Brasile: Lula nel mirino dell’estrema destra

A meno di tre mesi dalle presidenziali, nonostante lo spostamento dell’ex presidente operaio sempre più al centro, si rincorrono le voci di un possibile colpo di stato per non farlo governare nel caso in cui torni al Planalto, come pronosticato da gran parte dei sondaggi. Bolsonaro resta molto pericoloso e, in questi ultimi mesi di presidenza, sta portando il paese sempre più alla rovina.

di David Lifodi

                                     Foto: https://www.radiondadurto.org/

Mancano ancora meno di tre mesi alle presidenziali del prossimo 2 ottobre, ma la situazione in Brasile è già molto tesa.

Tutti i sondaggi concordano, da tempo, nell’assegnare la vittoria a Lula già al primo turno, peraltro con un vantaggio molto ampio, ma, dal fronte bolsonarista si risponde con il lancio del cosiddetto “Progetto – Nazione”.

Datafolha assegna a Lula circa il 48% dei consensi contro il 27% di Bolsonaro e il 7% di Ciro Gomes, una figura, quest’ultima, difficilmente interpretabile. Gran parte dell’elettorato di Gomes preferisce Lula come seconda alternativa, ma nonostante la denominazione del suo partito sia Partido Democrático Trabalhista, esiste anche una parte non trascurabile che guarda a Bolsonaro: potrebbe essere proprio questo 7% ad essere decisivo nell’eventuale vittoria di Lula al primo turno.

In più, nonostante la dubbia, discutibile e ancor meno comprensibile alleanza con il tucano Geraldo Alckmin, suo avversario in occasione della tornata elettorale del 2006, quando militava Partido da Social Democracia Brasileira, era esponente della destra neoliberista e conservatrice e membro dell’Opus Dei, Lula godrebbe dell’appoggio di soltanto un quarto del mondo imprenditoriale, segno che il suo spostamento verso il Centrão per ora non ha dato i frutti tanto attesi. Gran parte delle donne, dei giovani e, più in generale, della popolazione del nord-est sostiene Lula.

Uno dei figli di Bolsonaro, Flavio, ha già ammonito che il miglior sondaggio è quello che proviene dalla strada. In più, è probabile che la forte mobilitazione dei militari, del fondamentalismo evangelico e dell’ultradestra sulle reti sociali crescerà ulteriormente all’insegna delle fake news che hanno già permesso al Messia Nero di conquistare il Planalto nelle scorse presidenziali, tra cui quella che accusa i vertici petisti di corruzione.

Vincere al primo turno, e con ampio margine, sarebbe la ricetta migliore per evitare il rischio di golpe di cui si vocifera da tempo. A fare la differenza, in occasione delle prossime elezioni, potrebbe essere la drammatica crescita della miseria e della fame in tutto il paese, dovuta soprattutto alle politiche bolsonariste, volte soltanto ad accontentare la parte più agiata del Brasile.

Iniziata ufficialmente lo scorso 6 giugno, la campagna elettorale di Lula e Alckmin è basata su un piano di 90 punti per la ricostruzione del Brasile, a partire da una politica economica che non sia più fattore di peggioramento delle condizioni di vita della popolazione. In caso di vittoria, Lula ha garantito che il tema del lavoro sarà al centro del progetto per un nuovo Brasile, promesso una riforma fiscale, si è impegnato a tutelare l’Amazzonia dal furto delle terre e a rinnovare e modernizzare il progetto Bolsa Família.

Tuttavia, per sconfiggere Bolsonaro ci sarà bisogno, principalmente, del coinvolgimento di tutta la sinistra, più che delle classi dominanti alle quali Lula guarda con troppa attenzione nella speranza di guadagnare voti, nonostante sia stata proprio la vicinanza con l’oligarchia a giocare un brutto scherzo a lui e a Dilma Rousseff, che hanno finito per essere legati mani e piedi a quel mondo imprenditoriale che poi non si è fatto alcun scrupolo ad abbandonarli e a tradirli quando ha capito che non erano più utili ai loro interessi.

In Brasile fame, miseria, disoccupazione, violenza e la pandemia dilagante hanno affossato il paese, ma Bolsonaro non è da considerarsi del tutto sconfitto: mantiene ancora circa il 30% dei consensi ed ha una base sociale che possiede una grande capacità di mobilitazione. Per vincere, mettere a tacere eventuali voci di golpe e governare in sicurezza, Lula dovrebbe ottenere la vittoria grazie all’antifascismo praticato non solo nelle urne, ma anche nelle strade di un paese ogni giorno più armato.

Secondo i dati dell’esercito e della polizia federale, a novembre 2021, il mese in cui è stato aggiornato per l’ultima volta il registro, nel paese circolano ben 2 milioni e 300mila armi denunciate legalmente, gran parte delle quali acquistate a seguito dell’arrivo di Bolsonaro al Planalto, nel 2018, senza contare tutti coloro che praticano “sport” come il tiro al bersaglio. Inutile ricordare che l’attuale presidente brasiliano è sempre stato favorevole a far armare la popolazione, all’insegna dell’inquietante slogan “Il cittadino armato non sarà mai schiavizzato”.

Nel frattempo Partido dos Trabalhadores, Partido Socialismo e Liberdade, Partido Comunista do Brasile, Partido Democrático Trabalhista e Partido Socialista Brasileiro hanno aderito alla Campagna “Quilombo nos Parlamentos”, promossa dalla Coalizão Negra Por Direitos a cui ha partecipato anche Lula, che consiste nella candidatura di almeno 50 persone di colore al Congresso e nelle Assemblee legislative negli stati di Alagoas, Amazonas, Bahia, Ceará, Distrito Federal, Goiás, Minas Gerais, Maranhão, Pará, Paraíba, Pernambuco, Piauí , Rio Grande do Norte, Rio Grande do Sul, Rio de Janeiro, Santa Catarina, São Paulo, Sergipe e Tocantins.

La sfida a Bolsonaro è partita: “Se abbiamo una democrazia costruita solo per i bianchi, diretta dai bianchi e fatta per i bianchi non è una vera democrazia”. Praticare l’antirazzismo rappresenta il primo passo per costruire un Brasile meno ingiusto e diseguale, anche nel caso in cui il Messia Nero perda le elezioni e Lula riporti il paese nell’alveo della democrazia.

David Lifodi
Sono nato a Siena e la mia vera occupazione è presso l'Università di Siena. Nel mio lavoro "ufficioso" collaboro con il sito internet www.peacelink.it, con il blog La Bottega del Barbieri e ogni tanto pubblico articoli su altri siti e riviste riguardo a diritti umani, sindacalismo, politica e storia dell’America latina, questione indigena e agraria, ecologia.

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