Brasile: la resistenza di Milton Santos…

… contro agrobusiness e speculazione immobiliare

di David Lifodi

L’assentamento Milton Santos si trova a metà strada tra le città di Americana e Cosmópolis, regione metropolitana di Campinas, stato di San Paolo, vi abitano 68 famiglie per un totale di circa 200 persone:  un ordine di sgombero del giudice Luiz Stefanini potrebbe metter fine ad un’occupazione  tra le più originali di tutto il Paese e soprattutto gettare per strada un’intera comunità per compiacere due famiglie della borghesia paulista strettamente legate all’agro-negozio, Abdalla e  Coutinho Noguera.

La storia della Comuna da Terra Milton Santos ha inizio nel 2005, quando la comunità si trasferì sul territorio degli antichi proprietari, le due famiglie di cui sopra alle quali quel terreno era stato espropriato nel 1976 addirittura dalla dittatura militare: entrambe si erano indebitate con lo stato. L’area, di circa duemila ettari, fu affidata all’Instituto Nacional de Seguridade Social (Inss), ma rimaneva un cavillo secondo il quale, se le proprietà delle famiglie fossero state superiori ai debiti, avrebbero avuto di nuovo il diritto a possedere l’area. Gli Abdalla, per salvaguardare il proprio patrimonio, evitarono di rivolgersi ad un notaio per effettuare la registrazione della proprietà: l’area rimase dell’Inss e quindi pubblica. L’intero terreno passò all’Incra (lnstituto Nacional de Colonização  e Riforma Agrária), che decise di destinarlo alla riforma agraria: per questo il 23 dicembre 2005 fu assegnato a quello che sarebbe diventato l’ assentamento Milton Santos. La decisione del giudice Luiz Stefanini, che ne ha ordinato lo sgombero, rappresenta un vero e proprio attacco alla riforma agraria ed una scelta di campo precisa a favore dell’agrobusiness. Un altro particolare significativo: Luiz Stefanini è lo stesso giudice che ha curato gli interessi dei grandi proprietari terrieri  a scapito degli indios Guaranì-Kayowá, il cui allontanamento dalla loro riserva, nel Mato Grosso do Sul, è ogni giorno più probabile. L’ assentamento Milton Santos rappresenta un baluardo di una riforma agraria che i signori dell’agroindustria vogliono affossare definitivamente, non solo dal punto di vista politico, ma anche per una visione dello sviluppo agrario inconciliabile con il modello di agricoltura sostenibile proposto dagli assentados, che producono tonnellate di alimenti senza agrotossici e avversano la monocoltura della canna da zucchero imposta dall’agrobusiness. Dei duemila ettari di territorio solo 104 sono occupati dall’assentamento Milton Santos, ma questo piccolo appezzamento di terra si è trasformato in una delle più avanzate esperienze di agricoltura libera da pesticidi. Milton Santos rifornisce di alimenti almeno trenta comunità della regione di Campinas, e l’assentamento è stato scelto dall’Empresa Brasileira de Pesquisa Agropecuária (Embrapa) come unidade de referência nel settore dell’agroecologia. Si tratta di attività intollerabili per le grandi corporazioni nazionali ed internazionali, che non a caso fanno pressione affinché l’ assentamento Milton Santos sparisca dalla geografia delle realtà resistenti del Brasile. Lo sgombero di queste comunità si inserisce in un più ampio contesto in cui l’agronegozio, così come la costruzione delle dighe, l’estrazione mineraria, la speculazione immobiliare, l’imposizione della pesca industriale e, non ultima, la Pac (Programa do Aceleração do Crescimento, l’asse portante della politica economica lulista, ma proseguito tenacemente dall’attuale presidenta Dilma Rousseff) fanno gli interessi del grande capitale. A questo proposito, è sconcertante l’identità di vedute tra la stessa Dilma Rousseff e la senatrice Katia Abreu, una delle esponenti di spicco della bancada ruralista, trasversale agli schieramenti politici: entrambe hanno espresso il desiderio di lavorare insieme per rilanciare economicamente il settore rurale. Tradotto, significa non solo che la riforma agraria non sarà mai applicata, ma anche la morte dell’agricoltura sostenibile sotto il petismo, e questo è un fatto politico grave. Il Partido dos Trabalhadores (Pt), ma anche la sinistra sociale  movimentista, non sono mai riusciti ad incidere di fronte alle politiche sviluppiste prima di Lula e adesso di Dilma Rousseff, così come non hanno avuto la capacità di comprendere appieno i limiti di una democrazia brasiliana che militarizza città e favelas, promuove progetti da cui deriva la devastazione ambientale e,  in più di una circostanza, agisce in maniera classista e autoritaria. I primi a farne le spese sono gli indigeni e i quilombolas, le comunità afro, e, più in generale, tutto il sottoproletariato urbano e i ceti più bassi della classe media. Gli assentados di Milton Santos di recente hanno occupato l’Instituto Lula, nella zona sud di San Paolo, per chiedere all’ex presidente di intercedere presso Dilma affinché decida di riassegnare alle famiglie quel terreno su cui abitano dal 2005 e che è costato anni di lavoro all’intera comunità.  Quando uscirà questo articolo, Milton Santos potrebbe già esser stato sgomberato, nonostante la presidenta abbia la facoltà di assegnarlo alla comunità per uso sociale: “ Se si fosse trattato di un’opera che riguardava la Coppa del Mondo 2014 o le Olimpiadi 2016, Dilma si sarebbe già occupata del problema”, commentano amaramente gli assentados, che temono una cacciata violenta come già accaduto poco più di un anno fa al Pinheirinho, il bairro della città di São José de Campos abitato da circa 8000 persone sgomberato con violenza dalla polizia, che aveva ricevuto mano libera dal governatore dello stato di San Paolo Geraldo Alckmin. Il quartiere, sorto nel 2002 su terreni sfitti, si era esteso fino a diventare una vera e propria cittadella: l’azione delle forze dell’ordine causò numerosi morti e feriti. È per questi motivi che gli abitanti di Milton Santos vedono con terrore un eventuale intervento della polizia: anche una bambina di nove anni, figlia di una coppia di assentados, ha scritto una lettera alla presidenta Dilma chiedendo aiuto affinché non siano costretti a dormire per strada. In molti promettono resistenza ad oltranza, proprio come la comunità del Pinheirinho: “dovranno piantare la canna da zucchero sui nostri cadaveri”, fanno sapere da Milton Santos. Purtroppo il grilagem, l’appropriazione illegale delle terre ad opera dell’oligarchia terriera, è una pratica molto diffusa in Brasile, e lo sgombero di Milton Santos potrebbe rappresentare un pericoloso precedente per esperienza simili, sempre nello stato di San Paolo (dal caso della comunità Elisabete Texeira, nella città di Limeira, a Irmã Alberta, nell’Abc paulista), ma anche nel Pará e nel Maranhão, in Alagoas e Minas Gerais.

Cosa avrebbe pensato di tutto questo il grande geografo brasiliano Milton Santos, da cui l’omonimo assentamento ha preso il nome? Aveva trascorso tutta la sua vita impegnandosi nello studio dei processi di urbanizzazione nel sud del mondo, fu costretto all’esilio dalla dittatura militare e nel 1979 scrisse il saggio O espaço dividido, dedicato allo sviluppo urbano nei paesi in via di sviluppo: di certo non avrebbe mai immaginato di veder associato il suo nome ad uno sgombero per favorire gli interessi dei grandi proprietari terrieri e dei signori della speculazione immobiliare.

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