Quel ricco che si fece poverello nella Chiesa dei ricchi

Lella Di Marco racconta la rivoluzione francescana

Assai incerta la data della nascita di Francesco d’Assisi ma che sia il 5 luglio o il 26 settembre cambia poco

RIVOLUZIONE FRANCESCANA TRA MITO E STORIA, EMBLEMATICO RIFERIMENTO DEI NOSTRI TEMPI

«… La quale (la religione cristiana n.d.r.) se non fosse stata ritirata verso il suo principio da Santo Francesco e Santo Domenico sarebbe al tutto spenta. Perché questi, con la povertà e l’esempio della vita di Cristo, la ridussero nella mente degli uomini, che già vi era spenta» (Niccolò Machiavelli «Discorsi» , Libro III, capitolo 1.)

Anche se a noi – in questa sede – dei due santi citati interessa maggiormente l’operato di Francesco, ci riferiamo volutamente a Machiavelli il quale, seppure in modo fugace, riesce a cogliere il significato oggettivo dell’opera di Francesco e il valore storico che sarebbe toccato sia all’operato che al “messaggio”. Tale destino fu aver prodotto nella coscienza religiosa collettiva un recupero del cristianesimo verso le sue origini neotestamentarie e dunque una re vivificazione della religiosità sociale- collettiva. Di essa la Chiesa romana seppe avvalersi non tanto per rinnovarsi (che era l’obiettivo principale dei due santi) e promuovere un mondo migliore, quanto invece per consolidarsi su questa terra e accrescere il potere di contrattazione nei confronti dell’Impero e delle altre forze politico-sociali.

Fermando l’attenzione su San Francesco , sulla sua storia personale contestualizzata, sulle sue qualità di “istrione” che lo fanno paragonare a Cristo e a Socrate, occorre esplorare , come per ogni grande rivoluzionario, la volontà rivoluzionaria e la rivoluzione storicamente possibile. La volontà e l’utopia di sovversione agiscono la realtà e sono realtà in movimento esse stesse ma devono sempre misurarsi con l’insieme del reale (che è il loro terreno di evento) e con i modi complessi della loro storica verificabilità. In definitiva le conseguenze effettive della volontà e delle azioni di rivoluzione sono in generale – e nello specifico di Francesco – il risultato di un movimento nel quale operano l’azione e la reazione di forze storiche concrete molteplici e diverse, di condizioni storico-concrete già date o in sviluppo.

Sta di fatto che la rivoluzione francescana fu uno dei fenomeni più complessi del nostro Medioevo e non se ne può circoscrivere la portata storica né al puro e semplice ambito religioso né all’uso che la Chiesa poi seppe farne. Fra l’altro essa acquista rispetto alla storia dei nostri tempi un valore emblematico riferimento.

Della vita del Santo, che si studia in ogni testo scolastico, vogliamo segnalare due elementi non particolarmente esplorati dai “francescologi”: il primo è la sua formazione sui princìpi ideali del Medio Evo, della cavalleria e della cultura dei “trovatori” dunque la società cortese contro quella mercantile che avanzava con l’estendersi della borghesia. Contrasto e rifiuto della classe sociale di suo padre – un ricco mercante di Assisi – per rimanere ancorato al mito della cortesia e della cavalleria sacra, ideali archetipi legati a un mistico sentimento religioso informato radicalmente alla morale evangelica. Non casualmente il santo nella sua vita religiosa dopo “la conversione” ci appare più ispirato dal mito della cavalleria sacra di San Michele Arcangelo che dai tradizionali martiri della fede.

Un altro punto chiave da decifrare è la “conversione” repentina. Sebbene fosse un mito tipicamente medievale, molti studiosi la rifiutano in quanto il Dio che pratica la metamorfosi attraverso l’illuminazione – trasformando l’esistenza anche se con “un atto d’amore” – è visto nella sua dimensione magica, sciamanica, erotica. Inaccettabile

Di fatto la conversione di Francesco non è un fatto storico ma un dato mitologico e simbolico (di origine, appunto, mistico-cortese) e partecipa con funzione-chiave di quel particolare fenomeno storico di «irrealtà della realtà» che è poi la leggenda francescana . Se contestualizziamo cronologicamente siamo fra il 1201 e il 1206: mentre l’ultima fase della giovinezza del santo esplode in quella che gli studiosi chiamano «brama di celebrazione di se stesso» dominata dagli ideali della cavalleria, la «conversione» (che deve essere stata molto sofferta) porta a un repentino e radicale cambiamento di vita «come negazione del suo mondo e di se stesso». Fu decisivo l’apporto della religiosità, della visione mistico-eroica come sacralizzazione dell’ideale cavalleresco, fondata sull’utopia dell’altro Regno, e negazione di questo regno.

