Una legge per le vittime del militarismo

Lettera aperta di Franco Corleone a Roberta Pinotti, presidente della Commissione difesa del Senato. A seguire una nota di db

Gentile presidente Roberta Pinotti, sono passati più di due mesi dall’invio il 6 settembre di una lettera in cui sollecitavo la discussione del disegno di legge 991 sulla restituzione dell’onore ai soldati fucilati nella Prima Guerra a causa di sentenze inique dei Tribunali militari speciali.

Sono accadute molte cose. Il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia ha approvato all’unanimità un ordine del giorno nel quale si ripercorre la vicenda storica di un episodio accaduto a fine giugno del 1916 sui monti della Carnia che portò alla condanna a morte di quattro alpini (Basilio Matiz, Silvio Ortis, Giovanni Battista Coradazzi, Angelo Massaro) e che ancora vive nel ricordo della popolazione e chiede quindi che quella ferita venga sanata.

Il 1° luglio 2016 nel centenario della fucilazione si svolse una cerimonia davanti al cippo che ricorda la tragedia con le orazioni civili dello storico Guido Crainz e del presidente Franco Marini. La ricerca di una soluzione all’insegna dei valori di giustizia e umanità è iniziata più di venti anni fa sulla base anche del fondamentale volume di Forcella e Monticone, “Plotone di esecuzione”.

Il 12 ottobre è iniziato un digiuno collettivo che prosegue e la catena intende proseguire fino all’approvazione della legge. Ho iniziato io la staffetta per tredici giorni e si sono susseguiti finora esponenti della politica, della cultura e del movimento pacifista e nonviolento. È un modo per ricordare il dovere di costruire dopo cento anni una memoria che tenga assieme le contraddizioni. Ho curato la pubblicazione di un racconto scritto da un italo americano, Silvio Villa, nel 1919 dopo il ritorno negli Stati Uniti sulla esperienza di un amico ritrovato al fronte.

Ho curato la pubblicazione di “Un episodio di guerra” con una introduzione intitolata “Eroi e disobbedienti”, e il motivo è legato a una coincidenza che deve far riflettere. Nel marzo 1916 morì sul Pal Piccolo, una montagna di fronte a quella che sarà oggetto dell’accusa di insubordinazione, Aldo Rosselli il maggiore dei fratelli Carlo e Nello. Il mio sforzo è di tenere insieme la memoria di un interventista mazziniano e quella di montanari e contadini mandati al fronte spesso inconsapevoli.

È possibile? Il disegno di legge della senatrice Tatiana Rojc – alla cui redazione ho collaborato – risponde all’esigenza di fondo che è quella della restituzione dell’onore a tutte le vittime della guerra, comprese quelle del militarismo più ottuso. La Repubblica, in forza dei princìpi della Costituzione e in particolare dell’articolo 27 che non ammette la pena di morte in nessun caso, può assumere questa scelta, già compiuta da altri Paesi coinvolti nel conflitto di cento anni fa.

Siamo giunti al momento decisivo. Si sono svolte le audizioni ed è al lavoro un Comitato ristretto e davvero penso che ci siano le condizioni perché il provvedimento possa essere esaminato dalla Commissione Difesa per poi essere affidato all’Aula.

Il 4 novembre a Cercivento si è svolto un ricordo intenso della storia che è raccontata in un commovente film e rappresentata in una piece teatrale, con la partecipazione di una rappresentanza dell’Ana. È il segno che si può decidere con uno spirito di condivisione.

Potrebbe aleggiare la riserva mentale che questo tema, in piena crisi da pandemia, non sia una priorità. Al contrario sono convinto che nel fuoco delle difficoltà il Parlamento possa esprimere la capacità di affrontare anche temi scomodi, di diritti e di libertà; ricordo spesso l’esempio fornito nel maggio del 1978, quando pochi giorni dopo il ritrovamento del cadavere di Aldo Moro, vigliaccamente ucciso, fu approvata la legge 180 per la chiusura dei manicomi e poi quella sull’aborto. Qualcuno avrebbe potuto dire che di fronte al terrorismo non bisognava occuparsi di altro. Per fortuna non fu così e la politica fu capace di esprimere il meglio. Conto davvero sulla sua sensibilità e Le invio un cordiale saluto e un augurio di buon lavoro,

