Amore, sesso e X: se fossi un professore

Il racconto «Uno» di Nancy Kress nella scuola immaginaria di db e nelle concrete relazioni fra gli esseri umani

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Non sono un professore ma spesso immagino di esserlo e preparo lezioni… fuori programma. Dopo aver letto il racconto «Uno» di Nancy Kresss (*) nella mia testa ho visto questo piccolo film.

«Buongiorno ragazze e ragazzi, tutto bene? Notizie, rimostranze, proposte? […] Che dovremmo fare oggi? […] No-no-no, invece leggiamo un racconto di Nancy Kress (**). E’ fantascienza, per quel che valgono le etichette. Si intitola “Uno”. Ecco le fotocopie, con i vostri nomi segnati a fianco così ognuna/o ne legge un po’. Sono 70 pagine, dovremmo farcela e avere un po’ di tempo per chiacchierarne, se vi va».

 

PER VOI DELLA “BOTTEGA” RIASSUMO (con l’accetta e me ne scuso) LA TRAMA.

 

Zack deve affrontare «un intervento chirurgico per via di qualcosa che non va nel suo cervello», in sostanza un tumore. Zack è un tipo scorbutico (a dir poco) e litiga con tutte/i: pure con Anne, la sorella che è infermiera, anche se lei si è presa cura di lui quando era piccolo e i genitori morirono.

Quando Zack si sveglia dall’anestesia qualcosa non va. Gli sembra di poter leggere nella testa delle persone, di sapere in anticipo cosa faranno e diranno. I dottori si sono accorti di qualche stranezza, provano a fargli domande, lui risponde a suo modo cioè con il massimo sgarbo possibile. Un medico gli spiega che l’operazione è riuscita ma nel suo cervello è successo qualcosa di imprevisto: anche se Zack può leggere nella testa del dottore capisce poco, gli mancano troppe nozioni. Si lascia scappare un accenno alla sua strana sensazione: «è come se sapessi già prima quello che lei sta per fare […] e che pensa». Ma si pente subito di averlo detto, non “collabora” più e appena può se la squaglia dall’ospedale. Cosa sarà quella «sindrome da coscienza integrata» di cui ha parlato il medico? Più avanti nel racconto qualcuno citerà la «sindrome del savantismo acquisito»: sono parolone che a Zack svelano poco o nulla.

Zack è un pugile di terz’ordine. Il suo manager gli chiede di sostenere un incontro anche se è stato appena operato. L’avversario è bravo, più quotato: al solito Zack perderebbe…. Però intuisce che stavolta è diverso: sarà “nella testa” dell’altro e leggere in anticipo i pensieri fa una bella differenza, anche sul ring. Infatti Zack vince, praticamente senza prendere un pugno. Da qui inizia una … sorprendente carriera.

 

«Quante erano le persone che gli piacevano? Meno degli angoli di un ring»: così pensa Zack. Una di quelle che davvero-davvero gli piacciono è Jazzy: una ragazzina ma bella, dolce, appassionata e soprattutto … accetta Zack per come è. Lui adesso ne ha la conferma perché può “leggere” nella sua mente. Eppure ha paura di questa nuova sensazione (più che telepatia… noi potremmo chiamarla super empatia, anche se Nancy Kress non usa questo termine).

Ma il desiderio lo travolge.

«Volarono via i vestiti […] Zach la sentì. Non solo vicina a lui mentre lo accoglieva dentro di sé, come succedeva normalmente quando facevano l’amore. No, adesso sapeva cosa stava per muovere prima che lei lo facesse, sapeva cosa desiderava senza che lei dovesse sussurrargli nulla, sapeva quando le sue carezze non avevano effetto e quando invece la stava toccando esattamente nel punto giusto, quando stava facendo la cosa giusta per tutto il tempo che lei lo desiderava. Era come se fosse stato lei, oltre che se stesso e quando esplose, subito dopo di lei, lanciò un grido, una cosa che non faceva mai. Zack detestò ogni istante di quell’esperienza». Così le dice: «E’ finita Jazzy, vattene».

