Nicaragua: rivoluzione sandinista o regime orteguista?

un piccolo dossier: intervista ad Ana Margarita Vijil, due diverse interpretazioni (Bianca Segovia e Giorgio Trucchi) sul quarantesimo anniversario della rivoluzione e una lettera di Italia Nicaragua

NOTA INTRODUTTIVA di DAVID LIFODI

L’attuale scenario politico del Nicaragua continua a far discutere all’interno della sinistra legata all’America latina. Ortega è un dittatore sanguinario o uno degli ultimi baluardi di ciò che resta dell’Alba? Dietro ai tentativi di destabilizzazione del Paese vi sono o meno gli Stati uniti?

In questo dossier trovate un’intervista ad Ana Margarita Vijil, vicepresidente del movimento di opposizione a Ortega Movimiento Renovador Sandinista, intervenuta al Festival Alta Felicità No Tav, due diverse interpretazioni sul quarantesimo anniversario della rivoluzione, e una dura lettera al quotidianoil manifestoda parte del Coordinamento dell’Associazione Italia Nicaragua, che rimprovera alla testata di essere apertamente anti-orteguista.

La redazione della Bottega ha deciso di dare spazio a tutte le posizioni. Il dibattito è aperto senza l’intenzione di gettare scomuniche a destra e a manca, come invece sta accadendo fra intellettuali, militanti e analisti politici latinoamericani.

Bisogna tuttavia ricordare, anche prima degli eventi dell’ultimo anno, che la presidenza di Ortega è stata contrassegnata più dalla retorica anticapitalista che da fatti concreti, per questo una parte di storici militanti sandinisti – da Gioconda Belli a Ernesto Cardenal – da tempo aveva preso le distanze.

 

 

Il 27 luglio 2019 al Festival Alta Felicità in resistenza al Tav, a Venaus, Lisangà, culture in movimento ha organizzato (con lo Spazio Autogestito) un incontro sulle lotte in Nicaragua.

Abbiamo intervistato Ana Margarita Vijil vicepresidente del MRS (Movimiento Renovador Sandinista) appartenente al movimento di aprile e che è stata due volte arrestata arbitrariamente e successivamente liberata. Ana Margarita continua in Nicaragua la sua lotta e in particolare supporta il Movimento dei Prigionieri e Prigioniere Politiche.

Intervista e testo successivo a cura di Bianca Segovia

 

Qual è la situazione attuale che si sta vivendo in Nicaragua?

Buongiorno a tutti, grazie per questo spazio.

Dal Nicaragua continuiamo in crisi e in resistenza, in crisi da più di un anno perché il regime dittatoriale della famiglia Ortega ha assassinato e incarcerato persone per il solo fatto di difendere e reclamare i propri diritti e la libertà.

Secondo dati delle organizzazioni di diritti umani a luglio dello scorso anno Daniel Ortega aveva assassinato più di 350 persone e ad oggi il numero è salito, ma non ci sono dati precisi, si tratta di omicidi sommari e selettivi e soprattutto nel nord del Paese.

In crisi profonda perché Daniel Ortega non può governare, si mantiene al potere perché possiede le armi, mentre l’economia sta andando a picco. Ma la resistenza continua.

Ed è stata proprio questa resistenza che ha ottenuto una pressione nazionale e internazionale per garantire la liberazione della maggior parte dei prigionieri politici, la sfida è ancora aperta perché Daniel Ortega continua ad essere al potere e l’obiettivo è che Daniel Ortega se ne vada e ci sono più di 100 prigionieri politici nelle carceri. L’obiettivo è che vengano liberati.

Ancora oggi viviamo in una dittatura e l’obiettivo è di avere elezioni anticipate libere e giuste affinché possiamo essere noi nicaraguensi a decidere quale sarà il governo che ci governerà e il futuro del Paese.

Quali sono le prospettive future?

La strategia nazionale è un rilancio della mobilitazione e la strategia internazionale è di più sanzioni per il regime e la chiusura del suo rubinetto di finanziamento.

E potreste credere che quello che sto dicendo potrebbe danneggiare la popolazione del Nicaragua, ma vi dico che non è così, perché abbiamo visto che il denaro che arriva che sia per comprare ambulanze, invece di essere usato per quello si utilizza per il trasporto dei paramilitari, perché abbiamo verificato che non c’è nessuna forma di controllo sull’utilizzo del denaro ricevuto per fini umanitari. Questo denaro viene usato per alimentare la repressione, per questo è così importante chiudere queste forme di finanziamento.

