Dire migrazione

Quali le parole per dire la migrazione? La Carta di Roma

di Maria Rosaria Baldin

Come i media parlano delle migrazioni? Quali le parole utilizzate? Generalmente il linguaggio è sbagliato, superficiale e fuorviante, spesso preso a prestito dalla politica o dagli stereotipi più beceri.

Pensiamo, per esempio, all’attuale situazione di Lampedusa: si parla di “Ondata di clandestini”, “rischio invasione”, “clandestini che aspettano di partire dalla Libia” e così via. Innanzitutto la parola “clandestino” è sbagliata. Il suo significato letterale è “colui che si nasconde alla luce del giorno”. Non sembra che si possano definire “clandestine” persone che chiedono aiuto, chiamando con il telefono satellitare o mandando SOS perchè si trovano in barche che rischiano di affondare. Con questa assurda semplificazione, oltre che creare inutili allarmismi nell’opinione pubblica, si evita di parlare di una precisa categoria di migranti – la quasi totalità di chi arriva a Lampedusa – , e cioè i richiedenti asilo.

E se la mancata tutela dei richiedenti asilo da parte dell’amministrazione pubblica italiana va contro la nostra costituzione (che, all’articolo 10, tutela “lo straniero al quale, sia impedito nel suo paese, l’effettivo esercizio delle libertà democratiche”) e la stessa legge sull’immigrazione (che, all’art. 2 comma 1 recita: “1. Allo straniero comunque presente alla frontiera o nel territorio dello Stato sono riconosciuti i diritti fondamentali della persona umana previsti dalle norme di diritto interno, dalle convenzioni internazionali in vigore e dai princìpi di diritto internazionale generalmente riconosciuti”), almeno i media potrebbero tener presente tutto ciò e scrivere di conseguenza, impegnandosi a dare informazioni utilizzando un linguaggio corretto, che descriva adeguatamente la situazione.

Oltretutto è da qualche anno in vigore la Carta di Roma, documento fortemente voluto dall’Alto Commissariato Onu per i rifugiati (UNHCR) e fatto proprio dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana. La carta di Roma è nata in seguito alla cosiddetta “strage di Erba”: in quell’occasione furono uccise, a colpi di coltello e spranghe, quattro persone: Raffaella Castagna, il figlio Youssef Marzouk, la nonna del bambino Paola Galli, e la vicina di casa Valeria Cherubini; il marito Mario Frigerio, presente sul luogo, si è salvato perché creduto morto dagli assalitori. Dopo la strage, l’appartamento fu incendiato. Gli assassini, ora condannati all’ergastolo, erano i vicini di casa Rosa Bazzi e Olindo Romano. Inizialmente però, fu accusato dell’omicidio il tunisino Azouz Marzouk, marito della donna uccisa.

Dato che non era la prima volta che uno straniero veniva accusato ingiustamente di omicidio, è stata predisposta la Carta di Roma (ora materia d’esame per chi vuole diventare giornalista professionista), che fornisce tutti gli strumenti per utilizzare un linguaggio corretto (spiega infatti quali siano le diverse tipologie di migranti, dai rifugiati, ai richiedenti asilo, ai migranti economici, agli irregolari). Purtroppo, visto il modo in cui i media parlano dei migranti, non sembra che i giornalisti la conoscano, tranne forse quando si deve parlare di migranti ricchi o che sono a contatto con italiani ricchi. Karima-Ruby, per esempio, non è mai stata definita clandestina, nonostante fosse senza permesso di soggiorno: si è sempre detto che era “priva di documenti”.

E’ davvero così difficile estendere a tutti l’attenzione e il rispetto richiesti da situazioni complesse e che richiedono una sensibilità e una scrupolosità particolarmente elevate.

labottegadellestorie@gmail.com

Maria Rosaria Baldin
Sono nata a Sandrigo, paese in provincia di Vicenza dove vivo.
 Nonostante un diploma di contabilità, mi sono sempre interessata più alla letteratura che alla matematica. 
Seguo da sempre le tematiche ambientali, le problematiche legate agli squilibri nord-sud del mondo, al consumo critico e consapevole, alla difesa dei diritti dei più deboli e alla costruzione della pace. Per quindici anni ho lavorato negli sportelli immigrazione della provincia di Vicenza. Nel 2009 la casa editrice La Meridiana ha raccolto la mia esperienza nel libro “Avanti il prossimo”. Dal 2009 gestisco il blog La Bottega delle Storie; inoltre collaboro con riviste e siti online. Organizzo percorsi di scrittura autobiografica e di raccolta di storie di vita. Mi sento in continua ricerca e penso che la spirale, con il suo percorso circolare aperto, lo rappresenti molto bene.

2 commenti

  • segnalo che è da poco uscito un utile libretto per allargare questo discorso. Si chiama “Parole sporche” (192 pagine per 13 euri) con il sottotitolo “Clandestini, nomadi, vu vumprà: il razzismo nei media e dentri di noi”. Lo ha scritto Lorenzo Guadagnucci con il gruppo Giornalisti contro il razzismo e lo edita Altreconomia edizioni. Se ne riparlerà (db)

  • ginodicostanzo

    Il linguaggio, la manipolazione comincia lì….

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