Dal Perù una ragazza cambia il mondo

(tratto da un più ampio comunicato di Center for Reproductive Rights, 25.11.2011; traduzione e adattamento di Maria G. Di Rienzo)

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I fatti della vita di L.C. sono orripilanti. Aveva 9 anni quando la sua vita cambiò per sempre. Un vicino di casa, a Lima, la violentò. Ripetutamente. Per anni. L.C. ne aveva 13 quando scoprì di essere incinta e scoprì anche che le leggi del Perù non permettevano l’interruzione di gravidanza nei casi di stupro o incesto.

Spaventata, piena di vergogna e senza speranza, la ragazzina si gettò da un tetto e soffrì di una lesione invalidante alla spina dorsale. I medici avrebbero potuto riparare parte del danno e migliorare grandemente il futuro di L.C., ma l’operazione avrebbe interrotto la gravidanza. Così, i medici rifiutarono di operare la ragazza.

Per le leggi peruviane una donna ha il diritto di abortire quando ciò prevenga “danni gravi e permanenti alla sua salute”. I dottori violarono la legge. Con quale risultato? L.C. abortì spontaneamente ma quando ciò accadde la chirurgia non poteva più fare nulla per lei. Oggi L.C. è tetraplegica: vittima prima di un mostro e poi delle forze di un governo ideologico.

Due anni più tardi, nel 2009, L.C. chiese giustizia. Voleva che il governo del suo paese ed i medici rispondessero del fatto di averle negato aiuto quando ne aveva maggiormente bisogno. L.C. contattò un gruppo peruviano chiamato “Centro per la promozione e e la difesa dei diritti sessuali e riproduttivi”. Questa organizzazione a sua volta contattò il “Center for Reproductive Rights”. Insieme, i due gruppi hanno lavorato sino a riuscire a portare il caso di L.C. davanti alle Nazioni Unite. Ed hanno vinto.

Il Comitato NU per l’Eliminazione delle discriminazioni contro le donne ha condannato il Perù per aver violato i diritti umani della ragazza. La decisione del Comitato stabilisce un precedente assai significativo: è la prima volta che si chiede ad un paese di proteggere la salute ed i diritti umani delle donne cambiando le sue leggi sull’interruzione di gravidanza. Ed è la prima volta che le Nazioni Unite chiamano la negazione di un aborto legale con il suo vero nome: discriminazione.

Il “Center for Reproductive Rights” seguirà attentamente la risposta del governo peruviano a questa decisione, e si assicurerà che i suoi contenuti siano resi operativi. L.C. ci ha insegnato due cose: che il coraggio, la forza e la fermezza possono alla fine vincere e che, qualche volta, una ragazza può cambiare il mondo.

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