4 dicembre 1131, muore il persiano Omar Khayyam che…

che fu matematico, filosofo, grandissimo poeta e finì «imbottigliato».

Un ricordo di Fabrizio Melodia

Forse non ve ne siete accorti (distrazione quasi imperdonabile) ma due “mostri sacri” del cantautorato italiano, Francesco Guccini e Fabrizio De Andrè, hanno cantato il poeta matematico e filosofo Omar Khayyam o se preferite scrivetelo Umar Khayyām (comunque il nome completo sarebbe Ghiyāth ad-Dīn Abu’l-Fatḥ ʿUmar ibn Ibrāhīm al-Khayyām Nīshāpūrī).

Il primo lo ricorda nella ballata ubriaca del suo esordio «Via Paolo Fabbri 43», con i celebri versi: «Jorge Luis Borges mi ha promesso l’altra notte / di parlar personalmente col persiano» e poco dopo (per chiarirne meglio l’identità) «forse avrò un posto da usciere o da scrivano / dovrò lucidare i suoi specchi, / trascriver quartine a Kayyām».

De Andrè ne parla invece nell’ ironica e abrasiva «La collina» parafrasando i versi del poeta in questo modo:«sembra di sentirlo ancora / dire al mercante di liquore / tu che lo vendi cosa ti compri di migliore?».

Non è un caso si parli di liquore per un poeta del vino come Omar Khayyam, ricordato anche dal poetastro italiano Gabriele D’Annunzio (tanto caro al fascismo e a certi libri di testo della peggior scuola italiana) nel suo «Notturno», ma anche dallo sceneggiatore di fumetti Neil Gaiman nella serie «Black Orchid», disegnata da Dave McKweon oppure nell’ insospettabile videogioco, giocabile con la console WII, «Prince of Persia – Le sabbie dimenticate».

Usi buoni o cattvi che se ne facciano Khayyam fu un grandissimo della sua epoca e i suoi versi ancora provocano benefiche scosse nel condotto cuore-testa.

Omar (oppure Umar secondo altra traduzione) Khayyam oppure Kayyam (in questa traslitterazione il suo cognome significherebbe “costruttore di tende”, il mestiere che praticava il padre) fu un valente filosofo e scienziato persiano, nato a Nishapur nel 1048, passato a meritata notorietà grazie a un trattato di algebra per lo studio delle equazioni, ma sopratutto fu un valente e appassionato poeta, conosciuto per le sue quartine, note con il titolo «Rubaiyât», composte quasi di certo nei ritagli di tempo e come sincero sfogo personale: lì il poeta riversa il suo animo di scienziato amareggiato e disilluso dall’operato divino.

Circa 100 delle sue quartine furono tradotte dall’ inglese Edward Fitzgerald e pubblicate nel 1854: si ravvisa un motivo ricorrente in tanta letteratura e si potrebbe quasi fare la battuta “dal divino al vino” perchè il poeta esorta a bere per non pensare alle ingiustizie del mondo rispetto appunto ai pensieri della divinità.

«Chi siamo noi, vuoi sapere? Marionette!

Bei burattini con cui Dio si spassa

E gioca e scherza, e poi via via ci mette,

poveri e ricchi, dentro la stessa cassa.

Dalla taverna, all’alba, esce un richiamo

per il viandante: Avanti, avanti, avanti!

La clessidra si svuota, accorri o gramo!

Riempi il bicchiere di vino, l’aria di canti».

Un po il carpe diem del poeta latino Quinto Orazio Flacco però con meno serenità e accettazione.

Oltre al vino “anestetico” si può ravvisare uno scetticismo eversivo e una sconfitta della Ragione, totalmente impotente dinanzi alla realtà che tanto dolore e incomprensione porta.

«Mi dice la gente: Gli ubriachi andranno all’inferno!

Ma son parole queste prive di senso pel cuore:

se dunque andranno all’inferno i bevitori e gli amanti,

vedrai il Paradiso domani nudo come palmo di mano!

Io nulla so, non so se chi m’ha creato

m’ha fatto per il Cielo o m’ha destinato all’Inferno.

Ma una coppa e una bella fanciulla e un liuto sul lembo d’un prato,

per me son monete sonanti: a te la cambiale del Cielo!».

