In morte del bracciante Slawomir

di Vito Totire

Come associazioni (*) abbiamo aderito alla manifestazione conto il razzismo di oggi a Bologna in ricordo di Slawomir, bracciante agricolo morto a Calderara di Reno.

La sua morte risale al 2016 ma se n’è avuta notizia solo adesso in relazione al rinvio a giudizio per omicidio colposo del datore di lavoro. I fatti paiono chiari: un cittadino polacco in condizioni di salute non ottimali muore per un colpo di sole (o un colpo di calore ?) nella campagna di Calderara di Reno vicino Bologna.

Abbiamo dato mandato al nostro avvocato di presentare istanza di costituzione di parte civile, per coerenza e continuità con i nostri fini statutari e sociali.

Quanto riportato dalla stampa ci induce a cercare di inserirci nel procedimento anche per evitare un epilogo analogo a quello di altri in cui le parti civili non erano rappresentate, il che abitualmente rischia di squilibrare il dibattimento a favore dell’imputato.

La luttuosa vicenda di Slawomir rimette il dito nella piaga o meglio, nelle piaghe:

  1. Condizione di rischio e di vulnerabilità in certi comparti lavorativi
  2. Rischio e vulnerabilità aggravati dalla condizione di essere un lavoratore migrante
  3. Omissione di elementari misure di prevenzione: visite mediche, valutazione del rischio, informazione sui rischi, attribuzione di carichi di lavoro compatibili con le condizioni psicofisiche del singolo lavoratore; in questo contesto il governo ha ridotto i contributi dei datori di lavoro da versare all’Inail!
  4. Abbiamo sempre sostenuto che una maggiore attenzione e vigilanza sulle condizioni dei lavoratori immigrati avrebbe un riverbero positivo su tutta la società poiché il problema non è etnico ma consiste in un dislivello di potere fra capitale e lavoro nella campagne e nel territorio in generale
  5. Il luttuoso evento ripropone la natura non etnica né locale, ma generale della contraddizione; eventi di questo tipo parevano possibili solo nel Mezzogiorno d’Italia ma la tragedia di Calderara di Reno (con molti fatti emersi in Piemonte nel campo della produzione di latte denunciati anche dalla trasmissione Piazza pulita) evidenzia che occorre agire con attenzione in tutto il territorio nazionale senza pigrizie né rimozioni; solo qualche settimana fa cadeva il 17° anniversario della morte per omicidio sul lavoro a Bologna di Reuf Islami e le istituzioni, al solito, hanno confermato la loro grave amnesia politica; non hanno ricordato, non hanno menzionato… non è successo nulla a Bologna in via Ranzani il 21 marzo 2002
  6. Poco tempo fa abbiamo lanciato una proposta, con riferimento in particolare alla Puglia (dopo alcuni casi di morte sul lavoro in agricoltura) per il monitoraggio del rischio diffuso nel territorio; la proposta – lanciata assieme alla associazione SANITA’ PUBBLICA – non ha avuto particolare ascolto a livello istituzionale anche se dopo i morti sul lavoro in Puglia c’è stato un certo maggiore irrigidimento normativo e repressivo; il problema tuttavia non è quello “solo” di incrementare le sanzioni (che spesso rimangono sulla carta); il problema è mutare le condizioni e le relazione di potere nei luoghi di lavoro cercando di andare al superamento definitivo di certe condizioni simil-schiavistiche come quelle che ancora si praticano non solo in agricoltura ma anche nella logistica e nel facchinaggio (PER FARE GLI ESEMPI PIU’ EVIDENTI).

Aderiamo alla manifestazione pro-immigrati (in realtà è a favore della maggioranza della comunità) di oggi a Bologna, nel ricordo di Reuf Islami, di Slawomir, delle donne e uomini pugliesi e/o immigrati morti nella campagne del Mezzogiorno d’Italia; uccisi dalla fatica o in incendi di tuguri disumani.

Il neo-schiavismo non passerà.

Restiamo umani.

Bologna, 7.4.2019

(*) Vito Totire, portavoce del circolo Chico Mendes, di AEA -associazione esposti amianto e rischi per la salute- e del Centro Francesco Lorusso

NOTA DELLA BOTTEGA

Dall’osservatorio di Carlo Soricelli (metalmeccanico in pensione e pittore) riprendiamo questi dati al 6 aprile: Dall’inizio dell’anno sono morti in 168 sui luoghi di lavoro, oltre 350 lavoratori compresi quelli in itinere e sulle strade: 22 sono stati schiacciati dal trattore. E sono 120 i morti guidando questo mezzo da quando, a giugno 2018, è nato il nuovo governo. NB I dieci lavoratori morti nella tragedia aerea in Etiopia non sono conteggiati.

