Sognare l’impossibile, ovvero parlare delle donne nella fantascienza

  Oggi e domani a Rovereto 32 maschi terrestri a convegno

un commento “di corsa” da Eleonora Federici (*) più poche righe di db

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Mi hanno segnalato un convegno che si tiene oggi e domani a Rovereto, organizzato dalla «Accademia Roveretana degli Agiati» e dalla Fondazione del Museo Civico di Rovereto, dal titolo «Sognare l’impossibile, la fantascienza italiana (con sconfinamenti) tra letteratura e fumetti, tra scienza e utopia»; vedi qui Rovereto: Convegno su Fantascienza tra Letteratura e Fumetto … . Me lo hanno segnalato non per rassicurarmi che finalmente anche in Italia si parla di fantascienza ma perché fra le 32 relazioni presentate non c’è nemmeno una relatrice, né qualcuno che parli di fantascienza delle donne. Rallegrandomi che almeno di fantascienza si parli in modo serio (basta dare un’occhiata ai titoli delle relazioni) rimango amareggiata – proprio come chi mi ha fatto la segnalazione – di questa visibile assenza del femminile. Senza tenere in conto l’importanza e la centralità delle scrittrici di fantascienza nel panorama statunitense, vorrei ricordare a chi ha organizzato questa bella giornata che anche la fantascienza italiana è stata coniata al femminile. Pensiamo tra le tante a scrittrici come Leonia Celli, Bianca Nulli, Nora de Siebert, Vera Cagnoli, Daniela Piegai o Nicoletta Vallorani che dagli anni cinquanta a oggi ci hanno fatto sognare l’impossibile, ovvero un futuro “di pari diritti e doveri” per uomini e donne, di donne nel futuro soggetti e non più oggetti, di temi come la maternità e la corporeità in altri pianeti. Pensiamo alle molte traduttrici del genere come Oriana Palusci (che ha curato l’antologia «Aliene, amazzoni e astronaute» nel 1990 per Mondadori e scritto prolificamente di utopia e SF), come Laura Serra o come l’indimenticabile Roberta Rambelli che è stata anche curatrice della collana Galassia. Pensiamo a redattrici di Urania come Andreina Negretti. Pensiamo alle molte studiose che si sono interrogate e si interrogano ancora sui temi principali della fantascienza muovendosi fra scienza, possibilità utopiche, tecnologia e macchine (gli stessi temi da cui parte questo convegno). Sarebbe stato un arricchimento sentire voci femminili in una giornata sulla fantascienza e sull’utopia; sarebbe stato un modo per abbattere un muro che ancora esiste in questo campo e rende le donne invisibili nonostante la mole di libri e studi che arricchiscono il panorama di un genere così potenzialmente sovversivo e critico. In un futuro non troppo lontano questa voce si sentirà anche in Italia?

(*) Eleonora Federici ha pubblicato, pochi mesi fa, «Quando la fantascienza è donna: dalle utopie femminili del secolo XIX all’età contemporanea» che io ho recensito qui: 198 anni dopo Mary con entusiasmo e qualche marginale critica. (db)

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584 BATTUTE insomma POCHE RIGHE

Che noia un pianeta solo maschile. Che scarsa fantasia immaginare futuri ancora maschiocentrici. Io non credo sia solo questione di ignoranza – mai sentita Mary Shelley? – e in “bottega” ne ho scritto più volte, ospitando scritti di altre/i: l’ultimo dei quali si intitola addirittura La fantascienza è delle donne… Tenderei a chiedere che Rovereto compia un’azione “riparatrice”: un convegno di fantascienza con sole relatrici: 32. Anzi, siccome tendo all’estremismo: 64. Io ci andrei di corsa… pensando che finalmente il mondo è sottosopra come “esige” la fantascienza meno pigra. (db-bis)

 

NOTA TECNICA: ho scelto io il sottotitolo e le immagini (db)

 

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