Cibo italiano, Farinetti, Coop e altri misteri

di Clau d’Io

Dalla “bottega” chiedono una serie di recensioni/riflessioni su cibo e dintorni; inizio con «Mangia come sai», fresco di stampa…

Andrea Segrè

«MANGIA COME SAI: cibo che nutre, cibo che consuma»

96 pagg, 9 euri

Emi

Faccio presto a leggerlo, tutto giusto, qualche scantonamento, qualche autocitazione di troppo ma sa di quello che parla. Produzione, distribuzione, inquinamento, valore energetico, ecologia, tutto.

Volete l’ndice? E io ve lo dò

IL CIBO STRIDENTE
IL CIBO LEGALE
IL CIBO FALSO
IL CIBO VERO
IL CIBO ESIBITO
IL CIBO ADEGUATO
IL CIBO GUIDA
IL CIBO NEGATO
IL CIBO CURATO
IL CIBO DOMESTICO
IL CIBO PERCEPITO
IL CIBO EDUCATO
IL CIBO ECO-LOGICO
IL CIBO AVANZATO
IL CIBO PARADOSSALE
IL CIBO BUTTATO
IL CIBO SPRECATO
IL CIBO (RI) EDUCATO
IL CIBO DONATO
IL CIBO INTELLIGENTE
IL CIBO SCELTO
IL CIBO POLITICO
IL CIBO FRUITO
IL CIBO DESIDERATO
IL CIBO (RI) SCOPERTO
IL CIBO GIUSTO
90 pagine. Lo ripeto: ovvietà e buoni pensieri.

Certo Segrè non è il due di coppe: «Professore Ordinario di Politica Agraria Internazionale e Comparata e Agricultural and Rural Development Policies all’#0000ff;">Alma Mater Studiorum-Università di Bologna». E ancora «Insegna Economia Circolare all’#0000ff;">Università degli Studi di Trento

Un momento. Ho letto bene: Caab, Fico?

Ma allora ha a che fare con Eataly e con Coop Alleanza 3.0…

L’azienda #ff0000;">Eataly Srl è stata fondata da Oscar Farinetti, proprietario di #0000ff;">UniEuro (poi ceduta). La società è controllata per il 40% da Oscar Farinetti, per il 40% da alcune cooperative del sistema #0000ff;">Coop (#0000ff;">Coop Liguria e #0000ff;">Coop Alleanza 3.0) e per il 20% dal fondo di investimento Tamburi Investment Partners.

Persino Wiki fa sapere che non mancano critiche e discussioni relative alla filosofia e alla modalità di organizzazione del lavoro dell’azienda: #0000ff;">https://it.wikipedia.org/wiki/Eataly

Fresca fresca di questi giorni:

«Eataly deve spiegare all’ Antitrust la vera origine dei suoi prodotti»

