Strafogatevi

Un piccolo dossier di db sui cibi, a partire da Artusi: oggi nel mondo cosiddetto reale e domani (restate sintonizzati su codesto blog) nella fantascienza.

Chissà se, nel centenario, vincerà l’Italia della scienza in cucina o quella dell’avventura più sfrenata. Cadono quasi in contemporanea i 100 anni dalla morte di Pellegrino Artusi (30 marzo 1911) e quelli dal suicidio di Emilio Salgari (25 aprile 1911). Vedremo chi trionferà sui giornali e in librería.

Ha scritto poco Artusi ma forse come italiano da ricordare oggi è più interessante del genovese che si inventava India, Malesia e pirati senza muoversi da un stanza.

Del resto Piero Camporesi, geniale studioso di cucine e culture, ha scritto che la cultura italiana dell’800 aveva tre libri nelle fondamenta: il «Pinocchio» di Collodi, inevitabilmente «Cuore» di De Amicis ma anche «La scienza in cucina e l’arte di mangiare bene» (il sottotitolo chiarisce subito: «manuale pratico per le famiglie») di Pellegrino Artusi che soi abbrevia quasi sempre in L’Artusi.

Figlio di un mercante, studi in seminario, patriota, Artusi voleva seguire le orme paterne ma, nel 1851, la sua famiglia incappò nel brigante Stefano Pelloni, detto “Il passatore” che sequestrò, nel teatro di Forlì, le famiglie facoltose, obbligandole a pagare una (a suo dire) “ giusta tassa”. Così la famiglia impoverita emigrò a Firenze e il “pellegrino” – ora anche di fatto – ebbe un tale successo negli affari che a 45 anni potè vivere di rendita. Finalmente libero di dedicarsi a letteratura e cucina, le sue passioni. Lo stesso Artusi racconta di quando a Livorno, nel 1855, si imbattè nel colera che all’epoca devastava l’Italia (non ancora unita). Attribuì il suo tremendo mal di stomaco post-Livorno a un cattivo minestrone ma quando seppe che si era salvato dal colera decise di scrivere la sua – oggi famosa – ricetta per un buon minestrone.

Nel 1891 Artusi pubblica, a sue spese, «La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene» con 475 ricette che, nelle edizioni successive, salirono a quasi 800. Ebbe un tale successo, che si contano traduzioni persino in Paesi con diversissime tradizioni gastronomiche. Ma una chiave rende Artusi “riciclabile” anche nei festeggiamenti per il 150° dell’unità italiana: infatti in un Paese che si era da poco unito ma aveva tradizioni, gusti e ovviamente redditi diversissimi il suo libro individua un modello di «cucina nazionale». Per questo sarà ricordato il 30 marzo con un convegno che è quasi un “pranzo” (cfr www.pellegrinoartusi.it ) ma anche il 16 marzo con mostre, concorsi e “cene artusiane” in molte città italiane.

L’Artusi è protagonista di un romanzo – molto divertente – del biochimico Marco Malvaldi (ormai giallista di successo con Sellerio editore) «Odore di chiuso» che, in queste settimane, scala le classifiche. C’è un mistero gastronomico e questo spiega la sua centralità. Ma, 10 anni fa, Pellegrino Artusi fu co-protagonista di un altro libro delizioso (in senso papillare perchè contiene anche ricette da gustare) e curiosissimo che non ebbe il meritato successo ma comunque resta una buona “strenna”. Il volume si intitola «Eppur si cuoce» (Avverbi edizioni) con il sottitotolo «Conversaziomi filosofico-gastronomiche fra Galilei e Artusi». Ovviamente un falso storico, visto che i due non furono contemporanei e genialmente mirato sul terzo millennio per proporre “ricette scettiche”. Ne è autore Lucio Braglia, un celebre cuoco, che spopola ai fornelli ovunque vada, in particolare viaggiando sull’asse Reggio Emilia-Cina.

Dal 1997 il Comune di Forlimpopoli, paese natale dell’Artusi, celebra una “Festa” annuale dedicata alla cucina in tutte le sue declinazioni e assegna un premio a chi, «a qualunque titolo, si sia distinto per l’originale contributo dato alla riflessione sui rapporti fra uomo e cibo», Nel 2006 venne premiata una cooperativa senegalese (della zona di Casamance) che nel delta del fiume Belon, è riuscita a recuperare una qualità di riso che si credeva perduto. Il mondo è davvero piccolo se si trovano collegamernto fra Forlimpopoli e il Senegal ma questa storia ha anche un versante sardo perchè a raccontare, con un reportage fotografic.o, la vicenda è Massimo Golfieri, fra l’altro sardo adottivo. «La zona di Casamance mi ricorda il nuorese del passato con un popolo, metà ribelle e metà bandito, tanto orgoglioso che nessuno riuscì a sottomerlo: fallirono spagnoli, francesi e pfre i senegalesi» racconta Golfieri. Ma proprio come il nuorese – aggiunge – «Casamance è un posto bellissimo e non solo per il cibo».

