Scor-data: 3 aprile 1999

La Nato bombarda Belgrado
di Francesco Cecchini (*)

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Belgrado sotto le bombe, notte del 3 aprile 1999   

 

Lo zoo di Belgrado è stato bombardato due volte: dai nazisti durante la seconda guerra mondiale e dagli imperialisti nel 1999.
Tea Oberhet nel suo bel romanzo «The tiger’s wife» (da noi «L’amante della tigre») racconta che durante il primo bombardamento una tigre, o meglio un tigre, fugge dallo zoo, si rifugia nelle colline vicine e diventa l’amante di una donna. Durante la guerra che cancellerà la Iugoslavia dalle cartine geografiche, in una Belgrado deserta per il coprifuoco un elefante avanza lentamente nella notte in direzione dello zoo attirato da un giovane che gli offre di tanto in tanto qualcosa a cui la golosità dell’animale non può resistere. Alla scena assistono attoniti un nonno e sua nipote, Natalia. Il profondo rapporto d’amore che lega i due è il filo conduttore che unisce le storie fantastiche di questo romanzo d’esordio di Téa Obreht che racconta la Serbia.

 

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Calma, le bombe sono qui per aiutarci. Sono dalla NATO.

 

Dal realismo magico balcanico della scrittrice serba Tea Oberhet alla realtà drammatica.
3 aprile 1991: nella notte missili della Nato colpiscono e distruggono i ministeri dell’Interno serbo e jugoslavo a Belgrado. È la prima volta che la capitale serba viene bombardata dall’inizio dei raid della Nato.
Intensa la quarantottesima notte di raid Nato. Oltre a Belgrado, l’allarme aereo è a Pancevo, Novi Sad, Kragujevac, Kraljevo, Cacak e Nis. Sette missili hanno colpito «obiettivi civili» a Kosovo Polje, in Kosovo, provocando numerosi feriti. Un commissariato di polizia a Valjevo, 80 km. a sud della capitale, è stato completamente distrutto. Colpiti a Sombor un deposito di carburanti e un complesso chimico a Baric. Un attacco ha gravemente danneggiato l’autostrada Belgrado-Nis in località Velika Sela (90 km a sud di Belgrado) e il sottostante ponte ferroviario. Nis viene di nuovo messa sotto tiro: pioggia di missili contro il distretto industriale e l’aeroporto. Tutto era iniziato il 24 marzo 1999. Poco dopo le 20 cominciarono gli attacchi della Nato contro le forze serbe a Pristina alla periferia di Belgrado.
Sono trascorsi 24 anni dall’inizio della aggressione della Nato contro la Serbia e Montenegro, che ha provocato la perdita di oltre 4.000 vite umane, fra cui 88 bambini. Oltre 10.000 persone sono state gravemente ferite. Più di due terzi di queste vittime erano civili. Non esiste una contabilità esatta o anche approssimativa di quanti sono poi morti a causa delle conseguenze dell’uso di armi con uranio impoverito o delle bombe a grappolo.
Violando le norme fondamentali del diritto internazionale, del suo atto di fondazione, nonché le Costituzioni dei Paesi membri, la Nato ha bombardato la Serbia e il Montenegro per 78 giorni distruggendone l’economia, le infrastrutture, i servizi pubblici, radio, centri tv e trasmettitori, siti culturali e monumenti storici. La Nato ha la responsabilità di aver inquinato l’ambiente e messo in pericolo la salute delle generazioni presenti e future. I danni economici causati dall’aggressione sono stati stimati in oltre 120 miliardi di dollari. I governi dei Paesi aggressori sequestrarono e occuparono la provincia del Kosovo e Metohija, e poi formalmente l’hanno consegnata a ex terroristi, separatisti e boss della criminalità organizzata internazionale. Una base militare statunitense è stata fondata nella Provincia: «Camp Bondsteel», una delle più grandi al di là del territorio degli Usa.
Dopo l’aggressione oltre 250.000 serbi e altri non albanesi sono stati costretti ad abbandonare la provincia del Kosovo e Metohija; ancora oggi, 15 anni dopo non è loro permesso di tornare liberamente e in sicurezza alle loro case. La pulizia etnica e il drastico cambiamento della struttura della composizione etnica sono tollerati dalla cosiddetta comunità internazionale, solo a scapito dei serbi. La popolazione serba rimasta nella provincia, circa 120.000 persone, continua a vivere nella paura e nell’incertezza. Attacchi contro serbi, detenzioni e uccisioni, comprese le eliminazioni dei loro leader politici, sono continuate fino ai nostri giorni, e nessuno è ritenuto responsabile.
L’aggressione della Nato contro Serbia e Montenegro è un crimine contro la pace e l’umanità. Si tratta di un precedente e un punto di svolta verso l’interventismo globale, una violazione arbitraria dell’ordinamento giuridico internazionale e la negazione del ruolo delle Nazioni Unite. La base militare di Bondsteel è il primo e fondamentale anello della catena di nuove basi militari statunitensi che riflette la strategia di espansione verso Oriente, il Mar Caspio e verso la Russia con le sue risorse naturali in Siberia. Così l’Europa ha pianificato una militarizzazione globale e la nuova edizione della strategia «Drang nach Osten» (spinta verso l’Oriente). La destabilizzazione e i tragici sviluppi in Ucraina sono l’ultima conseguenza di tale strategia.
15 anni dopo, gli obiettivi dell’aggressione militare Usa/Nato continuano a essere perseguiti con altri mezzi. La Serbia è stata ricattata per riconoscere de facto la secessione illegale della sua provincia del Kosovo e Metohija, attraverso i cosiddetti negoziati di Bruxelles. La maggior parte degli Stati fantoccio dell’ex Jugoslavia sono dipendenti da essi e in debito con i principali Paesi Nato/Ue, con le loro istituzioni finanziarie e le imprese, in tale modo che possono difficilmente essere considerati Stati indipendenti ma piuttosto neo-colonie. Non c’è stabilità nei Balcani, la ridefinizione dei confini non è finita, la situazione complessiva è dominata da un’economia devastata, disoccupazione, tensioni sociali e miseria. L’Europa, in particolare le sue regioni a sud-est, vive una profonda crisi economica, sociale e morale.
Durante e dopo l’aggressione, 150 monasteri serbi e chiese costruite nel Medioevo sono stati distrutti. Sono stati uccisi o rapiti circa 3.500 serbi e altri non albanesi, e i destini di molti di loro non sono stati stabiliti fino a oggi. Nemmeno uno delle migliaia di crimini contro i serbi in Kosovo e Metohija ha ottenuto un chiarimento in un tribunale. Neanche crimini terroristici come quello contro il bus Nis-Express, il 16 febbraio 2001, quando 12 persone sono state uccise e 43 ferite, né l’ assassinio di 14 contadini uccisi nei campi in Staro Gračko il 23 luglio 2009: tutti sono rimasti senza un’indagine approfondita, sia dalla Unmik (è l’acronimo di United Nations Interim Administration Mission in Kosovo) sia da Eulex (European Union Rule of Law Mission in Kosovo, approvata dall’Unione Europea il 16 febbraio 2008) o da qualsiasi altra delle tante strutture della cosiddetta comunità internazionale.
Il senatore svizzero Dick Marty ha riportato la documentata relazione sul traffico di organi umani dei serbi rapiti in Kosovo e Metohija. L’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, la più antica istituzione democratica europea, ha adottato la sua relazione come documento ufficiale CE. Anche se tutti i fattori si basano su un’indagine efficace e possono portare i colpevoli alla giustizia, in tutti questi anni non ci sono stati risultati di sorta. La documentazione sul traffico di organi umani presentata al Tribunale dell’Aja è stata distrutta.
Il Forum di Belgrado per un Mondo di Eguali – con il supporto di altre associazioni partitiche e indipendenti dalla Serbia, del Paese e della diaspora serba in tutto il mondo – sta organizzando una serie di attività sotto il titolo comune «PER NON DIMENTICARE» con l’obiettivo di ricordare all’opinione pubblica nazionale e internazionale, le perdite di vite umane, le distruzioni e le altre conseguenze dell’aggressione della Nato. Per non dimenticare e non perdonare perché l’aggressione dell’imperialismo a uomini, donne e bambini della Serbia e del Montenegro è continuata in questi anni con le guerre dell’Irak e dell’Afghanistan, con i bombardamenti in Libia, con l’intervento in Mali e con le politiche d’ingerenza in Siria e Ukraina.
Informazioni e dati sull’aggressione e sul bombardamento di Belgrado sono presi dal «Forum di Belgrado per un Mondo di Eguali».