Che cosa chiede nello specifico il Movimento Azul y Blanco agli Stati europei, agli USA e agli Organismi Internazionali? Cosa intendete per sanzioni?

Non chiediamo agli Stati Uniti nulla di più di quello che possiamo chiedere al Canada o al Messico, e non chiediamo di più di quello che chiediamo a qualsiasi Paese europeo, all’Italia: la chiusura dei finanziamenti a Daniel Ortega, sanzioni per lui, la sua famiglia e i suoi collaboratori.

E che ci aiutino perché nella loro legislazione le vittime possano denunciare i criminali, come chiede la commissione dell’OEA, che si possa fare ricorso alla giustizia internazionale, perché in Nicaragua questa possibilità non esiste.

Chiediamo 3 cose:

-che gli spazi multilaterali impongano sanzioni e facciano pressione sul governo Ortega

-che vengano imposte, se possibile, sanzioni nazionali

-che vengano adeguate le leggi per garantire uno spazio che permetta alle vittime nicaraguensi di denunciare i criminali nicaraguensi da lì

Qual è la situazione del governo dopo il 19 di luglio, 40esimo anniversario della rivoluzione storica?

Il regime di Daniel Ortega è entrato in una tappa di logoramento. Si può vedere nella stanchezza della sua base che ha bisogno di discorsi duri e di coesione, che è quello che ha tentato di fare Daniel Ortega durante la celebrazione del 19 di luglio con un pubblico composto per la maggioranza da lavoratori dello Stato obbligati a presenziare che dovevano compilare dei moduli per certificare la loro entrata e la loro uscita dall’atto e da persone finanziate per partecipare.

Lo si vede ugualmente dall’isolamento internazionale. Le rappresentanze internazionali presenti erano di davvero basso livello in termini generali, è nota l’assenza di Bolivia ed è nota la presenza di uno dei principali finanziatori di Donald Trump nella piazza.

Daniel Ortega ha dovuto giocare, il 19 di luglio, un equilibrio tra la necessità di unire la propria base politica e dall’altro la necessità di dare segnali e messaggi per evitare le sanzioni internazionali. Per questo la presenza di questa persona vicina a Trump nella celebrazione del 19 di luglio.

Cosa possiamo fare da qui e cosa rispondi a chi dice che c’è un’ingerenza degli Stati Uniti nel movimento contro il regime Ortega-Murillo?

ll Nicaragua non sta vivendo un’ingerenza nordamericana, quello che sta vivendo è una rivolta nazionale in cerca di giustizia, libertà e democrazia e quello che chiediamo alla comunità internazionale è che ci aiuti come ci aiutò nel 1979, come ci hanno aiutato ogni volta che un dittatore ha voluto imporsi e ha assassinato e ha incarcerato nicaraguensi, quello che chiediamo è aiuto, aiuto e solidarietà, molte grazie.

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Il quarantesimo anniversario della Rivoluzione sandinista storica

In una piazza gremita di simpatizzanti sandinisti e lavoratori statali Daniel Ortega e Rosario Murillo hanno condito di retorica questo importante anniversario.

A differenza dei precedenti anni c’è stata una scarsa presenza di istituzioni straniere. Era presente solo il Presidente dell’Ossezia del Sud (Stato riconosciuto solo da 5 nazioni nel mondo) oltre alla vicepresidente venezuelana e il primo vicepresidente di Cuba.

Rosario Murillo ha iniziato i convenevoli con una sequela infinita di slogan “No pudieron, nipodrán” “Vamos adelante con fe y esperanza” “Nicaragua avanza en paz y unidad” etc

Ha letto alcuni versi dell’inno sandinista e citato Sandino e i suoi generali e i martiri ed eroi storici del FSLN. E il discorso è terminato con altri slogan.

Ortega, intervenuto verso la fine della celebrazione, ha iniziato con delle citazioni bibliche, rivendicando la natura cristiana del suo governo e sottolineando l’unità tra cattolici ed evangelici.

Dopo aver fatto riferimento al movimento contro la guerra dei veterani di guerra USA e al diritto all’emigrazione verso gli Stati Uniti e l’Europa ha iniziato a scaldare la piazza scagliandosi contro il movimento oppositore. Dopo aver detto che “qui abbiamo avuto pazienza, ma tutto ha un limite” ha pronunciato un discorso duro contro ogni possibilità di riaprire un dialogo con l’opposizione e ha ribadito che sì, ci sarà una riforma della legge elettorale, ma solo perché nessuno possa dire che il Fsln ha rubato le elezioni. Tradotto significa che verrà elaborata dall’assemblea nazionale una riforma unilaterale che non tiene conto delle richieste dell’opposizione.

