Busi, DeSilva, Ferri con…

con Francioni-Giasi, Consentino-Dodaro, Autori Vari e il centro studi Idos

7 recensioni di Valerio Calzolaio

Jeremy DeSilva

«I primi passi. Perché la posizione eretta è stata la chiave dell’evoluzione umana»

traduzione di Luigi Maria Sponzilli

HarperCollins

396 pagine per 22,50 euro

Il nostro pianeta. Da circa sette milioni di anni. Il nostro insolito e straordinario bipedalismo è alla base di molti dei tratti, unici e peculiari, che ci rendono esseri umani, i soli Homo sapiens. È stata la svolta cruciale della nostra evoluzione. Moltissimi animali assumono una posizione eretta per scrutare l’orizzonte o per assumere un’aria intimidatoria, ma gli umani sono i soli mammiferi che camminano sempre su due gambe, gli unici mammiferi bipedi sulla superficie della Terra. La classica rappresentazione dell’evoluzione progressiva e lineare dallo scimpanzé piegato sui quattro arti a noi sapiens con la testa bella alta è sbagliata. Le continue scoperte di nuovi fossili ci stanno rivelando come si è invece davvero sviluppata la capacità di camminare eretti un po’ ovunque, come ominini e gruppi del genere Homo si siano trovati a sopravvivere e riprodursi a (due) piedi. Il bipedalismo viene probabilmente prima rispetto all’ingrandirsi del cervello o alla cura neonatale o alla capacità migratoria intercontinentale o al linguaggio comunitario, tanto più che specie diverse hanno camminato in modo diverso con i due piedi, le loro ossa e le loro orme ce lo segnalano, risultando comunque perlopiù capaci nel lungo periodo di gestirne i conseguenti vantaggi (maturati lentamente) e svantaggi (come la minore velocità nella corsa, il parto più difficile e pericoloso, patologie quali ernie e scoliosi). I cambiamenti anatomici necessari a camminare dritti in modo efficiente hanno influito e influiscono anche sulla vita degli individui umani di oggi, dai primi passi che compiamo agli acciacchi e ai dolori che ci colpiscono invecchiando: «non è stato Homo sapiens a creare il bipedalismo, bensì il contrario» (Kagge, 2018).

Il giovane paleoantropologo americano Jeremy Jerry DeSilva (1976) è specializzato nella locomozione (tesi di dottorato sulla cruciale tibia) e ricostruisce ottimamente il bipedalismo come “caduta controllata”, nelle dinamiche posturali ed energetiche, discutendo continuamente lo stato attuale delle domande giuste da porsi e delle risposte più o meno confermate dai fatti conosciuti, le prime comunque più delle seconde. Nella storia del regno animale gli umani non sono stati i primi, bisogna scavare più profondamente nel passato, almeno fino all’epoca precedente ai dinosauri, capire quando e perché si è camminato e possano essere emersi vicoli ciechi dell’evoluzione, visto che gli antenati comuni a entrambe le linee evolutive di coccodrilli e alligatori o dinosauri e uccelli conoscevano pure l’andatura bipede. L’evoluzione si applica solo su strutture preesistenti. Non siamo prototipi creati da zero. Siamo scimmie antropomorfe modificate e, rispetto alla linea evolutiva degli uccelli, siamo bipedi da poco tempo. Poi bisogna tener conto della separazione fra ecosistemi (per esempio a causa del livello del mare) e delle migrazioni delle specie (in particolare di quelle che non solo volano né solo nuotano). La struttura in tre parti (come si è iniziato a camminare eretti, diventare un essere umano, camminare è vivere) e in quindici capitoli complessivi è cronologica rispetto alle scoperte dei fossili nell’ultimo cinquantennio (talora contraddittorie, talora dirompenti) più che rispetto all’evoluzione temporale (con qualche riferimento alla genetica). Ciò serve all’autore anche per ribadire che gran parte della storia umana deve ancora essere scritta. Vengono presi in considerazione tutti i più noti siti di grotte e reperti, DeSilva ha avuto spesso un ruolo di coprotagonista per il loro esame o riesame nell’ultimo ventennio. La locomozione eretta è strettamente collegata alla nostra evoluzione come specie sociale: senza linearità causali, il bipedalismo ha messo in moto molti eventi evolutivi, dall’uso manuale di attrezzi alla condivisione della cura dei figli, dalle reti commerciali al linguaggio. Al centro, un piccolo inserto di schemi e foto. Ricco apparato finale di note. Selettivo indice analitico.

