Quando l’esercito entra a scuola

Accade a Novara ma purtroppo in molti altri posti

di Renato Sacco (*)

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«Che bello» verrebbe da dire. Almeno una cosa a favore dei bambini, con tutta la crisi che c’è, ecc. Questo accordo con una caserma, un’amministrazione comunale e una direzione didattica «è importante – spiega Matteo Besozzi, sindaco di Castelleto Ticino e presidente della Provincia di Novara – perché i militari guidati dal colonnello Riva certamente sapranno dare un contributo determinante, mettendo a disposizione i loro mezzi, dai bus alle cucine da campo, a molte attività utili per il paese, consentendo anche un risparmio significativo per le casse del Comune».

Se la scuola non ha fondi bisognerebbe fare in modo che funzioni meglio, che agli insegnanti venga riconosciuta più dignità nel loro lavoro e se non ci sono soldi bisognerebbe trovarli, magari togliendoli proprio all’Esercito. Qui non siamo di fronte a una calamità naturale per cui ben venga l’intervento immediato anche dell’esercito (anche se, davanti al susseguirsi di calamità, bisognerebbe investire in Protezione Civile, ruspe e badili non in carri armati; di fronte ai numerosi incendi forse dovremmo avere più aerei Canadair togliendo i soldi dagli aerei da guerra F-35 che costano 130 milioni l’uno…).

Oggi abbiamo un esercito non più di “leva”, ma di “professionisti volontari”, il cui mandato non è portare i bambini al cinema, ma «difendere gli interessi ovunque minacciati o compromessi». Cioè fare la guerra. Sappiamo che le Forze Armate italiane stanno investendo molto per entrare nelle scuole. Così si fa cultura… di guerra! Se porti i bambini nel bosco fanno esperienza della natura e imparano a rispettarla, se li fai accompagnare dall’Esercito imparano ad apprezzare l’Esercito, e se poi il generale spiega loro la Prima Guerra mondiale, la Grande Guerra… ancora di più!

Diamo allora agli insegnanti la possibilità di educare alla pace, con strumenti di pace. La prima guerra mondiale fu definita da papa Benedetto XV «un’inutile strage» (1 agosto 1917). Pax Christi a esempio cura un sito, interessante da visitare http://www.inutilestrage.it e promuove anche una campagna «Scuole smilitarizzate». Siamo alla vigilia di una nuova guerra dell’Italia in Libia: dopo il 1911, il 2011 e sarebbe la terza! Vogliamo parlarne? Io sono disponibile.

Qui invece si comincia a portare i bambini al cinema, poi magari anche a visitare la base di Cameri (Novara), a vedere da vicino quei gioiellini di aerei da guerra… E si coinvolgono anche le famiglie. Questa è cultura… di guerra. Questa è propaganda di guerra!

(*) sacerdote, coordinatore nazionale di Pax Christi. Questo articolo è uscito sulla rivista «Mosaico di pace» e su «Comune info» dove si consiglia Manifesto di una scuola smilitarizzata che inizia così: «Ci sono cose da fare ogni giorno: lavarsi, studiare, giocare, preparare la tavola, a mezzogiorno. Ci sono cose da fare di notte: chiudere gli occhi, dormire, avere sogni da sognare, orecchie per non sentire. Ci sono cose da non fare mai, né di giorno né di notte, né per mare né per terra: per esempio […]».

Su codesta “bottega” di scuole dove i militari entrano a far propaganda, senza contraddittorio, e di altre disarmanti o dialoganti qualche volta si è parlato; ovviamente la “bottega” resta aperta a raccontare esperienze positive e negative. Ho scelto una vignetta di ALTAN per aprire uma discussione sulla… nostra “buona volontà”: voi, qui in Terra, dite che c’è? (db)

 

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