Infine chi cercasse oggi un erede all’Artusi non lo trovererebbe nelle ricette complicate e a cari prezzi. Pur non essendo un gastronomo azzarderei che è invece molto artusiano, per passione e scienza, il recentissimo «Avanzi popolo» (Stampa alternativa-Nuovi equilibri editrice) di Letizia Nucciotti, con il sottotitolo «L’arte di riciclare tutto quello che avanza in cucina» e 500 semplici quanto economiche ricette. Già autrice di successo con «L’anti-chef» (appunto) la Nucciotti è veterinaria, ecologista, cuoca “povera” e condisce tutto con lo spiritaccio toscano. Buon appetito in un’Italia che, almeno a tavola, resta unita.

Ulteriore riflessione e mini-bibliografia

Se gli anniversari servissero a ragionare, studiare e/o meglio inquadrare eventi e persone penso che sarebbero utili. Di solito non è così. L’anno scorso almeno sui grandi media si è parlato di Cesare Lombroso come se, a parte qualche erroruccio, fosse un grand’uomo. Anche la riflessione suio 100 anni dalla morte di Artusi poteva essere interessante per fare il punto su cucina, scienza e salute oggi in Italia. Difficile certo – visto che i grandi media fanno parte di gruppi che vendono cibi merdosi e dunque a dir poco reticenti sul tema – ma qiualche penna zigzagante poteva partire proprio dal premio intitolato ad Artusi che è invece una cosa seria (basta guardare il sito e vedere i nomi dei vincitori).

Avessi la competenza, proverei io a fare un discorso – su codesto blog – sul trittico suddetto (cucina, scienza, salute). Ma se qualcuna/o passa di qui e vuol dir la sua, benissimo. Però intanto due paroline le dico lo stesso… anche da ignorante.

E’ ovvio che dietro il ciclo della merda di McDonald, i crimini della Nestlè, l’arroganza poliziesca della Coca Cola, le bugie sugli ogm (organismi, genreticamente modificati) oppure – al lato opposto della barricata – la difficile scommessa dei cibi equi e di quelli da boicottare, il referendum per difendere l’acqua, l’azione scientifica ed ecologica di Vandana Shiva cavalca una urgenza politica che non va dimenticata (ma in Italia anche su questo battiamo la fiacca). Siccome però tutto è politica – soprattutto la cultura di coltivare cibi, il come venderli e comprarli, il mangiar sano o no – mi pare si debba ulteriormente dilatare i discorsi. Così, a puro titolo esemplificativo, elenco qui, in ordine cronologico, un po’ di libri che negli anni (a volte pur con i loro limiti e sicuramente… con i miei) mi hanno stimolato. Preima una cinquina che mi ha aperto gli occhi (e la gola?) poi altri in ordine sparso.

1 – «Il cibo che uccide» (Bompiani, 1974) è l’edizione italiana, curata da Giorgio Nebbia, di una inchiesta condotta – nel 1969 – da un gruppo intorno a Ralph Nader, battagliero avvocato statunitense. Molto è cambiato nel sistema-cibo ma certi meccanismi per celare o per smascherare, restano quasi immutati.

2 – Tra gli anni ’70 e ’80 mi sono inbattuto nei libri di Piero Camporesi. Almeno «Il paese della fame» del 1978 e «Il pane selvaggio» del 1980 (entrambi editi da Il Mulino) meritano di essere letti e riletti.

3 – Nel 1987 sul versante narrativo-familiar-culinario ma dentro una bella cornica politica esce (da Einaudi) «Casalinghitudine» di Clara Sereni.

4 – Nel ’91 un bel colpo al mio pigro stomaco (e soprattutto alla testa “storicamente data”) me lo diede il libretto «Tredici ricette per vari disgusti: vietato vietare» di Luigi Veronelli edito (e poi ristampato nel 2007) da Eleuthera. Ne dico qualcosa sui codesto blog domani in un articolo “parallelo” a questo.

5 – Nel 2001 Feltrinelli traduce «Il cibo impazzito» (ovvero «Il caso europeio della contraffazione alimentare») di Jean-Claude Jaillette, un tentativo di ragionare un po’ oltre la “mucca pazza” o il “pollo alla diossina” di turno per capire quali meccanismi li producono.

