Parigi, Rima Hassan: rinviato a ottobre il processo per…
… per l’europarlamentare franco-palestinese.
Il tribunale di Parigi, martedì 7 luglio, ha rinviato al 19 e 20 ottobre il processo all’europarlamentare di France Insoumise Rima Hassan1, conosciuta anche in Italia per aver fatto parte dell’equipaggio della Gaza Freedom Flotilla.
Rima Hassan viene fermata il 2 aprile 2026 e tenuta in custodia per alcune ore, con l’accusa di “apologia di terrorismo” per aver citato in suo post su X una frase del militante giapponese Kozo Okamoto, un militante dell’Armata Rossa giapponese fra gli autori dell’attentato all’aeroporto di Tel Aviv del 30 maggio 1972. L’accusa nasceva dalla denuncia esposto del deputato lepenista del Rassemblement nationale Matthias Renault.
L’udienza del processo era fissata per martedì 7 luglio ma il tribunale ha accolto la richiesta di rinvio degli avvocati della difesa, motivata dalla tardiva comunicazione di numerose carte d’accusa portate dalle numerosissime associazioni filo sioniste e filo israeliane che si sono costituite parte civile, tanto da portare alla costituzione di uno staff di avvocati d’accusa composto da ben 12 avvocati.
In aula e davanti al tribunale erano presenti molti militanti solidali, fra cui il leader di LFI Jean-Luc Mélenchon. Nei mesi precedenti, oltre ai suoi compagni di partito, avevano espresso solidarietà verso Hassan vari intellettuali e artisti.2 La presidente della Sinistra europea Manon Aubry e il costituzionalista francese Benjamin Morel, hanno espresso le loro preoccupazioni sottolineando in particolare il tentativo di ignorare l’immunità parlamentare di cui dovrebbe godere Rima Hassan. Il Comune di La Corneuve le ha concesso la cittadinanza onoraria.
Alla vigilia del processo è stata rinnovata anche la solidarietà dei suoi colleghi italiani al Parlamento europeo, Ilaria Salis3 e Mimmo Lucano.4
Le parti civili hanno contestato il rinvio, che vede mettere in discussione il tentativo di mettere sotto accusa qualsiasi forma di contestazione e denuncia dei crimini di Israele. Lo abbiamo visto in Gran Bretagna con la dura repressione del movimento Palestine Action, e in Italia con l‘arresto dell’ Iman di Torino Mohamed Shahin, le repressioni nel corso delle manifestazioni propalestina, le sanzioni sindacali contro i Vigli del Fuoco solidali e quant’altro. E che, nel caso Hassan, vede lo schierarsi con le accuse del solito “antisemitismo”, dei filo sionisti della stampa italiana. cfr Il Foglio QUI
Riportiamo l’articolo uscito sul quotidiano francese Liberation dopo il rinvio del processo
Rinviato il processo all’eurodeputata di LFI Rima Hassan per apologia di terrorismo.
Il tribunale di Parigi ha accolto la richiesta del legale dell’imputata, che avrebbe dovuto comparire in udienza martedì 7 luglio. La decisione è stata motivata dall’elevato numero di parti civili e dalla tardiva comunicazione di alcuni documenti.
Questo processo avrebbe dovuto essere il primo a coinvolgere una figura politica accusata di apologia del terrorismo. L’udienza è stata infine rinviata al 19 e 20 ottobre per “garantire che il procedimento potesse svolgersi in un clima sereno”, secondo quanto dichiarato dal giudice presidente del Tribunale penale di Parigi. L’eurodeputata franco-palestinese Rima Hassan deve rispondere dell’accusa di “apologia del terrorismo” in seguito a un post pubblicato su X lo scorso marzo, nel quale citava Kōzō Okamoto – autore della strage del 1972 all’aeroporto di Tel Aviv, costata la vita a 26 persone e compiuta per conto del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina.