Sandro Ferri

«L’editore presuntuoso»

Edizioni e/o

254 pagine, 10 euro

Roma e librerie di ogni dove. Soprattutto dagli anni ottanta. Nella storia dell’editoria, antica e recente, l’editore non è solo un tramite tra autori e lettori, ovvero un “tecnico” intermediario che raccoglie quanto viene prodotto da chi scrive e lo mette a disposizione dei potenziali acquirenti che eventualmente lo leggeranno, operando con editing, scelta delle copertine, stampa, distribuzione e pubblicità. L’editore può (e spesso, comunque, deve o vuole) imporre il proprio gusto, le proprie opzioni, la propria personalità. Secondo uno dei più importanti editori degli ultimi quaranta anni, l’editore è un tipo (forse presuntuoso, forse romantico) che legge o annusa dei manoscritti, vi applica sopra il proprio marchio e pretende (perlomeno spera) che vengano letti da individui paganti e appagati. Editori di questo tipo, capaci di mantenere un’originaria autonomia finanziaria e operativa, ce ne sono però sempre meno in giro, stanno progressivamente diminuendo, non solo in Italia, pur restando una parte ancora importante del mercato editoriale, I coniugi Ferri che fondarono le Edizioni e/o nel 1979 sono ancora uno di loro, certamente. Chi legge, per piacere o per dovere, farebbe sempre bene a domandarsi chi ci ha detto, ci dice e dirà cosa dovremmo leggere, ovvero come funziona una casa editrice, ammesso che l’attività della lettura continui poi a piacerci. Intanto constatiamo un aspetto importante: la mattanza degli editori-soggetto indipendenti rispetto agli editori-macchina e agli editori-algoritmo, meglio evitare tale ignoranza e rifletterci sopra. Anche quasi tutta la crescita nelle vendite dei libri negli ultimi due anni è passata attraverso l’e-commerce e Amazon purtroppo (con scarsi investimenti in autori esordienti o di paesi trascurati).

Sandro Ferri (New York, 1952) illustra le tendenze del sistema editoriale dell’ultimo mezzo secolo, usando sia fatti e incontri personali che ricostruzioni e giudizi sistematici, presentando il proprio testo come “un manuale per farvi largo nel torbido (ma anche divertente) mondo dell’editoria”. Si parla soprattutto di editoria per letteratura fiction, con frequenti riferimenti alla migliore produzione noir, rimarchiamolo subito (pur consapevoli della significativa preponderanza di mercato): l’autore ricorda che già da libraio (colto, impegnato, militante) la saggistica lo “annoiava sempre di più”, da cui anche un giudizio infastidito e generico sull’intera onnipresente “politica”. Il testo è strutturato didatticamente in una quindicina di brevi arguti capitoli sui vari argomenti: l’omicidio ovvero la mattanza di cui sopra, i colpevoli, il maledetto marketing, gli agenti letterari, gli editori-soggetto, la soddisfacente scelta dei libri per le Edizioni e/o a partire dall’Est, con la moglie Sandra Ozzola vent’anni nel gruppo dei gregari e mediani alla fine del secolo scorso, le fughe dal gruppo con Christa Wolf e Hrabal ed Elena Ferrante e Massimo Carlotto e Alice Sebold e Izzo e Muriel Barbery, i recenti due decenni di crescita e di viaggi con l’intelligente proiezione internazionale ad Ovest, il passaggio di consegne alla figlia Eva. Ogni capitolo di sagge opinioni (saggistica no fiction) si alterna con un capitolo di autobiografici fatti (biografia no fiction). Ottimo e abbondante, né diplomatico né presuntuoso: acquisiamo molti utili elementi ed informazioni sui prodotti editoriali e conosciamo più da vicino episodi e aneddoti relativi a scrittori e scrittrici che abbiamo letto e imparato ad amare. Commendevole.

 

AA. VV.

