Attanasio, Ceccatelli, Fenoglio, Gasperetti, Macchiavelli, papa Bergoglio e Peruffo

7 recensioni di Valerio Calzolaio

Maria Attanasio

«Lo splendore del niente e altre storie»

Sellerio

222 pagine, 14 euro

Calacte. 1693-1789. Maria Attanasio (Caltagirone, 1943) è passata dalla poesia alla prosa per raccontare la sua città della Sicilia interiore, in provincia di Catania, a una settantina di chilometri dalla costa. I sette racconti qui assemblati erano già stati editi tra il 1994 e il 2014, tutti riferiti a protagoniste vissute e a vicende accadute tra due e quattro secoli fa. L’autrice spiega la raccolta oltre che con una breve introduzione (“Frammenti di un’oscurata genealogia”) con accurate “notizie” finali che mostrano la ricerca documentaria su cronache e leggi dell’epoca, innanzitutto sul terremoto del 1693, sulla norma per sopprimere i gatti di metà Settecento e sulle periodiche invasioni d’insetti e di cavallette. In “Lo splendore del niente e altre storie” le figure femminili (Catarina, Francisca, Annarcangela, Ignazia e le altre) prendono sempre spunto da tracce di donne ribelli realmente esistite: mogli innamorate, pittrici, baronesse, avvelenatrici, badesse, braccianti.

 

Flavia Gasperetti

«Madri e no. Ragioni e percorsi di non maternità»

Marsilio

190 pagine, 17 euro

Mammiferi sapienti. Ovunque. Alcuni libri trattano di argomenti necessari, “Madri e no” di Flavia Gasperetti (Roma, 1977) è uno di questi. L’autrice prende di petto una libera scelta della sua vita, non avere figli; riflette sulle ragioni e implicazioni personali e collettive; offre spunti utili, in parte indispensabili, per ognuno di noi, alcuni genitori, tutti madri e padri in potenza. Non è un manifesto dell’orgoglio delle nullipare o delle zitelle, non servirebbe, l’autrice lo sa, basta prendere atto della realtà. Nessuna scelta procreativa può essere propagandata come superiore, più etica o ecologica o femminista o egoista o foriera di felicità. Per decenni anche restare indecisi è una scelta, consapevoli ovviamente che sono comunque le donne a procreare. Non a caso il libro e un capitolo intermedio sull’amore sono dedicati alla madre dell’autrice e spazio rilevante viene assegnato alle questioni demografiche, ai modi diversi di esistere ed essere felici in mezzo agli altri.

 

Giovanna Ceccatelli (con Stefania Tirini e Stefania Tusini)

«Atlante delle migrazioni. Dalle origini dell’uomo alle nuove pandemie»

Edizioni Clichy

446 pagine, 18 euro

Terra. Da milioni di anni e ancora. Migrare, muoversi in lungo e in largo sul nostro pianeta, è un fenomeno primordiale, irreversibile e universale, che distingue l’uomo dagli altri esseri viventi. Tutti anche oggi abbiamo come antenati, originari e condivisi, un uomo e una donna di colore. Pregiudizi, luoghi comuni, stereotipi possono essere corretti, ridimensionati, o addirittura sconfessati da numeri, documenti e dati oggettivi. Per fare un atlante delle migrazioni umane bisogna dunque partire dalla paleontologia e dalla genetica, passando attraverso la storia e la geopolitica, per arrivare a ricostruire le cause e gli effetti, generali e contingenti, della situazione attuale, a livello internazionale ma soprattutto riguardo alla realtà in continuo mutamento del nostro paese. Le migrazioni, con la loro millenaria evoluzione e la loro planetaria geografia, possono aiutarci a ripensare il passato e a immaginare un diverso futuro. L’Africa è il più probabile luogo d’origine degli ominidi e della specie umana, l’intera popolazione “sapiente” cresciuta e giunta fino a oggi è discesa da un piccolo gruppo iniziale di africani neri. Migrazioni, accoppiamenti, discendenze familiari e continue forme di spostamento, rimescolamento e meticciato hanno prodotto infinite variazioni collettive e individuali. Senza la curiosità dei viaggiatori, il coraggio degli esuli e le speranze dei migranti il mondo sarebbe ancora un mosaico di culture chiuse, limitate e autoreferenziali. Quello della preservazione identitaria rischia di diventare l’ultimo baluardo dell’ignoranza etnocentrica e del sospetto securitario, che fingono di non vedere come niente nel mondo globalizzato e nella nostra vita quotidiana sia ormai specificamente appartenente a una singola cultura “etnica” o nazionale. Fra i diritti degli esseri umani, nostri e dei migranti, c’è o dovrebbe esserci anche quello di scegliere e modificare la propria identità, anzi di “inventarla” e trasformarla nel tempo, con un paziente e creativo lavoro di bricolage.