UNA NOTA DI DB

In “bottega” ne abbiamo scritto molte volte: a partire da qui Cadorna e le decimazioni(nel 2011) passando per varie “scor-date” (a esempio Scor-data: 1 luglio 1916 e Scor-data: 3 novembre 1917) e per ricostruzioni storiche come La guerra è finita: crepate in pace. Poi molte recensioni (per esempio Il primo massacro mondiale: 100 anni dopo ancora bugie e Mormorò il Piave: bugie lunghe 100 anni (2) o Scemi di guerra) ma anche una raccolta di firme – Un appello per riabilitare i «decimati», i disertori, i disobbedienti di guerra – o le proposte che si sono arenate in Parlamento (Riabilitare i disertori della “Grande guerra”?). Ho scritto con Francesca Negtetti «Ancora prigionieri della guerra», una lettura a due voci che ha girato in molte città (e resta disponibile). Connessa alla restituzione dell’altra memoria – quella degli oppressi – sono le riflessioni sull’oggi (Fantasmi della diserzione) o le azioni per eliminare da piazze, musei e e movimenti la retorica bugiarda di militaristi e fascisti: vedi Statue e lapidi: celebrare i boia.

Contrariamente a Corleone io non credo nella sensibilità di Roberta Pinotti ma la pressione dal basso a volte ottiene risultati insperati.

La Bottega del Barbieri

4 commenti

  • gregorio piccin

    Iniziativa sicuramente da sostenere. Sono tuttavia d’accordo con Daniele Barbieri nel giudizio espresso su Roberta Pinotti la quale ha dimostrato e continua a dimostrare una sensibilità sconfinata più che altro verso i fatturati dell’industria militare. Una prova definitiva: la sua totale indifferenza come ministro della Difesa (per la verità in buona compagnia di tutti/e i suoi omologhi/e) per le vittime -in crescita- dell’esposizione all’uranio impoverito e di un persistente ottuso militarismo (382 morti, oltre 7500 ammalati). Riporto qui il giudizio che ne danno gli amici dell’Associazione Vittime dell’Uranio Impoverito con cui ho il piacere di collaborare nella difficile battaglia per la verità e la giustizia: “una figura che da sempre ha avuto un atteggiamento negazionista, ostativo e a dir poco sgradevole sotto il profilo umano e politico”.

    Gregorio Piccin, responsabile pace
    Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

  • redazione bottega

    Oggi sul quotidiano «il manifesto» la piddina Roberta Pinotti, che è presidente della Commissione Difesa del Senato, risponde a Franco Corleone e lo rassicura. Si vedrà se sono le solite parole al vento o se c’è qualcosa di vero. Nel frattempo sulla pagina delle lettere de «il manifesto» sono apparse più volte sollecitazioni a ricordare ogni giorno (un breve box in prima pagina? come ai tempi della campagna contro il «fanfascismo») quanto l’Italia spende in armi, togliendo quei soldi a sanità, scuola, pensioni. Da vecchio lettore – e per un periodo collaboratore – de «il manifesto» io voto sì. Se non lo fate voi…. chi lo farà? (db)

  • COMUNICATO (spedito ad alcuni media di Imola)
    Anche due imolesi partecipano alla staffetta dei digiunatori (partita il 12 ottobre) in appoggio alla discussione del disegno di legge 991 sulla restituzione dell’onore ai soldati fucilati nella Prima Guerra a causa di sentenze inique dei Tribunali militari speciali. Questo provvedimento riparatore, che pareva pochi mesi fa in dirittura d’arrivo quantomeno in Commissione Difesa al Senato, si è incagliato. E dunque il digiuno a staffetta continuerà fino all’approvazione della legge.
    I due imolesi sono Daniele Barbieri (digiuna il 3 dicembre) e Nicoletta Folli (il 5 dicembre). Al termine del digiuno entrambi invieranno la seguente email a Roberta Pinotti, presidente della Commissione competente:
    Presidente Roberta Pinotti, digiuno per chiedere che venga urgentemente approvato un provvedimento legislativo di restituzione dell’onore ai soldati fucilati “per l’esempio” nel corso della Grande Guerra, in coerenza con il ripudio della pena di morte sancito all’articolo 27 della Costituzione della Repubblica Italiana.