«Ospiti indesiderati. Il diritto d’asilo a 70 anni dalla Convenzione Onu sui rifugiati»

a cura di Benedetto Coccia e Antonio Ricci

IDOS

166 pagine (in italiano) + 156 (in inglese)

Stati del mondo. 1951-2021. Istituto S. Pio V e Centro Studi IDOS hanno contattato oltre una ventina di studiosi di discipline sociali per affrontare lo strumento chiave del diritto umanitario internazionale, la Convenzione delle Nazioni Unite sullo status di rifugiato (Convenzione di Ginevra), che ha appena compiuto 70 anni di vita e applicazione. Ambrosini, Battistessa, Bellinvia, Bonapace, Calzolaio, Coccia, Cramerotti, Ginevra Demaio, Di Sciullo, Geraci, Giulia Gori, Hein, Iafrate, Intersos, Sanja Kajinic, Lidia Lo Schiavo, Maria Paola Nanni, Maria Perino, Petrovic, Ricci, Schiavone, Elisa Vischetti, Zandonini fanno utilmente il punto sul contesto internazionale degli “Ospiti indesiderati”, sul quadro dei diritti, sul caso italiano, con testi di approfondimento ben organizzati, raccolti in italiano e (ribaltando il volume) in inglese. Brecht (Dialoghi di profughi) in esergo. Molte le proposte interessanti da prendere presto in considerazione.

 

AA. Vv.

«Animali che salvano l’anima. L’esperienza nel carcere di Gorgona»

Carmignani editore

114 pagine, 13 euro

Gorgona, isola carcere, arcipelago toscano. Dal gennaio 2020. LAV è l’acronimo di Lega Anti Vivisezione, come noto si tratta di un’associazione animalista italiana fondata nel 1977 e molto attiva per l’affermazione dei diritti degli animali non umani e la loro protezione, la lotta alla zoomafia e la difesa dell’ambiente. Sull’isola animali vi sono da sempre, anche prigionieri almeno dal 1869. Oggi la colonia penale è un istituto aperto, connesso al carcere di Livorno, e da un paio d’anni sono state attivate (con un accordo ufficiale) buone pratiche nel rapporto uomo-animale, il modello Gorgona. Nel 2021 si è svolto con educatori e detenuti un corso di scrittura creativa, come concreta rieducazione e riabilitazione. Ora lavori, brevi racconti e disegni (firmati perlopiù solo con il nome) sono stati raccolti nell’interessante toccante libro “Animali che salvano l’anima”, appunto! La prima parte racconta le note tecniche sul progetto, la seconda contiene il bel risultato artistico.

 

«Un nuovo Gramsci. Biografia, temi, interpretazioni»

a cura di Gianni Francioni e Francesco Giasi

Viella

398 pagine, 35 euro

Antonio Gramsci (Ales, 1891 – Roma, 1937), uno degli italiani ancora più influenti al mondo. Molti studiosi stanno collaborando all’Edizione nazionale degli scritti di Gramsci, un’impresa che ha richiesto una revisione profonda dei criteri seguiti dai precedenti editori e ricerche mirate a completare il corpus letterario e a ricostruire con maggior precisione la biografia. I lavori svolti negli ultimi quindici anni hanno significativamente arricchito le conoscenze su Gramsci e sul suo pensiero. La pubblicazione è stata accompagnata da convegni, da contributi volti a illustrare e discutere i problemi editoriali, da saggi comparsi su riviste nazionali e internazionali e da innovative monografie. Sta forse in parte emergendo “Un nuovo Gramsci” e questo è il titolo scelto per un aggiornato volume collettaneo (16 saggi di altrettanti autori) curato da due delle personalità scientifiche più accreditate, in particolare per I Quaderni (Gianni Francioni) e per Le Lettere (Francesco Giasi).

 

Giulio Busi

«Uno. Il battito invisibile»