patrizia floder reitter

«Non si possono assolutamente vendere prodotti con il Tricolore e in forme e modalità pubblicitarie che inneggino all’italianità dei prodotti, quando questi o le materie prime che li compongono non sono made in Italy». L’ avvocato Carlo Rienzi, fondatore e presidente del Codacons, interviene sulla vicenda Eataly dopo l’ esposto presentato contro presunte pratiche commerciali scorrette e pubblicità ingannevoli della nota piattaforma alimentare… Come rivelato dalla Verità nei giorni scorsi, la più importante e potente associazione dei consumatori italiana ha raccolto una serie di segnalazioni su dubbie provenienze di prodotti venduti su Eataly.net, il negozio online di Oscar Farinetti. Dall’olio extravergine ai pomodori pelati, passando per pistacchio, cioccolata e salse varie. L’Autorità garante della concorrenza e del mercato si è subito mossa aprendo un’apposita indagine, intimando a Eataly precisi chiarimenti entro 20 giorni. Il provvedimento è stato emesso in data 2 marzo, quindi il conto alla rovescia procede rapido «per fornire adeguate spiegazioni all’Antitrust e ai cittadini in merito all’origine delle materie prime di alcuni prodotti, venduti come rigorosamente italiani» ricorda l’ avvocato specializzato in diritto dei consumatori, precisando che «da alcuni mesi ci erano giunte segnalazioni su prodotti non conformi, messi in vendita da Eataly. Rientra nelle iniziative del nostro osservatorio verificare se ci sono prodotti ingannevoli». La documentazione richiesta dall’Antitrust a Eataly riguarda «le verifiche e procedure di controllo dirette ad assicurare gli obiettivi pubblicizzati nel sito con riguardo alla selezione di “prodotti di alta qualità” e tipici del “mangiare italiano”; le verifiche compiute ai fini della selezione del prodotto stesso dal punto di vista della qualità, delle certificazioni e della provenienza geografica». Non solo, per tutti i prodotti indicati nell’ esposto Codacons, l’ Autorità ha chiesto a Eataly di fornire informazioni sulla provenienza geografica delle materie prime, sull’utilizzo dei marchi Dop e Igp e sull’assenza degli stessi da etichette e confezioni. Le informazioni sono richieste in riferimento al Regolamento sulle procedure istruttorie in materia di pubblicità ingannevole e comparativa, pratiche commerciali scorrette, violazione dei diritti dei consumatori, adottato dall’Autorità nell’aprile del 2015. Dopo l’ esposto, in mano anche ai Nas (i Nuclei antisofisticazioni e sanità dei carabinieri) l’ avvocato Rienzi non ha perso l’occasione di replicare a Farinetti e alla catena di vendita di prodotti alimentari italiani più celebrata al mondo, che all’ indomani del provvedimento aveva pubblicato sul sito un breve comunicato: «Eataly.net, che fornirà le informazioni richieste nei tempi previsti, conferma l’ impegno quotidiano, proprio e di tutto il gruppo Eataly, nell’offrire sempre ai clienti tutte le informazioni per un acquisto pienamente consapevole e per la valorizzazione del made in Italy, in tutte le sue forme». Prossime mosse. «Non tutti i consumatori sono così astuti da sapere che il cioccolato o il caffè non si trovano in Italia, provengono da Paesi lontani» puntualizza il presidente Codacons, «però sono disposti a pagare anche di più per avere un prodotto italiano, non si rendono conto che quello che acquistano di italiano non ha nulla se non la confezione o l’elaborazione. Simboli, etichette e messaggi pubblicitari che richiamano l’italianità dei prodotti sono elementi delicatissimi, in grado di modificare le scelte economiche dei consumatori». L’associazione ha risposto al comunicato del patron Farinetti ricordando che: «proprio a tutela dei consumatori e per la massima trasparenza nelle informazioni rese da Eataly, già in passato il Codacons aveva avviato un procedimento nei confronti della società, sfociato in un ricorso al Tar e in una multa da 50.000 euro inflitta dall’Antitrust a Eataly, per informazioni ingannevoli rese ai consumatori relativamente ad alcuni vini in commercio presso i punti vendita del colosso alimentare. Attendiamo ora da Eataly le informazioni richieste dall’ Antitrust e, una volta depositate, valuteremo le eventuali azioni da intraprendere».

http://www.codacons.it/articoli/art_��eataly_deve_spiegare_all’_antitrust_la_vera_origine_dei_suoi_prodotti_295843.html

Eataly tallonata dal Codacons e dall’ Antitrust fa pulizia sul sito: etichette cambiate