  • Sul quotidiano «il manifesto» del 13 marzo è apparso UN INSULTO AI FUCILATI DELLA PRIMA GUERRA, un articolo di Franco Corleone che vale legggere (anche per far capire – se ce ne fosse ancora bisogno – chi è Roberta Pinotti).

    Il 21 novembre scorso «il manifesto» pubblicò una mia lettera aperta a Roberta Pinotti, presidente della Commissione Difesa del Senato che chiedeva l’approvazione di una legge per restituire l’onore ai soldati fucilati nel corso della Prima Guerra mondiale per insubordinazione o altri reati del Codice militare. Furono oltre 750 le vittime del militarismo ad opera di sentenze dei tribunali speciali che si adeguarono alle circolari di Luigi Cadorna che imponeva esecuzioni “per l’esempio”.
    Il 27 novembre Roberta Pinotti rispose assicurando l’impegno per arrivare in tempi rapidi alla riabilitazione storica di quei caduti, anche con atti simbolici e solenni, e faceva riferimento a un capitolo doloroso e troppo a lungo rimosso, a una ferita che andava sanata.
    Avevo con ingenuità dato credito a quelle parole; leggendo le ultime righe (in cauda venenum), in cui si chiedeva “la massima responsabilità per arrivare a un testo condiviso che renda giustizia storica senza produrre altre lacerazioni”, avrei invece dovuto capire che era in atto una operazione furba e di truffa delle etichette.
    Era infatti al lavoro un comitato ristretto per affossare la legge e predisporre una risoluzione, una sorta di ordine del giorno che, come diceva Andreotti, non si nega a nessuno.
    Così, nella seduta del 10 marzo, la Commissione in quindici minuti, ha approvato all’unanimità un testo che rappresenta un insulto per una battaglia che dura in Friuli da più di venti anni e che era iniziata nel 1968 con la pubblicazione del libro-denuncia di Forcella e Monticone, «Plotone di esecuzione». Un tempo inferiore a quello necessario ai carabinieri per uccidere i quattro alpini simbolo della richiesta di giustizia, il 1° luglio 1916 a Cercivento, un piccolo paese della Carnia.
    Pinotti nella relazione ha sostenuto che si tratta di un testo equilibrato che evita il rischio di produrre ulteriori lacerazioni. In realtà è stata scelta una strada ricca di parole generiche nelle premesse e che negli impegni affida al Ministero della Difesa di affiggere nella occasione delle celebrazioni per il centenario della traslazione della salma del Milite Ignoto al Vittoriano una targa ricordo.
    La scelta, assolutamente non motivata, di derubricare il provvedimento da legge a risoluzione, non ha la dignità di un atto solenne e simbolico in quanto non rappresenta la volontà del Parlamento, espressa con un voto della Camera e del Senato, ma un “affare” di modesto cabotaggio.
    Si perde così l’occasione di una riflessione su una tragedia che vide profonde divisioni tra neutralisti e interventisti, con le differenze tra socialisti e cattolici, tra gli interventisti democratici e i nazionalisti. Una vicenda che dopo la guerra accelerò la crisi della democrazia e favorì la precipitazione nella dittatura e nel fascismo. Dopo cento anni ancora non si riesce a costruire una memoria collettiva che faccia i conti con una storia che cambiò l’Italia.
    E’ grave che venga cancellato ogni riferimento alla Costituzione che non ammette in nessun caso la pena di morte, gravissimo che venga espunta l’affermazione che la Repubblica decide la restituzione dell’onore ai fucilati, assurdo che non sia stabilita la frase per la lapide che nella legge era senza equivoci: “L’Italia onora la memoria dei propri figli in armi, vittime della crudele giustizia sommaria. Offre la testimonianza di solidarietà ai soldati caduti, ai loro familiari e alle popolazioni interessate, come atto di riparazione civile e umana”.
    Apparentemente il colpo di mano ha avuto successo, ma in realtà la partita non è chiusa. Alla Camera è stata presentata una proposta di legge, chiara e limpida, dal deputato di Tolmezzo Renzo Tondo e sottoscritta da sette deputati friulani (n. 2809) che nel dicembre scorso fu illustrata in Consiglio Regionale a Udine con il Presidente Mauro Zanin.
    Non ci arrendiamo di fronte ai baratti di potere. Il Non Mollare resta il vessillo di una politica intransigente sui principi.

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