Scor-data: 31 agosto 1988

Muore Leónidas Proaño, vescovo degli indios, a Riobamba, Ecuador

di David Lifodi (*)

El Obispo de los Indios inizialmente era un insulto: i suoi detrattori chiamavano così Leónidas Proaño, il vescovo che ha trascorso la sua intera vita a fianco degli indigeni dell’Ecuador. Il religioso non utilizzò mai  la sua carica ecclesiastica come trampolino di lancio verso le più alte gerarchie della Chiesa, ma conobbe i contadini e gli indigeni chimborasenses (del Chimborazo), facendo propria la loro miseria e le loro difficoltà.

Del resto, monsignor Proaño aveva imparato bene, a proprie spese, cosa significasse vivere in povertà: figlio di due contadini, il giovane Leónidas cominciò a lavorare fin dall’età di dieci anni con i suoi genitori, che producevano cappelli di paglia per mantenersi e permettere al loro figlio di ricevere un’istruzione. Definito pastor y profeta dell’evangelizzazione latinoamericana ed esponente di spicco della Teologia della Liberazione, Proaño era nato il 29 gennaio 1910 a San Antonio Ibarra, una delle zone dell’Ecuador dove maggiore è la popolazione indigena: non a caso, tra le sue priorità, occuperà sempre un ruolo centrale l’impegno per l’accesso alla vita pubblica e alle cariche politiche da parte degli indios. Nella sua città fondò il settimanale La Verdad, vicino agli operai. Il 18 marzo 1954, Leónidas Proaño viene assegnato alla diocesi che non lascerà più per tutta la sua vita, quella di Bolívar, che comprendeva le province di Chimborazo e della stessa Bolívar. L’opzione per i poveri, che ha sempre contraddistinto la vita del sacerdote, è stata ricordata anche dall’Assemblea Costituente che, nel mezzo dei lavori per l’approvazione della nuova Costituzione, nel 2008, lo ha dichiarato “simbolo nazionale ed esempio permanente per tutte le generazioni per la sua lotta contro l’oppressione, l’esclusione, la marginalità in Ecuador e per i suoi ideali di libertà, giustizia, solidarietà e pace”. Tra le principali battaglie condotte da Leónidas Proaño non si può tralasciare quella relativa all’alfabetizzazione dell’indigenato quechua, al pari del suo impegno costante a favore della riforma agraria: fu in questo contesto che il vescovo consegnò agli indigeni terre di proprietà della Chiesa e dette impulso al progetto delle Escuelas Radiofónicas Populares (Erpe) all’insegna del motto Educar es Liberar. E ancora, promosse in prima persona corsi di lingua e aritmetica in quechua e spagnolo. La sua costante denuncia della questione agraria come tema di discriminazione ai danni di indigeni e contadini gli costerà la solita, quanto stantia, accusa di essere comunista: cominciò a girare la voce che Leónidas Proaño fosse un guerrigliero e fabbricasse bombe. In realtà, ciò che monsignor Proaño intendeva preservare era una Chiesa sociale costruita autonomamente e dal basso dall’intera comunità: “Credo nell’uomo e nella comunità”, amava ripetere il monsignore. Alla sua morte, il 31 agosto 1988, gli indigeni lo vestirono con un poncho e lo salutarono con queste parole: Tú te vas pero quedan los árboles que sembraste. Poco tempo dopo la sua morte, l’Ecuador promosse una delle più grandi campagne di alfabetizzazione del paese, che coinvolse 300mila persone e almeno 70mila educatori. Leónidas Proaño per tutta la sua vita, e nonostante la diffidenza delle alte gerarchie ecclesiastiche, si era dedicato alla comprensione dei riti e dei costumi dei popoli indigeni: in più di una circostanza, il sacerdote disse che si era sposato con il suo popolo. “Tutto ciò che ho imparato nel corso della mia vita non proviene dalle aule universitarie, ma dal popolo, perché il mio maestro è il popolo e in particolare gli indigeni dell’Ecuador e dell’America Latina, i più poveri tra i poveri”. Pochi anni prima di morire, il nome di Leónidas Proaño fu inserito anche tra i candidati al Premio Nobel per la Pace e nel 2008, per commemorarne i venti anni dalla sua scomparsa, la Fundación Pueblo Indio del Ecuador e la Universidad Andina Simón Bolívar di Quito organizzarono un incontro internazionale significativamente intitolato: Herencia profética de Monseñor Leónidas Proaño para la Patria Grande. È stato anche grazie al suo lavoro e al suo coraggio che la sua Patria Grande e i popoli indigeni hanno insegnato al mondo cosa significhi una visione partecipativa della politica. I due principali movimenti indigeni ecuadoriani, Ecuarunari (la confederazione della sierra) e Conaie (Confederación de las Nacionalidades Indígenas del Ecuador), sorte entrambe quando Leónidas Proaño era ancora in vita, gli devono molto.

Il poema del sacerdote, Solidaridad, è divenuto l’inno delle Comunità Ecclesiali di Base:

“Mantener siempre atentos los oídos al grito del dolor de los demás,
y escuchar su pedido de socorro, es solidaridad, solidaridad, solidaridad.
Sentir como algo propio el sufrimiento del hermano de aquí y del de allá,
hacer propia la angustia de los pobres, es solidaridad, solidaridad, solidaridad.
Entregar por amor hasta la vida es la prueba mayor de la amistad,
es vivir y morir con Jesu Cristo: la solidaridad, solidaridad, solidaridad.
Llegar a ser la voz de los humildes, descubrir la injusticia y la maldad,
denunciar al injusto y al malvado: es solidaridad, solidaridad, solidaridad.
Dejarse transportar por un mensaje cargado de esperanza, amor y paz
hasta apretar la mano de hermano: es solidaridad, solidaridad, solidaridad”.

 

(*) Ricordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano in blog. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili ma sinora sempre evitati) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia o triplica, pochi minuti dopo – postata di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”.

Molti i temi possibili. Molte le firme (non abbastanza forse per questo impegno quotidiano) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi: magari solo una citazione, una foto o un disegno. Se l’idea vi piace fate circolare le «scordate» o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare – ribadisco: ne abbiamo bisogno – mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”.

Ogni sabato (o quasi) c’è un riassunto di «scor-date» su Radiazione (ascoltabile anche in streaming) ovvero, per chi non sta a Padova, su www.radiazione.info.

Stiamo lavorando al primo libro (e-book e cartaceo) di «scor-date»… è un’impresa più complicata del previsto, vi aggiorneremo. (db)

David Lifodi
Sono nato a Siena e la mia vera occupazione è presso l'Università di Siena. Nel mio lavoro "ufficioso" collaboro con il sito internet www.peacelink.it, con il blog La Bottega del Barbieri e ogni tanto pubblico articoli su altri siti e riviste riguardo a diritti umani, sindacalismo, politica e storia dell’America latina, questione indigena e agraria, ecologia.

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