Per chiudere ha ripetuto gli slogan “No pudieron ni podrán”, “Aquíni nos vendemos ni no nos rendimos” e ha chiesto la cancellazione delle sanzioni internazionali.

Gli ex comandanti e comandantas della Rivoluzione erano altri grandi assenti.

Tra coloro ancora vivi Monica Baltodano, Luis Carrión, Moisés Hassan Morales, Humberto Ortega, Sergio Ramírez, Dora Maria Téllez hanno denunciato la deriva autoritaria e sanguinaria del regime Ortega-Murillo.

Dora Maria Téllez, comandante del Fronte Ovest che 40 anni fa entrava vittoriosa a Managua con i suoi 3.000 uomini, fin da subito ha appoggiato le rivolte di aprile, ha denunciato l’isolamento internazionale del Governo Ortega-Murillo e a seguito del 40esimo anniversario ha commentato che il governo è sempre più indebolito e fatica a mantenere le sue basi sandiniste storiche.

Sesta tappa della repressione.

 Dopo 326 morti, 1.500 feriti, 521 prigionieri/e politici /che con misure alternative dal 18 giugno,

182 prigionieri/e ancora in carcere e più di 85.000 esiliati/e il governo ha iniziato una nuova fase di repressione.

Nel Nord da ottobre 2018 a luglio 2019 si sono registrate 30 morti violente (la maggioranza uomini e alcuni casi di femminicidio) tra queste 21 morti sono legate a motivazioni politiche evidenti nei municipi agricoli nei dipartimenti di Jinotega e Matagalpa in particolare a Wiwilì, el Cuá, San José de Bocay e Rio Blanco (fonte ricerca della sociologa Elvira Cuadra).

Le vittime sono persone che hanno partecipato alle attività del movimento civico Azul y Blanco o appartenenti all’opposizione.

Si tratta di omicidi mirati e non casuali, tutti commessi da piccoli gruppi di persone con armi da fuoco. In vari casi ci sono segnalazioni della complicità della polizia e di paramilitari.

Il movimento denuncia che si tratta di una fase che ha l’obiettivo di mantenere sotto minaccia e attacco i leader sociali del movimento civico in forme diverse: in città attraverso l’assedio (circondando le abitazioni), intimidazione, sorveglianza, minaccia, arresti ripetuti; nelle montagne omicidi mirati.

Fin da quando hanno iniziato ad essere detenuti illegalmente nelle galere nicaraguensi i prigionieri e le prigioniere politiche hanno denunciato la loro condizione. Tutti accomunati da un arresto senza un giusto processo e mantenuti nei reparti speciali delle carceri in cui si pratica ordinariamente la tortura fisica, psicologica, la violenza sessuale e l’isolamento sistematico.

In questa fase di repressione odierna 40 ex prigionieri e prigionieresono stati nuovamente sequestrati arbitrariamente, arrestati, pestati, derubati, insultati e poi dopo pochi giorni nuovamente liberati.

Questo è avvenuto anche all’avvocata María Oviedo, della Commissione Permanente dei Diritti Umani (CPDH).

María Oviedo il 26 luglio 2019 è stata arrestata in modo arbitrario dalla Polizia di Masaya mentre accompagnava un detenuto politico, Cristian Fajardo, che si recava in una caserma di polizia.

Questi fatti succedono dopo che il giorno precedente, 25 luglio, le forze di sicurezza dello Stato hanno represso con violenza diverse proteste convocate in diversi luoghi del Nicaragua e hanno arrestato di modo arbitrario vari partecipanti alle stesse.

Gruppi paramilitari e parapoliziali.

15 mesi dopo la comparsa di gruppi paramilitari e parapoliziali il Capo dell’Esercito del Nicaragua, il Generale Avilès, ha dichiarato pubblicamente che non esistono gruppi di questo tipo.

Fino a questa data l’esercito non si era espresso pubblicamente.

Hugo Torres, generale in ritiro ha denunciato che l’Esercito avrebbe il dovere, secondo la Costituzione, di smantellare questi stessi gruppi nel caso in cui la Polizia Nazionale non agisca.

Chiaramente le varie prove di collaborazione della stessa Polizia Nazionale con i gruppi, definiti per questa ragione parapoliziali, evidenzia come le forze armate siano allo stesso modo complici di questa forma di repressione armata statale.

Le prospettive della lotta Azul y Blanco.