patrizia floder reitter

I 20 giorni sono scaduti, Eataly deve aver fornito le spiegazioni richieste dall’Antitrust in merito all’origine delle materie prime di alcuni prodotti, venduti per rigorosamente italiani. Come rivelato dalla Verità, lo scorso 2 marzo l’Authority aveva chiesto alla catena di vendita di prodotti alimentari che fa capo a Oscar Farinetti, di fornire precisazioni circa «le verifiche e le procedure di controllo dirette ad assicurare gli obiettivi pubblicizzati nel sito con riguardo alla selezione di “prodotti di alta qualità” e tipici del “mangiare italiano”». Tempo concesso per rispondere, 20 giorni appunto. L’Autorità garante della concorrenza e del mercato si era mossa allertata da un esposto del Codacons (Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori) che aveva raccolto una serie di segnalazioni su dubbie provenienze e non conformi etichettature di prodotti venduti su eataly.net, lo store online celebrato come piattaforma del mangiare bene italiano. Nel mirino dell’esposto ci sono olio extravergine, pomodori pelati, pistacchio, cioccolata, salse, oltre a prodotti che nulla hanno a che fare con il made in Italy. Intanto, dopo l’ esposto del Codacons e il provvedimento dell’ Antitrust, sul sito di Eataly si fanno dei cambi. L’olio extravergine Frantoi Cutrera Igp appare in un altro formato, è scomparsa l’ etichetta con un generico «product of Italy» e bandiera italiana annessa. Adesso è presente il logo europeo, come d’obbligo per un olio con marchio di qualità certificata. Con il cambio è arrivato uno sconto del 27%, la confezione da 750 millilitri viene messa in vendita a 13,50 euro. Non esiste più sulla piattaforma online l’ olio extravergine Villa Magra dell’azienda Frantoio Franci, dall’etichetta «priva di qualsiasi indicazione dell’origine dell’olio secondo la normativa specifica di settore» come specifica l’ Authority nella richiesta di chiarimenti a Eataly. Oggi compare solo l’olio Fiore del Frantoio, raccolta 2015 (siamo nel 2017, l’ olio andrebbe consumato preferibilmente entro 12/18 mesi dall’estrazione), costa 14,80 euro la confezione da 750 millilitri, con etichetta «100% italiano». Nel mirino dell’esposto ci sono pure prodotti non italiani eppure in vendita sul sito, dove si afferma a chiare lettere: «Eataly è mangiare italiano, vivere italiano. Il nostro obiettivo è dimostrare che l’alta qualità dell’enogastronomia italiana è alla portata di tutti». Per le Kettle chips, patatine in sacchetto importate dal Regno Unito e vendute su Eataly a 2,25 euro per 150 grammi, alla voce Storia del produttore, è sparita la dicitura: «Le uniche che hanno ottenuto la certificazione del “Non Gmo project”, un’ organizzazione no profit americana che verifica la naturalità dei cibi al fine di offrire al consumatore gli strumenti migliori per un consumo consapevole». Il Codacons aveva rilevato come «per nessuno dei prodotti recanti lo stesso marchio era evidenziato il logo che attestava la certificazione», ipotizzando «i profili di una vera e propria frode in commercio». Eataly è corsa ai ripari.

#0000ff;">http://www.codacons.it/articoli/eataly_tallonata_dal_codacons_e_dall_antitrust_fa_pulizia_sul_sito_etichette_cambiate_296157.html

#ff0000;">Coop Alleanza 3.0 nasce dall’unione di COOP ADRIATICA + COOP ESTENSE + COOP CONSUMATORI NORDEST.

Dunque… Coop Consumatori Nordest; ma non sono quelli che avevano assorbito (!?) Coop Friuli-Venezia Giulia, di cui facevano parte Coop Operaia di Trieste e Coop Carnica? Forse pochi sanno che sono fallite e i soci si sono visti bloccare il ritiro del “prestito soci” perchè ci sarebbe stato un depauperamento del patrimonio. Le Coop si comportano da banche ma senza dare garanzie del rimborso del prestito.

#0000ff;">https://it.wikipedia.org/wiki/Coop_Alleanza_3.0

Fallimento Coop Trieste: i risparmiatori riavranno solo il 30% del proprio capitale

28 ottobre 2014  

di Giancarlo Sali

Le Coop di Trieste, Istria e Friuli sono vicine al fallimento, procedura richiesta dalla stessa Procura di Trieste.

Questo cosa significa? Semplice, il prestito sociale utilizzato dalle Coop come strumento di deposito e risparmio per i propri soci non prevede la garanzia fino a 100 mila euro come succede con gli istituti bancari europei, ma solo un recupero del 30% della quota capitale versata, ovviamente senza interessi, grazie ad una fideiussione coperta da Banca Generali.

