Scor-date: 26 ottobre 2008

Quando si ribellò via del Campo

di Daniela Pia (*)   

Le donne della città vecchia di Genova, quelle che esercitano – si dice – «il mestiere più antico del mondo», sono scese in piazza il ventisei ottobre 2008 per ricordare alla politica, comunale e garfagnana (di Mara Garfagna, cioè), che «prostituirsi non è reato».

Azione di protesta come conseguenza di un’ordinanza emessa dal Comune di Genova, nella quale si ordinava lo sgombero delle prostitute dai “bassi” del centro storico. Luoghi individuati come lupanari nella Suburra della città della lanterna e unico esempio di miseria e immoralità. Nell’antica Roma il quartiere della povera Suburra era quello che si dipanava fra il colle del Viminale e il Quirinale, sino all’Esquilino, ove oggi regna la ricchezza ma vi trionfa ancora e sempre l’immoralità (quella dei potenti però, dunque “non sfrattabile”).

Eppure all’allora sindaco di Genova nel 2008 la priorità era parsa quella: ripulire cinquanta cantine dalle “meretrici” che esercitavano a ridosso della Maddalena. Un nome, una garanzia.

Così che per difendere il diritto di soddisfare i loro aficionados maschi (anche se spiace agli ipocriti sono molti), le lucciole della Lanterna decisero di farsi sentire: in piazza del Campetto una moltitudine variegata di donne, più o meno leggiadre, si ersero a difendere la “storicità” del mestiere. Piccoli ombrelli rossi e volti coperti da mascherine si disposero ad attraversare i vicoli stretti della città vecchia per ricordare che i crimini sono ben altri.

Se si è avuta la fortuna di attraversare lentamente i carruggi della Città vecchia – con la via del Campo cantatya da Fabrizio De Andrè – si comprende che nessuna persona è minacciata dalle donne del “mestiere”: quello cantato e presente nell’immaginario collettivo fra nomi che (anche grazie a Faber) sanno di Princesa, Barbara, Bocca di rosa. Perchè allora dovrebbe essere un crimine mostrare tette e carne ai molti che hanno il bisogno di scaldarsi e trovare consolazione? In ogni caso quella ordinanza era così necessaria e risolutiva del problema?

Quello è davvero “il problema” di un sindaco che dovrebbe occuparsi di “ordine pubblico” e non del “disordine privato”?

Genova purtroppo ha accettato ben altro: la bellezza del fronte porto svilita dalla bruttura di una sopraelevata colpevole di aver cancellato – nel grigio del cemento e dell’acciaio – la faccia che la città porgeva al mare.

 

(*) Ricordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia, pochi minuti dopo – di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”.

Moltissimi i temi possibili. 1440: muore «Barbablù»; 1860: guerra dell’oppio; 1871: nasce Trilussa; 1881: sfida all’Ok Corral; 1934: linciaggio di Clark Neal; 1943; quattro partigiani trozkisti uccisi dagli stalinisti; 1947: prima guerra India-Pakistan; 1948: «smog assassino» a Donora; 1987: lettera compromettente su Radio Vaticana “inquinante”; 1997: in vigore accordi di Schengen; 2009: Gentilini condannato per odio razziale. E a ben cercare tante altre «scor-date» si troverebbero.

Molte le firme (non abbastanza forse per questo impegno quotidiano) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi: magari solo una citazione, una foto o un disegno. Se l’idea vi piace fate circolare le «scordate» o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare – ribadisco: ne abbiamo bisogno – mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”. (db)

 

Daniela Pia
Sarda sono, fatta di pagine e di penna. Insegno e imparo. Cammino all' alba, in campagna, in compagnia di cani randagi. Ho superato le cinquanta primavere. Veglio e ora, come diceva Pavese :"In sostanza chiedo un letargo, un anestetico, la certezza di essere ben nascosto. Non chiedo la pace nel mondo, chiedo la mia".

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