A 15 mesi dall’inizio delle lotte di aprile il movimento continua in resistenza nonostante la feroce repressione. Continuano le forme di lotta di piazza, le richieste degli studenti e studentesse rispetto ad un’autonomia dalla politica nelle Università, continua la richiesta di giustizia per le vittime e per le detenzioni arbitrarie e la richiesta che il governo Ortega-Murillo si dimetta e si indicano elezioni anticipate.

Quello che chiede il movimento anti regime è che il governo venga sanzionato per colpire il portafoglio che mantiene aperti i rubinetti dei finanziamenti internazionali che vengono usati per alimentare la repressione.

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Nicaragua: Fsln dimostrazione di forza e sostegno popolare

di Giorgio Trucchi (*)

Se qualcosa ha dimostrato questo quarantesimo anniversario della rivoluzione popolare sandinista – il trionfo di un popolo sulla dittatura sanguinaria dei Somoza – è stata la rinnovata capacità di convocazione e di mobilitazione del Fronte sandinista di liberazione nazionale (Fsln), a poco più di un anno dall’inizio della grave crisi politico-sociale che ha sconquassato il paese.

La consapevolezza di ciò che si è rischiato come società esposta per mesi al tentativo di colpo di stato ha generato una risposta popolare – soprattutto da parte dei giovani – che non si vedeva da anni. L’afflusso massiccio di persone ha superato la capacità di Plaza La Fe, sulle rive del lago Xolotlan, a Managua.

Una festa popolare e militante in cui migliaia (ma tante migliaia) di persone hanno ballato, hanno scandito slogan, hanno intonato e cantato all’unisono vecchie e nuove canzoni di lotta, hanno sventolato senza sosta le proprie bandiere.

Momenti impregnati di storia passata, recente e futura, una folla attenta a ogni intervento dal palco, a ogni dimostrazione di solidarietà e di impegno con il popolo nicaraguense, a ogni messaggio lanciato sul finire della serata dal presidente Ortega.

E mentre la notte scendeva sul lago e la stele vigilante di Sandino si stagliava contra l’immenso cielo rosso violaceo del Nicaragua, l’attenzione della gente non cessava.

Dopo vari interventi, tra cui quello di Salvador Valdés, vice presidente di Cuba, che ha ribadito la “solidarietà incrollabile (di Cuba) con il popolo nicaraguense, che combatte in modo risoluto per preservare la pace, per difendere la propria sovranità e contro i continui attacchi, le minacce, la logica colonizzatrice ed egemonica dell’impero“- e di Anatoly Bibilov, presidente dell’autoproclamata Repubblica dell’Ossezia del Sud, ha preso la parola Delcy Rodríguez, vice presidente del Venezuela.

Siamo arrivati a questa celebrazione nel bel mezzo di pericolose minacce nei confronti di tre rivoluzioni, contro Cuba, Nicaragua e il Venezuela. Attraverso embarghi criminali cercano di colpire la coscienza dei nostri popoli, che sono liberi e indipendenti. Non ci riuscirete! Ve lo ripeto. Non ci riuscirete!

Da questa piazza – ha proseguito Rodríguez – dal Nicaragua libero e sovrano che resiste e vince, dalla Cuba libera e vittoriosa, dal Venezuela indistruttibile, dobbiamo dare una cattiva notizia al signor Trump … Mai più saremo il cortile di casa di qualcuno! Vattene lontano con la tua Dottrina Monroe! ”

Mentre su Managua e sul quarantesimo anniversario scendevano le prime ombre della sera, il presidente Daniel Ortega si è rivolto alla piazza e ha inviato due importanti messaggi: che nelle attuali circostanze storiche che sta vivendo il Nicaragua, l’unico dialogo possibile – per il quale l’opposizione è tornata alla carica dopo averlo abbandonato più volte senza un vero motivo, se non quello di avanzare richieste sempre più insensate e manipolare l’opinione pubblica internazionale – è con quei settori che davvero “sono disposti a lavorare per la pace, la riattivazione della produzione, dell’economia e dello sviluppo economico e sociale del paese“.

Si è inoltre riferito alle riforme elettorali chieste con insistenza dall’opposizione. “Le faremo, in modo che nessuno venga più a lamentarsi e cerchi scuse dicendo che abbiamo rubato i votiContinuano poi a insistere per anticipare l’appuntamento elettoraleMa cosa vogliono? Che li asfaltiamo prima delle riforme per poi dire che c’è stata frode?

Per quanto riguarda il periodo, Ortega ha spiegato che saranno rispettati i dettami della Costituzione, che prevede elezioni generali la prima domenica di novembre 2021.