Manifestazione di sostegno
Martedì 7 luglio, quasi 300 persone si sono radunate davanti al tribunale di Parigi per sostenere la rappresentante di *La France Insoumise*; una scena che mette in luce il significato più ampio dei procedimenti giudiziari per questo reato, in forte aumento dal 7 ottobre 2023. Uno striscione esposto sul palco allestito per l’evento riassumeva il messaggio della manifestazione: “Difendere la Palestina non è un reato”. Rima Hassan compariva in tribunale per la prima volta, segnando quello che lei stessa ha definito – sul suo account X, il giorno prima dell’udienza – il “ventiduesimo procedimento legale avviato contro di me a causa delle mie opinioni politiche e delle posizioni legate al mio mandato elettivo”.
Circondata da diversi eletti di *La France Insoumise* – tra cui Jean-Luc Mélenchon, presente come già accaduto per il portavoce di *Révolution Permanente*, Anasse Kazib – e da figure di spicco del movimento pro-palestinese, Rima Hassan ha ringraziato brevemente i suoi sostenitori prima di entrare in aula.
I banchi riservati al pubblico erano gremiti, occupati a tratti dai sostenitori dell’eletta e in altri momenti da osservatori che appoggiavano le parti civili – anch’esse presenti in gran numero, per un totale di otto soggetti. Sebbene la comparizione in tribunale di Rima Hassan scaturisca dalle denunce depositate da LICRA, Avvocati Senza Frontiere, l’Organizzazione Ebraica Europea (un gruppo abituato a tali procedimenti) e il Ministero dell’Interno, diverse altre organizzazioni di vigilanza contro l’antisemitismo hanno chiesto di costituirsi parte civile (tra cui l’Osservatorio Ebraico di Francia, l’Associazione contro l’odio antisemita e il razzismo, l’Ufficio Nazionale di Vigilanza contro l’Antisemitismo, l’Unione degli Studenti Ebrei di Francia e la madre di una vittima degli attacchi del 7 ottobre 2023). Per alcuni di questi gruppi, l’iniziativa è giunta “alla vigilia dell’udienza”, ha fatto notare Vincent Brengarth, avvocato dell’eletta, nel richiedere un rinvio.
“Inversione dell’accusa” denunciata dalle parti civili
“La questione in gioco riguarda l’equo processo e la possibilità di giudicare in condizioni ottimali”, ha sostenuto il legale di Rima Hassan, affermando di aver ricevuto la maggior parte dei documenti e delle argomentazioni giuridiche della controparte il giorno prima o addirittura la mattina stessa dell’udienza. “Siamo di fronte a una significativa proliferazione di costituzioni di parte civile, come dimostra la presenza di numerosi avvocati”, ha protestato il legale, sottolineando che le parti civili erano rappresentate da dodici avvocati, a fronte dei soli due della difesa.
La richiesta di rinvio è stata contestata dalle parti civili, che hanno denunciato una strategia volta a “ribaltare l’accusa”. “Rimandare questo dibattimento — rinviare il processo — significa costringere le parti civili e i loro legali a continuare a vivere sotto l’ombra del disordine pubblico”, ha sostenuto l’avvocato Elbaz per conto della Licra, citando le “intimidazioni” subite da diversi suoi colleghi, atti attribuiti ai sostenitori di Rima Hassan. Anche l’accusa, rappresentata da due magistrati, si è opposta al rinvio, osservando che la consegna tardiva degli atti processuali costituiva una “procedura standard e di routine” per casi di questa natura.
Il parallelo con il caso Anasse Kazib5
Mentre la difesa intendeva sollevare una questione prioritaria di costituzionalità (QPC) riguardante le parti civili, le varie argomentazioni hanno fatto riferimento a un caso analogo. Il 26 giugno, l’udienza relativa al procedimento contro Anasse Kazib — ex candidato alle presidenziali accusato di “apologia del terrorismo” per aver espresso “sostegno alla resistenza palestinese” il giorno degli attacchi del 7 ottobre 2023 — era stata rinviata per un motivo simile.
I procedimenti legali per apologia di terrorismo sono aumentati costantemente dal 7 ottobre 2023, spesso su iniziativa di organizzazioni che combattono l’antisemitismo o sostengono il governo di Benjamin Netanyahu. Secondo i dati del Ministero della Giustizia, entro la fine del 2024 erano 350 le persone condannate per questo reato.
