17 aprile: sì, boh, no, che?

Volantinando e parlando … che bene mi fo

Quando leggerete questo articolo mancheranno 5 giorni al referendum su trivella selvaggia ed eterna

Trivelle

«Grazie, so tutto e voto sì».

«Il 17 cosa?».

«Mi spieghi un po’».

«Voto no».

«Io domenica sto davanti alla tv».

«Me ne dai 3, anzi 5 che devo spiegare bene la cosa ai miei vicini?»

«E i posti di lavoro?».

«Dunque se sono contro le trivelle voto sì?»

«Mi ricordo ancora, quando abitavo in Puglia, volantinavo per il divorzio. Bei tempi, era un’Italia migliore».

«Bravi e poi il petrolio che ci serve dove lo troviamo?… Come dice? ci sono le energie pulite. Mo’ mi spieghi un po’….»

«Io non voto, ho 17 anni ma se serve un aiuto ecco il mio numero».

«Grazie, voto sì».

«Ma quella bella ragazza, lì davanti, che dà volantini come si chiama?».

«Voto sì, ma lei dice che ce la facciamo con il quorum?».

«Me lo ha dato ieri».

«Grazie, lo metta in borsa che ho le mani piene».

«Non voto in Italia».

«Io vengo dal Sud ma voto sì, non ci fregano più con i ricatti».

«Mmmmm».

«Oh bravi, che giusto volevo capirci qualcosa».

«So tutto, non sprechi un volantino e lo dia a chi non sa neppure che votiamo».

«Non me ne frega nulla».

«Ah, io domenica lavoro fuori città, posso votare lo stesso?».

«Grazie, mi spieghi».

«Ah, io voto Nooooo e lo faccio per mia nipote…. adesso le spiego».

«Ci devo ancora pensare».

«Me lei lo ha visto ieri sera in tv il servizio di “Piazza pulita” sulle trivelle? Da paura e giuro che io non sapevo un cacchio».

«In famiglia nostra votiamo tutti sì».

Sono quelle che mi ricordo di questa mattina. Giorni fa la più misteriosa fu: «Un volantino? oh no, mi vuol far venire mal di testa?».

E’ sempre sorprendente – nel bene e nel male – volantinare e soprattutto parlare con le persone. Davanti ai supermercati, in orari di relativa calma, è l’ideale: per strada la gente quasi mai si ferma, mentre all’entrata o all’uscita della Coop (di Imola, in questo caso) ogni 7/8 persone in media una si ferma a chiacchierare per due minuti o anche per cinque.

Si parla. Ci si guarda. Si comunica direttamente. Senza la mediazione di macchine e/o di supposti rappresentanti, esperti, okkeneso.

Che bene si fa – a se stessi e alle altre persone – quando si prova o ri/prova a entrare in relazione.

Fosse anche solo per questo parlarsi, il volantinare è una grande esperienza umana e politica: per chi oggi lo sta facendo per la prima volta e per chi come me ha “perso il conto” ma ancora si stupisce della comunicazione e dell’autismo, della paura e dell’entusiasmo, della volontà di capire e dell’analfabetismo “di cittadinanza”…

Tornato a casa dal volantinaggio, con il ginocchio che si lamentava, sfoglio «Il fatto quotidiano» («Allarme quorum, solo 1 italiano su 3 pensa di votare») e «il manifesto»

(«Il plusvalore dei referendum», un pensoso articolo di Gaetano Azzariti). La giornata è lunga, troverò un compromesso fra il mio ginocchio malandato e il mio cuore da indomito agit-prop.

redaz
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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