Abbiamo fiducia e siamo convinti – ha concluso – che questo popolo saprà difendere i propri interessi, saprà difendere i propri diritti, saprà difendere la sovranità del paese, come ha fatto nel corso della sua storia e soprattutto negli ultimi tempi “.

(*) Fonte: Peacelink

Leggi anche: Nicaragua: dollari e bugie

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Lettera al quotidiano il manifesto da parte del Coordinamento dell’Associazione Italia Nicaragua

“Caro Manifesto, quotidiano comunista.
Peccato che c’è chi è di destra e scrive sul Manifesto.
Per quanto riguarda le informazioni sul Nicaragua che scrive il Sig. Gianni Beretta (che vive in Italia e non in Nicaragua), ci preme farvi sapere che sono più che altro notizie che gli riportano i suoi amici dell’Mrs e Ong finanziate dalla Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale, USAID.
Non fa sapere ai lettori del Manifesto  che l’anno scorso, ( 2018)  dall’aprile fino a metà giugno, gruppi di delinquenti (e non studenti) pagati, hanno commesso atrocità e devastazioni, atti terroristici, per raggiungere l’ obiettivo fallito che era quello di cacciare con la forza il Presidente del Nicaragua, democraticamente eletto.
In quei tre mesi, il Nicaragua ha visto i nuovi contras all’assalto del paese; hanno ricordato i metodi somozisti;  hanno distrutto e minacciato,  ucciso e torturato, sequestrato un intero popolo. Chi gestiva i delinquenti,  per  distruggere in primo luogo strutture pubbliche, ricevevano quotidianamente appoggi ed ordini dalla ambasciata a Managua  degli Stati Uniti. Non so voi come avreste reagito, per frenare la ferocia che si era scatenata nel paese e non si venga a parlare della repressione di Ortega quando i “pacifici manifestanti” hanno ucciso 25 poliziotti.
Il vostro collaboratore Beretta, scrive quattro giorni dopo il 19 di luglio e pare non abbia visto la piazza di Managua. Una grande e partecipata manifestazione non solo per celebrare l’Anniversario della Rivoluzione Popolare Sandinista, ma anche per sostenere l’attuale Presidente. Prima o poi Beretta dovrà rendersi conto e  rassegnarsi,  la maggioranza della popolazione è sandinista ora più che mai e  appoggia Ortega, questa è la realtà. Il Nicaragua ha bisogno di pace e tranquillità, il lavoro, la salute, l’istruzione prima di tutto e non la guerra.. È inutile che il vostro collaboratore si faccia scudo di alcuni errori commessi da Ortega, solo per dare una mano alla destra golpista nicaraguense.
Consigliamo al Manifesto, se vuole continuare a mantenere la parola comunista e far tesoro di quella  onestà intellettuale  di verificare le falsità  che si riportano prima di essere pubblicate, perchè Beretta è oscenamente di parte. Della parte sbagliata.
Cordiali saluti”.

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

6 commenti

  • Un aspetto poco conosciuto è come la repressione del governo Ortega/Murillo si sia abbattuta anche su guerriglieri e militanti della rivoluzione del 1979.
    Riporto un articolo di Monica Baltodano del 5 gennaio scorso, che rende l’idea di quanti sandinisti della prima ora si trovassero in quel momento in galera per aver solidarizzato con i movimenti di protesta di oggi.

    https://correspondenciadeprensa.com/2019/01/05/nicaragua-cronica-desde-la-carcel-con-los-presos-de-la-dictadura-monica-baltodano/?fbclid=IwAR1e3oJJC7N1HpV2Toh7jzCo8Y0lAYFIbyWdxF9q3PDcTC-26UQ32iOS424

    Per inciso, Monica Baltodano fu comandante guerrigliera durante la fase insurrezionale dell’offensiva finale del 1978-1979 contro la dittatura di Somoza. Venne premiata con l’Ordine Carlos Fonseca, la più alta distinzione assegnata dalla FSLN alle personalità che si sono distinte nella lotta rivoluzionaria.
    E’ stata Vice Ministro della Presidenza e Ministro degli Affari regionali durante gli anni della Rivoluzione popolare sandinista (1982-1990).
    Nel 1994 è stata eletta alla direzione nazionale dell’FSLN e responsabile dell’organizzazione, e nel 1997 è stata eletta deputata dell’Assemblea nazionale.
    Da lì ha respinto il patto di Ortega con Arnoldo Alemán e il diritto e la corruzione nella condotta del suo partito.
    A causa delle sue posizioni critiche, è stata successivamente esclusa da tutti gli organismi dell’FSLN.
    Si è dedicato alla promozione di nuovi movimenti sociali in Nicaragua, contro il neoliberismo, le privatizzazioni e agli accordi di libero scambio CAFTA (FTA CA-USA).
    E’ autrice della monumentale opera “Memorias de la Lucha Sandinista”.

