Brasile: la resistenza dei Sem teto nelle periferie urbane

di David Lifodi

 

 

Tra i movimenti sociali che hanno caratterizzato maggiormente le mobilitazioni avvenute in Brasile negli ultimi anni non possiamo non parlare del Movimento dos Trabalhadores Sem teto (Mtst). Sorto per organizzare i lavoratori delle periferie urbane con modalità simili ai Sem terra nelle campagne, il Mtst ha avuto il merito di saper restituire dignità a milioni di brasiliani impiegati in occupazioni precarie, disoccupati o ridotti alla povertà dall’avanzare del sistema capitalista.

Divenuto nel corso del tempo un’organizzazione popolare sempre più critica nei confronti del mercato e di uno Stato che, anche nei tredici anni di presidenza petista, non ha del tutto tutelato i diritti dei lavoratori (si pensi a Lula e Dilma Rousseff, capaci di varare alcune riforme sociali dedicate ad alleviare le sofferenze dei poveri, senza però intaccare minimamente gli interessi dei più ricchi), il movimento dei senza tetto ha come primo punto del suo programma quello di creare un potere popolare. Molti lavorano, ma pochi guadagnano quanto basta per condurre un’esistenza dignitosa in un Brasile dove le disuguaglianze sociali rappresentano uno dei principali problemi del paese insieme alla questione abitativa. È partendo da questi presupposti che i Sem teto hanno partecipato, fin dall’inizio, ai coordinamenti popolari assai critici verso le grandi manifestazioni sportive quali le Olimpiadi e i mondiali di calcio, sottolineando come eventi del genere arricchissero solo le multinazionali e servissero per allontanare i poveri dalle città. La questione abitativa e il diritto ad avere un alloggio sono divenute due bandiere di lotta del Movimento dos Trabalhadores Sem teto, assieme alla richiesta di una riforma urbana. La speculazione immobiliare di  questi ultimi anni non solo è servita per riqualificare interi quartieri a spese delle classi popolari e del sottoproletariato, spinti verso le propaggini più estreme degli insediamenti urbani, ma ha favorito la distruzione dei servizi pubblici e dei programmi sociali a vantaggio della flessibilità, della parcellizzazione e della precarietà dei lavoratori. I Sem teto hanno inoltre evidenziato più volte il carattere repressivo dello Stato da parte di un potere che ha incentivato la separazione, all’interno delle città, in zone per ricchi, dove quest’ultimi vivono asserragliati, e in zone per poveri. Il diritto alla sanità, ad un’istruzione di qualità e al trasporto pubblico rischiano di trasformarsi sempre più in utopie per le fasce sociali ai margini della società.

È a questo proposito che il Movimento dos Trabalhadores Sem teto ha dato il via ad un’ondata di occupazioni per i senza casa che, in più di una circostanza, sono state represse duramente dalla polizia. A farne le spese, tra gli altri, Guilherme Boulos, uno dei coordinatori nazionali del movimento che lo scorso gennaio ha trascorso alcuni giorni in carcere con le surreali accuse di resistenza agli agenti e di manifestazione non autorizzata. Boulos si era recato, insieme ad altri esponenti del movimento, a sostenere un’occupazione condotta da almeno tremila persone nel quartiere São Mateus, nella zona est di San Paolo. Il coordinato del Mtst aveva cercato di fare da mediatore tra gli occupanti e la polizia, come testimoniato anche da alcuni politici del Partido dos Trabalhadores recatisi sul posto, prima che venisse inopinatamente arrestato dagli agenti, segno del crescente stato d’assedio quotidiano in cui sta vivendo il Brasile. “Adoperarsi per tutelare 700 famiglie a rischio di sgombero significa commettere un atto di violenza?” ha chiesto Boulos ai giornalisti intervenuti per assistere alla sua liberazione. In realtà il coordinatore dei Sem teto già da tempo era nel mirino della polizia, sia per le critiche alla presidenza Temer sia a causa di una manifestazione del movimento giunta fin troppo vicina alla residenza del presidente stesso. A testimoniare il carattere pacifico dell’occupazione e l’innocenza di Guilherme Boulos il sacerdote Júlio Lanceloti, della Pastoral da Povo da Rua, Douglas Izzo, della Central Única dos Trabalhadores (Cut) ed esponenti petisti. Tuttavia questo episodio dimostra ancora una volta, per utilizzare le parole dei Sem teto, che “lo Stato agisce per mantenere le disuguaglianze”, mentre il paese attende da tempo riforme quali quella tributaria (per diminuire le tasse ai lavoratori ed aumentarle ai ceti più abbienti), politica (in grado di favorire la partecipazione delle classi popolari nel prendere le decisioni fondamentali per il paese), la democratizzazione dei mezzi di comunicazione e, come già evidenziato, la riforma urbana ed agraria.

Del resto, questo auspicio, rivolto a tutta la sinistra, proprio Guilherme Boulos lo aveva  riportato anche nel suo articolo La doppia sfida della sinistra brasiliana, pubblicato sull’edizione di gennaio di Le monde diplomatique: “La sinistra deve ritrovare quella radicalità che, quando è salita al potere, ha intenzionalmente accantonato. Radicalità democratica, con un obiettivo di partecipazione politica e di rappresentanza della diversità brasiliana. Radicalità strategica, con un ambizioso programma di trasformazione sociale, in grado di ravvivare la speranza (trasformazione del sistema politico e del modello produttivo, riforma del settore dei media ecc..). Non è ancora chiaro quale forma istituzionale prenderà questo campo, né quali siano i tempi per la sua costituzione. Ma è ogni giorno più evidente quanto sia necessario”.

David Lifodi
Sono nato a Siena e la mia vera occupazione è presso l'Università di Siena. Nel mio lavoro "ufficioso" collaboro con il sito internet www.peacelink.it, con il blog La Bottega del Barbieri e ogni tanto pubblico articoli su altri siti e riviste riguardo a diritti umani, sindacalismo, politica e storia dell’America latina, questione indigena e agraria, ecologia.

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