(*) Ricordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano in blog. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili ma sinora sempre evitati) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia o triplica, pochi minuti dopo – postata di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”.
Molti i temi possibili. A esempio, nel mio babelico archivio, sul 3 aprile avevo, fra l’altro, ipotizzato: 1312: soppressi i Templari; 1877: rivolta san Lupo [l’anno scorso in blog]; 1948: piano Marshall; 1976: grande manifestazione per aborto legale; 1991: muore Jean Goss; 2002: Israele bombarda Jenin; 2011: «marcia delle puttane». E chissà a ben cercare quante altre «scordate» salterebbero fuori.
Molte le firme (non abbastanza forse per questo impegno quotidiano) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi: magari solo una citazione, una foto o un disegno. Se l’idea vi piace fate circolare le «scordate» o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare – ribadisco: ne abbiamo bisogno – mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”.
Ogni sabato (o quasi) c’è un riassunto di «scor-date» su Radiazione (ascoltabile anche in streaming) ovvero, per chi non sta a Padova, su www.radiazione.info.
Stiamo lavorando al primo libro (e-book e cartaceo) di «scor-date»… vi aggiorneremo. (db)

 

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

  • Buongiorno mi permetto di suggerire il saggio “78 giorni di bombardamento Nato: la guerra in Kosovo vista dai principali media italiani”. E-book Homeless Editore, 2013.

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