L’ «Oscuro prossimo venturo» di Luigi Rinaldi

«La bellezza è niente se non può essere condivisa»: db alle prese con una stimolante antologia di fantascienza

Da 8 anni in contemporanea con il libro dei premiati all’annuale Trofeo Rill – cioè Riflessi di luce lunare (*) – la collana Memorie del Futuro, coedita da Wild Board e Rill, propone il meglio di un autore o autrice che negli ultimi anni ha regalato (anche grazie ai trofei Rill) racconti interessanti dalle parti del fantastico. L’antologia di quest’anno è «Oscuro prossimo venturo», con 9 racconti di Luigi Rinaldi, e fin dal sottotitolo dichiara la sua predilezione per la fantascienza.

Laureato in chimica, professore alle superiori e consulente anbientale, il cinquantenne romano Luigi Rinaldi ha rapito il cuoricino del qui presente db soprattutto con «Il mio 1978», una dolorosa distopia, mentre con «Hidden» gli ha conquistato l’intelletto (o ciò che ne resta… direbbero i maligni). Altre notizie sull’autore e i suoi pensieri – amori, insicurezze personali e collettive, il fascino della catastrofe, i futuri da studiare e progettare ma anche il lavoro di insegnante – sono nell’intervista di Alberto Panicucci che chiude il volume (144 pagine per 10 euri; copertina di Valeria De Caterini).

E’ mia abitudine non riassumere le trame e dunque accennerò soltanto che tutti i racconti mi sono apparsi sopra la media: «Prove di recupero» è tristemente bello; sia «Fiocchi di neve in primavera» che «Quelli dell’impianto» sono genialmente angosciosi (pur se la cornice narrativa del primo è deja vu) mentre «Parole proibite» è – come «Il mio 1978» – una distopia ambientata in un’orrenda Italia, con protagonista il peggiore degli infami cioè «un traditore dell’amore».

«Processione Cremisi» è scritto molto bene (come del resto tutti gli altri) ma chi mangia “pane e volpina” dopo due pagine sogghigna e si dice: “già so come andrà a finire”. Ma evidentemente la volpina di Rinaldi è condita con grani di Magritte e/o di Buster Keaton perchè chi pensa di aver capito tutto sarà spiazzato dalla più tragica e sovversiva delle risate.

Ci vuole un orgasmo per conoscere l’incomprensibile? «Festa di compleanno» sa rinnovare il tema della “cosa” che arriva sulla Terra e deve capirci qualcosa partendo dal niente. Il collasso informatico di «Samurai in autunno» somiglia ai film dei fratelli Dardenne: disegna un incubo concreto in tutti i suoi dettagli per poi regalarci non un improbabile lieto fine ma un esile filo di speranza.

Chiusa l’antologia, mi è venuta la voglia di leggere «Hakkakei» (se ho ben capito significa ottagono in giapponese) cioè il romanzo di Rinaldi, finalista sia al Premio Urania che al Premio Odissea ma rimasto senza editore: «Alla fine ho dovuto auto-pubblicare il romanzo (lo trovate su Lulu.com). Non è facile ritagliarsi un proprio spazio». Però secondo me Rinaldi ci riuscirà: se ho capito “il personaggio” è bravo quanto ostinato.

(*) se non sapete cos’è guardate qui «Ana nel campo dei morti»; c’è una recensione all’ultima antologia più annessi, connessi ed eventuali sconnessi.

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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