’università. Sono stato molto bene e alla fine mi ci sono fermato. Poi è arrivata la famiglia e quindi il lavoro. Il resto è storia. Quando arrivai l’atmosfera che si respirava in Emilia era ossigeno puro per me che venivo dal profondo nord. Ora mi pare di poter dire che tanto è cresciuta l’offerta culturale di Bolzano quanto è calata quella delle città emiliane. Ma non mi lamento, ché qui si vive comunque bene».

Come ti sei avvicinato alla fantascienza?

«Per fortuna i libri a casa mia non sono mai mancati. Anche se mia madre, la lettrice di casa, non leggeva fantascienza, la biblioteca di quartiere che si trovava a poche decine di metri da dove abitavo era ricchissima di testi. Non ricordo qual è il primo romanzo che mi rimase impresso, forse “Paria dei cieli” di Asimov. Ricordo invece molto bene i volumi dalle Grandi Storie della Fantascienza della Siad. Devo a quelle storie il mio innamoramento per il genere».

Quali sono i tuoi autori preferiti, fantascientifici e non?

«L’elenco sarebbe lungo e noioso e, soprattutto, in continua evoluzione. Se devo citare i nomi cui come lettore sono più affezionato direi Iain Banks e Ian McDonald all’interno del genere; Lethem, Böll, Kerouak, Bulgakov e Murakami per la letteratura nel suo complesso, Calvino, Pirandello e Fenoglio fra gli italiani».

Tieni da anni un blog che si occupa della narrativa d’immaginazione: com’è iniziata e come si è evoluta questa esperienza?

«Prima del blog sfogavo la mia necessità di parlare di libri e dintorni sulla mailing list di fantascienza e su icf (il gruppo it.cultura.fantascienza su usenet) ma nei primi anni zero quelle comunità si sono via via disperse. A quel punto far nascere un blog per dare spazio al bisogno di confrontarmi con il mondo riguardo alle cose che mi interessavano è stato un passo naturale».

Hai mai pensato si scrivere o hai scritto fantascienza?

«No. Preferisco leggere».

Cosa distingue per te la SF da altri generi narrativi e perché oggi si dovrebbe leggere?

«Definire la fantascienza è compito improbo! Ci hanno provato in tanti e nessuno ha mai fornito una definizione del tutto convincente. L’ultima che ho scoperto è di Ursula Le Guin, in “La fantascienza e la signora Brown”: “E che cosa è la fantascienza, nella sua forma migliore, se non […] una chiave inglese folle, proteica, da impugnare con la sinistra, di cui si può fare qualunque uso venga in mente all’artigiano, satira, esplorazione, predizione, assurdo, esattezza, esagerazione, ammonimento, veicolo di messaggi, racconto di storie, qualsiasi cosa vi piaccia, una metafora che si può espandere all’infinito, perfettamente appropriata per il nostro universo in espansione, uno specchio infranto, infranto in innumerevoli frammenti, ognuno dei quali è in grado di riflettere, per un attimo, l’occhio sinistro e il naso del lettore, e anche le stelle più distanti, che brillano negli abissi della galassia più remota?”». Io credo che quel che mi spinge a continuare a leggere fantascienza sia la sua capacità di esplorare le potenzialità della realtà, con un punto di vista privilegiato in grado di mescolare come nessun altro tipo di letteratura immaginazione e concretezza, fornendo al lettore meraviglie e suggestioni con più di un aggancio al qui-e-ora che ci circonda».

Parlaci di Zona 42, la casa editrice che hai fondato. Com’è nato il progetto e perché?

«Zona 42 è nata per rispondere a un’esigenza che io e il mio socio sentivamo prioritaria. Negli ultimi decenni la comparsa di nuovi romanzi di fantascienza s’è fatta sempre più rarefatta nelle nostre librerie. E se i lamenti degli appassionati si levavano alti, ben poco sembrava cambiare nel panorama circostante. Noi ci siamo stancati dell’eterno lamento e ci siamo lanciati in prima persona nell’ambiziosa impresa di riportare un po’ di fantascienza contemporanea di qualità in libreria. Abbiamo preso la nostra esperienza di lettori e di frequentatori del genere e l’abbiamo messa a disposizione dei lettori italiani, cercando di proporre titoli che offrissero una panoramica a 360° di quel che è ora la fantascienza internazionale».

