Risorse della democrazia e democrazia delle risorse

di Donata Frigerio

Copio il titolo da una conferenza tenuta a Parma lo scorso 6 ottobre, all’interno delle manifestazioni organizzate da Kuminda. Kuminda è un festival nato e organizzato a Parma con cadenza annuale, da 6 anni, per sottolineare l’importanza della sovranità alimentare per ogni popolo. La sovranità ali­mentare, dove ancora migliaia di persone muoiono di fame, è un argomento di drammatica attualità, come la democrazia, traballante in questo inizio millennio, e le risorse, che scarseggiano.

Hanno espresso il loro pensiero sulla democrazia e sulle risorse tre studiosi e testimoni eccellenti, il congolese Elikia M’Bokolo, storico, la francese Anne-Cecile Robert, giornalista, la burkinabè Odile Sankara, artista e sorella del defunto presidente del Burkina Faso, Thomas Sankara.

La definizione classica di democrazia, dal greco, è “governo di popolo”, in rapporto all’oligarchia, “governo di pochi”, e alla monarchia, “governo di uno”. Per noi occidentali la democrazia è frutto della filosofia greca. Per altri, come l’economista indiano premio Nobel Amairta Sen, la democrazia non è un’invenzione dell’Occidente, che evidenzia la sua tolleranza nei confronti dei pareri contrari; a questo proposito Sen cita l’editto di Erragudi, emanato nel III secolo a. C, in India, un manifesto alla tolleranza. Elikia M’Bokolo ha sottolineato come, quando si parla di “Primavera araba”, non si debba credere che il resto dell’Africa sia vissuto e viva in un perenne Inverno. E’ vero che in Nord Africa la lotta per l’avvento della democrazia ad un certo punto – e sarebbe interessante analizzarne le cause – è venuta alla ribalta, ma in altri Paesi dell’Africa centrale le lotte, pur con periodi di appa­rente stasi, son iniziate con la lotta per l’indipendenza e prima ancora. Gli Stati africani, i popoli, con l’indipendenza dai colonizzatori, hanno ottenuto la sovranità politica ma non quella economica. L’Africa è il paese delle risorse, il magazzino delle materie prime di cui l’umanità ha bisogno.

La mondializzazione, la globalizzazione economica di cui si parla, non è un processo democratico. Secondo la Robert viviamo tutti in un sistema oligarchico, anche in Europa; chi ha denaro detiene il vero potere senza legittimazione alcuna. I G20 si auto-eleggono leaders economici del mondo e lo governano attraverso le leggi economiche che loro stessi dettano. Nei Paesi del Sud i governanti ge­stiscono il potere in modo oligarchico, saccheggiando le risorse per sè stessi (e non solo nei Paesi del Sud, ma questa è altra storia…) con la complicità dei leaders del mondo economico. La globa­lizzazione economica, attualmente, favorisce il saccheggio delle risorse, quindi dell’Africa; anche l’Unione Europea non è esente da questo meccanismo, visto che segue processi di mondializzazione non democratici.

La Sankara ha aggiunto al dibattito la fondamentale visione femminile dei valori, asserendo che la prima risorsa della democrazia sono le risorse umane, le persone. Bisogna rammentare e dare im­portanza alla società civile, con le sue forme, a volte confuse, con le sue difficoltà e caratteristiche; dare importanza alle persone, ai giovani, che sono il futuro. Odile Sankara chiede di riflettere sulla comune accezione di Africa come continente povero, non se ne capacita, perchè l’Africa è ricca di risorse e di umanità, condivisibili, senza necessariamente rubarle, prenderle con la forza, rigettarle (è il caso dell’umanità africana che rigettiamo letteralmente in acqua).

E’ complesso, in questo periodo, parlare di democrazia, anche in Italia, con i problemi che abbiamo nel difendere la nostra e le nostre risorse. La lotta per la democrazia non è storia di oggi, ci hanno ben spiegato. Non ha senso, conclude M’Bokolo, dividersi fra chi ha la democrazia e chi la cerca, siamo tutti accomunati dalla lotta per la decolonizzazione economica e per un migliore sistema di governo, che non privilegi piccoli potentati economici a fronte della povertà della grande maggio­ranza della popolazione mondiale. L’Africa è segno di speranza, ci dimostra che gli avvenimenti non sono frutto di fatalità ma si può cambiare il corso della storia. Certo, in Africa si devono supera­re gli ostacoli dati dalla scarsa istruzione, dalla tanta miseria economica e sociale dei più, ma la sto­ria recente ci mostra che si potrà costruire un modello politico non europeo, su scala panafricana, senza gli spauracchi etnici che l’occidente sventola continuamente. C’è una battuta,a questo riguar­do, che gira per l’Africa occidentale ed è stata ricordata dalla Robert. Sembra che un vecchio capo tradizionale abbia detto “Abbiamo gravi problemi etnici, gruppi che parlano lingue diverse e non si capiscono, le ONG, la Banca Mondiale, UsAid, il Fondo Monetario…” .

Aminata Traorè, donna, ex ministro del governo maliano, nel suo libro “L’immaginario violato” si augurava che l’Africa potesse, una volta superata la violenza dell’ideologia globalizzante, recuperare il proprio immaginario collettivo e proporre un nuovo modello economico e sociale, creato sulla base delle culture e tradizioni africane. “L’Africa in soccorso all’Occidente”, che è anche il titolo di un bel libro di Anne-Cecile Robert, è l’augurio per questa utopia possibile.

La conferenza è stata promossa in collaborazione con “Ottobre Africano” e con l’Università degli studi di Parma, una buona triade di attori, un esempio di collaborazione reale tra Afriche e Occidente, forse un inizio…

Donata Frigerio

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