A proposito del film «Road map to apartheid»…

… e dello Stato di Palestina
di Dionisio Pinna (*)
La Consulta giovanile di Sestu domenica 10 marzo, aderendo alla settimana contro l’apartheid israeliano, ha promosso la proiezione del documentario Road map to apartheid seguito da un ricco dibattito che ha visto come protagonista il palestinese Fawzi Ismail, medico e profugo, sardo di adozione, dell’associazione Sardegna-Palestina.
Non sto qui a tentare di riassumere i punti salienti del cosiddetto conflitto israelo-palestinese. Chiunque voglia informarsi adeguatamente ha a disposizione una mole ingente di materiale (video, in rete, giornalistico, cinematografico, librario). Mi preme sottolineare semplicemente il martirio di un popolo sacrificato alle ragioni della politica internazionale e degli equilibri geo-politici, in considerazione della posizione strategica della Palestina all’indomani della fine della seconda guerra mondiale prima e poi del nuovo assetto del mondo dopo il crollo dell’Unione Sovietica.
Personalmente non condivido la divisione della Palestina in due Stati, prospettata ripetutamente fin dal 1948, quando l’Onu propose un piano di partizione del territorio, all’epoca abitato in prevalenza da arabi di diverse etnie, sull’onda della vergogna per l’olocausto degli ebrei perpetrato dai nazisti (e dal fascismo alleato).
Il bellissimo film «Road map to apartheid» proiettato davanti a tantissimi giovani è servito a rafforzare in me l’idea che spetti all’Onu e alle grandi potenze emergenti lavorare perché i due popoli vadano verso una futura convivenza pacifica. Perché finora le ex potenze coloniali e gli Stati Uniti in particolare hanno dimostrato che era (ed è ancora) funzionale ai loro interessi economici (il petrolio soprattutto) rafforzare oltre ogni limite lo Stato di Israele e stringere alleanze con certe monarchie ereditarie arabe, alcune autoritarie e illiberali, così da controllare l’intera area medio-orientale. Con la crescita del peso politico internazionale di nazioni ieri fuori gioco (in estremo oriente, nell’America Latina e in Africa) probabilmente anche per i palestinesi potrebbe aprirsi un fronte concreto di solidarietà internazionale. Premessa per una futura riconciliazione fra i due popoli. Come è accaduto in Sudafrica, nonostante il feroce apartheid dei bianchi verso la maggioranza nera; ci fu persino il tentativo del potere di creare staterelli separati, apparentemente autonomi e autogovernati, dove dirottare i neri. Ovvero noi africani di pelle bianca (eredi dei colonizzatori) ci teniamo la maggior parte del territorio e voi africani di pelle nera (nativi e in maggioranza) andate a vivere nei bantustan. Non sta avvenendo la stessa cosa in Palestina verso i palestinesi?
Quando ero giovane mai avrei creduto che in quel lontano Paese africano bianchi e neri avrebbero potuto vivere pacificamente insieme e ricordo che in tanti pensavano, anche in buona fede, che l’unica soluzione per superare il conflitto era la creazione di territori separati. La storia ha dimostrato che anche l’odio, il rancore e l’estrema sofferenza dei popoli possono essere superati se prevale la ragione e la volontà di pace. La violenza non porta da nessuna parte e tutti ne pagano le conseguenze, soprattutto i più deboli.
Anche in Palestina, terra delle tre religioni monoteiste, occorre andare nella direzione di un futuro Stato laico, non su base religiosa o razziale, che garantisca ai due popoli, oggi “nemici” di vivere insieme. Spetterà all’Onu (riformato e rafforzato) lanciare la sfida e lavorare seriamente in questa direzione. Credo che una delle ragioni dell’espandersi dei movimenti fondamentalisti arabi sia legata alla sempre più vergognosa situazione dei campi profughi palestinesi, al continuo sorgere di insediamenti dei coloni nei territori occupati, all’embargo nella striscia di Gaza e all’erezione del muro lungo il confine della Cisgiordania che, se ultimato, sarà una vera e propria prigione a cielo aperto.
Dove si vuole arrivare?
(*) Questo articolo è stato pubblicato sulla rivista «L’occhio del cittadino» di Sestu. (db)

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