In discussione l’immunità parlamentare dell’eurodeputata
Rima Hassan ha lasciato il tribunale senza rilasciare dichiarazioni, con la sua consueta kefiah palestinese sulle spalle. L’eurodeputata “è fiduciosa”, ha dichiarato il suo avvocato alla stampa, poiché “non abbiamo dubbi sul fatto che si tratti di un procedimento essenzialmente politico”. Parlando con *Libé* prima dell’udienza, il legale ha sostenuto che la revoca dell’immunità parlamentare della sua assistita – scaturita dall’apertura di un’indagine per un reato contestato in flagranza – derivasse da un'”errata interpretazione” da parte del tribunale. “Spetta al Parlamento europeo decidere”, ha osservato Vincent Brengarth.
Non c’è dubbio che questo aspetto del caso – già denso di implicazioni significative – rivestirà un ruolo centrale nel procedimento, riprogrammato per il 19 e il 20 ottobre.
Da qui liberation.fr/societe/police-justice/le-proces-de-leurodeputee-lfi-rima
altri link
https://www.politico.eu/article/french-mep-rima-hassan-trial-over-accusations-glorifying-terrorism/
https://www.instagram.com/reel/DagpnUkFH_x/?igsh=Yjl6aTA3MnA2cjE4
2 “tra cui il premio Nobel Annie Ernaux, l’ex ministro Christiane Taubira, il cantante Benjamin Biolay, il regista Xavier Dolan e la scrittrice Virginie Despentes.” da qui rainews.it
3 Ilaria Salis: Piena solidarietà alla mia collega Rima Hassan, oggi sotto processo a Parigi per un semplice tweet che affermava un principio tanto semplice quanto universale: «Finché esisterà l’oppressione, la resistenza non sarà soltanto un diritto, ma un dovere.»
È evidente che, oltre a essere l’ennesimo episodio di persecuzione nei confronti di una delle figure più simboliche della solidarietà internazionale con la Palestina, si tratta di un attacco politico contro l’intero movimento che sostiene il popolo palestinese. Un attacco che dobbiamo respingere insieme. Ci avevano già provato all’indomani del 7 ottobre. Ci riprovano ancora, in tutta Europa. Ma non riusciranno a ridurre al silenzio chi denuncia il genocidio, l’occupazione, i crimini e le violazioni del diritto internazionale.
La lotta per la libertà è più forte della repressione.
Continueremo a lottare per la liberazione della Palestina, perché la liberazione della Palestina è anche la liberazione dell’umanità. Di tutta l’umanità. Compresa la nostra
4 Mimmo Lucano
Voglio esprimere la mia piena e totale solidarietà all’eurodeputata Rima Hassan, oggi sottoposta a un clima crescente di intimidazione politica e pressione giudiziaria per aver scelto di dire la verità su ciò che accade al popolo palestinese.
So cosa significa essere colpiti non per ciò che si è fatto, ma per ciò che si rappresenta e per le parole che si hanno il coraggio di pronunciare.
So cosa significa essere trascinati dentro meccanismi giudiziari e mediatici che mirano a isolare e delegittimare chi non si piega.
So anche cosa significa la parola solidarietà.
La conosco non come formula retorica, ma come scelta politica e umana.
Dal sostegno al popolo palestinese al gesto del gemellaggio con Gaza, ho sempre ritenuto necessario stare dalla parte di chi subisce oppressione, assedio e violazione dei diritti fondamentali.
A Gaza, davanti agli occhi del mondo, si consuma una tragedia che numerose voci autorevoli descrivono come una delle più gravi catastrofi umanitarie del nostro tempo, mentre le potenze globali restano a guardare o intervengono troppo tardi, quando il danno è già compiuto.
In questo contesto, colpire chi denuncia, chi parla, chi prende posizione non è un fatto isolato: è un segnale politico preciso.
Ed è per questo che oggi la solidarietà non può essere tiepida né diplomatica.
Ribadisco quindi la mia vicinanza politica, umana e militante a Rima Hassan.
Difendere la sua libertà di parola significa difendere la libertà di tutti.
Il diritto di denunciare l’ingiustizia non è un crimine.
Tacere di fronte all’ingiustizia è complicità con chi commette ingiustizie.
Mimmo Lucano
5 Sul caso Anasse Kazib vedi qui: lavocedellelotte