L’esperta sensibile sociologa Giovanna Ceccatelli, professore ordinario dell’Università di Firenze, ha svolto anche corsi sulla cooperazione e sulla mediazione dei conflitti, poi su razzismo, omofobia e altre forme di esclusione. Pure sulla base dell’esperienza di ricerca e didattica, a fine 2012 ha promosso e fondato con altri studiosi una bella casa editrice indipendente, Edizioni Clichy, per la quale esce ora un suo interessante corposo testo multidisciplinare che affresca con competenza e acume le tracce multidirezionali del fenomeno migratorio. Il bel volume non vuole essere un testo scientifico, piuttosto soltanto un racconto divulgativo e ben orientato, una lettura della realtà che viviamo basata su delle idee, culturalmente e scientificamente strutturate, e su dei valori, cioè su una visione etica della realtà presente e della storia. Ognuno dei cinque capitoli esamina una prospettiva mantenendo comunque continui riferimenti agli aspetti quantitativi e qualitativi dell’attualità, senza grafici o tabelle. Il primo (più breve) capitolo ricostruisce gli albori di Homo Sapiens sulla Terra e sottolinea come migrazioni e mescolanze siano state caratteri specifici e permanenti, dei quali vi sono impronte in ognuno di noi viventi oggi ovunque. Il secondo capitolo si concentra sugli ultimi millenni e poi sulla svolta delle scoperte e delle colonizzazioni, in particolare quelle europee del Nuovo Mondo, le Americhe e non solo. Il terzo capitolo è il più lungo e articolato: “la situazione attuale; cause ed effetti dei nuovi movimenti migratori”. Si parte ovviamente dai processi di decolonizzazione e dei migranti “di ritorno” per affrontare le dinamiche recenti dei disastri sociali e ambientali, in particolare le urgenze dei cambiamenti climatici antropici globali e i limiti degli aiuti allo sviluppo. Il quarto capitolo (“il ritorno dei muri e delle frontiere, norme di protezione e di difesa”, con il supporto della ricercatrice Stefania Tusini) ha un approccio più giuridico, dalla Dichiarazione Universale del 1948 alle claudicanti norme comunitarie; il quinto (“l’Italia del presente e quella di un possibile futuro”) più sociologico, sempre corredato di dati e riferimenti ineccepibili, dalla mitologia politico-culturale (l’invasione che non c’è, la sicurezza che non c’è) ai tanti imprevisti valori delle migrazioni. Un glossario degli acronimi e delle fonti con sitografia (con il supporto della ricercatrice Stefania Tirini), una bibliografia essenziale e un’inedita filmografia completano il testo.

 

Papa Francesco

«La dittatura dell’economia»

(a cura di Ugo Mattei, prefazione di Luigi Ciotti)

Edizioni GruppoAbele

Globo. Dal 13 marzo 2013. Gli interventi dei papi sono per i fedeli della Chiesa Cattolica sia magistero che dottrina, sia guida che ispirazione; per i fedeli e per tutti gli altri anche documenti di analisi e confronto. Fin dall’inizio del suo pontificato papa Francesco ha cercato un dialogo con cristiani e credenti di altre fedi, con laici e atei, un dialogo che molti di noi considerano interessante e fertile, sulla religione e su tutto il resto. Bella idea, dunque, quella di raccogliere una selezione di documenti e interventi papali su un tema vasto e compatto: l’uomo, la terra, la giustizia, l’economia. Sono testi scritti tra il 2013 e il 2017, prima e dopo la splendida fruttuosa enciclica Laudato si’ del maggio 2015 (da cui pure sono tratti ampi stralci), selezionati per offrire un filo organico di pensiero e la possibilità di commenti sui vari aspetti. Si parte dalla citazione parziale dell’Esortazione Apostolica del primo anno e si prosegue con altri discorsi a eventi pubblici o messaggi. La riflessione dell’autore, il papa, Jorge Mario Bergoglio (Flores, Buenos Aires, 1936), viene presentata attraverso otto capitoli appositamente titolati, annotati alla fine di ciascuno da brevi chiari scientifici approfondimenti di Ugo Mattei (Torino, 1961), professore di Diritto Civile all’Università di Torino e di Diritto internazionale e comparato all’Università della California che li connette a grandi personalità (Gramsci, Polanyi, Schumacher, Rodotà, Fanon, Hannah Arendt, Olivetti), si definisce un teorico e militante benicomunista laico agnostico e firma anche un’impegnata introduzione dichiarandosi «con Francesco contro la dittatura dell’economia».