Il prestito sociale è da sempre utilizzato da piccoli risparmiatori (c’è un limite di giacenza massima), di ogni estrazione sociale e di ogni zona d’Italia, spesso da anziani, per le condizioni vantaggiose che offre: nessuna spesa, neanche i bolli annuali, tassazione sugli interessi molto più bassa di quelli bancari, ma uniformata qualche tempo fa a quella di questi ultimi e tassi d’interesse un pochino migliori rispetto alle banche. Nessuno vi dice che non c’è però una garanzia fino a 100 mila euro in caso di fallimento, ma d’altronde i punti vendita Coop sono presenti ovunque in Italia e da sempre sono garanzia di trasparenza ed affidabilità.

Non è andata così per la Coop Trieste ed ora rischia di passarsela male anche la Governatrice della Regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, che sta per essere investita da almeno 1000 cause di risarcimento da parte di 1000 dei 17mila risparmiatori truffati (dal 2007 le Regioni sono obbligate per legge a vigilare sulle attività delle cooperative), e da una class action che potrebbe vedere addirittura il Comune di Trieste costituirsi come parte civile contro la stessa Regione Fiuli.

100 mila soci, 17 mila risparmiatori che hanno versato 103 milioni di euro nelle casse del prestito sociale delle suddette cooperative e che ora rischiano di perderne il 70%, 600 dipendenti che ora rischiano di rimanere disoccupati. Si continua a cercare una soluzione nonostante la richiesta della Procura di Trieste, per salvaguardare almeno i tanti risparmiatori, attraverso un’operazione di salvataggio da parte della Coop NordEst, che intanto ha acquistato alcune pagine dei giornali locali per rassicurare i risparmiatori delle altre Coop del Nord Est ed evitare una corsa al ritiro dei soldi dai propri depositi da parte di molti risparmiatori.

Se la situazione non venisse risolta (l’enorme buco finanziario sarebbe stato nascosto, secondo l’accusa, attraverso finte vendite immobiliari effettuate ad altre Società del Gruppo che generavano plusvalenze totalmente fittizie), l’intero mondo Coop con i suoi prestiti sociali distribuiti su tutto il territorio italiano (si parla di una cifra che va dagli 11 ai 12 miliardi di euro gestiti in tutto il Paese) potrebbe veder minata la sua reputazione e portare ad un ridimensionamento generale della struttura.

Ovviamente a livello politico le accuse al mondo della sinistra e del Pd cominciano a trovare spazio, per una tragedia finanziaria che potrebbe investire 17mila famiglie, di certo non poche in proporzione ad un territorio del genere. Intanto anche l’immobile che ospita uno dei più grandi centri commerciali di Trieste è ipotecato per coprire i buchi finanziari delle cooperative e dallo scorso 17 Ottobre tutti i risparmiatori delle Coop Operaie di Trieste, Istria e Friuli non possono più prelevare neanche un centesimo dei propri soldi, con le conseguenze negative che tutti possiamo immaginare.

#0000ff;">https://www.mercati24.com/fallimento-coop-trieste-i-risparmiatori-riavranno-solo-il-30-del-proprio-capitale/

Coop Carnica in concordato. E i soci ci perderanno almeno 15 milioni di euro

21 aprile 2015

di Chiara Brusini

Il Tribunale di Udine ha dato l’ok al piano concordatario della cooperativa friulana bocciando la richiesta di fallimento presentata dalla Procura, che indaga per falso in bilancio e raccolta del risparmio abusiva. Chi ha sottoscritto un libretto di prestito sociale rivedrà al massimo il 75% di quanto versato e non prima del 2018.

#0000ff;">http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/04/21/coop-carnica-in-concordato-i-soci-ci-perderanno-almeno-15-milioni-euro/1583230/

Ma la ricostruzione dei magistrati si spinge anche oltre: sotto la lente, infatti, sono finite alcune operazioni contabili immediatamente precedenti il deposito della richiesta di concordato, avvenuto il 17 novembre 2014. «Nel periodo compreso fra il primo settembre e l’ormai fatidico 17 novembre 2014» scrive il sostituto procuratore Elisa Calligaris nella relazione depositata «sono state effettuate importanti restituzioni del prestito sociale in favore dei soci che sono nel contempo amministratori,sindaci o familiari degli stessi soggetti o comunque collegati a CoopCa». Negli stessi giorni i depositi di 3mila risparmiatori venivano congelati. E proprio sul fronte di questi «rimborsi eccellenti» potrebbero arrivare presto nuove sorprese.