Il vino è gioia e piacere democratico a cui tutti possono accedere sconfiggendo il dolore attraverso ironia e gioco. Non per caso questo poeta è finito in bottiglia, come vedete nelle immagiini. Stappandola non esce un jiin, malamente tradotto in italiano con “genio” (state facendo confusione con la lampada) eppure lui un genio fu davvero. E qualche malizioso potrebbe sussurrare: “beviamoci Omar, chissà si diventi intelligenti e innamorati come fu lui”.

Sulla sua morte si racconta un aneddoto. Sembra che Khayyam stesse leggendo un libro, quando fu preso da una strana inquietudine. Lo chiuse di scatto e prese penna con il calamaio per scrivere di getto il suo testamento appoggiato con la schiena a un muro sbrecciato. Scivolò nel sonno e poi lentamente lo prese la morte.

Una fine strana per il cantore della gioia del vino, lontano dagli eccessi di bacco e dall’ aurea mediocritas degli stoici latini.

Per la sua tomba fu costruito un mausoleo circondato da uno splendido giardino, capolavoro dell’architettura persiana che ancora ai giorni nostri è meta quasi obbligata dei pellegrinaggi.

Questi ultimi versi suggellano bene la sua complessa e caleidoscopica figura:

«»Per quanto abbia saputo con logica e compasso /

Definir vero e falso, descriver alto e basso, /

vi assicuro che solo nell’intendermi di vino /

tutti gli altri filosofi sorpasso».

PER APPROFONDIRE:

– Pierre Salet, “Omar Khayyam savant et philosophe“, Paris, Maisonneuve, 1927. 

Mehdi Aminrazavi, “The Wine of Wisdom: the life, poetry and philosophy of Omar Khayyam“, Oxford, Oneworld, 2005.

Nell’ immagine sopra un’illustrazione tratta dalle «Quartine» tradotte da Edward Fitzgerald con l’emblematico titolo «La Terra non poteva rispondere»

MA COSA SONO LE «SCOR-DATE»? NOTA PER CHI CAPITASSE QUI SOLTANTO ADESSO.

Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà.

La redazione – abbastanza ballerina – della bottega

 

 

L'astrofilosofo
Fabrizio Melodia,
Laureato in filosofia a Cà Foscari con una tesi di laurea su Star Trek, si dice che abbia perso qualche rotella nel teletrasporto ma non si ricorda in quale. Scrive poesie, racconti, articoli e chi più ne ha più ne metta. Ha il cervello bacato del Dottor Who e la saggezza filosofica di Spock. E' il solo, unico, brevettato, Astrofilosofo di quartiere periferico extragalattico, per gli amici... Fabry.

5 commenti

  • Fabrizio Melodia

    Ammetto mi sono tenuto stringato nel ricordo, ma Kayyam (mi piace molto questa traslitterazione) stimola molto le corde della scrittura.
    Sarebbe stato da approfondire il tema del vino nella poesia, ma come si può ravvisare è molto vasto.
    Anche solo parlando della poesia latina, da Catullo, Tibullo, Properzio e Marziale per non dimenticare Ovidio, il tema gira. E come dimenticare i lirici greci, con Alceo che ordina l’ ubriacatura smodata per festeggiare la dipartita di un avversario politico. E Orazio, che riprende Alceo con il suo “Nunc est bibendum”?! Alla faccia del “carpe diem”. Sarà per un’ altra storia.

  • Domenico Stimolo

    Lo ammetto, a capo chino. Nella mia infinita ignoranza ( diplomato all’ Istituto tecnico industriale, emigrato in Germania a dicott’ anni, sconoscevo ” il persiano”.
    A quasi novecento anni lo ricorda Melodia, con questo scritto egregio. Lo ringrazio. Il filo della memoria corre nelle poesie intrise di vino.

    • Fabrizio Melodia

      Carissimo, sono davvero lieto che ti sia piaciuto l’ articolo e ti abbia stimolato riflessioni positive.
      Ancora di più ora scriverò un post bottegardo di approfondimento sulla tematica del vino nella poesia, tra filosofia e divertimento.
      Grazie davvero.

  • Grazie Fabry del messaggio in bottiglia affidata agli astri dimenticati. È approdata al lido patavino e mi ha incantata. Lunga vita e prosperità V

  • Mi piacerebbe approfondire la conoscenza di omar khayyam, non tanto per le sue conoscenze scientifiche, quanto per la sua saggezza, bomomia, ironia e visione scettica del mondo.Mi sembra l’opposto del fanatico fondamentalista che è ora alla guida suprema in Iran. Proverò a cercare traduzioni delle sue poesie e delle sue massime di vita.

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