Edicolando: Simak, Zelazny e contorni

db si agita dalle parti di Urania consigliando, domandando e un minimo lagnandosi

E’ umano (o lo sembra). Viene ritrovato ibernato su una navicella spaziale ma i terrestri proprio non capiscono chi sia e lui nulla ricorda. Lo chiamano Andrew Blake e, almeno all’inizio, lo trattano bene. Uno spunto abbastanza classico ma la storia è uscita dal cilindro di Clifford Simak e dunque aspettatevi tutto tranne il deja vu.

«L’ospite del senatore Horton» – il titolo originale era «The Werewolf Principle» e forse spoilerava qualcosa – è del 1967: per l’ennesima volta Urania lo manda in edicola (190 pagine per 6,90 euri) in una nuova traduzione integrale di Davide De Boni. E se voi siete furbe/i non ve lo farete scappare. Vi avviso: Simak ha fatto di meglio (*) ma qui c’è una storia – scrive Sandro Pergameno nella nota finale – «invecchiata assai bene che affronta argomenti molto più attuali oggi che all’epoca in cui l’opera venne pubblicata». Difficile non spoilerare (anche se già a pagina 57 una parte del mistero viene svelata) e dunque posso dirvi soltanto che il forse umano detto Andrew Blake avrà co-protagonisti indimenticabili: il senatore Horton e sua figlia, la Casa, la Cucina, gli Studiosi Itineranti, Cercante, Pensante, Mutante, i cocomeri di uno scherzo vecchiotto, il Magazzino dell’Intelligenza e un po’ di Folletti venuti dallo spazio che si sono trovati bene nei boschi della Terra e hanno chiesto di restare.

«Trovarsi sull’orlo del mistero e non meravigliarsi di fronte a esso». E domandarsi con “Blake” se «la Mente coincide con l’essere umano» e quale sia la casa dell’Umanità.

(*) Se volete sapere quali sono i due capolavori di Simak andate qui Clifford Simak: «Oltre l’invisibile» e qui «City»: un libro i m p e r d i b i l e (ma cfr poi: Ancora su «City» di Simak: per ripensare la fantascienza)

In edicola – ma ancora per poco – «Doppia dimensione» (200 pagine per 6,90) ovvero due fra i migliori romanzi brevi – nella traduzione di Enzo Verrengia – di Roger Zelazny: «Il boia torna a casa» (Home is the Hangman del 1957) e «Il creatore dei sogni» (He Who Shapes del 1966) sono stati proposti in tante salse (**) ma è un piatto sempre gustoso. Nulla dirò delle due trame salvo che nel primo caso il finale è – considerando anche l’epoca – il più anticonformista possibile mentre la seconda storia si conclude … come, quando e dove pare a voi. Di certo Zelazny frulla tutto quel che di buono trova in giro: la ninfa Salmace, Kurt Friedrich Godel, Dante e i ruffiani, uno strano suonatore greco di sax tenore e l’autopsicomimesi che… se non sapete cos’è provate a dividere la parola in tre. Da poco ho ritrovato un vecchio appunto dove io e Riccardo Mancini giocavamo al fanta-alfabeto. Indocinate chi c’era alla Z? Alla S invece era un casino: Simak sì, più il duo Sturgeon-Silverberg.

Ho ritrovato

(**) della versione romanzo si parla qui: Dalle parti del Cappellaio Savio?. Sui libri di Zelazny vedi «Occhio di gatto» ma anche Etaoin Shrdlu e cose del genere.

UNA DOMANDA PER URANIA

Nel sempre folto pubblico intergalattico vedo una mano (forse una chela?) alzata e dò la parola. «Può dirci db qualcosa sulle novità uraniane? I citati Simak e Zelazny vanno benissimo e così ristampare a go-go Asimov, Del Rey o gli Eymeich di Evangelisti. Ma di recente? Insomma, vorrei sapere se ci sono autori e autrici meno vecchiotti nel mirino di Urania». Ringrazio del quesito ma ovviamente non sono la persona giusta per rispondere. Quest’estate ho letto con piacere l’antologia tutta italiana «Temponauti» (***) – nella collana Millemondi, dovreste ancora trovarlo in edicola – ma poi mi pare che ci siano state soprattutto puntate di “space opera” magari ben scritte e modernelle ma tutto deja vu (il contrario appunto del “vecchio” Simak). Fosse per me io avrei uranizzato, per dire, i due romanzi inediti di Robert Sawyer (che pure non è giovanissimo) e, senza aspettare gli Oscar, proposto Nnedi Okorafor e Cory Doctorow, tanto per dirne un paio.

(***) vedi In esclusiva H. G. Wells per la “bottega”

ANCORA “URANIANDO”: UNA POLEMICUCCIA

Segnalo in coda al sopra citato «Doppia dimensione» la seconda parte (20 e più pagine) del dossier «Dopo il terraforming». Appare senza firma ma se la prima parte era di Fabio Feminò suppongo che anche questa sia opera sua. Come ho scritto varie volte io brindo se su Urania c’è una parte saggistica e/o rubriche (un po’ come sulla rivista «Robot»). Feminò è competente, quasi enciclopedico: l’ideale per dossier che saltino fra scienza e fantascienza. Sulle sue scelte e priorità nulla da recriminare però vorrei sapere per quanto tempo ancora chi legge dovrà sorbirsi le sue private, mai spiegate ossessioni. Mi spiego: nel settembre 2017 avevo segnalato (****) in “bottega” il suo ricco, informato dossier (più di 30 pagine) «Cresceranno bistecche sugli alberi?» ovvero «cosa mangeremo domani» ma aggiungevo: «peccato che Feminò sia ossessionato dagli ecologisti e dai verdi (li vede ovunque e sempre fanatici) e abbia fiducia piena nelle multinazionali che risolveranno ogni problema». In questa seconda puntata sulla terraformazione idem: gli ambientalisti «sbraitano», si rischia «una dittatura verde». Ma dove? E comunque che c’entra? Per carità Feminò è in buona (cioè pessima) compagnia: anche il ministro “cingolato” pensa che il problema numero uno del pianeta siano i Verdi e – per restare in tema – vuole terraformarci tutti a misura di vel-Eni e (S)hell. Speravo però che almeno Urania si sottraesse al gioco stantio e tragico del capitalismo che si finge amico della natura.

(****) recensendo Cordwainer Smith: il tempo folle, le speranze e le rovine

redaz
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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