La prefazione di Luigi Ciotti (Pieve di Cadore, 1945) sottolinea innanzitutto la «bellezza» dei testi papali che, attingendo alla dottrina sociale della Chiesa e alla «radicalità» del Vangelo, affrontano le questioni e i drammi del nostro tempo, lucidi e lungimiranti se confrontati ai silenzi, agli slogan, al cinico opportunismo di gran parte della politica. Chiamata in causa è l’etica, la coerenza tra le parole e le azioni. Uno dei concetti chiave è la “conversione ecologica”, scoprire che l’altro prima che davanti è dentro di noi, ci abita come emozione e come coscienza, come quell’alter ego vitale (ecologico) senza il quale non può esserci alcun “io”. Papa Francesco denuncia l’economia come sistema che «divinizza» il mercato, una struttura «idolatrica» imperniata sul «feticismo del denaro» con devastanti effetti di disgregazione sociale e devastazione ambientale. Serve pertanto la responsabilità di ciascuno di noi, credenti o meno, in un impegno coerente e collettivo per il cambiamento, rivedendo secondo criteri di giustizia non solo la distribuzione ma la stessa produzione di ricchezza. I titoli dei capitoli: la globalizzazione dell’indifferenza; terra, casa e lavoro; la nostra casa comune; seminatori di cambiamento; la saggezza dei quartieri popolari; capitalismo e società degli scarti; la solidarietà non basta; c’è lavoro e lavoro. Spesso richiamato risulta il fenomeno migratorio contemporaneo, mai il termine “meticciato” che comincia ad apparire con precisione e argomentazione nei testi papali del 2019-2020.

 

Beatrice Peruffo

«Oceani di plastica»

Gruppo editoriale Raffaello

176 pagine per 7,50 euro

Tarifa, Oceano Atlantico. Poco tempo fa. Nonno Paolo, omone massiccio e voluminoso con baffoni e folta barba bianca, va in vacanza con Marina, la snella nipotina dai lunghi capelli rossicci e Micia, la gattina bianca di peluche. Sono in furgoncino e caravan, campeggiano dalle parti di Gibilterra su una spiaggia abbandonata, in mezzo a tende sparpagliate, camper, caravan e tanto vento. Vanno a caccia (fotografica) di balene e delfini, sott’acqua trovano anche correnti e rifiuti. C’è pure il Pacific Trash Vortex, contiene milioni di tonnellate di plastica, qualcuno deve pur salvare i mari da chi li e ci inquina! Con “Oceani di plastica” la sarda Beatrice Peruffo (Arborea, 1964), da tempo insegnante di Scienze Naturali in un liceo di Vicenza, delizia lettori adulti e ragazzi con una piacevole documentata storia, una fiaba ecologica, ben illustrata da Marga Biazzi e corredata da suoi approfondimenti ed esperimenti finali. Interessante anche la complessiva collana di narrativa.

 

Loriano Macchiavelli

«Strage»

Einaudi (prima edizione Rizzoli 1990, poi Einaudi 2010)

594 pagine per 15,50 euro

Bologna. 2 agosto 1980. La verità sui mandanti della strage non è certificata. La narrativa ci ha consentito di capire molto e la vicenda del bel libro di Loriano Macchiavelli (Bologna, 1934) è quasi un romanzo. “Strage” uscì a metà 1990 a firma di Jules Quicher, esperto di problemi di sicurezza in una multinazionale svizzera, 50enne poliglotta sposato con tre figli, già autore l’anno prima di Funerale dopo Ustica, sempre per Rizzoli e con lo stesso pseudonimo (“per vivere in pace”). Rimase in libreria pochi giorni, dal 28 maggio al 3 giugno. Fu sequestrato, le copie ritirate; così si scoprì il vero nome dello scrittore, con una biografia diversa e due lingue all’attivo (italiano e dialetto montanaro). Macchiavelli fu assolto dal tribunale a fine 1991. Il romanzo tornò in libreria nel 2010 con due note, l’autore e Libero Mancuso, la stessa versione che ora esce di nuovo. Chi finora se l’è perso dovrebbe proprio colmare la lacuna. Il maestro Macchiavelli lo merita in tutti i sensi.

 

Andrea Fenoglio

«Un’altra vita. Al di là dei bla bla sui bracciati africani»

Fusta

176 pagine per 16,90 euro

Saluzzo, Italia. Ora. Andrea Fenoglio (Pinerolo, 1977) è un documentarista che normalmente ha narrato attraverso immagini e qui sceglie invece parole scritte e prima persona, un libro insieme inchiesta storico-giornalistica sulla struttura PAS di Saluzzo (Prima Accoglienza Stagionali) e resoconto biografico di due ragazzi, Lassé Dramédal Mali, Casimir Yobouet Yao dalla Costa d’Avorio. La frase che apre e chiude “Un’altra vita” è di Luchese, un testimone di Revelli in Il mondo dei vinti: «Chi non emigra non è gente». La immagina detta da padre a figlio negli anni trenta, proprio dove la rivoluzione verde del dopoguerra fece decollare la coltivazione di frutta. Per la raccolta, negli anni sessanta ai montanari e agli amici di famiglia si unirono gli studenti; dagli anni novanta albanesi, polacchi, magrebini, cinesi; da poco più di un decennio, braccianti neri stagionali di origine africana. Il cuore del testo sono le identità e i diritti, la libertà di migrare e il diritto di restare.

 

La Bottega del Barbieri

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