Scor-data: 17 maggio 1944

Giorgio Almirante, fucilatore di partigiani

ripreso da «Osservatorio democratico sulle nuove destre» (*)  

 

 

Giorgio Almirante, il 17 maggio 1944, in qualità di capo di Gabinetto del ministro della Repubblica sociale italiana Mezzasoma, firmò un bando in cui fra l’altro si ribadiva la pena di morte per i giovani che non avessero risposto alla chiamata alle armi nell’esercito repubblichino.
Qui di seguito una copia del testo del bando antipartigiano.

PREFETTURA DI GROSSETO
UFFICIO DI P. S. IN PAGANICO
COMUNICATO

Si riproduce testo del manifesto lanciato agli sbandati a seguito del decreto del 10 Aprile:
«Alle ore 24 del 25 Maggio scade il termine stabilito per la presentazione ai posti militari e di Polizia Italiani e Tedeschi, degli sbandati ed appartenenti a bande. Entro le ore 24 del 25 Maggio gli sbandati che si presenteranno isolatamente consegnando le armi di cui sono eventualmente in possesso non saranno sottoposti a procedimenti penali e nessuna sanzione sarà presa a loro carico secondo quanto è previsto dal decreto del 18 Aprile. I gruppi di sbandati qualunque ne sia il numero dovranno inviare presso i comandi militari di Polizia Italiani e Tedeschi un proprio incaricato per prendere accordi per la presentazione dell’intero gruppo e per la consegna delle armi. Anche gli appartenenti a questi gruppi non saranno sottoposti ad alcun processo penale e sanzioni. Gli sbandati e gli appartenenti alle bande dovranno presentarsi a tutti i posti militari e di Polizia Italiani e Germanici entro le ore 24 del 25 maggio.
Tutti coloro che non si saranno presentati saranno considerati fuori legge e passati per le armi mediante fucilazione nella schiena. Vi preghiamo curare immediatamente affinché testo venga affisso in tutti i Comuni vostra Provincia».
p. il Ministro Mezzasoma – Capo Gabinetto
GIORGIO ALMIRANTE
Dalla Prefettura 17 Maggio 1944 – XXII

(*) Anche se c’è chi (come Violante) pur facendo parte di un partito che si dice antifascista non perde occasione per lodare l’adesione di Almirante ai princìpi democratici, i fatti sono molto testardi. Come il manifesto qui sopra: quando fu ripubblicato nel 1971 sul quotidiano «L’Unità» vi furono roventi polemiche e Giorgio Almirante querelò ma il tribunale confermò che il bando era vero. Altro fatto verificabile che il fondatore e a lungo segretario Msi (Movimento Sociale Italiano) abbia firmato il «Manifesto della razza» nel 1938 e per anni abbia collaborato alla rivista «Difesa della razza». Nella Rsi (la sedicente repubblica di Salò) fu tenente in una brigata nera e fra l’altro attivo contro i partigiani in Val d’Ossola e nel grossetano. Quanto al suo ruolo politico nel dopoguerra è falso che come capo del Msi abbia condotto solo “battaglie democratiche”: al contrario fu implicato in provocazioni e azioni criminali di ogni genere ma rimando per questo ai libri sul neofascismo italiano (fra i quali il mio «Agenda nera» del 1976). Se uscì sempre assolto o amnistiato fu per la continua protezione che una parte della magistratura e della Dc in Parlamento gli assicurarono. In cambio lui dette (a volte sottobanco, altre apertamente) i voti missini per eleggere vari sindaci nonché Giovanni Leone a presidente della repubblica. Ma dell’Almirante missino si riparlerà in un’altra occasione.

Storie del passato? Sino a un certo punto. Perché a lui (morto nel 1988) cioè a un razzista e massacratore molti esponenti della destra o del cosiddetto “centro”-destra intitolano piazze, vie, o parchi. E’ successo a Corato, a Bracciano, a Rieti, a Foggia e altrove. E anche il sindaco di Roma Alemanno ci provò ma fu costretto a rinunciare mentre ad Affile (dove si è costruito, con denaro pubblico, un sacrario intitolato al boia Rodolfo Graziani) gli fu dedicato un busto di bronzo nel 2012. In questi giorni ci si prova anche a Catania dove però si stanno opponendo in molti.

Ricordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia, pochi minuti dopo – di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”.

Molti i temi possibili. A esempio, nel mio babelico archivio, sulla data 17 maggio vi erano queste altre ipotesi: 1474: nasce Isabella d’Este; 1682: nasce Black Bart, uno dei più famosi pirati; 1838: muore Tayllerand; 1906: i moti «del formaggio» in Sardegna; 19219: arrestato Al Capone che sorride; 1949: sciopero delle mondine, uccisa Maria Margotti; 1954: negli Usa incostituzionale la segregazione; 1974: bomba di Bertoli a Milano; 1974: strage dei servizi segreti inglesi in Irlanda; 1981: il referendum mantiene la legge 194; 1997: Mobutu «il cleptocrate» scappa; 2004: entra in vigore la Convenzione di Stoccolma sulle emissioni chimiche. E chissà a ben cercare quante altre «scordate» salterebbero fuori.

Molte le firme (non abbastanza per questo impegno quotidiano) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi, magari solo una citazione, un disegno o una foto. Se l’idea vi piace fate circolare le «scordate» o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare – ribadisco: ne abbiamo bisogno – mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”. (db)

Redazione
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