Quali sono le maggiori soddisfazioni che hai avuto e quali le difficoltà?

«Le difficoltà nascono dalle dimensioni microscopiche del nostro progetto. Sia io che il mio socio Marco Scarabelli abbiamo una famiglia e un altro lavoro, il che significa non riuscire a pubblicare più di quattro/cinque volumi l’anno. In Zona 42 facciamo tutto in famiglia, per ottimizzare i costi e proporre al contempo edizioni di qualità. Affidiamo ad altri solo la traduzione, la cui qualità è per noi questione prioritaria. Per i nostri libri abbiamo scelto professionisti capaci di trasmettere nella maniera migliore non solo il testo e la lingua, ma anche il sapore delle opere che pubblichiamo. Lo sforzo maggiore lo mettiamo nel tentativo di far emergere e conoscere Zona 42 tra i lettori che, giustamente o meno, snobbano il nostro genere preferito. A questo aspetto sono legate anche le soddisfazioni maggiori che abbiamo dalla nostra attività: quando un lettore non avvezzo al genere ci dice “ma allora questa è fantascienza!” con un sorriso soddisfatto dopo aver letto un nostro libro, be’, è davvero una gran bella emozione».

Vuoi parlarci delle pubblicazioni di Zona 42?

«Per un elenco completo dei titoli rimando alla pagina del nostro sito che li elenca: http://www.zona42.it/wordpress/libri-e-autori/. La nostra proposta spazia dalla fantascienza più letteraria di McDonald a quella avventurosa di Schroeder, al mix di ucronia e noir di Grimwood, al technothriller di Stross, sino alla fantascienza più filosofica (se mi passi il termine) di Andrea Viscusi.

Quest’anno arriveranno finalmente le nostre prime autrici, con due romanzi capaci di immettere nuove suggestioni, stimoli e interesse a un genere in perenne evoluzione. Mi riferisco a “Selezione naturale” di Tricia Sullivan e a “Elysium” di Jennifer Marie Brissett. Il primo romanzo è appena uscito, il secondo arriverà verso la fine dell’anno».

Vuoi raccontarci qualche aneddoto riguardante il tuo rapporto con gli autori di Zona 42?

«Siamo rimasti piacevolmente sorpresi dalla disponibilità degli autori che abbiamo contattato per le nostre edizioni. In Italia c’è spesso l’idea che questi nomi di primo piano della scena anglosassone siano autori chiusi nel loro mondo, circondati da un’aura che li separa dai comuni mortali. E invece, nonostante Zona 42 non sia certo un editore conosciuto, si son resi tutti immediatamente e pienamente disponibili, sia quando è capitato di chiedere un testo per presentare un loro romanzo, sia per offrirci il loro tempo per una presentazione. Un esempio di professionalità che ci ha aiutato molto nei nostri primi passi. Stessa cosa è successa con il nostro primo autore italiano, Andrea Viscusi. Quando abbiamo iniziato a lavorare insieme sul suo testo si è dimostrato disponibile e collaborativo anche quando non eravamo d’accordo su alcuni aspetti del suo romanzo. Che poi sia sopravvissuto a una sessione di dodici ore chiuso in soffitta a cui l’abbiamo costretto per l’ultimo giro di correzioni è un’ulteriore prova che la vita degli autori di fantascienza è durissima, ma visto i riscontri che “Dimenticami Trovami Sognami” ha avuto in questo anno dalla sua pubblicazione, ne vale la pena».

Quali sono le novità e le anticipazioni che puoi farci per il futuro?

«Siamo molto contenti di annunciare che oltre ai testi anglosassoni che presenteremo nei prossimi mesi, pubblicheremo un nuovo romanzo italiano che crediamo ci darà le stesse soddisfazioni (se non di più!) di “DTS”. Il romanzo uscirà in primavera, e crediamo sarà una bella sorpresa per i nostri lettori».

Cosa pensi dell’editoria italiana, sia del fantastico che mainstream?

«Penso che quel che manca soprattutto all’editoria nostrana sia la capacità e/o la volontà di rischiare e di uscire da una logica di omologazione dei gusti e delle proposte. È un discorso che vale soprattutto per i grandi editori ma anche i piccoli e medi editori rischiano di dover scendere a compromessi che magari aiutano a gestire i conti ma alla lunga si risolvono in prodotti non sempre qualitativamente eccelsi. D’altra parte il lettore è un soggetto sempre più elusivo e riuscire a bilanciare un’offerta originale con il trovare e mantenere un pubblico che potrebbe sostenerla è forse la cosa più difficile».