#0000ff;">http://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/furbetti-rossi-prima-crac-coop-carnica-ha-liquidato-dirigenti-98150.htm

La più grande cooperativa italiana ed europea interviene con un piano di rimborso triennale al 50% cash e 50% dalla liquidazione di CoopCa

Era forse una mossa inevitabile per scongiurare una reazione a catena devastante per tutto il mondo della distribuzione cooperativa. Il fallimento della Coop Operaia di Trieste e Coop Carnica ha di fatto scoperchiato il vaso di Pandora dei prestiti sociali, strumenti finanziari fondamentali per il mondo cooperativa, ma sostanzialmente non spiegati adeguatamente ai prestatori. Il prestito sociale prevede la possibilità da parte dei soci, di erogare fondi alla cooperativa di appartenenza, ricavandone un reddito senza costi commissori tipici del sistema bancario. Tuttavia si tratta di uno strumento finanziario rischioso, non protetto da nessun fondo di garanzia, solido tanto quanto lo è la cooperativa che lo riceve. In altre parole, se la cooperativa fallisce, il denaro è perduto come accaduto recentemente. Ultima in ordine di tempo a fallire è stata Coop Carnica, già in concordato preventivo dall’aprile del 2015. Un crack che ha mandato nella disperazione circa 3.000 soci prestatori, per un totale di 26,5 milioni di euro di prestiti. Una perdita non recuperabile neppure dalla procedura fallimentare considerato che i beni liquidabili sono insufficienti.

#0000ff;">http://www.mark-up.it/coop-alleanza-3-0-atto-di-liberalita-in-soccorso-dei-prestatori-coopca/

Vi serve una conclusione a questa prima recensione/riflessione?

Conosco il mondo agricolo, quello delle cooperative, sono i miei studi. Conosco il mondo del mercato, sono stato un mercante per 35 anni.

Vi porterò in un mondo che neanche il più visionario scrittore di fantascienza è mai arrivato a pensare. Di libri che scrivono di cibo ne ho e ne ho presi di nuovi. Cercherò di usarli per portarvi nel mondo dove la MONSANTO sarà assorbita dalla BAYER. Vi siete chiesti il perché? “Certo, così faranno più danni assieme”. Naaaaa, vi darò i bilanci degli ultimi tre anni delle due aziende e capirete il perché.

Poi:

#0000ff;">http://www.maccaresespa.com/azienda.htm (GRUPPO BENETTON)

#0000ff;">http://bonificheferraresi.it/it/chi_siamo/storia (DE BENEDETTI & C.)

Una previsione? Ci hanno costretto a mangiare cose immondi per decenni e a basso costo? Ora ci costringeranno a mangiare sano, ecologico, non inquinante, tracciabile ma ad alto costo.

«Olio italiano» solo perché imbottigliato in Italia ma proveniente da altri Paesi dove sono permessi pesticidi e antiparassitari da noi non consentiti? Ci taroccano, dall’estero, i nostri prodotti di qualità? Sì, ma almeno se lo mangiano loro. Il taroccato in Italia ci tocca a noi.

Non mi avranno vivo. Morirò con i piedi sotto una tavola imbandita di ogni bene, ma lo sceglierò io non loro.

TUTTE LE VIGNETTE sono del nostro amato Jacek Yerka

… E PER FINIRE quattro consigli gastronomici IN “BOTTEGA” :

Bologna, fare il “parco del cibo” con i tubi avvelenati?

Fra l’etnografia del cibo e… ovvero “…l’antropologia della comunicazione” intervista di Andrea Mameli ad Alessandria Guigoni

Strafogatevi ovvero un piccolo dossier su cibi, digiuni, pance e libri

Pianeti da bere e universi fritti ovvero come muoversi tra fantascienza e mondo cosiddetto reale

 

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

2 commenti

  • molto da dire;
    Segrè: si presenta bene; però abbiamo avuto brutta esperienza con LAST MINUTE MARKET; il fatto era fuori il controllo di Segre? Possibile che fosse totalmente fuori controllo; sta di fatto che Coop Adriatica ad un certo punto della fornitura settimanale di cibo (gli “avanzi”) che distribuivamo a famiglie rom ci dice “fuori dalle balle”…
    Tipo : non siete dei nostri!