Lo stesso accadrà con ogni donna incontrata da Zack: e lui pensa che questo conoscere «come farla contenta», «anticipare ogni suo bisogno segreto», poter “diventare lei” non va bene, anzi è «rovinargli il sesso».

 

Il racconto prosegue con molti, anche geniali, colpi di scena – che coinvolgono umani e animali; qui non li riassumo perché, con ogni evidenza, soprattutto mi interessa la questione affettiva e sessuale – con Zack che oscilla fra disperazioni e desideri: «rimase sconcertato scoprendo che adesso non era tanto scopare con Jazzy che voleva quanto piuttosto parlare con lei» e pensa: «Un prezzo troppo alto».

 

Non dirò qui come si conclude il racconto; a me è sembrato come uno dei bellissimi film dei fratelli Dardenne: in un mondo cupissimo alla fine si affaccia un esile filo di speranza e forse i protagonisti sapranno aggrapparsi lì per “salvarsi”.

 

Torno alla mia classe immaginaria. «Avete voglia di parlarne?».

Mi immagino – come in certi laboratori che ho fatto con persone giovani, anche usando la fantascienza – che la discussione parta, si accenda. Mi sembra difficile che qualcuna/o nel leggerlo non si accorga che a far star male Zack è la sua nuova capacità di far felice una donna, sin quasi a essere lei …. perché questo lo “annulla”, anzi gli “rovina il sesso” per usare la sua frase.

Direbbe, anzi canterebbe, Gianna Nannini: «Fammi l’amore […] Ma quanta fantasia ci vuole per sentirsi in due».

 

Mi fermo qui. Spero di essere stato chiaro.

E passo dalla classe immaginaria alle concrete persone che stanno leggendo questo post. Se avete voglia di ragionarne insieme… sono qui.

Magari anticipo due domande che voi – o la mia classetta immaginaria – potreste farmi.

La prima: «il “potere” di Zack è solo fantascienza o esistono, si stanno cercando tecniche, farmaci, chenneso per renderlo concreto nel nostro mondo attuale?».

La seconda: «in ogni caso, secondo te può esistere in mezzo a noi qualcosa di simile alla “coscienza integrata”, alla nuova dote di Zack?».

Volete anche le risposte? Care e cari, oggi vi trovo incontentabili…. Ma ecco come risponderei, sapendo/sperando però che in una discussione emergeranno cento altri chiarimenti e duecento altri dubbi.

Prima rispostina.

Che io sappia tutte le ricerche serie su questi poteri, sulle cosiddette scienze paranormali hanno finora dato risposte negative. Restano – in terra come nei cieli, nello spazio esterno come in quello interno – molte cose difficili da capire e ci vorrà tempo (e “buona” scienza) per sciogliere i nodi delle tante ignoranze che ancora ci legano.

Seconda rispostina.

In attesa di approfondire qualcosa sulla possibilità degli esseri umani di acquisire o sviluppare una “super empatia” però capita – oh sì – che proprio nella miscela di sesso, amore e X ogni tanto, all’improvviso, emerga la “magia” di trovarsi “nella testa” altrui, di stare per un po’ “nel corpo” dell’altra/o. Come tutte le novità… all’inizio farà paura però mi pare che sia uno degli eventi più meravigliosi che ci possa accadere. Se state pensando che la letteratura detta science fiction ci regala a volte importanti metafore dell’invisibile, dell’improbabile e del possibile… siete anche voi sulla strada per innamorarvi della buona fantascienza e vi incoraggio a proseguire il cammino (***).

Stretta la foglia e larga la via, dite che la vostra che io – ringraziando Nancy Kress – ho detto la mia.

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(*) lo trovate in edicola come Urania Millemondi 76, «Tutti i mondi possibili – parte 2», datato autunno/inverno 2116: sono 400 pagine per 7,90 euri. L’antologia è curata da Gardner Dozois, le traduzioni sono di Marcello Jatosti. Ci sono nel libro altri racconti degni di nota però ne parlerò in un prossimo Marte-dì… il giorno che in “bottega” è tradizionalmente dedicato alla fantascienza; oggi più che sul fantastico rifletto intorno a questioni molte concrete cioè amore, affettività, genere, sessualità, relazioni, ruoli… Dunque se siete la ministra Stefania Giannini o militate in “Comunione e liberazione” devo avvisarvi che avete sbagliato blog.

