Scor-data: 11 maggio 1894

I lavoratori della Pullman entrano in sciopero.

Tratto da Louis AdamicDynamite. Storia della violenza di classe in America, Collettivo Editoriale Libri Rossi, 1977. Sintesi di Alexik. (*)  

Pullman strikePullman, nell’Illinois, era una città operaia modello. Ne era fondatore e proprietario George M. Pullman, il re dei vagoni-letto, il quale, quanto a benevolenza verso i suoi dipendenti, fu un Ford superiore all’Henry Ford di vent’anni dopo. Ma i suoi critici vedevano nell’utopia di Pullman qualcosa di feudale. Certamente non si trattava di puro altruismo.

Gli operai pagavano l’affitto alla Compagnia Pullman, facevano la spesa nei negozi di Pullman, mandavano i figli alla scuola di Pullman, andavano a spasso, quando non erano al lavoro, nel parco di Mister Pullman, frequentavano la sua chiesa e il suo teatro. Tutto era di Pullman. Anche gli scarichi delle abitazioni operaie finivano in una cisterna da cui venivano pompati, come fertilizzante, nella fattoria dove Pullman allevava il bestiame.

Egli era l’amico dell’operaio e sapeva quindi perfettamente – senza possibilità di dubbio – cosa era bene per l’operaio. I liquori, per esempio, gli facevano male; e quindi Pullman era una città astemia. Erano un male i sindacati; e quindi a Pullman i sindacati erano proibiti. Per la stessa elevatissima ragione Pullman era contrario all’idea della giornata lavorativa di otto ore: avrebbe incoraggiato l’ozio.

Ma a dispetto di tutte le precauzioni i sobillatori della American Railway Union si erano annidati nell’amabile città e organizzavano gli operai dei vagoni-letto.

Nella primavera del 1894 gli affari andavano male; Mister Pullman ridusse i salari dei suoi uomini del 30-40% e di un terzo il numero dei dipendenti, dimenticandosi però di abbassare contemporaneamente il canone d’affitto delle sue case e i prezzi nelle sue botteghe. Gli ingrati operai di Pullman non apprezzarono la riduzione, e così nel maggio abbandonarono il lavoro. Lo sciopero in sé era una faccenda relativamente piccola; ma portò alla più grande rivolta operaia nella storia degli Stati Uniti.

Dal momento che gli affari andavano male la Compagnia Pullman non si preoccupava molto dello sciopero. L’unica cosa forse che angustiava il magnanimo altruista era il fatto che gli scioperanti gli dovevano 70 mila dollari di affitti arretrati. Pullman sospese nei suoi negozi il credito agli scioperanti, e alla fine di maggio la maggior parte delle famiglie soffriva la fame. Eugene Debs, Presidente dell’American Railway Union, tentò un arbitrato, ma Pullman gli rispose che se ne andasse all’inferno: non c’era niente da arbitrare. Aggiunse che per lui gli scioperanti non significavano altro che della gente che se ne sta sul marciapiede. Fu allora che esplose il conflitto.

Pullman Strike3Il 26 giugno Debs ordinò il boicottaggio contro i vagoni Pullman su tutta la linea ferroviaria dell’Ovest: i vagoni dovevano essere staccati dai treni e abbandonati sui binari di raccordo. Nel giro di due giorni tutte le comunicazioni tra Chicago e San Francisco erano interrotte, poiché le ferrovie erano impegnate per contratto ad usare vagoni Pullman, che “ipso facto” erano in sciopero.

I giornali cominciarono a strepitare. Chi era questo Debs? Come “poteva” fare una cosa simile? Il boicottaggio costituiva una interferenza con il commercio ferroviario; era perciò cospirazione, o, peggio, anarchia. Le ferrovie licenziarono i boicottatori, ed ogni sindacato affiliato all’A.R.U. entrò allora in sciopero.