Perché in Italia pare così difficile attrarre gente alla lettura?

«Se lo sapessi mi metterei fare l’editore… ops… 🙂 . Scherzi a parte, i motivi sono tanti e complicati, se devo dare una risposta secca penso qualche problema possa derivare anche dal fatto che l’attività di leggere non gode di buona stampa. Per me leggere è divertente ma non mi pare se ne parli spesso in questi termini».

Cosa pensi degli ebook?

«La stessa cosa che penso dei libri tradizionali. È il testo che conta, il tipo di supporto, cartaceo o digitale, è un accessorio, e se aggiunge qualcosa all’esperienza della lettura tanto meglio, ma sono la qualità della scrittura, la capacità di avvincere il lettore, le suggestioni di una storia che fanno la differenza».

Ultimamente hai dato corpo insieme ad altri editori a Stranimondi, la prima convention sull’editoria fantastica da anni a questa parte. Ce ne vuoi parlare?

«Stranimondi ci ha regalato una delle soddisfazioni più grandi di questi due anni di vita da editori. Mettere insieme decine di editori di genere e vederli dopo due giorni di full immersion tornare a casa felici e soddisfatti, con tutte le intenzioni di ripetere l’esperienza, è stato meraviglioso. A questo aggiungi la partecipazione di centinaia di lettori che ci hanno trasmesso una quantità di passione che è difficile da dimenticare. Bellissimo».

Cosa significa, sommando tutta la tua esperienza, essere editore di genere in Italia?

«Significa fare tanta tanta fatica, lavorare un sacco, non guadagnare un euro, ma essere comunque soddisfatti per ogni singolo libro che riesci a pubblicare, per tutti i commenti soddisfatti dei lettori che ti danno una possibilità di continuare a proporne scegliendo di leggere un tuo volume. Significa essere partecipi di un mondo che contribuiamo nel nostro piccolo a plasmare».

Il futuro prossimo di Giorgio Raffaelli?

«Arricchire il programma di presentazioni di “Selezione naturale” in giro per l’Italia e mettermi sotto con la revisione del nostro prossimo romanzo. E nel frattempo vendere qualche copia in più dei nostri libri».

(*) In un primo ciclo di «Narrator in Fabula» – 14 settimane – Vincent Spasaro ha intervistato per codesto blog/bottega autori&autrici, editor, traduttori, editori dalle parti del fantastico, della fantascienza, dell’orrore e di tutto quel che si trova in “qualche altra realtà”… alla ricerca di profili, gusti, regole-eccezioni, modo di lavorare, misteri e se possibile anche del loro mondo interiore. I nomi? Danilo Arona, Clelia Farris, Fabio Lastrucci, Claudio Vergnani, Massimo Soumaré, Sandro Pergameno, Maurizio Cometto, Lorenza Ghinelli, Massimo Citi, Gordiano Lupi, Silvia Castoldi, Lorenzo Mazzoni, Giuseppe Lippi e Cristiana Astori. «Non finisce lì» aveva giurato Spasaro. Nel secondo ciclo: Angelo Marenzana, Gian Filippo Pizzo, Edoardo Rosati, Luca Barbieri, Giulio Leoni, Michele Tetro, Massimo Maugeri, Stefano Di Marino, Francesco Troccoli, Valerio Evangelisti, Alberto Panicucci, “Jessie James”, Silvio Sosio, Luca Masali, oggi Giorgio Raffaelli… Magari fra 21 giorni la valanga sarà ancora in tabula o forse in fabula. Alla fine però qualcuna/o inevitabilmente mancherà (per i motivi più vari e/o strani) ma insomma è una panoramica… come mai tentata – io credo – in Italia. Certo bisognerà completarla questa “Narrator” con un’ultima intervista martellante e cattiva… a un certo Vincent Spasaro. Che ne dite? Qualcuna/o si offre? Già vi vedo divis* in due partiti: l’auto intervista sììììì e l’auto intervista nooooo. Vedremo. In ogni caso restate in zona, qui “ai confini della realtà”. (db)

 

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