2 commenti

  • Mariano Rampini

    Mi colpisce profondamente la parte dell’analisi – ampia e senza troppe vie di fuga – in cui si parla della pietà. Sarà la formazione classica, sarà l’amore per la tragedia greca (in greco scritto andavo malissimo…) ma quando sento parlare di pietà mi ritrovo immediatamente a pensare alla figura dolente di Antigone. E alla differenza sostanziale che esiste tra legge e giustizia. Un paradigma questo che può essere un puntello al quale connettere e legare le nostre coscienze per evitare di essere assorbiti dall’implacabile maelstrom che il potere usa per affondare la volontà. Se questa viene a mancare si perde ogni capacità di resistere e allora addio cielito lindo…

  • Ludovico Fenech

    Ottime e calzanti riflessioni èper educare noi stessi ad evitare di considerare perfettamente normale l’accettazione di essere eterodiretti.

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