Scor-data: 29 novembre 2004

La morte di Luigi Veronelli: enologo, organizzatore culturale, anarchico…

di d. b. (*)   

Non c’è stato un solo Luigi Veronelli ma tanti e tutti importanti. Qui ricordo un libro (accompagnando la “recensione” con ricordi e riflessioni) del “gastronomo” libertario ma è solo un aspetto fra i tanti di Luigi Veronelli, “anarco-santo”.

Una sera a tavola, nel ’91, un gruppo assortito commenta le ricette a base di topi, cavallette, bachi da seta, cammelli, cani e gatti che Luigi Veronelli ha raccolto in «Vietato vietare», un libretto appena uscito. Che «il vizio di proibire» si applichi soprattutto al sesso e al cibo è dichiarato sin dalla prefazione, così la discussione prende quella piega. C’è chi con il cibo vanta (chissà se pratica anche… ) rapporti di massima spregiudicatezza sessuale e dunque dichiara «tutto voglio provare» e chi invece mortifica l’erotismo gastronomico esaltando la santità delle diete; in mezzo vorticano con forza le abitudini e l’ingannevole buon senso. Fra i tanti raccontini usciti quella sera anche quello su un gruppo di volontari internazionalisti che, in Nicaragua, aspetta di capire quale sarà la succulenta sorpresa – «delicia» – escogitata dal poverissimo ma ospitale contadino che ha sguinzagliato i suoi figli lì intorno… I ragazzini tornano con la preda. Un iguana. Più per rispetto che per convinzione o curiosità «los brigatistas» mangiano quel cibo imprevisto. Poi uno di loro commenta: «sapeva proprio di rettile» ma gli viene saggiamente obiettato «e come fai a saperlo se è il primo rettile che assaggi?». I sapori sono nella testa prima ancora che sulla lingua.

«Vietato vietare» era esaurito da tempo e finalmente Eléuthera lo ha ristampato con una interessante post-fazione di Andrea Perin per ragionare anche su gusti e disgusti nell’epoca della globalizzazione e in più con tre nuove ricette adatte forse alla nuova fase… a esempio il «roast-beef alla Coca-Cola» è una provocazione decisamente inedita. Perché nel frattempo molto sta cambiando: anche in questa parte del mondo oggi è considerato moderno mangiare «pesce crudo» (dicesi sushi) mentre ci si deve confrontare con la forte crescita dei vegetariani e dei vegani ma anche con presenze migratorie che da una parte propongono nuovi sapori e dall’altra si schifano (e non solo per questioni religiose) per alcuni piatti che noi consideriamo eccellenti. Il cibo resta un campo di battaglia: per evidenti ragioni di economia; per una sperimentazione – ogm in testa – imposta da pochi; per antiche e nuove seduzioni (sull’argomento è imperdibile «Come cucinare un marito all’africana», con tanto di ricette, di Calixthe Beyala, tradotto nel 2004 da Epoché); per questioni sempre più intricate che si legano a identità, insicurezza e dittatura dell’immagine e si traducono nel dilagare di anoressia e bulimia (su questo vale leggere «L’infinito in un boccone» di Paola Balzarro, uscito da Sinnos).

Convinti o no dalle considerazioni storiche di Veronelli (e di Perin in questa nuova edizione) poi dovrete decidervi se e cosa sperimentare. Tanto più che il libro si apre con una citazione di Jean Anthelme Brillat-Savarin: «l’invenzione di un nuovo piatto è più utile all’umanità della scoperta di un asteroide». Allora vi tenterebbe il ragù di dromedario? …ma certo non è facile trovare alla Coop l’ingrediente-base. Sia pure; ma che scusa accampare per non sorseggiare un brodino di gatto? Tanto più che qualunque cuoca/o, cameriera/e o vicentina/o vi può raccontare che non è tutta lepre quella che nel menù si spaccia per tale… Quali contro-indicazioni, che non siano le abitudini, esistono per accantonare gli esperimenti del cane al curry o dell’arrosto di topo? In questa parte del mondo si uccidono già le vacche (di più: a Roma la coda alla vaccinara è ancora considerata una delizia) e certi palati trovano deliziose lumache e rane. Dunque?

Provocazioncella ulteriore: ecco due ricette (una cinese, l’altra africana) a base di maiale. Il perfido Veronelli per farle gustare a pieno invita chi legge a fingersi ebreo o musulmano, godendosi la trasgressione. Ma siate coerenti e continuate a fingervi musulmani per gustare il «couscous de sauterelles» ovvero di locuste. Infatti Veronelli cita questa sura del Corano, attribuita al Profeta: «Colui che non mangia delle mie locuste, dei miei cammelli, delle mie tartarughe non è degno di me».

L’autore garantisce di avere assaggiato e gustato tutto quello che propone. E chiude la sua introduzione così: «Appare costante la volontà di mortificare, costringere, imbrigliare il piacere del corpo. Cioè la sua libertà. E allora: mangia, bevi, fornica quanto e come ti garba. E se vuoi limitarti nell’uno o nell’altro piacere (che può anche essere un modo per intensificarlo) fallo per tua scelta, non d’altri».

Luigi Veronelli
«Vietato vietare, tredici ricette per vari disgusti»

Eléuthera

64 pp, 9 euri

 

(*) A proposito di trasgressioni gastronomiche-religiose-identitarie c’è anche un bel racconto di Igiaba Scego tutto basato sulla sua decisione (o forse no) di assaggiare le vietatissime salsicce… ma ve lo racconterò un’altra volta.

Ricordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia, pochi minuti dopo – di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”.

Molti i temi possibili. A esempio, nel mio babelico archivio, sul 29 novembre fra l’altro avevo ipotizzato: 1938: si suicida Angelo Formiggini; 1947: risoluzione Onu sulla Palestina; 1954: Ellis Island chiude i battenti; 1962: Dario Fo interrompe «Canzonissima»; 1980: muore Dorothy.E chissà a ben cercare quante altre «scordate» salterebbero fuori.

Molte le firme (non abbastanza forse per questo impegno quotidiano) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi: magari solo una citazione, una foto o un disegno. Se l’idea vi piace fate circolare le «scordate» o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare – ribadisco: ne abbiamo bisogno – mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”. (db)

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