https://www.facebook.com/osservatorioindipendente

LA VIGNETTA – scelta dalla “bottega” – è di VINCENZO APICELLA: è il nostro modo di ricordarlo a 5 mesi dalla morte

 

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

4 commenti

  • Gian Marco Martignoni

    Per mutare le condizioni e le relazioni di potere nei luoghi di lavoro, legislativamente vanno rimosse le norme che – dalla Bossi-Fini sino all’ultimo criminogeno decreto sicurezza – permettono che migliaia di immigrati e immigrate siano di fatto irregolari e soggiogati da un regime neo-schiavista. Alcuni passi avanti nella lotta contro il caporalato e la riduzione in schiavitù dei lavoratori e delle lavoratrici sono stati fatti nella precedente legislatura, anche grazie alla pressione esercitata dalle OO.SS del settore agro-alimentare. Ma l’applicazione delle nuove norme è tutt’altro che semplice, poiche si scontra con le resistenze burocratiche della P.A e quelle prevedibili del padronato, e – come ha osservato il magistrato Antonio Bevere – è necessario che si intervenga anche sulla formazione dei prezzi in agricoltura da parte della grande distribuzione organizzata.Formazione dei prezzi che incide fortemente sulle dinamiche dello sfruttamento bestiale ed intensivo di tutta la forza -lavoro.

  • Caro Totire
    ma si può sapere un po’ di più di questa terribile storia della morte di Slawomir … qua non se ne dice quasi nulla … com’è possibile che era avvenuta nel 2016 e non se n’era saputo nulla?
    Questo fatto in sé la dice lunga: da oltre 30 anni sappiamo che ci sono tanti immigrati morti di lavoro o per incidenti sul lavoro di cui non si sa nulla (uno dei più clamorosi fu mi pare nel 1996 vicino Milano … fu trovato un cadavere in un canale … poi carabineri -questa volata zelanti nek senso giusto- scoprirono che era caduto dall’impalcatura di un cantiere e poi era stato buttato nel canale … (storia simile a quella che si raccontata in “Mimì metallurgico ferito nell’onore” a proposito di immigrati meridionali a Torino)
    Allora per favore diteci di più !
    E’ vero che qualcosa s’è fatto grazie alle lotte (e rivolte) degli immigrati … ma se Rosarno e San Ferdinando si riproducono e riproducono morte e si diffondono anche al Nord (così come la “terra dei fuochi”) è perché siamo al trionfo del liberismo che produce neoschiavitù e morte … il gudice Bevere avrà buone intuizioni ma qua la questione cruciale è che sin quando non si riuscirà quantomeno a ridurre l’asimmetria di potere fra dominanti e dominati avremo ancora morti come quelli avuti sinora. In altre parole la questione è che sin quando non si ricostruisce ex-novo la sinistra sindacale e politica non si avrà una mobilitazione di lavoratori italiani e stranieri capace di contrastare la neoschiavitù e la morte
    un caro saluto
    turi palidda

    • Siamo abbastanza attenti alle notizie ma , effettivamente, nel 2016 non se ne era saputo nulla a meno che , proprio il giorno x, che magari c’è un piccolo trafiletto su un giornale locale, quel giornale non lo hai visto;
      purtroppo magari gli operatori della Ausl-essendo io un ex-collega oggi in pensione-conoscendo il mio lavoro, qualcosa mi potevano dire-senza violare segreti istruttori, senza riferimenti anagrafici, ecc.
      domani vedo il nostro avvocato e ragioniamo sulla fattibilità della costituzione di parte civile, che ci consentirebbe di entrare nel procedimento; la “stampa” ha pubblicato con una certa enfasi le contestazioni che la difesa dell’imputato fa alla Ausl la quale ha solo evidenziato le omissioni delle norme di sicurezza peraltro molto semplici; e dico semplici perché sono figlio di un contadino e ho lavorato anch’io in campagna ; quindi evitare il colpo di calore (per me infatti potrebbe essere stato un colpo di calore e non un colpo di sole) non presuppone conoscenze antinfortunistiche complesse;
      oltre questa luttuosa vicenda possiamo fare un ragionamento più ampio;
      qui temo che il bracciante deceduto non abbia una “difesa” , che si stia procedendo d’ufficio senza parti civili e siamo memori di una storia del 1990 in cui morirono asfissiati tre operai ma il processo si concluse senza condanne! Anche in quel caso non c’erano parti civili.

      A risentirci.

      Vito Totire

  • Sulle condizioni di lavoro in agricoltura:
    https://illavorodebilita.wordpress.com/2016/02/08/rosarno-6-anni-dopo/
    https://illavorodebilita.wordpress.com/2013/04/24/una-stagione-allinferno-2/

    Sono articoli di qualche anno fa, ma non credo che la situazione sia migliorata.

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