(*) Nancy Kress è un’autrice complessa e forse contraddittoria. Di certo scrive molto bene; non sempre mi cattura ma spesso sì. Se vi interessa qui in “bottega” ne ho parlato qualche… «Marte-dì».

(***) Io ne ho scritto, pensando anche alla scuola, in alcuni libri: con Riccardo Mancini in «Di futuri ce n’è tanti» e con Raffaele Mantegazza in «Quando c’era il futuro. Tracce pedagogiche nella fantascienza».

IN APERTURA DEL POST UNA IMMAGINE DI ANARKIKKA.

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

8 commenti

  • Anch’io, anch’io ho delle domande!!!
    Non è che forse una certa Super Empatia ci potrebbe più facilmente essere tra persone dello stesso sesso anche perchè si è fisiologicamente “quasi uguali”?
    E quando ci sembra che ci sia con il nostro animale domestico (ancor più facilmente se ci facciamo sport cinofili o equestri) è perchè la Super Empatia ce l’abbiamo e non c’è il filtro della comunicazione verbale che la disturba?
    Che ne dici Prof. DB?
    Eva

    • Daniele Barbieri

      risposte PROVVISORIE a Eva
      1 – «più facilmente fra persone dello stesso sesso?». Nel mondo reale può essere; lo dico a intuito perchè non ho esperienze di amore omosessuale (concreto intendo; immaginario sì, come credo accada a tutte/i, inclusi i presunti e le presunte “etero” di ferro).
      1 bis – Ma siamo ragionevolmente d’accordo che, anche nel mondo reale, i sessi non sono due o tre ma molti di più? Pur se noi abbiamo l’antica abitudine a dividere il mondo in due parti soltanto… e qui si aprirebbe un bel dibattito magari chiamando subito in causa Ursula Le Guin.
      2 – perfettamente d’accordo. Nel bel post di Santa Spanò sugli animali, che casualmente era in “bottega” poche ore prima di questo, ci sono molte indicazioni e provocazioni. Nel mondo reale sarà bene non dimenticare i delfini: per comunicare con loro non abbiamo fatto seri sforzi (molti più per insegnar loro a portare bombe ma questo è un altro discorso). E la mia amica Barbara suggerisce di guardare con altri occhi il mondo delle api. Nella fantascienza vale almeno ricordare “City-Anni senza fine” di Clifford Simak: chi lo conosce ricorderà cosa succede su Giove fra il cane e l’umano finalmente OLTRE il linguaggio verbale.
      grazie Eva ma la prossima facciamo il contrario: io chiedo e tu rispondi, un po’ di fatica a testa eh-eh.

      • Carissimo Prof. DB, grazie del tempo e delle parole.
        Rimango a disposizione per fare l’Oracola…
        Eva Evo Eve Evi.

  • Francesco Masala

    questo racconto lo cerco, se lo trovo con tanto anticipo: “datato autunno/inverno 2116” 🙂

    • Daniele Barbieri

      ops…
      2116 non era una battuta o una magia, ma un refuso: dunque è in edicola, andate fiduciose/i.
      Come per “Jack Barron e l’eternità” chiarisco che Urania arriva in quasi tutte le edicole ma in poche copie: dunque se non lo trovate alla prima – capita anche a me quando sono in giro – cercate in una seconda o terza. A volte vale la pena; e 5, 6, 8 volte l’anno non comprare certi Urania è peggio che un crimine, è una stupidaggine autolesionista.