E ancora, in ordine sparso, mi sono apparsi interessanti questi altri;

– molti dei saggi raccolti, nel 2004, in «Del gusto e della fame: teorie dell’alimentazione», curato da Brunella Antomarini e Massimiliano Biscuso per manifesto libri;

– sempre nel 2004 Oscar Marchisio ha curato per Franco Angeli editore «Religione come cibo e cibo come religione», una serie di saggi con qualche interessante punta di provocazione;

  • segnalo anche che la rivista «Pollicino gnus» nell’ottobre 2006 in occasione di Kuminda (festival del cibo equo e sostenibile) ha curato «Il (buon) cibo è un diritto», eccellente punto di partenza per chi poco o nulla sa dei dibattiti, e ancor meno delle tragedie, sulla “sovranità alimentare” degli ultimi anni.
  • sul divertimento, non privo di spunti seri, «Ricette immorali» ovvero il manuale eno-gastronomico-sessuale di Manuel Vazquez Montalban (Feltrinelli, 1992) o il da noi immeritatamente poco apprezzato «Come cucinarsi il marito all’africana» della camerun-francese Calixthe Beyala (tradotto da Epochè nel 2004). Quasi per sapienti «Pranzi d’autore» (Editori Riuniti, 1996) di Oretta Berganzoni ovvero «Le ricette della grande letteratura», più concrete e condite di storia le pagine di «Alla tavola di Yasmina» («7 storie e 50 ricette di Sicilia al profumo d’Arabia») scritto da Maruzza Loria e Serge Quadruppani per gli Oscar nel 2004. E poi ovviamente tanti libri più sul divertente come «Trattato di culinaria per donne tristi» (Sellerio, 1997) del colombiano Hector Abad Faciolince;
  • nella ricercsa di intrecci fra storia sociale e gastronomia due libri affascinanti sono usciti da DeriveApprodi, entrambi di Anonimo e con le prefazioni del grande Luigi Veronelli. Il primo è «La cucina impudica» cioè «Le ricette segrete di una donna di mondo rivelate a chi intenda diventarlo» nel 2001 e l’altro, due anni dopo, «La cuoca rossa» con il sotto-titolo esplicativo «Storia esplicativa di una cellula spartachista al Bauhaus di Weimar (con un ricettario di cucina tedesca)» .

Infine i “cattivi”.

  • E’ dagli anni ’70 che Stampa Alternativa, prima in solitudine e poi con qualche compagno di viaggio informa sulle ragioni del boicottaggio internazionale della Nestlè che, per inciso, non nasce da chissà quale gruppo estremista ma da ripetute denunce dell’Oms cioè l’Organizzazione mondiale della salute, un orgamismo delle Nazioni Unite;
  • Quanti sanno che l’antico papà Natale europeo si è vestito di rosso negli Usa per conto di una bibita che nel 1931 era nei guai? Se vi fosse sfuggita questa piccola ma significativa storia, cercate «Babbo Natale, dove si racconta come la Coca-Cola ha plasmato il nostro immaginario» (Fazi, 2005) di Nicola Lagioia. Ma anche «La storia segreta della Coca-Cola» (Datanews, 2006) oppure il vendutissimo «Coca cosa? Conoscerla per evitarla» nei “mille lire” di Stampa Alternativa meritano attenta lettura.
  • Di libri su McDù, o McSkif, se preferite, ce ne sono parecchi: quello di Paul Ariès, uscito in Francia nel ’97 ma tradotto (da Dedalo) nel 2000 si intitola «I figli di McDonald’s, la globalizzazione dell’hamburger» e ha dato un bello scossone informativo ma da allora se ne sa molto di più e dunque vale aggiornarsi sui vari siti o, per una prima infarinatura, cercare il “mille lire” (più volte ristampato) di Stampa Alternativa «Mc Nudo» ovvero «100 buone ragioni per stare alla larga da Mc Donald’s».

Penso che mi posso fermare qui. Sperando che Vandana Shiva sia già fra le vostre letture preferite.

 

 

 

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

  • Marco Pacifici

    Stiamo organizzando un’iniziativa itinerante contro tutti i centri di detenzione(carceri CIE Manicomi et caetera) nel nome di Horst Fantazzini,a dieci anni dalla sua morte(24/12/2001) in carcere dopo 36 trentasei! anni di sequestro:perchè dico cio’?,perchè vorrei che tutti quelli che desiderano ,noi verremo nelle loro citta,con le tesimonianze di chi è stato nel ventre della bestia ed anche chi è stato in carcere con Horst a Perugia nel 74 (Sabatino Catapano e Marco Pacifici) e con il libro ed il dvd di “ormai è fatta”. Ed anche perchè da esperto(non professionale) gastronomo,biologo,agronomo,erborista,enologo di vini da uve bio,et caetera,purtroppo non trovo un briciolino di tempo per scrivere su queste cose importantissimamente importantissime. UNa cosa veloce:dietro agli OGM,che sono mostruosita scientifiche(ricollegabili poi a quello che oggi sta accadendo in Japan,dove tutto è tecno e nulla o quasi e natural) c’è un discorso economico ancor piu mostruoso:dato che le piante OGM sono sterili,i contadini che le usano sono legati e quindi strozzinati a comprare le sementi dai vari criminali legali che producono OGM:Monsanto e camerati fascisti-imperialisti. Vi pare poco? Hasta il monello

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