Una “Portella della Ginestra” in Bolivia

Anche un neofascista italiano nella strage del 2008 a El Porvenir

di Gianni Sartori

Il ruolo di “guardie bianche” (compresa la partecipazione a interrogatori e torture di sindacalisti e guerriglieri, veri o presunti, e dei loro familiari) esercitato in America Latina da esponenti della “destra radicale” – la stessa che talvolta si spaccia per “antimperialista” – non sembra essersi esaurito nel secolo scorso. Si intravede una italica mano (di destra, ca va sans dire) anche dietro la strage di El Porvenir, avvenuta in Bolivia nella notte fra l’11 e il 12 settembre 2008 quando gruppi armati spararono su un migliaio di contadini in marcia verso il capoluogo regionale di Pando. Ufficialmente i morti assassinati sarebbero una quindicina ma i sindacati boliviani parlarono di più di venti (*). Una vera “Portella della Ginestra” boliviana.

L’ex paracadutista italiano Marco Marino Diodato aveva seguito le tracce dei suoi fratelli maggiori”, gli esponenti neofascisti che, soprattutto negli anni settanta, si erano rifugiati in America Latina mettendosi al servizio dei vari regimi golpisti del Cono Sud (Cile, Argentina, Paraguay, Uruguay, Brasile, Bolivia) e coinvolti nella Operazione Condor (**) finanziata dalla Cia.

Tra i più noti, Stefano Delle Chiaie, ex leader di Avanguardia Nazionale che in precedenza aveva offerto i suoi servizi alla Spagna franchista collaborando alle azioni del regime contro gli indipendentisti baschi rifugiati in Iparralde (Paese basco sotto amministrazione francese) e contro la componente di sinistra del Carlismo. (***)

Dopo il 1975, venute meno con la morte di Franco le protezioni di cui godevano, alcuni di questi personaggi presero la strada del Sud America.

In Bolivia l’ex paracadutista Diodato, diventato un ricco uomo d’affari, aveva sposato una nipote del generale golpista Hugo Banzer e, secondo due giornalisti boliviani, in anni più recenti avrebbe «organizzato squadre di killer legate ai gruppi civici per l’autonomia regionale che si battevano contro il governo di Evo Morales». Nel 2004 Diodato era stato condannato per «riciclaggio e traffico di armi e droga», ma era facilmente evaso da una clinica di Santa Cruz dove stava «agli arresti». Determinanti i suoi ottimi rapporti con l’aristocrazia bianca della mezzaluna”, le ricche province boliviane della pianura (Pando, Beni, Santa Cruz, Tarija) che volevano separarsi da quelle andine, abitate in prevalenza da indigeni (La Paz, Cochabamba, Chuquisaca, Potosi, Oruro).

Diodato veniva indicato come «uno dei consiglieri di Leopoldo Fernandez», il governatore del dipartimento di Pando accusato di essere il mandante della strage. A questo punto l’analogia con Portella della Ginestra diventa molto interessante. C’è un movimento “separatista” manovrato dall’esterno (come avvenne per il “Movimento per l’Indipendenza della Sicilia” di cui il bandito Giuliano era il braccio armato); ci sono contadini contro possidenti; c’è la presenza di fascisti (alcuni storici hanno ipotizzato la presenza di ex-repubblichini a Portella della Ginestra): e non mancherebbe neppure la mafia, dato che le indagini avevano individuato il clan di Nitto Santapaola come fornitore di armi e droga per il gruppo di Diodato.

Nei giorni successivi ai fatti di El Porvenir, si contavano altre vittime negli scontri tra i sostenitori di Evo Morales e i sedicenti indipendentisti (in realtà discendenti dei colonizzatori che difendevano i loro privilegi, paragonabili agli unionisti filoinglesi dell’Ulster) nonostante i tentativi del governo di Morales di risolvere pacificamente il contenzioso. Il vice-presidente boliviano, Alvaro Garcia Linera, si era incontrato con Mario Cossio,prefetto del dipartimento di Tarija ed esponente dell’opposizione. In questa circostanza la polizia aveva disperso i sostenitori del governo: un fatto quantomeno inusuale.

Contemporaneamente un comunicato delle forze armate minacciava di non voler «più tollerare l’azione di gruppi radicali e violenti che portano soltanto allo scontro tra Boliviani».

Il generale Luis Trigo aveva poi preso posizione contro il presidente venezuelano Chavez che si era detto disposto a intervenire militarmente in sostegno di Morales e anche il ministro degli Esteri, David Choquehuanca, aveva ribadito che «i problemi tra Boliviani intendiamo risolverli tra di noi».

Soltanto qualche giorno prima del massacro sia la Bolivia che il Venezuela avevano espulso i rispettivi ambasciatori statunitensi. Coincidenza che aveva proiettato sui fatti di El Porvenir l’ombra di una ritorsione, quasi una rappresaglia.

