Pohl: sulle navi di Pavlov…

con gli Hechee a mercanteggiare

di Fabrizio («Astrofilosofo») Melodia  

«Purtroppo siamo qui ancora a scrivere, a tarda notte, una notizia col cuore spezzato. Se n’è andato ieri Frederik Pohl, uno dei più grandi personaggi del mondo della fantascienza. Per chi scrive anche un amico: ci eravamo sentiti l’ultima volta qualche mese fa a proposito dei suoi articoli pubblicati su Robot. Cosa che gli faceva molto piacere, anche perché gli permetteva di rinfrescare il suo italiano, lingua che conosceva e un po’ anche parlava».

Cosi si legge nel necrologio sentito e sofferto apparso su DelosNetwork, davvero una notizia sconfortante e che lascia sgomenti non solo gli appassionati di science fiction.

Frederik Pohl ci ha lasciato il 2 settembre, ultranovantenne, dopo aver lasciato un segno indelebile.

Nato a New York il 26 novembre 1919, Pohl da adolescente frequentò la prestigiosa Brooklyn High School of Science, dove conobbe il «good doctor» Isaac Asimov, con il quale formò un’amicizia che durò tutta la vita.

Purtroppo a causa della Grande Depressione, Pohl dovette interrompere gli studi appena quattordicenne e iniziare a lavorare.

Gran testa calda e carattere battagliero, Frederik Pohl si fece ben sentire in ambito lavorativo e politico, entrando a far parte, a sedici anni, della Young Communist League, un’organizzazione di che supportava i sindacati e si opponeva al razzismo e al fascismo europeo. Ne fu espulso – così si racconta – anche a causa delle sue obiezioni a uscire dalla fantascienza, ritenuta corruttrice della gioventù.

Pohl affermò invece che aveva deciso di andarsene da quando la Lega aveva cambiato il suo approccio politico, cioè dopo il patto fra Stalin e Hitler nel 1939.

Molte opere di Frederik Pohl risentono di questa vena “comunista”: sono un chiaro e satirico contrappunto al consumismo e al modo di vivere “americano”: in particolare si accanì contro la pubblicità, che considerava un plagio legalizzato.

Fu amico di C. M. Kornbluth, con il quale nacque una prolifica collaborazione.

Insieme scrissero, nel 1953, la distopica satira di un mondo governato dalle agenzie pubblicitarie «I mercanti dello spazio» seguito da «Frugate il cielo» nel 1954, da «Gladiatore in legge» nel ’55, da «Il segno del lupo» nel ‘57.

Con Jack Williamson invece Pohl diede vita alla trilogia «Le scogliere dello spazio» (1964), «Il figlio delle stelle» l’anno dopo, «Stella solitaria» (’69).

Molti anni dopo la morte di Kornbluth, Pohl scrisse un seguito alla loro opera più famosa: «Gli antimercanti dello spazio».

Fu anche autore del romanzo «I mercanti di Venere» (1972) un racconto satirico sul capitalismo, incluso nella raccolta «The Gold at the Starbow’s End» (titolo italiano «Alpha Aleph») in cui fu introdotta per la prima volta la razza aliena degli Heechee.

Ma l’opera per cui vorrei ricordarlo – a titolo puramente personale – è «Le navi di Pavlov» conosciuto anche come «L’insidia del Glotch» (del ’56), un durissimo libello contro la guerra del Vietnam in chiave fantascientifica, pubblicato originariamente a puntate su «Galaxy» nel 1957 e poi ampliato.

Il recensore di «Galaxy», Floyd C. Gale, elogiò il romanzo come «un quadro autenticamente convincente di una marina in tempo di guerra e … un solleticante think-tank». Anthony Boucher affermò che il romanzo era «in una volta affascinante e deludente», elogiando Pohl per la sua «abilità heinleiniana nell’esposizione indiretta e dettagliata di un futuro convincente» ma criticò il romanzo come episodico, debolmente caratterizzato e arbitrariamente risolto. Il romanzo ebbe molte influenze, quella più particolare fu nei riguardi del «Progetto Montauk», una serie di esperimenti governativi segreti degli Stati Uniti, che si sarebbero svolti nella base di Camp Hero oppure nella Montauk Air Force Station nella località di Montauk, sull’isola di Long Island, con lo scopo di sviluppare procedure di guerra (psicologica e non solo).

Tutti elementi presenti nel romanzo di Frederik Pohl, come a dire che spesso la fantasia e la grande versatilità della fantascienza possono essere più veritiere della realtà stessa.

Altre opere su questo versante sono state prodotte da questo maestro della fantascienza: «The Wizard of Pung’s Corner» dove attrezzature militari complesse e spettacolari si rivelano inutili contro contadini armati di vecchi fucili, e «Il tunnel sotto il mondo», dove un’intera comunità viene tenuta prigioniera per ricerche pubblicitarie.

Negli anni settanta, Pohl scrisse «Uomo più» e la serie degli Heechee, composta dai romanzi «La porta dell’infinito» (o «Gateway») e poi, nel decennio successivo, «Oltre l’orizzonte azzurro», «Appuntamento con gli Heechee» e «Gli annali degli Heechee».

Un’altra opera degna di lui fu «Il pianeta Jem» (1980).

Dal ’59 fino al 1969, Pohl pubblicò la rivista «Galaxy» e la sua gemella «If», vincendo il premio Hugo (per «If») per tre anni consecutivi.

La sua morte – dopo un anno terribile che ha visto andarsene Richard Matheson, Ian M. Banks e Jack Vance – è un duro colpo, anche perché i più pessimisti sostengono che la science fiction sprofondi nella totale assenza d’idee e in un vuoto manierismo.

Io preferisco pensare Pohl “sapesse” che era il momento di lasciare spazio ai “nuovi autori” che realmente amano la sovversione della fantascienza.

Resta un esempio da non dimenticare: sei sempre con noi, Fred.

 

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