«Sorelle» di Pascal Lambert

di Susanna Sinigaglia

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Dire che il testo e la sua recitazione nel loro dipanarsi ti sferrano pugni non schivabili sullo stomaco potrebbe sembrare eccessivo. Forse; però è la frase che mi sembra esprimere meglio le emozioni che mi hanno assalito in alcuni momenti di questo lavoro di Pascal Lambert. Il testo a volte si tende come una corda di violino, t’incalza, ti rincorre, e penetra nell’anima. La disputa serrata e spesso insensata fra due sorelle diventa lo spunto per raccontare un’attualità spietata che macina la vita di tante persone sotto gli occhi spesso indifferenti dei più fortunati. Sono tragedie già vissute dai nostri genitori e dai genitori dei nostri genitori e via discorrendo – dice una delle sorelle a un certo punto della performance – tragedie che abbiamo dimenticato, cancellato, da cui abbiamo distolto lo sguardo ma che ora si ripresentano col volto di altri e che non potremo ignorare per sempre.

La performance ha un andamento di tipo sinusoidale; da dialoghi, e soprattutto monologhi, quasi banali si passa in crescendo a descrizioni drammatiche di eventi e situazioni che lasciano sconvolti. Di questi eventi e situazioni ci arrivano gli echi dai mezzi di comunicazione, cartacei e online, ma in questo contesto ci appaiono in tutta la loro crudezza e tragicità: non c’è scampo.

In retrospettiva, la performance può lasciar intuire che conflitti nati in ambito familiare ritornano alla loro sede “naturale” quando l’impotenza e la frustrazione di fronte a eventi personali e pubblici non trovano sfoghi, e allora si riversano su chi è più immediatamente, psicologicamente, a portata di mano: il familiare di turno, molto spesso la propria sorella.

La pièce si apre su uno spazio semivuoto: vediamo una giovane donna in piedi sul proscenio e su un lato, alla destra del pubblico, tante sedie accatastate di colore diverso. Nello spazio irrompe un’altra giovane donna con un trolley, accolta non troppo gentilmente dall’altra. Sono le sorelle in questione: Sara, la prima, e Anna, la seconda. Subito Sara aggredisce Anna gridandole di andarsene perché si trova in una condizione di fragilità e non può gestire l’arrivo della sorella. Anna le risponde che anche lei ha il diritto di sentirsi in condizioni di fragilità, tali che non le permettono di andarsene.

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E da qui parte una lunghissima serie di recriminazioni e accuse reciproche, rivalità, battute pungenti, punteggiate qua e là da tenere rievocazioni di momenti di vita vissuta fra via Padova a Milano e paesi ora devastati dalla guerra.

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A volte dunque sembra aprirsi uno spiraglio, una tregua, nel rimpianto di una perduta sintonia fra sorelle, ma i toni aspri ritornano in escalation nel groviglio di immagini vorticose, e straripano, le parole acquistano fisicità; sono sempre più sorrette dai gesti impazienti e impetuosi del corpo.

 

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Durante il suo dire Sara smonta la catasta di sedie colorate che abbiamo visto nell’angolo, le sistema per formare una platea che dovrà accogliere il pubblico convocato per la sua conferenza. Man mano che si svolge la scena, veniamo a sapere che entrambe le sorelle hanno una vita d’impegno sociale e professionale: Sara è militante e conferenziera a sostegno dei diritti umani, Anna è una giornalista e gira il mondo.

Foto Luca Del Pia

Ma anche queste due diverse vocazioni diventano motivo di rivalità: Anna accusa Sara di occuparsi delle disgrazie del mondo ma di negare la stessa solidarietà e affetto ai suoi familiari, mentre Sara accusa Anna di individualismo ed egocentrismo.

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E a un tratto il dolore individuale per non essersi sentite abbastanza considerate, o capite, dai genitori o dall’altra sorella trabocca e si trasforma nella sofferenza del mondo. Diventa emblema di una condizione in cui si è vittime di crudeltà estrema, responsabile delle piaghe che triturano le genti nelle guerre ma anche negli ospedali e nelle istituzioni chiuse. Pare di sentirle attraverso le parole delle sorelle le urla strazianti di chi vorrebbe vivere e viene schiacciato o di chi si vede negato il diritto di morire con dignità (come la loro madre, altro motivo di rivalità, rabbia e dolore), e viene schiacciato.

La performance si conclude così con Anna che lascia esplodere tutta la sua disperazione in un mondo di emarginati, accomunato solo da sofferenza e ingiustizia.

https://triennale.org/eventi/sorelle

Susanna Sinigaglia
Non mi piace molto parlare in prima persona; dire “io sono”, “io faccio” questo e quello ecc. ma per accontentare gli amici-compagni della Bottega, mi piego.
Quindi , sono nata ad Ancona e amo il mare ma sto a Milano da tutta una vita e non so se abiterei da qualsiasi altra parte. M’impegno su vari fronti (la questione Israele-Palestina con tutte le sue ricadute, ma anche per la difesa dell’ambiente); lavoro da anni a un progetto di scrittura e a uno artistico con successi alterni. È la passione per la ricerca che ha nutrito i miei progetti.

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