Sto col Signor Bonaventura!

di Santa Spanò

«Per noi il caricaturista, diciamo meglio, il disegnatore di così delicate eleganze, è tutt’uno con l’attore. Le qualità dell’uno e dell’altro si confondono e non tanto perché si tratta sempre della medesima persona, quanto piuttosto perché il tratto stilistico che caratterizza i disegni di Sto, più noti allora di quanto non lo fossero la sua voce o il suo volto, resta sostanzialmente immutato nel suo modo di essere attore. Sia ch’egli reciti come nel caso a cui si riferisce l’articolo di d’Amico L’asino di Buridano, sia che incontri il repertorio di Pirandello, sia che porti sulla scena la sua creatura di carta – il signor Bonaventura – Tofano si distingue perché elegante, raffinato, essenziale, ironico, “pieno di grazia e levità”, di quella “grazia marionettistica” che è propria dei “pupazz[i] di Sto”». (S. d’Amico, Le recite all’Argentina. «Sto», in «L’Idea nazionale», 30 maggio 1919.)

Sto disegna Bonaventura – Cortesia www.sto-signorbonaventura.it

Basterebbe questo passaggio o le sole parole di Silvio d’Amico per caratterizzare – come farebbe un bravo disegnatore con poche linee – l’originalità e la genialità di Sergio Tofano, noto anche con lo pseudonimo di Sto,  con cui era solito firmare le sue caricature. Ma al «brillante» Sergio Tofano di «proverbiale eleganza» qualche parola in più la dobbiamo. Sicuramente perché la sua memoria non può andare perduta e certamente per averci regalato forse una delle ultime vere maschere del teatro italiano: il comico e malinconico eroe, così lo definì lo stesso Tofano in un’ intervista, Signor Bonaventura.

E c’è anche una strana coincidenza, Sergio Tofano ci ha lasciati il 28 ottobre 1973, e proprio il 28 ottobre, ma del 1917, fece la sua comparsa sul Corriere dei Piccoli il Signor Bonaventura. Lo stesso giorno muore il padre e viene alla luce la sua creatura, il burattino della speranza, perché nei momenti bui è la speranza a farci andare avanti. Creato in un momento oscuro della nostra storia, culminato con la disfatta di Caporetto, Bonaventura sembra indicare una via di fuga dalla spietata realtà della guerra.

 

La prima tavola di Bonaventura: 28 Ottobre 1917 – Cortesia www.sto-signorbonaventura.it

Si trattava di un fumetto a tutta pagina composto da otto vignette; sotto ogni vignetta due strofe in rima baciata con l’immancabile inizio: ”Qui comincia la sventura del signor Bonaventura…”. […] “i personaggi si muovevano all’interno delle vignette sempre ripresi a figura intera dalla stessa distanza come se i quadretti fossero un boccascena e, sempre come a teatro, parlavano girati verso il pubblico. Occorsero parecchi anni prima che fossero introdotti il ‘primo piano americano’, cioè la figura inquadrata dal ginocchio in su e, soprattutto, la caratteristica nuvoletta a bolle da cui si comprende che un personaggio sta pensando e non parlando.” (Alfredo Castelli – Enciclopedia dei ragazzi, 2006)

Il Signor Bonaventura, lungo lungo, dinoccolato, con il suo inseparabile bassotto giallo, è figlio della s-fortuna, sempre squattrinato e in cerca di un lavoro, grazie alle sue tante virtù, la fiducia, il buon cuore, la spensieratezza, la generosità, riesce sempre durante le sue rocambolesche avventure a salvare qualche benestante e la sua sorte improvvisamente muta ricevendo la ricompensa di “un milione”.  Ma nulla cambia, mostrando come l’importanza del denaro sia solo un’alchimia, per il nostro etereo eroe: il milione è solo un enorme pezzo di carta, perché il signor Bonaventura si ritrova sempre povero, sempre in cerca di un improbabile lavoro, spazzacamino, comparsa, libraio, immutabile dentro il largo pantalone bianco, il cappelluccio, la redingote, le grandi scarpe rosse e al suo fianco il bassotto. È un eroe metafisico, quasi surreale.

I latini dicevano: “Qualis pater, talis filius”, qual è il padre tale è il figlio. Una qualche somiglianza c’è tra la maschera di Bonaventura e il suo creatore. Bonaventura eredita da Sergio Tofano l’eleganza, la bontà, le poche parole e di sicuro una certa influenza che gli attori comici del cinema hanno avuto per «Sto».

