Scor-data: 10 aprile 1919

Emiliano Zapata, ucciso in un’imboscata

di David Lifodi (*)

Guadalupe Tepeyac non fue Chinameca, es solo un ejemplo de un pueblo con dignidad scrissero le comunità indigene su un manifesto il 9 febbraio 1995, quando l’esercito messicano, su ordine dell’allora presidente Ernesto Zedillo, tradì l’Ezln (Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale) e ruppe il dialogo con gli insurgentes zapatistas. L’invasione dei militari inviati dallo stato costrinse la popolazione di Guadalupe Tepeyac  a lasciare il proprio villaggio: si trattò, appunto, di un tradimento, proprio come quello perpetrato il 10 aprile 1919 ai danni di Emiliano Zapata, attirato in un’imboscata e ucciso per ordine del presidente dell’epoca, Venustiano Carranza.

Da allora nulla è cambiato, la questione agraria è rimasta da sempre irrisolta e la situazione è ulteriormente peggiorata sotto la presidenza di Carlos Salinas de Gortari che, nel 1992, modificò l’articolo 27 della Costituzione mettendo fine al concetto di proprietà sociale della terra, annullandone i programmi di redistribuzione e  abolendo il sistema ejidal, quello dei terreni comuni. Senza appoggi statali i piccoli agricoltori andarono in crisi, tutto a favore dei grandi esportatori, che avrebbero ottenuto ulteriori vantaggi dalla ratifica del Nafta, il Trattato di Libero Commercio con Stati Uniti e Canada. La povertà attuale di migliaia di campesinos e la dipendenza del Messico dall’estero per quanto riguarda i prodotti agricoli rappresentano per il paese una situazione non molto diversa da quella del 1919: in più, alla distruzione del tessuto sociale ha contribuito il fenomeno dei cosiddetti narcocultivos, in progressiva espansione, e la trasformazione del Messico in uno stato importatore di prodotti mais e fagioli, quindi su una strada ben lontana dalla sovranità alimentare. Il regime agrario-coloniale che combatteva Zapata non è sparito, ma addirittura si è rafforzato. Il monopolio del capitalismo e la rapida ascesa al potere dei terratenientes, responsabili di sfruttamento e spoliazione delle risorse, spinsero Emiliano Zapata alla rivolta. L’autorifornimento dei beni di prima necessità poteva rappresentare una barriera di fronte alla mercantilizzazione della terra e dei suoi prodotti. Nasce da questi presupposti la revolución del sur, che parte dallo stato di Morelos, quello dove Zapata era nato e dove la proliferazione delle haciendas aveva impoverito i contadini. Eppure el general libertador non puntava su una ribellione campesina su scala regionale, ma intendeva dar luogo ad una rivoluzione che assicurasse la terra ai contadini e garantisse buone condizioni di vita in tutto il paese. È in questo contesto che viene messo in pratica il Plan de Ayala, che intende redistribuire le terre ai contadini, e nasce la Comuna de Morelos, un esperimento di democrazia diretta: furono queste le ragioni che spinsero gli Stati Uniti ad elaborare un piano di guerra per invadere il Messico. Siamo nel 1911, e gli interessi Usa verso il paese confinante erano almeno quattro: l’estrazione mineraria a Sonora, Chihuahua e Aguascalientes, le riserve di petrolio allora a Tamaulipas e Veracruz, le zone strategiche per la loro collocazione geopolitica, quali la Baja California e l’Istmo de Tehuantepec, infine i luoghi dove avrebbero potuto fare ingresso i primi reparti militari. È trascorso più di un secolo, ma le parole d’ordine degli Stati Uniti in Messico e in tutta l’America Latina sono rimaste più o meno le stesse. Del resto, già allora, l’ambasciata yanqui progettava di assassinare Zapata con il supporto logistico dello stato messicano. Oggi, come allora, la storiografia dominante ha cercato di cancellare il progetto zapatista, quello degli anni dieci del Novecento e quello attuale, come se la resistenza dei campesinos al colonialismo di ieri e al neoliberismo attuale andasse cancellata. “Non combatto per il potere, ma perché le terre vengano restituite a chi le lavora”, ripeteva più volte Emiliano Zapata, un concetto ripreso dal subcomandante Marcos e dall’intero Ezln, che in numerose circostanze hanno espresso il loro sogno, quello di cambiare il mondo senza prendere il potere. Zapata ci provò dando luogo ad una rivoluzione contadina che avrebbe dovuto ottenere la riforma agraria. Claudio Albertani, uno dei massimi esperti dello zapatismo dei primi del Novecento e del neozapatismo di cui si è fatto portavoce Marcos, scrittore e docente presso l’Universidad Nacional Autónoma di Città del Messico (Unam, la più grande università dell’America Latina), sottolinea il paradosso delle caserme dove si combatte contro l’Ezln eppure è presente un ritratto di Emiliano Zapata. Alcuni, riflette Albertani, considerano la rivoluzione zapatista come una ribellione conservatrice e localista, ma in realtà, evidenzia lo storico, Zapata aveva un’idea di nazione molto chiara, dalla preminenza delle autorità civili su quelle militari all’organizzazione decentrata dei pueblos. Non solo rivendicazione delle terre, quindi, sebbene le politiche di Porfirio Díaz, al potere tra il 1880 e il 1910, favorissero deliberatamente gli interessi dei latifondisti e del capitale straniero.  La partecipazione dei campesinos e delle masse oppresse alla rivoluzione messicana del 1910 fu fondamentale per realizzare alcune riforme di carattere progressista e, al tempo stesso, rese Zapata molto popolare tra i settori più poveri del Morelos e della società messicana nel suo insieme.

Zapata riuscì a creare nello stato di Morelos quel laboratorio sociale fatto di molteplici resistenze al capitale straniero che il subcomandante Marcos è riuscito a riprodurre nel Chiapas: la rivoluzione del 1910 e l’improvvisa apparizione dell’Ezln sulla scena il 1 gennaio 1994 hanno fatto conoscere al mondo i diritti negati di indigeni e contadini che oggi lottano in tutto il continente per affermare la loro esistenza e non essere esclusi dalle scelte compiute sui territori dove abitano.

(*) Ricordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia, pochi minuti dopo – di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”.

Molti i temi possibili. A esempio, nel mio babelico archivio, sul 10 aprile avevo, fra l’altro, ipotizzato: 1912: primo e ultimo viaggio del Titanic; 1963: affonda il sottomarino nuke Ssn 593 Tresher a Boston; 1966: a Dakar festival mondiale arte nera; 1988: si «scopre» che l’Italia scarica (nave Zanobia) rifiuti tossici in Nigeria; 1991: affonda Moby Prince; 2008: Corte di giustizia europea condanna l’Italia per i rifiuti. E chissà, a cercare un poco, quante altre «scor-date» salterebbero fuori su ogni giorno.

Molte le firme (non abbastanza per questo impegno quotidiano) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi, magari solo una citazione, un disegno o una foto. Se l’idea vi piace fate circolare le “scor-date” o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare – ribadisco: ne abbiamo bisogno – mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”. (db)

 

 

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *