«Sleep Technique» dei Dewey Dell

di Susanna Sinigaglia   

Ero molto curiosa di vedere questa produzione dei Dewey Dell, compagnia composta da tre figli del mitico Romeo Castellucci, uno dei fondatori dell’altrettanto mitica Societas Raffaello Sanzio. E non sono rimasta delusa. Il lavoro è ispirato all’esperienza vissuta esplorando la caverna di Chauvet-Pont d’Arc nella regione dell’Ardèche con i suoi affreschi e graffiti, chiamata per questo la “Cappella sistina della preistoria”. Certo sin dall’inizio e fino a circa metà dello spettacolo il pubblico è investito da una musica monocorde assordante, al limite della sopportazione acustico-emotiva. Ma, almeno per quanto mi riguarda, il limite non è stato superato e ho potuto valutare e apprezzare le ragioni di questa scelta sonora. Infatti proprio la potenza del suono e la sua ripetitività ossessiva – insieme alla danza composta di gesti decisi ed essenziali – risvegliano emozioni profonde, inquietudini indefinite, lo sgomento e nello stesso tempo l’insopprimibile curiosità verso l’ignoto; sentimenti che probabilmente attraversavano l’anima degli uomini primitivi e che rimbombano sul presente.

Recita Wikipedia a proposito della caverna di Chauvet: «Le figure hanno un dinamismo potente e la mancanza di definizione (molte sono abbozzate, ma non terminate) contribuisce a dare all’insieme un carattere magico e quasi ipnotico. Gli animali paiono uscire dalla roccia stessa o rientrarvi a seconda della prospettiva e dei giochi di luce…».

 

 

In analogia con la suddetta descrizione, sul fondo della scena scorgiamo un’apertura (la grotta) da cui entrano ed escono i performer che sembrano ogni volta materializzarsi dal nulla (il ventre della montagna) – catapultati in un paesaggio desertico dall’aspetto lunare realizzato con una pavimentazione bianca e ondulata – per essere poi inghiottiti dal nulla. I costumi di scena sono costituiti da strane tuniche avvolte da cinghie di cuoio per le ragazze, e che rievocano un po’ quelle dei guerrieri greci e un po’ quelle degli astronauti per i ragazzi; un abbigliamento completato da copricapi che ricordano quelli inseriti a protezione della testa sotto l’elmo.

I movimenti sono all’inizio ripetitivi e cadenzati, poi si amplificano e differenziano man mano che i performer entrano in relazione con l’ambiente circostante e gli uni con gli altri come coppie: uomo-donna, donna-donna, uomo-uomo. Incombe permanente sulla scena l’idea del conflitto, della guerra, del pericolo, della vita, della morte. Il movimento dei danzatori diventa a tratti frenetico, un moto rotatorio della testa che trascina tutto il busto. Una delle ragazze compare incinta; con la sua presenza sembra voler pacificare, difendere e rassicurare l’uomo spaventato che si guarda intorno con la paura negli occhi.

Nella descrizione della grotta su Wikipedia, si parla di una specie di stalattite di pietra (un “pendente”) dalla «chiarissima forma fallica» che «si pone davanti ad una cavità dall’evidente forma vaginale». Nello stesso tempo, i contorni del pendente «paiono tracciare le linee opulente di un corpo femminile, molto simili alle statuette a tutto tondo reperite in numerosi luoghi in Europa. Il simbolismo femminile di generazione e rinascita è prepotente e influenzerà tutte le epoche a venire, sino ad arrivare a noi».

A conclusione della performance, nel buio, in fondo alla grotta s’accende e risplende una luce.

 

 

 

 

Rassegna Triennale di Milano

«Sleep Technique» dei Dewey Dell: Agata Castellucci, Demetrio Castellucci, Teodora Castellucci, Eugenio Resta

Interpreti: Agata Castellucci, Teodora Castellucci, Ivan Björn Ekemark, Enrico Ticconi

Per maggiori informazioni, vedi ai link:

#0000ff;">https://vimeo.com/206701547

#0000ff;">https://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Chauvet_Cave?uselang=it#/media/File:20,000_Year_Old_Cave_Paintings_Hyena.png

#0000ff;">http://www.triennale.org/teatro/dewey-dell-sleep-technique/

Susanna Sinigaglia
Non mi piace molto parlare in prima persona; dire “io sono”, “io faccio” questo e quello ecc. ma per accontentare gli amici-compagni della Bottega, mi piego.
Quindi , sono nata ad Ancona e amo il mare ma sto a Milano da tutta una vita e non so se abiterei da qualsiasi altra parte. M’impegno su vari fronti (la questione Israele-Palestina con tutte le sue ricadute, ma anche per la difesa dell’ambiente); lavoro da anni a un progetto di scrittura e a uno artistico con successi alterni. È la passione per la ricerca che ha nutrito i miei progetti.

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