Cannabis social club sotto attacco in Belgio

di Enrico Fletzer

Venerdì 5 maggio alle 6.00 sono stati fermati alcuni militanti antiproibizionisti delle Fiandre. Tra di loro il presidente del Mambo Social Club della città di Hasselt, Michel Degens e alcuni attivisti di Trekt Uw Plant – “coltiva la tua pianta” – fondato nel 2006 dallo storico attivista Joep Oomen. Sono tutti accusati di riciclaggio di denaro per le attività di produzione e distribuzione ai 400 soci dei club di Anversa da cui sono partite analoghe esperienze in tutta Europa.

Trekt Uw Plant ha aperto una falla nel mercato nero garantito 24 h su 24 dalla legislazione proibizionista sfruttando un decreto reale che aveva legalizzato il possesso personale di una pianta di canapa per ogni cittadino. Il club ha peraltro ispirato la nascita della prima associazione cannabica in Uruguay, Tira la tu planta e analoghe iniziative nel Sud del Paese.

Sulla base di questo principio e considerando la scarsa praticità di coltivare una sola pianta per uso personale, l’associazione ha messo insieme un nucleo consistente di piccoli coltivatori e di consumatori che hanno fatto valere il diritto e la libertà di coltivare in tribunale; dopo una serie di battaglie politiche e legali degli attivisti il primo raccolto collettivo di cannabis legale fu distribuito agli associati nell’aprile 2010.

Con l’apertura dei club il Belgio divenne il primo Paese europeo dove la canapa è legale a certe condizioni. E come in Spagna, dove uso e coltivazione nella sfera privata è libera, gli statuti dei CSC, i cannabis social club che seguono il codice di condotta di Encod – il coordinamento europeo per politiche giuste ed efficaci sulle droghe con base ad Anversa – escludono categoricamente la possibilità di svolgere attività commerciali esterne come la vendita e la distribuzione di cannabis a terzi che non siano soci maggiorenni e residenti nel rispettivo Paese. E’ il principio che distingue nettamente i CSC da attività commerciali altrimenti regolate come i coffee shop olandesi o i dispensari medici o ludici statunitensi.

A piccoli ma decisivi passi e con una sostanziale limpidezza amministrativa che la magistratura sembra voler mettere in dubbio, il movimento antiproibizionista belga ha portato un significativo contributo alla regolamentazione legale del mercato belga della canapa. L’iniziativa ha costituito per anni un importante passaggio per una completa auto-sufficienza dei suoi membri e un esempio di politiche extra-mercantili ed extra-capitalistiche che prevedono come in tutti gli organismi no profit forme di reddito per l’amministrazione e i coltivatori.

E’ dal 2005 che il governo di Bruxelles ha emanato una direttiva ministeriale secondo la quale non costituisce un illecito il possesso di un massimo di grammi di cannabis e una pianta femmina. Al massimo la polizia può compilare una “registrazione semplificata” che non ha conseguenze legali né amministrative. La cannabis non può esser neppure confiscata senza il consenso del proprietario.

Durante gli ultimi anni Trekt Uw Plant ha testato questa linea guida del governo in due occasioni: il 12 dicembre 2006 e il 3 maggio 2008. In entrambe le occasioni l’associazione presentò al pubblico una piantagione collettiva di cannabis. In entrambi i casi la piantagione fu confiscata e i membri del direttivo dell’associazione arrestati e perseguitati. L’associazione fu condannata dal giudice: la prima volta per possesso di cannabis, la seconda per incitamento all’uso di droga. Ma in tutti e due i casi l’associazione si appellò alla decisione e finalmente fu assolta il 26 giugno 2008 e il 25 febbraio 2010.

Recentemente il presidente del Cannabis social club Michel Degens aveva subito uno stop dalla magistratura a cui aveva opposto un ricorso. Pochi giorni fa, il 2 maggio, Michel aveva presentato il caso belga al Parlamento europeo.

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Nonostante i sussulti proibizionisti di parte della magistratura e dell’apparato che non vuole un allargamento del diritto di coltivare, Trekt Uw Plant ha tratto la conclusione che la sua metodologia ossequia le intenzioni dei legislatori belgi: mettendo fine alla persecuzione del possesso e della coltivazione della cannabis per uso personale, l’accento nella politica è spostato dalla giustizia alla salute pubblica. Coltivare per uso personale è una alternativa sana al mercato illegale e al turismo delle droghe diretto verso i coffe shop nei Paesi Bassi. Una associazione come Trekt Uw Plant utilizza metodi di coltivazione ecologici, senza alcun rischio di adulterazione del prodotto come avviene sul mercato nero. Contrariamente al mercato illegale, l’associazione non è accessibile ai minorenni.

Da anni Trekt Uw Plant sta inviando un segnale a circa mezzo milione di stimati consumatori di cannabis in Belgio e ai consumatori europei. Da ora in avanti, nonostante i colpi di coda del proibizionismo, è possibile seguendo certe condizioni organizzare una coltivazione collettiva di cannabis per uso personale tramite un circuito chiuso. In tal modo il Belgio ha fatto un passo in avanti rispetto ai Paesi Bassi dove la vendita di piccole quantità è tollerata ma non lo è la coltivazione. Ma anche rispetto alla Spagna dove le autorità locali basche e catalane hanno introdotto una regolamentazione parziale che consente la sopravvivenza dei club non commerciali senza poter intervenire a livello nazionale.

Nel 2006 l’associazione aveva iniziato piantando dei semi nei Giardini Botanici di Anversa e nel dicembre dello stesso anno i semi erano diventati una enorme pianta madre che i membri del direttivo dell’associazione hanno trasformato in talee da dare ai primi 6 membri. La polizia aveva confiscato tutto e arrestato 8 associati. Nell’aprile 2007 i soci furono condannati a una pena pecuniaria di 154 euro ma furono poi assolti definitivamente presso la Corte d’Appello. In seguito il 3 e il 5 maggio 2008 Trekt Uw Plant aveva pianto dei semi di cannabis in un vaso durante la Million Marijuana March nel Mercato del Venerdì di Anversa.

Interessante sottolineare la superiorità raggiunta da un piccolo gruppo di attivisti all’avanguardia nel movimento per la regolamentazione legale che, a differenza della proibizione pura, permette maggiori controlli e tutele sia per i consumatori che per la società. A differenza dei vicini Paesi Bassi dove rimane vietata la coltivazione domestica e dove il governo centrale ostacola l’idea di una produzione collettiva – proposta da alcuni sindaci di sinistra e democristiani, di cui beneficerebbero soprattutto le casse comunali – il Belgio con questa iniziativa potrebbe superare nel caso della canapa la dipendenza dal mercato criminale e limitare i danni per l’intera popolazione. D’altronde un messaggio analogo si sta diffondendo in parte dell’Europa a partire da Paesi come la Slovenia, la Repubblica Ceca, il Portogallo e la Spagna. Mentre il mondo antiproibizionista guarda alla proposta di legge del governo canadese che fin da subito è molto contestata dalla comunità locale per le sue evidenti contraddizioni, un primo passo ma con notevoli incongruità.

Il futuro non è scritto ma certe iper-regolamentazioni tipiche di apparati ideologici di Stato continueranno a fare a pugni con la realtà anche in una fase di legalizzazione ancora acerba.

http://www.trektuwplant.be

http://www.mambosocialclub.be

http://www.encod.org

https://cannabis-social-clubs.eu

LE VIGNETTE – scelte dalla redazione – sono di VINCENZO APICELLA

 

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