Il Mulino

156 pagine, 13 euro

Da Mosè ai giorni nostri. Non in un solo luogo. Partiamo da un quadro, I giocatori di dadi (1650-1651), dipinto dal francese caravaggista Georges de La Tour (1593-1652): al lume di candela raffigura cinque personaggi intorno a un tavolo, tre gettano contemporaneamente i dadi (piccoli cubi con numeri sulle sei facce), come sfida a probabilità e caso i lanci danno lo stesso risultato, esce sempre l’uno. L’autore si è avventurato in un angolo sperduto della campagna inglese, nello Yorkshire presso il Preston Hall Museum, voleva vedere il quadro di persona per iniziare un colto viaggio nomade, metaforico e reale, di avvicinamento all’Uno. Ha a che fare con la memoria non meno di quanto c’entri con il futuro, fa confluire diversi stati dell’essere in un bacino comune, richiede letture ma anche visite. Appare evidentemente impossibile rinvenire una prova archeologica o documentaria per una narrazione astratta e intenzionalmente fuorviante. S’inizia dal libro dell’Esodo ma è un esodo dall’esodo (da e verso il deserto). Mosè esce di via, supera i confini della sua vita di pastore. Si arresta, vede, si avvicina. L’Uno è fuor-viante, porta a interrompere il cammino, a trasgredire il sentiero, ad abbandonarlo, ad avvicinarsi. E a fare da guida sarà il numero cardinale più astratto e universale, icona dell’inconoscibile, limite non oltrepassabile, punto d’avvio e di meta. Certo è che da quel tempo antico, da almeno due millenni e mezzo l’Uno filosofico ha trovato una sua voce, frutto di una ribellione, della decisione consapevole, e controcorrente, di chi volle lasciarsi alle spalle una tradizione religiosa divenuta ormai obsoleta, e scelse la via dell’astrazione, della sobrietà concettuale, divenne “unizzatore” (Senofane, Parmenide, poi Plotino e i platonici del Rinascimento). E via dicendo, ambizioni e naufragi filosofici.

Esperto di mistica ebraica e di storia rinascimentale, docente (a Berlino) di Giudaistica, il colto filologo Giulio Busi (Bologna, 1960) compie un bel viaggio alla sorgente nascosta del legame invisibile che ci vincola al tutto. Eḥad in ebraico, ekam in sanscrito, wāḥid in arabo, hen in greco, l’Uno è inizio e meta ideale della ricerca, il segno assiduo dell’Altro che si fonde a noi, del tutto che ci guida e chiama a sé. L’uno è imprendibile, la sua ricerca risulta il necessario segno delle nostre incompletezza e imperfezione. Gli undici capitoli sono agili e scorrevoli, densi di citazioni con poche note finali. L’uno e i molti prende l’avvio in un pomeriggio indiano, s’immerge in una preghiera antica, per poi innalzarsi verso il cielo sefirotico. L’autore illustra propri materiali viaggi e mistici incontri per spiegare il concetto in forma di saggio. Ogni volta s’incontrano ecosistemi e dei, eroi e Spiriti, profezie e sventure, arti e musiche (John Cage per esempio), sculture e dipinti, figure maschili e figure femminili. Se andremo davvero oltre, potremo finalmente percepirlo, il battito invisibile (sottotitolo). Il volume ben inaugura l’interessante avvincente collana dedicata a “storie di numeri”, impregnata di cultura matematica non solo scientifica: numeri non solo per contrare ma anche per raccontare, un caleidoscopio di narrazioni e suggestioni, dalla filosofia alla teologia, dalla storia alla geografia, dalla psicologia alla storia dell’arte.

Marco Consentino e Domenico Dodaro

«Madame Vitti»

Sellerio

524 pagine, 17 euro

Dalla Ciociaria a Parigi. Dicembre 1887. Maria Caira era nata nel 1872 a Gallinaro (Atina) in Ciociaria, nella valle di Comino (ora provincia di Frosinone). Era povera e analfabeta, bella e brava; emigrò a Parigi 15enne, con padre sorelle fratello cugini, il moroso scultore Cesare Vitti e altre famiglie, alla ricerca di fortuna, a piedi. Vi arrivarono, alcuni lavorarono come modelli, ben presto anche lei e, nel giro di poco, divenne “Madame Vitti”. Nel 1889 fondò una scuola per sole artiste (molte americane), aperta subito anche a disegni di nudi (e solo dal 1990 ad artisti maschi in carne e ossa): 49, Boulevard Montparnasse, un famoso punto di riferimento nel campo dell’arte. Nel 1914 torneranno nel paese natio, dove vissero fino alla morte e dove nel 2013 è stata creata una casa museo. Due dei tre autori di un recente successo letterario, Marco Consentino e Domenico Dodaro, hanno spulciato documenti e carte per una inedita godibile narrazione, piena di fatti e curiosità.

 

Redazione
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