    La cronaca di Monica dal carcere è stata scritta in seguito a una visita al fratello Ricardo Baltodano, anche lui fra gli arrestati.
    Ricardo fu militante studentesco contro la dittatura di Somoza.
    Negli anni ’80 divenne Segretario Nazionale della Juventud Sandinista di León, e poi Segretario Regionale di Managua e Vice Coordinatore Nacional de la JS19J.
    Quella che segue è la solidarietà a Riccardo dei dirigenti sandinisti delle organizzazioni giovanili e studentesche del primo decennio della rivoluzione (quelli, per intenderci, che dopo aver combattuto contro la dittatura si sono mobilitati per alfabetizzare il paese).

    http://www.resumenlatinoamericano.org/2018/10/01/nicaragua-exigen-la-libertad-de-ricardo-baltodano-historico-luchador-sandinista/?fbclid=IwAR0rAR-_70hmqp0glGfidwE7b4voj1VLkEp-SpaOhZJc2OtFrXfhzArYRwM

    Anche Monica è stata arrestata in marzo (poi rilasciata), assieme a sua figlia, durante una manifestazione per la liberazione dei prigionieri politici.
    Non è la sola, fra i comandanti.
    Nell’agosto del 2018 è stato arrestato Carlos Brenes Sánchez.
    Carlos Brenes è entrato nella guerriglia antisomozista nel 1973.
    Fu comandante della brigata dei carri armati a Managua, nel 1985 diventò comandante della regione speciale per la difesa di Managua, e successivamente comandante della seconda regione militare, fino al congedo nel ’92.

    https://100noticias.com.ni/nacionales/92610-detienen-coronel-retiro-carlos-brenes/?fbclid=IwAR1yD3Ec8zUMny1KjP_fFVvX0RIZBA7tQAzLMpgITrNSm2JpQBIqPRzs-ZE

  • Sara Henríquez

    Sres del blog la Bottega del Barbieri.
    Quiero comentarles que la exposición de tres escritos diversos y desequilibrados; una entrevista a una activista y de defensora de Derechos Humanos Nicaragüense y víctima del régimen Ortega-Murillo, con dos escritos de italianos, estacionados en el tiempo del internacionalismo de los 80. Es totalmente perverso ante la la realidad y sobre todo LA VERDAD.
    No se puede estar con Dios y con el Diablo, como decimos en Nicaragua. Esa actitud que abona a la doble moral y/o justificar lo injustificable, llevó a Nicaragua a la tradición de la revolución que murió en el intento y alimentó a la nueva Dictadura Ortega-Murillo.
    Les sugiero investigar más, vayan a Nicaragua, hablen con la gente, lean los desgarradores informes de las graves violaciones a los Derechos Humanos y crímenes de Lesa Humanidad.
    Alguien ignorante de lo que sucede en Nicaragua, y con orígenes de izquierda y amante de “la revolución de los 80”, lee estas publicaciones de su blog, termina creyendo que la Ana Margarita Vijil, se “la fumó verde” y que los señores italianos de la tercera edad, tienen toda la razón. Porque uds no saben porque murió Alvarito Conrado de 15 años, quien recibió un disparo de un franco tirador cerca de la catedral de Managua, mientras llevaba agua a los estudiantes al inicio de las protestas pacíficas, y sus últimas palabras fueron: “me duele respirar”, murió con su atención médica rechazada. Porque la ministra de salud, dió la orden de no atender a los protestantes. Él es uno de los 325 asesinatos documentados…
    Por favor no contribuyan a las mentiras.
    No contrasten opiniones ideológicas fanáticas con la realidad de Nicaragua.
    No es “golpe de Estado”, ni “intervención de EEUU”, es una REBELIÓN ciudadana pacífica, que se hartó de una familia y cúpula enriquecida a costas de la corrupción, extrema pobreza, fraudes electorales, pactos, mentiras y represion.
    Donde cada día de desgobierno de la Dictadura Ortega-Murillo, hay más asesinatos, cárcel, Torturas, desapariciones y exilio.
    Sólo les pido respeten el dolor, que es evidencia de la verdad sobre Nicaragua.
    Necesitamos de la comunidad internacional urgente, para sacar al nuevo Somoza, que después de 40 años, creció y se formó en la dinastía Ortega-Murillo

