Ward Moore: «Anniversario fatale»

«Non si può imparare nulla dalle favole – insistetti io, testardo.

Mi sorrise – Forse non avete letto le favole giuste».

Appuntatevi questa frase quando arrivate al sesto capitolo di «Anniversario fatale» dello statunitense Ward Moore (1903-1978) che esce in Collezione Urania e dunque sarà rintracciabile in edicola per tutto ottobre, a 5.90 euri. Segnatevela perché è la migliore risposta, forse l’unica, da dare a chi non ama la fantascienza e più in generale il fantastico.

Ma tutto il romanzo conserva, a 59 anni dall’uscita, il suo fascino.

L’inizio è da antologia.

«Malgrado stia scrivendo queste pagine nell’anno 1877 non nascerò fino al 1921. né le date né i tempi dei verbi sono sbagliati: lasciatemi spiegare». Chi scrive è Hodgins detto Hodge ma fino al 16° capitolo, come dire i tre quarti del libro, su questo pasticcio di verbi e date non verrà dato alcun indizio. La vicenda che viene raccontata è quella di un ragazzo campagnolo che nel 1938 decide di lasciare Wappinger Falls per andare a New York. C’è però qualche diversità con il mondo come lo conosciamo: qui da noi la battaglia di Gettysburg (1-3 luglio 1863) fu vinta dai nordisti e segnò la disfatta dei sudisti mentre dove vive Hodgins è accaduto il contrario. Non voglio svelarvi troppo ma in sostanza il Nord è sottosviluppato e da oltre 50 anni annaspa fra rassegnazione e rabbia montante. Quanto alla scuola… ascoltate la rabbiosa eppur saggia Barbara, che sarà poi la salvezza ma anche la dannazione di Hodge: «I colleges non soltanto sono decaduti ma l’hanno fatto a un ritmo più veloce di tutte le altre istituzioni. Ora sono solo gusci vuoti, rovine ornamentali del passato. I docenti si spiano l’un l’altro per cercare di accattivarsi i favori dei grandi trust ed essere così sicuri della riconferma alla riapertura dell’anno accademico. […] L’ultima delle loro preoccupazioni è quella di dedicarsi all’insegnamento». Se vi sembra che stia parlando dell’Italia di oggi… beh come potrei smentirvi?

Ma dove vive Hodge ci sono altre differenze: incroceremo, di sfuggita, un teologo irlandese che si chiama George Bernard Shaw, un certo Carl Jung a capo della polizia svizzera, un capitano Eisenhower. Gli ebrei sono riusciti finalmente ad avere una patria ma in Uganda. Haiti è indipendente e anche alcune tribù indiane sono «non assoggettate». Non ci sono aerei, in compenso abbiamo ristoranti automatici. Quanto agli schiavi… beh, non ve lo dirò.

La passione del giovane Hodgins è la storia e, fra mille difficoltà, corona il suo sogno: quando inizia la sua monumentale storia della Guerra Civile però torniamo dalle parti della science fiction. Più non dirò ma state attenti: a volte ci si rilassa dopo il primo colpo di scena e si rischia di non registrare il secondo che qui è ben più importante.

Buon libro di fantascienza: l’unico difetto è una strisciante misoginia che però l’autore tiene quasi sempre sotto controllo. Intelligente è il lavoro “di scavo” nel mai sopito antagonismo fra Nord e Sud degli attuali Usa. Se chi lo legge ha un minimo di conoscenze sugli Stati Uniti probabilmente apprezzerà, ancor più, questo libro alla luce dell’ossessione “funeraria” che domina in gran parte del Sud degli Usa dove tuttora la sconfitta non è stata digerita. In molte città si svolgono di continuo commemorazioni storiche e il Mississippi “vanta” sedie o staccionate sgangherate che però vengono conservate gelosamente perché risalgono ai tempi della guerra civile (quella che in Italia, chissà perché, ci ostiniamo erroneamente a definire “guerra di secessione”). Anni fa leggevo che a Vicksburg il cimitero monumentale è stra-pieno di batterie, cannoni, elmetti per un revival permanente della sanguinosa battaglia che, con la vittoria del nordista Grant, forse decise la guerra.

In chiusura un quesito facile-facile per chi ama la fantascienza: 30 secondi per dire il titolo e l’autore (o sarà un’autrice?) di almeno un altro romanzo che ha al suo centro la guerra civile. Via: 1………. 2……… 3………. 4……… Non barate.

Redazione
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5 commenti

  • Clelia Farris

    Ci provo. Connie Willis, Il sogno di Lincoln?
    E’ il primo e l’unico che mi viene in mente.

    Clelia

  • Clelia vince il premio – simbolico (una medaglia di cicoria, si dice a Roma) – per velocità e precisione. Qualcuna/o ha il puntiglio di aggiungere un secondo titolo, premiato con la medaglia di gratttachecca?
    (Come non sapete cos’è la grattachecca? una sorta di “granita” dei poveri…)

  • Buona la cicoria. Soprattutto come la fanno a Roma.
    Di questi tempi, meglio qualcosa di commestibile che oro.

    Clelia

  • E “Via col vento”? ok, non è fantascienza, però a scriverlo è stata sempre una donna, Margaret Mitchell… 😉

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