Serata danza

Serata di danza alla Triennale

di Susanna Sinigaglia

È stata bella e divertente la serata dedicata alla danza all’interno di Fog, con due spettacoli che definirli agli antipodi sarebbe ancora dir poco. Infatti il primo, intitolato Ghost: We are the idiots, porta in scena il footwork, una street dance nata a Chicago alla fine degli anni ’90 che si balla in gruppo a ritmo sfrenato muovendo solo braccia e gambe e producendo dei veri e propri vortici visivi.

Il secondo, Save the last dance for me, propone invece – nel recupero che sta svolgendo Alessandro Sciarroni delle danze di tradizione popolare – la Polka chinata, ballo di corteggiamento risalente agli inizi del ‘900, che appartiene al folklore bolognese ed era eseguita da soli uomini.

Ghost: We are the idiots

Barokthegreat

Sonia Brunelli, performer, Leila Gharib, musicista,
Simon Vincenzi, regista-designer

Sonia Brunelli si presenta abbigliata in una strana foggia, il viso come incartato in una specie di sacchetto stretto sul collo che ricorda l’involucro luccicante di un uovo di Pasqua. Il corpo è avvolto da una tuta bianca che sfuma in alto verso il viola, e mostra al centro una pettorina bianca; le sue linee sono molto morbide.

La performer è, più che accompagnata, animata da una drum machine elettronica che ne scandisce i tempi e i movimenti. La danza inizia con un beat lento, quasi austero; gambe e braccia sembrano collegate da un filo invisibile, come quello che guida il corpo delle marionette.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Man mano che la drum machine aumenta il ritmo, il beat produce altri suoni che vi s’innestano con un effetto-orchestra, una strana cacofonia che cresce fino a sembrare attraversata da frasi ripetute senza senso.

L’esito è quasi esilarante, eccitante, mentre la figura che si muove di fronte a noi sembra inarrestabile nel suo folle movimento in accelerazione continua.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E quando sembra che più di così non sia possibile, ecco che accelera ancora, si arriva al parossismo ed è così travolgente che verrebbe voglia di scatenarsi insieme a lei, in mezzo alla platea con tutti gli altri spettatori trascinati da quell’irresistibile frastuono.

Poi comincia impercettibilmente a rallentare, piano piano, fino alla quiete dopo la tempesta.

https://triennale.org/eventi/ghost-we-are-the-idiots

Save the last dance for me

Alessandro Sciarroni
Gianmaria Borzillo, Giovanfrancesco Giannini (1)

 

Anche questa performance è stata, a suo modo, divertente e coinvolgente. Si è svolta nel salone d’onore, al primo piano della Triennale, con gli spettatori seduti sui lati opposti dell’ampio spazio.

 

 

 

 

 

I due danzatori entrano in scena tenendosi per mano e iniziano ad attraversare lo spazio cingendosi le spalle e la vita. Si capisce subito che chi cinge la vita conduce mentre l’altro gli avvolge il braccio intorno alle spalle. Chi conduce guida l’altro in varie giravolte secondo un gioco in cui è lo sguardo l’elemento essenziale dell’intesa fra i due. Dopo alcuni attraversamenti lineari eseguiti a piccoli, rapidi passi,

i ballerini incominciano all’improvviso a vorticare velocissimamente fino quasi a terra piegando le ginocchia, tenendosi forte con le braccia e poi risalendo continuando a vorticare. Ripetono questo gioco all’infinito sempre più accaldati ma sempre più affiatati, si sorridono, conducono una sfida in cui intrecciano i corpi come in una lotta fra amici, che si sfiniscono pur di non smettere di giocare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ma lo spettacolo, anche se “must go on”, non può mai durare all’infinito e quindi dopo i meritati applausi e un bis regalato agli spettatori, la scena si svuota e il pubblico si disperde nel giardino di Parco Sempione su cui si affaccia il Teatro della Triennale.

https://triennale.org/eventi/save-the-last-dance-for-me

(1) In questo articolo, ho inserito sia le foto di repertorio sia le foto scattate durante la performance nel salone d’onore della Triennale, facilmente distinguibili.

Susanna Sinigaglia
Non mi piace molto parlare in prima persona; dire “io sono”, “io faccio” questo e quello ecc. ma per accontentare gli amici-compagni della Bottega, mi piego.
Quindi , sono nata ad Ancona e amo il mare ma sto a Milano da tutta una vita e non so se abiterei da qualsiasi altra parte. M’impegno su vari fronti (la questione Israele-Palestina con tutte le sue ricadute, ma anche per la difesa dell’ambiente); lavoro da anni a un progetto di scrittura e a uno artistico con successi alterni. È la passione per la ricerca che ha nutrito i miei progetti.

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