«Dopo Talli (l’attore Virgilio Talli) i miei più grandi maestri sono stati gli attori cinematografici americani: probabilmente Sennet e i suoi epigoni; forse Chaplin e Lloyd e forse più tardi anche Keaton». (Tofano in un’intervista concessa a Vittor Pisano, 1928)

E la “certa influenza” la si percepisce, o forse sarebbe meglio dire lo stimolo ad una comicità incorporea dove l’ironia esercita una grande importanza. Quel che è certo è l’enorme successo del signor Bonaventura,  nato sulla carta nel 1917 arriva a 10 anni di distanza sul palcoscenico, interpretato dallo stesso Tofano che si calò nella parte del signor Bonaventura. Una curiosità (di sicuro a voi nota) : nel 1948 a vestire sul palcoscenico i panni dell’inseparabile bassotto, nientepopodimeno che Franca Valeri, ovviamente agli albori della sua brillante carriera e desiderosa di lavorare al fianco di Sergio Tofano.

Numerosissime le rappresentazioni teatrali tanto che nel 1941 Sergio Tofano diresse il film “Cenerentola e il signor Bonaventura”, qui interpretato da Paolo Stoppa.

Che dire, il signor Bonaventura somiglia proprio al suo creatore, “aperto a tutte le più moderne sensibilità, curioso di scoprire e di intendere, parco di parole, sempre intento con quei suoi occhietti arguti e inquieti ad esplorare la vita, sempre rapito in qualche sogno”. Come il nostro Bonaventura si misurava di continuo con nuove prove che la vita gli presentava, anche Sergio Tofano non si limitò ad essere solo un grande attore di teatro e disegnatore, ma fu scenografo, commediografo, capocomico, regista, scrittore (ricordiamo I cavoli a merenda, La principessa delle lenticchie e altri racconti, Storie di cantastorie, L’isola dei pappagalli con Bonaventura prigioniero degli antropofagi) fu indimenticabile interprete di alcuni fra i più noti sceneggiati televisivi; solo per ricordarne alcuni, L’idiota nel 1959, Il conte di Montecristo nel 1966, I fratelli Karamazov nel 1969 e affiancò Gino Cervi nella serie Tv “Le inchieste del commissario Maigret”.

Dal 1953 fu insegnante all’Accademia di Arte Drammatica Silvio d’Amico. E sul teatro italiano Sergio Tofano scrisse il saggio “Il teatro all’antica italiana”, lui che ne è stato uno dei grandi protagonisti: costruisce una rievocazione tanto appassionata quanto colta, restando ancora oggi un’opera fondamentale per gli addetti ai lavori e non solo.

Sergio Tofano con i suoi allievi all’Accademia, 1956

Sergio Tofano “maestro di aristocrazia, sobrietà e buon gusto”, così lo definiva il grande Vittorio De Sica e Monica Vitti racconta: «Facevo l’accademia con il mio vero nome, Maria Luisa Ceciarelli… quando il mio maestro, Sergio Tofano, mi disse che sarei diventata una grande attrice ma avrei dovuto scegliermi un altro nome.»

Sergio Tofano (Abate Faria) e Andrea Giordana (Edmond Dantès) nel Conte di Montecristo, 1966

Qualche aneddoto marginale, solo per sottolineare quello che fu, la sua straordinaria “modernità” e quanto forse la critica lo ha poco celebrato. A 101 anni a noi piace esaltarlo continuando a ricordare lui e il suo “comico e malinconico eroe”, così simile allo squinternato eroe dell’oggi che si affanna alla ricerca di un qualsiasi lavoro per sbarcare il lunario, a combattere con il “Barbariccia” di turno che continua a cambiare colore, dove i benestanti, che sono sempre più benestanti, non elargiscono più il milione, anzi lo trafugano e la ricompensa sarà forse una carta acquisto di 780 euro…

O forse no, perché citando la critica apparsa sul Resto del Carlino il giorno successivo (31 luglio 1928) allo spettacolo “memorabile” tenutosi all’Arena del Sole di Bologna: «Si tratta di dare una lezione agli autori italiani e stranieri, una lezione indimenticabile sul modo come interessare il pubblico e costringerlo a considerare lo spettacolo teatrale come un divertimento […]. Bonaventura viene avanti senza problemi centrali da porre senza tesi da svolgere, senza retropensieri da scoprire… Bonaventura viene con la serenità olimpica della sua assenza di pretese e dice:

“Signori, non sono un capolavoro. Non ci ho mai pensato. Sono soltanto una bizzarria che si contenta di farvi ridere per un quarto d’ora”».

 

Sul «Corriere dei piccol VEDI ANCHE www.labottegadelbarbieri.org/scor-data-27-dicembre-1908/

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Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà.

La redazione – abbastanza ballerina – della bottega

 

Santa Spanò
Diceva Mark Twain: "Ci sono due momenti importanti nella vita: quando nasci e quando capisci perché". E io nacqui. Sul perché ci sto lavorando, tra la bottega, il mio blog http://lasantafuriosa.blogspot.it/ e... il resto ve lo racconto strada facendo.
Dimenticavo, io sono Santa!

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