  • Giorgio Chelidonio

    Questo tipo di super-empatia extra-sensoriale è stato trattato da un film che non ho visto (“Cosa vogliono le donne”, con Mel Gibson, 2000) perché dai trailer mi era già passata la voglia (una storia stile “Il merlo maschio” con Buzzanca e Laura Antonelli, 1972). Fuori dalle fanta-storie, l’empatia è documentata sia nei bonobo che negli scimpanzé, ma pare che sia limitata fra “famigliari”, quindi legata a forme e contesti caratterizzati da condivisione profonda. Cosa, quest’ultima che pare quasi negata fra i sedicenti Homo sapiens, come testimoniano proverbi del tipo “fratelli coltelli, cognate coltellate” o “parenti serpenti”. Gaber, il mio filosofo preferito, ne ha dato spunti contraddittori:
    – “l’appartenenza è avere gli altri dentro di sé”. (“L’appartenenza”, 1995)
    – “io con una donna mi scopo” (“il Narciso”, 1974).
    Insomma, una percezione (una, sessista, marcia in più?) comunque imbarazzante da gestire….ma poi ognuno fa testo a sé e l’epigenetica (zitta, zitta) ci lavora sopra.
    Pensandoci bene mi evoca anche quella gag di Jm Carrey in “Una settimana da Dio”(2003): dopo che Dio (Morgan Freeman) gli aveva concesso di sostituirglisi per essere onnipotente, comincia a soffrire di crescenti mal di testa dovuti al dover sentire, in contemporanea, tutte le preghiere che gli vengono rivolte. Per non impazzire si fa dare un super PC su cui sviare quell’insopportabile rumore di fondo: così i pensieri degli altri diventano e.mail che, ugualmente, si accumulano mostruosamente fin che decide di esaudire collettivamente tutte le preghiere. Come conseguenza scoppiano tumulti in tutte le città degli U.S.A. (evidentemente era un ruolo da dio nazionalista): tutti avevano chiesto di vincere alla super-lotteria e tutti avevano vinto … un dollaro!

  • Caro prof.,
    mi viene in mente Nietzsche «… un uomo il quale abbia da nascondere qualcosa di prezioso e di facile a guastarsi, rotoli attraverso la vita tondo e rozzo come una grande, vecchia botte di vino pesantemente cerchiata di ferro … Un tale uomo… vuole e esige che al suo posto erri nei cuori e nelle menti dei suoi amici una sua maschera. … Ogni spirito profondo ha bisogno di una maschera». È la maschera di Platone, ma infilarsi in un discorso filosofico è pericoloso…
    Più semplicemente, non avendo io letto letto le fotocopie (qui all’ultimo banco ci si distrae facilmente), penso che la nudità nel nostro modello di VITA sia terribile, le nostre dinamiche si basano sull’apparenza, non parliamo di sessualità che nonostante l’epoca ci è completamente oscura o del piacere.
    È più facile il voyeurismo dell’empatia…
    E poi penso che, forse, guardare, sentire gli altri (come per Zack) nasconde il bisogno di conoscere di più il “sé”.
    Grazie prof. per questa bella lezione

    P.s. A lungo andare la maschera diventa il volto, togliersela è il non riconoscersi. E si sa gli sconosciuti fanno paura…

  • Ho sempre pensato che la “super empatia” possa esistere e a volte mi sono accadute cose nella vita che mi hanno fatto pensare che è più di una possibilità, come ad esempio delle sconvolgenti coincidenze spaziotemporali con persone con cui non ti vedi da anni ma ti pensi da lontano e poi succede qualcosa di inspiegabile.
    Tutto questo mi fa pensare anche al famoso film Il Pianeta Verde di Coline Serrau e ai superpoteri sviluppati in un futuro possibile che non perde più tempo dietro una crescita consumistica inutile, ma si occupa dello sviluppo vero di tutte le proprie capacità psico-corporee…
    Però ahimè mi fa pensare anche, all’estremo opposto, anche a un racconto di Maurice Blanchot, L’ultima parola, in cui una città si autodistrugge perché…nessuno più capisce quello che dicono gli altri (più o meno, sintetizzando).
    Come dire…la speranza sono la super empatia e i superpoteri del Pianeta Verde. La paura è che stiamo perdendo anche le minime capacità di capirci e sentirci…

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