Ancora nel febbraio 2008, parlando dello studente-spia A. Van Schaick, ol presidente Morales aveva denunciato una «cospirazione Usa per dividere la Bolivia, insieme a gruppi oligarchici e mafiosi» evocando poi il precedente del Kosovo. Anche se forse l’esempio del Katanga (con Morales nelle vesti di Lumumba, poi fatto assassinare dagli imperialisti) apparirebbe più indicato.

Riandare di tanto in tanto alla storia recente può forse servire a evitare nuovi fraintendimenti. La “strategia della tensione” con manovalanza fascista (Delle Chiaie, Concutelli, Cauchi, Carminati…) è stata una costante del secolo scorso sia in Italia (vedi la strage di Piazza Fontana) che in Spagna (squadre della morte anti-basche). Per non parlare dell’America Latina dove tali pratiche non vennero mai del tutto abbandonate, sempre con un ruolo da protagonisti dei neofascisti italici… Anche per questo è importante ricordare la strage di El Porvenir e sottolineare le tante coperture di cui hanno goduto e godono i fascisti.

(*) Secondo Unasur cioè la Unión de Naciones Suramericanas, questi sono i 19 assassinati a El Porveir: «Pedro Oshiro (38, ingeniero forestal),Alfredo Robles Céspedes (45, funcionario de la Prefectura), Bernardino Racua (53, ejecutivo de la Subcentral Puerto Rico y bisnieto del heroe pandino Bruno Racua), Wilson Castillo Quispe (19, estudiante normalista),Wilson Richard Mejía Miahata (29),Arnolfo González (o Arnaldo González Inuma, o Alfonso Gonzáles), Alfonzo Cruz Quispe (20, estudiante normalista), Johny Carl Sarzury (25), Celedonio Bazoaldo García (53 de Filadelfia), Felix Roca Torrez (44), Ditter Tupa Matty (27), Nestor Da Silva Rivero (?), Miguel Racua Chau (?), Ervin Villavicencio Chao (?), Vicente Rocha Rojas (?), Abdiel N. (?), Atipe Tupamati (?), Luis Eduardo Zabala (?), Elvis (apellido desconocido)».

(**) cfr in “bottega” Plan Cóndor: 30 ergastoli per i torturatori

(***) In particolare, venne documentata fotograficamente l’aggressione del maggio 1976 al Montejurra (Jurramendi, in euskara) in Navarra. Come ricorda lo storico basco Inaki Egana «dos centenares de mercenarios, bajo la pasividad de la Guardia Civil, dispararon contra los seguidores de Carlos Hugo de Borbòn Parma (all’epoca il maggior esponente del Consejo Federal de Direcciòn del Partito Carlista nda) provocando la muerte de Ricardo Garcia Pellejero y Aniano Jimènez Santos. Muchos de los que parteciparon en aquella agresiòn serian luego miembros significativos del BVE y del GAL (squadre della morte antibasche nda), entre ellos Stefano delle Chiaie, Mario Ricci, Augusto Cauchi, Giuseppe Calzona y Jean Pierre Cherid (presumibilmente anche Pierluigi Concutelli e Carlo Cicuttini nda). El animador de esta masacre fue Juan Maria Araluce, presidente de la Deputaciòn de Gipuzkoa, muerto por ETA a finales del mismo ano”.

UNA NOTA DELLA “BOTTEGA”

A quanto raccontato da Gianni Sartori aggiungo qualcosa sul citato Carlo Cicuttini, uno degli autori della trappola che provocò la morte di tre carabinieri: cfr 31 maggio 1972: strage di Peteano, una storia purtroppo esemplare dei legami fra Stato e gruppi di estrema destra, dove altri carabinieri coprirono gli assassini neofascisti – nel luglio 1987 il tribunale condannò, fra gli altri, il generale Dino Mingarelli e il colonnello Antonio Chirico – mentre quel Giorgio Almirante, capo del Movimento Sociale Italiano, al quale in alcune città oggi si vogliono intitolare strade e piazze, certamente aiutò la fuga di Cicuttini ma si salvò dal processo visto che era in Parlamento… LA IMMAGINE di Cicuttini qui sopra è presa dalla rete: 10 de la desaparición de Marino Diodato – YouTube [db]

 

 

Redazione
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Un commento

  • Grazie a Gianni Sartori per aver ricordato questa storia.
    Ricordo che en scrissi nel 2008 per Peacelink: http://www.peacelink.it/latina/a/27208.html
    La strage di El Porvenir segnò uno dei momenti di massimo scontro tra Evo Morales e l’oligarchia boliviana, allora impegnata nel sostenere le istanze separatiste dei dipartimenti dell’Oriente boliviano, ed evidenziò i tentivi degli Stati uniti di balcanizzare la Bolivia allo scopo di destabilizzare il paese.
    Tra le organizzazioni neofasciste boliviane responsabili della strage ci fu la Union Juvenil Cruceñista.

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