  • Mariapaola Ciafardoni

    Gentilissimi,
    innanzi tutti grazie per aver dato spazio ad una questione di cui si parla molto poco e si discute ancor meno.
    Avere la possibilità di informarsi accedendo a più letture è un’opzione valida, sempre e quando le posizioni presentate partano da presupposti di onest​à​ e legittimità.
    Spiace vedere che abbiate voluto dare spazio al articolo di Giorgio Trucchi e alla lettera al Manifesto dell’Associazione Italia Nicaragua.
    Ma andiamo con ordine: nell’articolo, Trucchi, sostiene che l’FSLN abbia ancora delle solide basi e un grande consenso popolare.
    Chi conosce bene il paese sa che alle manifestazioni pubbliche, la gente partecipa perché è obbligata: al mattino presto, aut​o​bus di partito, passano per i barrios (quartieri) a raccogliere la gente. In cambio vengono distribuiti panini e 200 cordobas (l’equivalente di 5 euro). I funzionari pubblici sono obbligati a partecipare ad ogni evento celebrativo o indetto dal partito, pena il licenziamento in tronco (in alcuni casi accompagnato da una sonora pestata).

    Il Manifesto, tanto critica​to​, è stato l’unico giornale di sinistra in Italia molte testate di sinistra europee si sono schierate da subito con la gente in rivolta) che è partito dall’autocritica e ha deciso di dare spazio a chi stava chiaramente subendo una gravissima ingiustizia. L’errore delle sinistre di cercare un colpevole sempre fuori dal proprio (ormai debolissimo) recinto, ha portato allo sfacelo di cui oggi siamo tutt* testimoni.

    Chi conosce un po’ la storia del Nicaragua sa che Ortega ha tradito la rivoluzione già nel 1990 con la pignatta sandinista, ha tradito la rivoluzione quando ha violentato la figliastra Zoilamerica, quando ha stretto patti commerciali con i giganti del nord, quando ha fatto accordi con il vescovo Obando y Bravo (grande nemico della rivoluzione sandinista) e ha reso l’aborto illegale (in Nicaragua era possibile da fine ‘800) in cambio dei voti dell’elettorato cattolico; ha tradito quando ha chiuso gli occhi sulla deforestazione delle riserve naturali per accontentare magnati stranieri; ha tradito quando ha venduto la concessione per la costruzione del canale interoceanico ad un imprenditore cinese, ha tradito tutte le volte che ha scordato gli ideali socialisti che lo avevano mosso in gioventù in nome dell’arricchimento personale.Le alleanze strategiche di Ortega e sua moglie sono state la forza per la costruzione di un vero e proprio impero economico ( e politico); pur accusando i suoi oppositori di essere manovrati dalla destra internazionale, il presidente ha aperto le frontiere del paese al libero mercato e agli interessi del gran capitale: ha funzionato da muro contro l’immigrazione di caraibici e sudamericani verso gli USA, ha facilitato il narcotraffico e l’esportazione illegale di preziose materie prime. Per questa ragione risulta difficile e quasi tragicomico parlare di ingerenza statunitense in Nicaragua. Chiaro che il gigante del Nord non la fará finita con la sua politica “ingerentista” nei luoghi di interesse strategico, ma nel caso del Nicaragua é stato il presidente socialista a fornire il passpartout per saccheggiare risorse e ricchezze di un paese attualmente genuflesso: sfruttamento delle risorse minerarie, concessioni per costruzioni di grandi opere, espropriazione di aree agricole per la produzione di agrocombustibile, disboscamento massivo per commerciare legni pregiati. Un vero disastro firmato Ortega.

    Partendo dal presupposto che la libertà d’espressione sia un valore intoccabile, ​il diritto di parola va dato a tutti? Sia a oppressori (e a chi li sostiene) che oppressi? ​Dare a gente mediamente informata notizie del genere può dar adito a pericolose letture e deduzio​ni.

    Tenete peraltro conto del fatto che ancora oggi, mentre noi scriviamo, sono in atto violenze e sequestri da parte del regime di Ortega. ​Lui è il responsabile della morte di centinaia di persone e lo dicono anche le relazioni firmate da importanti e riconosciute organizzazioni internazionali.

