Eduardo Galeano e il mondo in briciole

Oggi il piccolo mistero verrà svelato. Ho ripreso le tre briciole (di storie) postate nei giorni scorsi da – ancora pochi attimi di suspence, il tempo di un inciso – ecco ve lo dico… … da «I figli dei giorni» di Eduardo Galeano, pubblicato da Sperling & Kupfer in settembre: 430 pagine per 19,50 euri. Un po’ caro, visti anche i tempi cupi, ma come il precedente «Specchi» a me pare una di quelle letture indispensabili – per il piacere della scrittura e per lo scavo nella storia – dunque ricordo che si può leggere nel meno caro e-book, che esistono le biblioteche oltreché il book-crossing (giralibri se preferite l’italiano).

«I figli dei giorni» si presenta come un calendario e «da ogni giorno nasce una storia». Per me che sono appassionato di scor-date è una miniera da saccheggiare. I pignoli direbbero che ogni tanto Galeano imbroglia: nel senso che due, tre volte per mese la breve storia lì narrata non ha alcun riferimento a quel giorno specifico. Come è ovvio… chissenefrega. E poi, secondo me, a volte Galeano “svicola” da una certa ricorrenza per scelta: se a esempio il 1 maggio, il 14 luglio e il 7 novembre in apparenza parla d’altro lo fa per sfuggire alla retorica e/o per suggerirci un’altra strada verso quell’approdo.

Alla fine del libro c’è un prezioso indice di nomi e dunque saprete subito ritrovare le date-storie con Linus Pauling o Amilcar Cabral, Cartagine o Erostrato, l’orrendo McDonald’s e le tre sorelle Mirabal dette «le farfalle», una Frida Khalo fuori dal (recente) mito e zio Ho in versione originale, la cometa di Halley e la troppo pericolosa («carne del peccato») Mae West, il famoso Paulo Freire e la sconosciuta Maria de Las Mercedes che riconobbe subito gli esperti internazionali e «non rimase zitta». Manca però – e forse non poteva esserci – un indice degli argomenti. Così ognuno si potrà fare il suo. A esempio il “mio” si presenta così: aglio (e mafia); bambini (e bugie); calcio femminile (oppure castrati e canto religioso); dentifricio (o droni)… passando per invisibilità, libertà di informazione (ah, ah – nel senso di risata sarcastica) e migranti, muri, Parigi liberata, povertà per arrivare a scacchi, tortura, zero.

Sono 365 storie (briciole appunto) ma bastano per continuare – o per iniziare – il cammino. L’importante è, come sempre, muoversi. Sapendo dove guardare. Cercare le risposte e intanto domandare. Raccontare o ascoltare storie.

 

Redazione
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