    Seconda questione: FICO prende l’acqua “potabile” dalla rete di Bologna ? 1650 km.di condutture in cmento-amianto; NON TANTO FICO!

    TERZA : la signora Primori (Carneade , chi era costei?) deve spiegare al pm di Bologna che lei non c’entra con e lesioni colpose ai lavoratori dei magazzini di Centrale Adriatica;
    per carità potrebbe essere che lei on abbia responsabilità, che le lesioni non siano colpose ma da vecchiaia e che le parti civili(ammesso che ce ne siano) vengano condannate a pagare le spese; alla fine vedremo quanto c’è di FICO in questa vicenda

    Quarta: nei pressi di FICO c’è la proposta i numerose persone e qualche associzione id apporre una lapide/targa per intitolare una strada ai bambini Alex e Amanda morti in un rogo del campo rom di s.Caterina di Quarto; troppo vicino a FICO, potrebbe rovinare la digestione a qualcuno?

    Vito Totire

    • CLAUDIO MAZZOLANI

      Caro Vito,
      di Segrè non dico oltre. O ci è o ci fa.
      Poi mi citi la signora, ma è come mettere due dita bagnate e il pisello in una presa tripla della 320.
      http://www.ewgf.eu/persona/tiziana-primori
      Ti ringrazio e mi sa che continueremo a lungo. Qui siamo neanche alla lettera A.
      A proposito, cosa ci fa la sig.ra Primori nel CDA di HERA spa a 60.000 euri ad anno, quando è anche Responsabile Sviluppo e Gestione delle Partecipate (del Gruppo Coop Adriatica (ora COOP ALLEANZA 3.0); in particolare è Presidente di Distribuzione Roma, la società che gestisce 54 punti vendita principalmente nella capitale e nel Lazio, e delle Società Ipercoop Sicilia, Supercoop Sicilia e la neonata Coop Sicilia?
      Se non ricordo male nel 2013 fece un accordo, come Direttore Generale alla Gestione di Coop Adriatica, con Hera Comm (la società commerciale del Gruppo Hera). Tutti i soci Coop Adriatica che aderiranno all’offerta gas ed energia elettrica Prezzo Netto Hera riceveranno buoni spesa fino a 120 € spendibili presso supermercati e Ipercoop:
      http://www.gruppohera.it/gruppo/com_media/news/pagina413.html
      Bene. Bene? Ora son passati circa tre anni e da un po’ COOP ALLEANZA 3.0 vende con una sua offerta luce e gas:
      http://lucegas.coopalleanza3-0.it/
      Bene. Bene?
      Devo verificare ma, le bollette LUCEGAS, assomigliano molto a quelle del GRUPPO HERA, l’ho notato quando iniziarono a far pubblicità all’Ipercooop di Imola. La grafica e l’impostazione dei dati è simile, ma non ne sono sicuro.
      Un dubbio, non è che l’accordo iniziale si sia trasformato e che ora il GRUPPO HERA vende i suoi servizi attraverso una nuova azienda commerciale di nome LUCEGAS? Sicuramente niente di illegale.
      Ma la sig.ra Primori è sia in HERA spa che in COOP ALLEANZA 3.0, niente di illegale.
      Argomento da approfondire. Mi sa che mi faccio fare un preventivo e lo confronto con quello HERA che ho.
      Commercialmente il tutto ci sta e anche bene. Clienti insodisfatti di Hera vogliono cambiare gestore, Hera non è troppo d’accordo e cerca di far rimanere tutto in casa attraverso una nuova società commerciale, non ufficialmente riconducibile a lei. Oppure clienti di altri gestori che vogliono cambiare ed Hera si presenta, non ufficialmente, con due offerte. Niente di illegale.

      Tutto quanto ho scritto fa parte di un romanzo di fantascienza che sto scrivendo, non ha alcuna attinenza con la realtà.

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