I secoli XII e XIII del Medio Evo italiano furono oscuri e drammatici ma anche ricchi di fermenti, di aspre lotte politiche sociali religiose, di violenze, corruzione, angherie, disgregazioni.E venne da tutto questo un uomo che mostrò di possedere una chiave capace di aprire la porta della Storia che si fa: la sacralità senza tempo del mito e la passione eroica dell’utopia. Questa chiave aveva prima trasformato lui che ora voleva trasformare il mondo e gli uomini. Il mondo e gli uomini in breve tempo si appropriarono di lui facendone leggenda.

Era un uomo semplice e bizzarro, sognatore, attivissimo: severo e generoso, battagliero e misericordioso. Parlava per simboli e creava il mito, nell’atto stesso del parlare: il mito del “socialismo cristiano “ senza tempo ma inteso come forza di rivoluzione nuovamente accessibile ai suoi destinatari. Operare per un risveglio evangelico del cristianesimo, praticare una religione d’amore, di misericordia, libertà e giustizia che riconoscesse per intero il valore dell’essere umano indipendentemente dalle condizioni economiche, professare in modo assoluto LA POVERTA’. Un socialismo cristiano che intenzionalmente e storicamente era in radicale opposizione alla Chiesa e alla società medievale. In quei secoli la Chiesa, dopo le acerrime lotte contro il potere dell’Imperatore, era la maggiore potenza politica sociale e politica: conservarla com’era significava anche dar forza alla società feudale mentre trasformare la Chiesa significava cambiare tutto.

La religione era il substrato profondo dell’intero spirito del tempo. Senza tale chiarezza non si può intendere il valore e il senso della rivoluzione francescana che sono anzitutto di ordine sociale e politico.

Fonti di riferimento

Enorme è la quantità di studiosi che si sono cimentati nello studio dei testi attribuiti a San Francesco come grande è la difficoltà a cimentarsi nella lettura di testi autentici, sia per la cattiva conservazione degli stessi nei secoli che per le intromissioni, contraffazioni e volontarie falsificazioni. Non essendo io, annoverata fra i “ricercatori” ho preferito affidarmi al lavoro sul santo prodotto da Roberto Di Marco scrittore e saggista marxista e come si definiva lui stesso «comunista non cattolico». I libri di riferimento sono – li vedete nelle immagini – «I Fioretti di S. Francesco» (Sampietro 1970) e «I Fioretti di San Francesco: le considerazioni sulle stimmate e scritti scelti dal Santo» (Cappelli 1973) che apprezzo per l’autenticità ri-provata dei testi proposti e per l’analisi critica e letteraria. Nulla è stato aggiunto al pensiero di Roberto Di Marco, utilizzando addirittura brani della sua stessa scrittura, per non travisare il senso della sua analisi, di impostazione metodologica materialista.

Perché la santificazione di Francesco a dispetto di tutto e tutti

La borghesia mercantile continua a svilupparsi e affamare i diseredati. La Curia, facendo leva sul malcontento del popolo e il suo attaccamento a Francesco, avvicina le masse popolari a sé e dopo una prima fase di apparente appoggio ai princìpi francescani, se ne allontana praticando forme di restaurazione micidiali, tenta così di uccidere lo spirito francescano affermando il suo enorme potere e a dispetto di ogni previsione lo incorona SANTO. Immunizzandolo. Rendendolo altro dalla “terrenità”- da quella zona vissuta in comunità con chi lo seguiva e lo vedeva “uguale” nella sofferenza e nella utopia.

Francesco santo non avrebbe più potuto nuocere.

Un santo che non era un politico né riusciva a capire gli intrighi astutissimi e corrotti dei “curiali”, un santo che avrebbe voluto cambiare la Chiesa dall’interno per la liberazione del mondo degli oppressi, non rendendosi conto degli affilatissimi strumenti politici che la curia .metteva in campo per la sua ricerca del potere economico e politico.

Francesco fu un rivoluzionario:, il suo limite aver creduto che la rivoluzione fosse un problema morale della Chiesa e non di STRUTTURA .

IN BOTTEGA vedi anche: Scor-data: 5 luglio 1182 (forse) e Francesco d’Assisi, chi era costui? (con un’intervista a Brunetto Salvarani )

MA COSA SONO LE «SCOR-DATE»? NOTA PER CHI CAPITASSE QUI SOLTANTO ADESSO

Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà.

La redazione – abbastanza ballerina – della bottega

 

Redazione
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Un commento

  • Come sempre grande analisi di Lella di Marco……grande Roberto Di Marco annoverato in tutti i libri di letteratura. Dunque Francesco il socialista fu scomodo alla chiesa. Ovvio
    Complimenti

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