    ​I morti chiedono giustizia, lo chiedono i ragazzini a cui i paramilitari di regime hanno sparato in fronte a sangue freddo, le donne violentate nelle carceri per aver preso parte alle manifestazioni di piazza, le migliaia di persone picchiate per aver espresso dissenso.
    Scrivo questo commento da persona di sinistra ma se per certuni questa parola è diventata altro, beh, che se la tengano! Sono i valori che non si toccano, la giustizia che non si discute.

    Il mio nome é Mariapaola Ciafardoni, ho vissuto in Nicaragua per vari anni, fino allo scorso novembre. Ho visto con i miei occhi tutte le manifestazioni realizzate a Managua​ ​tra aprile e ottobre 2018​ e ho provato a raccontarlo sulle colonne di qualche giornale e in dibattiti pubblici.

    ​Cordiali saluti​

  • Immaginavo che la scelta di articoli con opinioni così diverse avrebbe fatto discutere, ma la mia idea non era quella di non prendere posizione, quanto piuttosto quella di dare un quadro delle idee in campo come fanno anche Alainet e Rebelion. Personalmente, come avevo già evidenziato nella breve nota introduttiva, le contraddizioni dell’orteguismo sono molteplici e del sandinismo del 1979 è stata mantenuta solo la retorica anticapitalista e concordo in gran parte con i commenti precedenti. Via via ho messo in evidenza le contraddizioni nei miei articoli in Bottega e la stessa adesione di Ortega all’Alba mi sembrava poco più che formale.
    Ricordo anche,in tempi non sospetti,che Gioconda Belli nei suoi 2 romanzi sulla rivoluzione sandinista si era già espressa in maniera critica su Ortega-Murillo nei primi anni dopo l’ingresso a Managua.
    Tuttavia il dibattito resta aperto, per cui tutte le opinioni sono benvenute, soprattutto da chi vive o ha vissuto in Nicaragua.

  • Beh, io in Nicaragua ci ho vissuto per piú di 15 anni ed ho potuto vedere come si é potuto togliere il sorriso alle persone nell’aprile dell’anno scorso.
    Quei giorni di aprile ci guardavamo tutti esterrefatti per come venivano attaccati e assassinati i ragazzi che protestavano e si difendevano con le mani vuote e lanciavano pietre dai recinti universitari.
    Il mattino di sabato 21 aprile il giorno dopo che venne dato l’ordine di cambiare le pallottole di gomma con proiettili veri, con i primi assassinati, Managua nel suo cuore pulsante del “mercado oriental” era in shock. Gli autobus e taxi vagavano per le strade senza polizia senza già rispettare stop e semafori, le persone per strada e alle fermate avevano in volto la consapevolezza di chi aveva capito che il potere aveva gettato la maschera. Si, ci si stava rendendo conto che tutto era cambiato. Le strade attorno al mercato iniziavano a essere sbarrate da barricate fatte di sacchi di riso e fagioli, il supermercato e le stazioni di servizio avevano delle file gigantesche come se si fosse appena scatenata una calamità sulla città. Davanti all’entrata del carcere “El Chipote” le mamme scandalizzate e tristi come le persone che sanno che lottano contro ingiustizie troppo grandi, raccontando come erano stati arrestati i propri figli di come ci fossero già in quel momento tanti scomparsi, che tutt’ora non sono riapparsi, di come la polizia non avendo logica ne sapendo che fare si era scagliata su chiunque in quelle notti fosse per strada. Ricordo l’assurdo racconto della sorella di un ragazzo arrestato perché si era trovato nel posto sbagliato nel momento sbagliato, lui che guidava la sua “caponera”. Lo avevano strappato dal volante a motore acceso. Iniziavano ad apparire civili con passamontagna in groppa a moto senza targa e fucili in mano che entravano e uscivano dalle caserme e stazioni di polizia, quelli che poi sarebbero diventati i gruppi paramilitari responsabili della repressione.
    In quelle notti nei “barrios” più poveri del centro già si muovevano nella notte le volanti della polizia a cercare ragazzi e studenti dentro le case della gente comune che difendeva a mano “limpia” dalla violenza di persone (gli stessi poliziotti) che in quei “barrios” ci vivono accanto a loro.
    Mi sono sempre chiesto come avrebbero potuto guardare in faccia i familiari e i vicini dopo le azioni che stavano combinando.
    In quei giorni e poi nei mesi successivi ci sembrava di stare dentro un film, c’era chi cercava di giustificare cercava di trovare una logica a tutto questo ma la unica verità era che ci avevano rubato il sorriso e avevano buttato la maschera, quella maschera di paese normale di giustizia ed equilibrio, di fiducia e di rispetto. Fa male ancora.

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