Il buono, il mite Debs supplicò gli uomini di astenersi dalla violenza, ma fu come parlare al vento. A Chicago la violenza era praticamente inevitabile. Raccontano Lewis e Smith, in “Chicago – A History of its Reputation”:

I magnati (delle ferrovie) erano combattenti valorosi. Erano decisi a far andare i treni. Funzionari corpulenti che in venti anni non avevano mai toccato una valvola si arrampicarono sulle cabine; altri manovravano gli scambi. Ma furono spazzati via da folle urlanti, che fischiavano e lanciavano mattoni. Qua e là le locomotive furono bloccate e rovesciate sui binari; convogli interi di vagoni-merci inattivi furono capovolti, i segnalatori tirati giù dalle torrette di scambio…”.

Intanto nei magazzini il bestiame moriva…  Il Middle West era minacciato da una carestia di carne.

Pullman strike 5Evidentemente, tutto questo doveva finire. Ci volevano le truppe. I capitalisti di Chicago si appellarono al Governo Federale di Washington. Il presidente Cleveland fece subito entrare in servizio a Chicago e nelle altre località le truppe regolari. Il 4 di luglio Chicago era trasformata in una piazza di armi, con più di 10 mila soldati, fanteria, cavalleria, e perfino l’artiglieria da campagna.

Folle di operai li fischiavano, chiamandoli crumiri. I soldati facevano la guardia ai treni e ai terminali, ma nonostante questo la distruzione della proprietà andava avanti.

Oratori e giornalisti dichiaravano che lo sciopero più importante di tutta la storia era un oltraggio.

Debs era, come minimo, un demonio; i membri dei suoi sindacati ed i suoi simpatizzanti erano teppisti, incendiari, anarchici. Il Senato degli Stati Uniti approvò una risoluzione che votava la fiducia alle misure presidenziali.

Il 7 di luglio Debs e altri dirigenti dell’A.R.U. furono accusati di cospirazione, arrestati, e rilasciati in libertà provvisoria. La corte emise un’ingiunzione che li diffidava dal compiere qualsiasi atto volto a favorire il prolungamento dello sciopero. Il 12 luglio, sfidando l’ingiunzione, Debs si incontrò con una ventina di dirigenti di sindacati affiliati alla American Federation of Labor per esortarli alla proclamazione immediata di uno sciopero generale di tutte le organizzazioni sindacali degli Stati Uniti. La Afl naturalmente, respinse l’appello sostenendo che sarebbe stato imprudente e contrario agli interessi dei lavoratori allargare ancora di più lo sciopero e consigliarono a Debs di revocare il suo. Non c’era la minima solidarietà.

Pullman strike 4Senza vie d’uscita, il 13 luglio Debs offrì alla General Managers’ Association di metter fine allo sciopero a patto che gli operai venissero riassunti senza prevenzioni nei loro confronti. Ma l’Associazione non voleva aver niente a che fare con Debs. Lo sciopero era praticamente fallito.

La città pullulava di soldati che sorvegliavano le proprietà ferroviarie e disperdevano i raggruppamenti operai. Tra gli scioperanti, chi ci riuscì tornò al lavoro; gli altri si ritrovarono nella più cupa miseria. Subito dopo la A.R.U. venne disciolta. I procedimenti legali che si protrassero nei mesi successivi  si conclusero con la condanna al carcere per Debs e gli altri dirigenti dell’A.R.U.

Pochi mesi dopo l’esercito regolare fu portato a 50 mila unità; a Chicago, New York, dappertutto gli arsenali crescevano numerosi, per schiacciare in futuro ogni eventuale rivolta operaia.

(*) Ricordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia, pochi minuti dopo – di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”.

Molti i temi possibili. A esempio, nel mio babelico archivio, sull’11 maggio avevo ipotizzato: 391: Teodosio promulga leggi che “allineano” legge ecclesiastica e temporale; 1904: nasce Salvador Dalì; 1918: nasce Feynman; 1920: eccidio di minatori a Iglesias; 1931: prima di «M» il film di Lang; 1960: arrestato Eichmann; 1973; processo a Daniel Ellsberg; 1987: inizia il processo a Klaus Barbie; 1994: si apre l’era Berlusconi; 2009: nuovo massacro in Sri Lanka. E chissà a ben cercare quante altre «scordate» salterebbero fuori.

Molte le firme (non abbastanza per questo impegno quotidiano) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi, magari solo una citazione, un disegno o una foto. Se l’idea vi piace fate circolare le «scordate» o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare – ribadisco: ne abbiamo bisogno – mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”. (db)

 

alexik

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